Il Regno Unito è il filo conduttore che lega la nascita dello Stato di Israele, l’architettura contemporanea della sorveglianza di massa e la repressione sistematica della solidarietà palestinese in Occidente. La Dichiarazione Balfour del 1917 non fu un episodio isolato ma l’inizio di un progetto coloniale trentennale che trasformò la demografia della Palestina; quel progetto ha generato strutture legali e securitarie — dalle Emergency Regulations del Mandato al software Palantir integrato nel GCHQ — che oggi collegano l’intelligence britannica e israeliana in un ecosistema di sorveglianza senza precedenti. Parallelamente, dal 7 ottobre 2023 il Regno Unito e altre democrazie occidentali hanno intrapreso la più vasta campagna di criminalizzazione del dissenso politico pacifico dalla Guerra Fredda, con oltre 1.300 arresti per terrorismo nel solo Regno Unito nell’estate 2025 per manifestazioni pacifiche pro-Palestina.
Come la Gran Bretagna creò le condizioni per lo Stato di Israele
Il 2 novembre 1917, il Segretario agli Esteri Arthur Balfour inviò una lettera di 67 parole a Lord Rothschild dichiarando il favore del governo britannico per «l’istituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico». Il testo fu deliberatamente vago — usò l’espressione giuridicamente indefinita «national home» anziché «stato» — e si riferì alla popolazione araba, che costituiva circa il 90% degli abitanti della Palestina, esclusivamente come «comunità non ebraiche esistenti», garantendo loro solo diritti «civili e religiosi», mai politici o nazionali.
La Dichiarazione fu il risultato di calcoli geopolitici multipli durante una fase critica della Prima guerra mondiale. La Gran Bretagna cercava il sostegno dell’ebraismo mondiale per lo sforzo bellico, temeva che la Germania potesse emettere una dichiarazione filo-sionista concorrente, e desiderava un pretesto per controllare la Palestina — cruciale per la vicinanza al Canale di Suez e per una potenziale ferrovia verso il Golfo Persico. Lloyd George, primo ministro cresciuto tra battisti gallesi devoti, dichiarò di conoscere «la geografia della Palestina meglio di quella della Scozia». Il suo governo assemblò un gabinetto di «sionisti convinti», tra cui Balfour stesso — il quale paradossalmente aveva promosso l’Aliens Act del 1905 per limitare l’immigrazione ebraica in Gran Bretagna, rivelando un filo-sionismo radicato nello stesso etno-nazionalismo del suo antisemitismo. In un memorandum del 1919, Balfour scrisse esplicitamente: «In Palestina non ci proponiamo nemmeno di passare attraverso la forma della consultazione dei desideri degli attuali abitanti del paese».
La Dichiarazione Balfour fu la terza di tre promesse reciprocamente incompatibili fatte dalla Gran Bretagna sullo stesso territorio. La Corrispondenza Hussein-McMahon (1915-16) aveva promesso l’indipendenza araba in cambio della rivolta contro l’Impero ottomano — una promessa sulla cui base lo Sharif Hussein lanciò la rivolta araba il 5-10 giugno 1916. L’Accordo Sykes-Picot (maggio 1916), negoziato in segreto, divideva le province arabe ottomane tra Gran Bretagna e Francia, assegnando la Palestina a un’amministrazione internazionale. La pubblicazione dell’accordo da parte dei bolscevichi nel novembre 1917 scandalizzò il mondo arabo. Chaim Weizmann, chimico russo-britannico che aveva sviluppato un processo di produzione industriale di acetone cruciale per gli esplosivi bellici, fu il diplomatico-scienziato che costruì pazientemente le relazioni con Balfour (dal 1906), Lloyd George (dal 1914) e Herbert Samuel, co-redigendo infine il testo della Dichiarazione.
Il Mandato britannico per la Palestina (1920-1948), assegnato alla Gran Bretagna alla Conferenza di San Remo e formalmente approvato dalla Società delle Nazioni nel luglio 1922, incorporò la Dichiarazione Balfour nel proprio preambolo e obbligò l’amministrazione mandataria a «facilitare l’immigrazione ebraica e l’insediamento ravvicinato degli ebrei sulla terra». La popolazione ebraica in Palestina crebbe da circa 83.790 (11%) nel 1922 a 608.000 (33%) nel 1945 — un aumento di dieci volte. Herbert Samuel, primo Alto Commissario e sionista dichiarato, stabilì quote iniziali di 16.500 immigrati ebrei per il primo anno e facilitò la creazione di istituzioni parallele (Histadrut, sistema scolastico ebraico, Haganah), mentre — come documentato da Ilan Pappé — le autorità britanniche bloccarono i tentativi palestinesi di creare un’università araba.
La rivolta araba del 1936-39 fu repressa con una violenza coloniale che distrusse la capacità politica e militare palestinese. Lo storico Rashid Khalidi stima che oltre il 10% della popolazione maschile adulta araba fu ucciso, ferito o detenuto. Le misure repressive britanniche inclusero 70 fortezze costruite da Sir Charles Tegart (dalla polizia coloniale dell’India britannica), punizioni collettive, demolizioni di case, torture e 108 impiccagioni. La rivolta fu anche il contesto in cui l’Irgun iniziò attacchi contro obiettivi arabi: bombe nei mercati di Haifa uccisero 21 persone il 6 luglio e 39 il 25 luglio 1938.
Dopo il Libro Bianco del 1939 — che limitava l’immigrazione ebraica a 75.000 in cinque anni — le organizzazioni paramilitari sioniste si rivoltarono contro i britannici. L’attentato al King David Hotel (22 luglio 1946), condotto dall’Irgun di Menachem Begin, uccise 91 persone (41 arabi, 28 britannici, 17 ebrei). L’«Affare dei Sergenti» (luglio 1947), in cui l’Irgun impiccò due sergenti britannici a eucalipti minati, è considerato il punto di rottura che accelerò il ritiro britannico. Il 14 maggio 1948, alla scadenza del Mandato, Ben-Gurion proclamò lo Stato di Israele. Le Defence (Emergency) Regulations del 1945 — usate dalla Gran Bretagna contro gli insorti ebraici — furono adottate integralmente nel diritto israeliano e, come documentato dalla studiosa di Cambridge Yael Berda, costituiscono «il cuore pulsante del regime israeliano», servendo come base legale per il governo militare sui cittadini arabi d’Israele (1948-66) e poi nei territori occupati.
Palantir, GCHQ e l’ecosistema di sorveglianza anglo-israeliano
Palantir Technologies, fondata nel 2003 con un investimento iniziale di circa 2 milioni di dollari da In-Q-Tel (il braccio di venture capital della CIA), è oggi al centro di un’architettura di sorveglianza che collega intelligence britannica, americana e israeliana. Un rapporto classificato del GCHQ, trapelato attraverso Edward Snowden e pubblicato da The Intercept nel febbraio 2017, descriveva Palantir come «sponsorizzata dalla CIA» e notava che il software era stato «sviluppato attraverso collaborazione iterativa tra informatici di Palantir e analisti di varie agenzie di intelligence». Secondo un’inchiesta del gennaio 2026 di The Nerve (Carole Cadwalladr), Palantir detiene almeno 34 contratti attivi e passati con almeno 10 dipartimenti governativi britannici, per un totale documentato di almeno £672 milioni.
Il pattern di penetrazione istituzionale segue uno schema ricorrente: offrire servizi gratuitamente o a costo simbolico, poi espandere. Nel marzo 2020, Palantir offrì il software Foundry all’NHS per £1 senza gara d’appalto per la risposta al COVID-19. Da quel punto d’ingresso, i contratti crebbero fino ai £330 milioni per 7 anni del Federated Data Platform (novembre 2023). Il contratto pubblicato fu pesantemente censurato: 259 delle 272 pagine della sezione due e 164 delle 242 della sezione tre furono oscurate. Medact, organizzazione di professionisti sanitari, ha sollevato preoccupazioni sulla interoperabilità del FDP con Gotham (software militare di Palantir) tramite trasferimento dati «drag and drop», creando rischi di accesso incrociato da parte del Home Office e della polizia.
Al Ministero della Difesa, nel settembre 2025 il governo britannico ha firmato una «partnership strategica» con Palantir per «sbloccare fino a £1,5 miliardi di investimenti». Nel dicembre 2025, un contratto di £240,6 milioni per 3 anni è stato assegnato senza gara d’appalto, utilizzando l’esenzione per difesa e sicurezza. openDemocracy ha documentato nel gennaio 2026 che quattro ex funzionari del MoD sono passati a Palantir nel 2025, incluso l’ex Direttore della Strategia Industriale Barnaby Kistruck e l’ex Ministro delle Forze Armate Leo Docherty. The Nerve ha inoltre scoperto £15 milioni in contratti con AWE Nuclear Security Technologies — non elencati nel database pubblico Contracts Finder.
Il GCHQ adottò Palantir attraverso un sistema chiamato «Kite» e utilizzò un software «programmato con Palantir (e interamente marchiato con il suo logo)» come helper di XKEYSCORE, il sistema di sorveglianza dell’NSA, permettendo agli analisti di importare dati dalla pipeline di sorveglianza NSA, analizzarli attraverso Palantir, e condividerli con i partner Five Eyes. La connessione diretta con l’intelligence israeliana è documentata dai file Snowden: un memorandum top-secret NSA-ISNU (Unità 8200), raggiunto nel marzo 2009, stabiliva che l’NSA condivideva routinariamente intelligence grezza e non filtrata con Israele, inclusi «trascritti, fax, telex, voce e metadata e contenuti di Digital Network Intelligence non valutati e non minimizzati». Nessun limite legalmente vincolante era imposto all’uso israeliano dei dati. Un documento top-secret dell’aprile 2013, pubblicato da Glenn Greenwald e Haaretz, rivelò una cooperazione trilaterale NSA-GCHQ-ISNU sull’Iran, con il primo «workshop analitico trilaterale» nel gennaio 2013. Snowden stesso dichiarò che «uno dei più grandi abusi» che aveva testimoniato era la fornitura segreta da parte dell’NSA a Israele di comunicazioni grezze tra palestinesi-americani e i loro parenti nei territori occupati.
Il 12 gennaio 2024, Palantir ha firmato una «Partnership for Battle Tech» con il Ministero della Difesa israeliano — tre mesi dopo il 7 ottobre, durante la prima riunione del consiglio di amministrazione dell’anno, tenuta a Tel Aviv. Il fondo sovrano norvegese Storebrand ($109 miliardi) ha successivamente disinvestito i suoi $24 milioni in azioni Palantir, dichiarando che la propria analisi aveva trovato che Palantir fornisce «sistemi di polizia predittiva basati sull’IA alle forze militari e di sicurezza israeliane per supportare la sorveglianza dei palestinesi in Cisgiordania e a Gaza».
L’Unità 8200 come incubatore dell’industria globale della sorveglianza
L’Unità 8200, la più grande unità delle IDF con stime tra 5.000 e 15.000 effettivi, è l’equivalente israeliano di NSA e GCHQ e fornisce l’80-90% dell’intelligence israeliana. Nel settembre 2014, 43 veterani e riservisti pubblicarono una lettera aperta in cui rifiutavano di servire, denunciando che l’intelligence veniva usata per «persecuzione politica», che «non c’è distinzione tra palestinesi coinvolti e non coinvolti nella violenza», e che le pratiche includevano la rivelazione delle preferenze sessuali dei palestinesi per ricattarli a diventare informatori.
L’Unità funziona come il principale incubatore tecnologico d’Israele: secondo uno studio citato da Haaretz, l’80% dei fondatori di 700+ aziende israeliane di cybersecurity proviene da unità di intelligence delle IDF. NSO Group, fondata da alumni di intelligence militare e staffata quasi interamente da ex personale di intelligence, ha sviluppato Pegasus — classificato come arma da Israele, ogni vendita richiede l’approvazione del Ministero della Difesa. L’inchiesta Pegasus Project (2021), coordinata da Forbidden Stories con supporto tecnico di Amnesty International, identificò oltre 50.000 numeri di telefono potenzialmente presi di mira, inclusi 189 giornalisti, 85 difensori dei diritti umani e oltre 600 politici. Citizen Lab confermò nel 2022 «molteplici sospette infezioni Pegasus» nelle reti ufficiali britanniche, inclusi 10 Downing Street (collegata a operatori degli Emirati) e il Foreign Office.
Cellebrite, con decine di ex personale dell’Unità 8200, vende dispositivi di estrazione dati dai telefoni a almeno 28-29 forze di polizia britanniche. Elbit Systems UK impiega quasi 700 persone in 15 siti nel Regno Unito, con contratti del MoD per miliardi di sterline (Watchkeeper: £800M; UKMFTS: £500M; ACTS: circa £2 miliardi). Come documentato da Antony Loewenstein nel libro The Palestine Laboratory (2023, vincitore del Walkley Prize), i territori palestinesi occupati fungono da laboratorio di prova per tecnologie di sorveglianza poi esportate globalmente — commercializzate come «testate sul campo» e «provate in combattimento».
Nel novembre 2021, il Regno Unito e Israele hanno firmato un Memorandum d’Intesa decennale sulla cybersecurity, rendendo Israele «partner cyber di primo livello» per il Regno Unito. Il 2030 Roadmap for UK-Israeli Bilateral Relations (marzo 2023) ha ulteriormente approfondito la cooperazione. Oltre 400 aziende tech israeliane operano nel Regno Unito, con un contributo stimato di £1 miliardo al PIL britannico.

La Germania guida la repressione europea, ma il Regno Unito l’ha superata nel 2025
L’analisi comparativa di sette democrazie occidentali rivela che la repressione del dissenso filo-palestinese non è un fenomeno marginale ma un pattern sistematico con caratteristiche specifiche per paese. Tre nazioni si distinguono per l’intensità e la sistematicità della repressione: Germania, Regno Unito e Stati Uniti, seguite da Francia, Austria e Canada.
La Germania ha costruito il framework legale più istituzionalizzato. Il Bundestag è stato il primo parlamento al mondo a dichiarare il BDS «antisemita» (maggio 2019). La risoluzione del novembre 2024 «Mai più è adesso» ha stabilito la definizione IHRA come criterio per il diritto penale, il diritto d’asilo e i finanziamenti statali — redatta «in segreto» secondo Amnesty International. Nella pratica, Berlino ha registrato quasi 9.000 denunce penali legate a proteste pro-Palestina tra l’ottobre 2023 e l’inizio 2025. Nei soli primi dieci giorni dopo il 7 ottobre 2023, 600 persone furono arrestate per aver espresso solidarietà con la Palestina. Il Congresso Palestinese dell’aprile 2024, organizzato da Jewish Voice for a Just Peace, fu chiuso da 900 poliziotti; il Tribunale amministrativo di Berlino ha poi dichiarato lo scioglimento «illegittimo e sproporzionato» (novembre 2025). Il dottor Ghassan Abu Sittah, rettore dell’Università di Glasgow, fu deportato dall’aeroporto di Berlino — divieto poi dichiarato illegittimo dai tribunali. Da febbraio 2025, le autorità berlinesi hanno imposto un divieto generalizzato di discorsi, slogan e musica in lingue diverse dal tedesco o dall’inglese — un divieto de facto dell’arabo. CIVICUS ha declassato la Germania da «Open» a «Obstructed» nel 2025, affiancandola a Ungheria e Brasile. L’European Legal Support Center ha documentato 766 casi di repressione anti-palestinese nella sola Germania dal 2019, inclusi 342 a Berlino.
Il Regno Unito ha prodotto l’escalation più drammatica nel 2025. Nel luglio 2025, il Parlamento ha votato la proscrizione di Palestine Action come organizzazione terroristica, affiancandola ad Al Qaeda e ISIS. Nell’estate 2025, la polizia britannica ha effettuato oltre 1.300 arresti usando legislazione antiterrorismo in manifestazioni pacifiche — cinque volte il numero totale di arresti per terrorismo nell’intero 2024 secondo NBC News. Il 9 agosto 2025, 532 persone furono arrestate a Parliament Square; quasi la metà aveva più di 60 anni, circa 100 erano settantenni e 15 ottantenni. Richard Whitmore-Jones, 74 anni, dirigente in pensione, fu arrestato tre volte per essere seduto in silenzio fuori dal Parlamento con un cartello «Mi oppongo al genocidio». Elizabeth Morley, 79 anni, figlia di un sopravvissuto all’Olocausto, fu arrestata per la terza volta nell’ottobre 2025. L’Alta Corte britannica ha poi dichiarato la proscrizione di Palestine Action «illegittima» (febbraio 2026), ma a quel punto oltre 1.300 persone erano già state arrestate. Otto attivisti imprigionati hanno intrapreso uno sciopero della fame indefinito nel novembre 2025; alcuni erano in custodia cautelare da oltre 16 mesi — ben oltre il limite standard di sei mesi. Il Relatore Speciale dell’ONU Francesca Albanese ha lanciato un appello urgente. L’ELSC ha documentato 964 casi verificati di repressione anti-palestinese nel Regno Unito dal 2019.
Gli Stati Uniti presentano la soppressione strutturale più stratificata. 38 stati hanno approvato leggi anti-BDS che richiedono a contraenti governativi di certificare di non boicottare Israele. Tre tribunali federali le hanno bloccate come incostituzionali (Kansas, Arizona, Texas), ma la Corte Suprema ha rifiutato di pronunciarsi. Nelle università, Columbia ha visto 109 arresti nell’aprile 2024, la prima irruzione di polizia nel campus dal 1968, seguita da quasi 80 studenti espulsi o sospesi nel 2025. L’amministrazione Trump ha lanciato una campagna esplicita di deportazione di attivisti: Mahmoud Khalil, dottorando di Columbia con green card, fu arrestato dall’ICE l’8 marzo 2025 — Trump lo definì «il primo di molti». Il Segretario di Stato Rubio invocò l’oscuro McCarran-Walter Act del 1952. Khalil trascorse 104 giorni in detenzione, perdendo la nascita del figlio. Un giudice federale ha poi emesso un’opinione di 161 pagine definendo la pratica «arbitraria e capricciosa» e violativa del Primo Emendamento. Il dato più inquietante riguarda Canary Mission, operazione anonima di doxxing basata in Israele che profila oltre 1.800 studenti e 1.100 professori: una testimonianza in tribunale nel luglio 2025 ha confermato che il DHS/ICE ha creato una lista di bersagli usando i profili di Canary Mission, e oltre il 75% degli obiettivi di deportazione è stato identificato attraverso di essa. Palestine Legal ha ricevuto oltre 2.000 richieste di assistenza legale nel 2024 — un aumento del 600% rispetto al 2022.
La Francia ha combinato azione esecutiva e legislazione anti-discriminazione. Il 12 ottobre 2023, il ministro dell’Interno Darmanin ordinò a tutti i prefetti di vietare le manifestazioni pro-Palestina, con minacce di revoca dei permessi di soggiorno per stranieri partecipanti. La Corte europea dei diritti dell’uomo aveva già condannato all’unanimità la Francia nel 2020 (caso Baldassi) per aver violato la libertà di espressione condannando attivisti BDS. Nonostante la sentenza vincolante, la Francia ha continuato a perseguire il dissenso: Mariam Abu Daqqa, 72 anni, femminista palestinese, fu arrestata ed espulsa; due organizzazioni pro-Palestina furono sciolte. L’Austria ha emanato un decreto ministeriale non pubblico che criminalizza lo slogan «From the river to the sea», ha vietato almeno sette manifestazioni a Vienna e ha sporto denuncia penale contro oltre 300 manifestanti per aver partecipato a una singola protesta vietata.
Il ruolo documentato delle lobby pro-Israele nella formulazione delle politiche repressive

L’influenza delle organizzazioni pro-Israele nella formulazione di queste politiche è documentata attraverso fonti multiple. Negli Stati Uniti, l’Israel on Campus Coalition (con legami con AIPAC) coordina la sorveglianza dei campus: il CEO Jacob Baime si è vantato in un documentario sotto copertura di Al Jazeera di aver costruito «questa massiccia campagna politica nazionale per schiacciare» l’attivismo pro-Palestina nei campus. Nel Regno Unito, UK Lawyers for Israel (UKLFI) è stata identificata dall’ELSC come coinvolta in 29 casi documentati di repressione. In Germania, l’adozione della definizione IHRA come criterio per finanziamenti culturali e accademici è stata promossa dalla coalizione «Adopt IHRA» di oltre 180 organizzazioni pro-Israele a livello globale. L’Antisemitism Awareness Act, approvato dalla Camera dei Rappresentanti USA nel maggio 2024 (320-91), rende la definizione IHRA — il cui stesso autore principale Kenneth Stern si è opposto all’uso nei campus, dichiarando che «non era mai intesa a limitare il discorso» — il criterio operativo del Dipartimento dell’Educazione.
Quel continuum storico da Balfour alla sorveglianza digitale
Queste tre questioni non sono semplicemente interconnesse: rappresentano un continuum storico. Le Defence Emergency Regulations britanniche del 1945, usate per reprimere gli arabi durante il Mandato, furono adottate da Israele e applicitate nei territori occupati; le tecnologie di sorveglianza sviluppate dall’Unità 8200 per monitorare i palestinesi sotto occupazione sono state commercializzate globalmente come «testate sul campo»; e le stesse democrazie che hanno facilitato la creazione dello Stato di Israele ora utilizzano legislazione antiterrorismo e definizioni espansive di antisemitismo per criminalizzare chi ne contesta le politiche.
Il dato più significativo che emerge dalla ricerca è la frattura tra potere esecutivo e giudiziario: in quasi ogni paese esaminato, i tribunali hanno respinto le misure più aggressive. L’Alta Corte britannica ha dichiarato illegittima la proscrizione di Palestine Action. Tribunali federali USA hanno bloccato le leggi anti-BDS e le deportazioni di attivisti. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato la Francia. Tribunali tedeschi hanno annullato lo scioglimento del Congresso Palestinese e assolto manifestanti per lo slogan «From the river to the sea». Questo pattern suggerisce che la repressione ha sistematicamente oltrepassato i confini della legalità costituzionale — un dato che le stesse democrazie coinvolte dovranno affrontare.
In termini comparativi, la Germania detiene il framework legale-istituzionale più sistematico (risoluzioni parlamentari, classificazione dell’intelligence, condizionalità dei finanziamenti), gli Stati Uniti la struttura repressiva più stratificata e profonda (legislazione statale, pressione economica, deportazioni, doxxing istituzionalizzato), e il Regno Unito l’escalation più rapida e drammatica nel 2025 (1.300+ arresti per terrorismo di manifestanti pacifici, molti ultra-settantenni). Nessuna di queste nazioni, tuttavia, ha mostrato segni di un cambio di rotta: il 53% degli adulti americani esprime un’opinione sfavorevole di Israele (Pew, aprile 2025, in aumento dal 42% del 2022), suggerendo che la repressione non ha raggiunto il suo obiettivo di modificare l’opinione pubblica.
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