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Cover Stories - Temi di riflessione

Peter Thiel e le reti del potere

Un dossier in prosa densa su Thiel, Palantir, Yarvin, e il nodo italiano e su come le reti oligarchiche angloamericane — Dal 1877 a oggi, da Rhodes a Bilderberg e da Epstein a Dialog — hanno costruito l’infrastruttura del post-democratico.

Dall’isola dei Rhodes a San Clemente: due secoli di reti post-democratiche

abstract

Non esiste un Direttorio che pianifica da centocinquanta anni. Esiste qualcosa di più insidioso: una genealogia di reti sovrapposte — Round Table, CFR, Bilderberg, Trilaterale, Dialog — che hanno progressivamente disancorato il potere decisionale dalla democrazia procedurale per ricollocarlo in piattaforme opache, eticamente elitarie e sempre più automatizzate. Peter Thiel non è il capo di questa storia: ne è l’erede più coerente, quello che ha avuto la franchezza di scrivere nel 2009 che “libertà e democrazia sono incompatibili” e la lungimiranza di costruire Palantir come braccio tecnico di quella convinzione. Il dossier ripercorre sette strati istituzionali — da Cecil Rhodes a Curtis Yarvin — e aggiorna la mappa fino all’Executive Branch Club di Georgetown, all’isola di San Clemente a Venezia, ai contratti secretati del Ministero della Difesa italiano. La sorpresa non è che esistano questi circoli. È che ci abbiano detto esattamente cosa intendevano fare, e noi continuiamo a sorprenderci.

Il solo fatto che perfino Milena Gabanelli sulle colonne del Corriere si sia spinta a parlare di Peter Thiel, novello anticristo un anti umanista come né Nietzsche, né Foucault, ma nemmeno lo stesso Girard a cui il fondatore di PayPal dice di ispirarsi, si sarebbero osati immaginare, ma tutt’al più solo quel malthusiano pessimista distopico dell’homo paranoiucus che fu Elias Canetti di “Massa e Potere” avrebbe potuto, ci porta a ricordare di come ci fossimo appassionati ad evidenziarne l’avvento, come una possibile incarnazione arimanica, fin dalle prime pagine del Franti e in seguito a più riprese fra gli incubi che collegano Jack lo Squartatore con Jeffrey Epstein tramite gli stregoni neri del secolo scorso. Questo rinnovato interesse espresso per di più da un media di sistema manifesta quanto urgente e attuale sia l’epifania degli spiriti delle tenebre. E mentre gente come noi sta cominciando ad indicare la luna per quanto essa sia oscura, ancora quasi tutti sono persi a guardare il dito. Di Trump si è parlato troppo come del genocidio Medio-Orientale. Fatti certamente gravi che richiedono, soprattutto il secondo, una mobilitazione e tutto l’impegno possibile, ma che stanno come la diarrea sta al colera. Ferma pure la diarrea, ma fai il possibile, per quanto sia fin troppo tardi, per ridurre la diffusione del colera. E di colera, infatti, andiamo per l’appunto a parlare nei prossimi impegnativi ma importanti paragrafi. Non sottovalutarli.

Il 15 marzo 2026, mentre Peter Thiel teneva a porte chiuse la prima delle sue quattro lezioni sull’Anticristo a Palazzo Orsini Taverna, davanti al Ministero della Difesa italiano alcuni manifestanti esponevano il cartello “Peter Thiel out of Rome”. Nessuno dei due eventi era un incidente. Dentro il palazzo si elaborava la teologia politica del post-democratico; fuori, nello stesso quartiere, un contratto Teledife secretato da un milione di euro finanziava licenze Palantir Gotham che il Parlamento italiano non riusciva neppure a farsi leggere. Tra l’ottocento di Cecil Rhodes e la Roma del 2026 corre un filo coerente: l’idea che la politica del consenso sia una tecnologia obsoleta, da sostituire con infrastrutture di governo opache, eticamente elitarie e sempre più automatizzate. Il presente dossier non abbraccia la mitologia complottista da romanzo gotico — un unico Direttorio occulto che pianifica da 140 anni — né la versione rassicurante secondo cui si tratterebbe di semplici “club di ricchi”. Documenta invece qualcosa di più insidioso e più interessante: una genealogia di reti sovrapposte che, con crisi, riconversioni e faide interne, ha progressivamente disancorato il potere decisionale dalle procedure democratiche e lo ha ricollocato in piattaforme — istituzionali, finanziarie, tecnologiche, teologiche — dove il voto popolare non conta, o conta solo come rituale legittimante. La tesi del dossier è che l’ecosistema Thiel–Palantir–Dialog del 2020-2026 non sia un’improvvisazione libertaria della Silicon Valley, ma il più recente erede di una tradizione che ha in Rhodes il suo primo manifesto e in Huntington (1975) il suo più esplicito documento programmatico.

Una genealogia in sette strati, non un piano unico

Chi vuole prendere sul serio l’ipotesi di una “strategia secolare verso il post-democratico” deve rinunciare prima di tutto alla figura del complotto. Il materiale documentario — dalla Confession of Faith di Rhodes ai paper della Trilaterale — mostra qualcosa di più sofisticato e strutturale: reti di istituzioni anglo-americane con continuità genealogica verificabile, finanziamenti incrociati, membership sovrapposte, riviste e regole condivise (la Chatham House Rule prima di tutto), che hanno svolto funzioni di costruzione del consenso egemonico e cooptazione delle élite in ascesa. Non un Direttorio, ma un milieu capace di riprodurre se stesso per affinità materiali e ideologiche, con periodiche riforme del proprio vocabolario.

Il punto d’origine è il 2 giugno 1877. A Oxford, Cecil Rhodes scrive nella sua Confession of Faith che la propria fortuna deve servire all’«establishment, promotion and development of a Secret Society» il cui scopo è «the making the Anglo-Saxon race but one Empire», con l’esplicita rivendicazione dei Gesuiti e della Massoneria come modelli organizzativi. Rhodes redige sette testamenti successivi; l’ultimo (1899) istituisce il Rhodes Trust e le Rhodes Scholarships, trasformando il progetto segreto in struttura semi-istituzionale. La ricostruzione più dettagliata — ancora oggi la fonte primaria di riferimento — è quella di Carroll Quigley, storico della Georgetown University e maestro di Bill Clinton, nei due volumi The Anglo-American Establishment (1949, pubblicato 1981) e Tragedy and Hope (1966). Quigley documenta la struttura gerarchica del 5 febbraio 1891 (Rhodes, Stead, Lord Esher) e la continuità del gruppo attraverso Milner, Philip Kerr/Lord Lothian, Robert Brand fino agli anni ‘40. La storiografia accademica indipendente (Sampson, Symonds, Norman Rose) contesta la rigidità strutturale descritta da Quigley ma conferma l’esistenza di una rete coordinata informale: distinzione cruciale per chi voglia scrivere con onestà intellettuale.

Alla morte di Rhodes (1902), il testimone passa ad Alfred Milner in Sudafrica, dove il suo Kindergarten — giovani laureati di Oxford reclutati per amministrare il dopoguerra boero — diventa la fucina del ceto dirigente imperiale. Da lì nasce nel luglio 1909, a Plas Newydd, il Round Table Movement con la sua rivista trimestrale (attiva dal novembre 1910 e ancora pubblicata). Negli anni ‘30 gli eredi del Kindergarten si ritrovano intorno a Nancy e Waldorf Astor nel Cliveden Set: Philip Kerr, Robert Brand, il direttore del Times Geoffrey Dawson, Lord Halifax. È questo circolo a spingere la politica dell’appeasement verso Hitler. La storiografia recente (Norman Rose 2000, Adrian Fort 2012) ha ridimensionato la tesi del “complotto filo-nazista” mostrando piuttosto un’ideologia imperiale anglocentrica convinta che un accordo con Hitler servisse a preservare l’Impero. La lezione è istruttiva: le reti oligarchiche sbagliano ferocemente, anche quando sono ben coordinate.

Il salto istituzionale avviene il 30 maggio 1919 all’Hotel Majestic di Parigi, durante la Conferenza di Pace. Su iniziativa di Lionel Curtis (Round Table), una trentina di membri delle delegazioni britannica e americana si riunisce per fondare un Anglo-American Institute of Foreign Affairs unico. L’isolazionismo del Senato americano costringe a scindere il progetto in due istituzioni gemelle: Chatham House / Royal Institute of International Affairs inaugurato il 5 luglio 1920 a Londra (Royal Charter 1926, sede al 10 St James’s Square, residenza di tre Primi Ministri fra cui Pitt il Vecchio Conte di Chatham), e il Council on Foreign Relations incorporato il 29 luglio 1921 a New York. La Chatham House Rule — istituita nel 1927, rivista nel 1992 e 2002 — diventa il DNA procedurale di tutte le reti successive: i partecipanti sono liberi di usare le informazioni ricevute, ma non possono rivelare l’identità di chi ha parlato. È la formula che permette a un’élite di produrre consenso senza assumersene pubblicamente la responsabilità. La stessa regola sarà poi adottata da Bilderberg, Trilaterale, Dialog, dalle lezioni di Thiel sull’Anticristo: un software culturale con cento anni di collaudo.

Il Bilderberg nasce il 29-31 maggio 1954 all’Hotel de Bilderberg di Oosterbeek, per iniziativa di Joseph Retinger (fondatore dell’European Movement), del Principe Bernardo d’Olanda e con il sostegno di David Rockefeller. La funzione dichiarata è contrastare l’anti-americanismo nell’Europa postbellica; quella documentabile, come ha ammesso Denis Healey (membro fondatore dello Steering Committee) nell’intervista a Jon Ronson del 1998, è creare «a single community throughout the world». Healey stesso ha però respinto ferocemente la lettura complottista — «Idiocy! Crap!» — e ha spiegato la funzione effettiva: «We make a point of getting along younger politicians who are obviously rising, to bring them together with financiers and industrialists who offer them wise words». La cooptazione, non il governo ombra. Il pattern è verificabile: Bill Clinton invitato nel 1991, POTUS nel 1992; Tony Blair nel 1993, PM nel 1997; Margaret Thatcher nel 1975, PM nel 1979. L’Italia è tradizionalmente rappresentata da Gianni Agnelli (per decenni nello Steering Committee), Mario Draghi (presenze documentate 2001-2009), Mario Monti, John Elkann (Steering Committee dal 2015, host di Torino 2018), Giuliano da Empoli (attualmente in Steering Committee). Le edizioni 2024-2026 confermano la continuità: Madrid (131 partecipanti), Stoccolma, e Washington DC 9-12 aprile 2026 al Salamander Hotel.

La Commissione Trilaterale del luglio 1973 — fondata da David Rockefeller e Zbigniew Brzezinski dopo che il Bilderberg aveva rifiutato di ammettere il Giappone — produce nel 1975 il testo fondativo della svolta tecnocratica occidentale: The Crisis of Democracy di Michel Crozier, Samuel Huntington e Joji Watanuki. Il passaggio chiave è esplicito: «The vulnerability of democratic government in the United States comes […] from an excess of democracy». Huntington invoca il ritorno «to restore the prestige and authority of central government institutions» e l’accettazione di «a greater degree of moderation in democracy». Le parole sono importanti: per la prima volta un documento mainstream di think-tank transatlantico teorizza che la partecipazione politica è un problema di governabilità, non un valore. Stephen Gill (American Hegemony and the Trilateral Commission, Cambridge UP 1991) lo legge come manifesto dell’offensiva neoliberale; Kees van der Pijl (The Making of an Atlantic Ruling Class, Verso 1984) come costruzione gramsciana dell’egemonia della classe dirigente transatlantica; G. William Domhoff (Who Rules America?, sette edizioni dal 1967) documenta che su 201 grandi corporation studiate, 125 avevano interlocking directorates con il CFR. Henry Kissinger, David Rockefeller, Brzezinski, Paul Volcker, Madeleine Albright, Jake Sullivan, Mario Draghi, Mario Monti: tutti membri simultanei di CFR + Bilderberg + Trilaterale. Il dato non è aneddotico: è strutturale. Domhoff stesso — e qui sta la linea di demarcazione giornalistica — argomenta che «the power elite wields power in America transparently through its support of think tanks, foundations, commissions, and academic departments»: élite coordinata sì, complotto occulto no. Il dossier di ilfranti.it può legittimamente sostenere che questa genealogia è reale, continuativa e oggi in fase di ristrutturazione radicale. Non può sostenere che sia un piano unitario attraverso 140 anni, perché le fonti non lo dimostrano e perché lo stesso Rhodes, Milner, i Rockefeller e Thiel appartengono a generazioni con obiettivi, teologie e nemici profondamente diversi.

Epstein come switcher: come è caduto il velo

La ragione per cui il nome di Peter Thiel è finito nei file del Dipartimento di Giustizia di Washington non è ideologica. È che Jeffrey Epstein ha funzionato per trent’anni come lo switcher di una rete di cui nessuno degli attori singoli avrebbe potuto tracciare la mappa — e la sua caduta, moltiplicata dalle cause civili contro JPMorgan e Deutsche Bank e dai subpoena dell’House Oversight Committee, ha trasformato un grafo opaco in un archivio di 50.000 pagine pubbliche. È questo il motivo per cui oggi sappiamo cosa sia Dialog Foundation.

La funzione-chiave di Epstein si comprende spostando lo sguardo dai crimini sessuali — noti — alla funzione di connettore. Insegnante senza laurea alla Dalton School assunto dal rettore Donald Barr (padre del futuro Attorney General William Barr), espulso da Bear Stearns nel 1981 per aver falsificato il curriculum, Epstein entra nell’orbita di Leslie Wexner (Victoria’s Secret) che nel luglio 1991 gli concede procura generale illimitata. Nel 1996 Wexner gli trasferisce il townhouse da 77 milioni al 9 East 71st Street per cifre simboliche. Nello stesso periodo Wexner e Charles Bronfman fondano il Mega Group, descritto dal Wall Street Journal nell’aprile 1998 come «a super-secret, by-invitation-only group of powerful American and Canadian “mega-billionaires”» per coordinare filantropia ebraico-americana e sostegno a Israele. L’ipotesi — avanzata dall’ex-NSA John Schindler, dalla reporter Whitney Webb, e implicitamente sostenuta da Alexander Acosta nella citazione riferita da Vicky Ward (“I was told Epstein belonged to intelligence and to leave it alone”) — che Epstein fosse un asset Mossad attivato via Maxwell (il padre Robert, morto nel 1991 in circostanze mai chiarite, ricevette un funerale di stato in Israele con sei capi passati/presenti dell’intelligence) resta speculazione non provata. Ghislaine Maxwell stessa, interrogata dal DOJ nell’agosto 2025, ha dichiarato di non credere che Epstein fosse «a paid Israeli intelligence agent» (Haaretz, 24 agosto 2025). La citazione Acosta-Ward è hearsay di secondo grado, attribuita a una fonte anonima; Acosta sotto giuramento al Congresso ha negato. Un dossier giornalistico serio deve segnalarlo esattamente così: non smentito né confermato.

Quel che è invece documentato — e che costituisce la vera novità giornalistica — è il lavoro di Epstein come intermediario di reputazione e fundraising. L’inchiesta di Ronan Farrow per il New Yorker (settembre 2019) mostra che al MIT Media Lab il direttore Joi Ito lo catalogava come “Voldemort” nelle email interne e nascondeva l’identità dei donatori intermediati: 2 milioni di Bill Gates nel 2014, 5,5 milioni di Leon Black nel 2015, 525.000 di Epstein stesso, oltre 1,2 milioni ai fondi personali di Ito. A Harvard, le donazioni pre-2008 totalizzano 9,179 milioni; dopo la condanna del 2008 Epstein ottenne ancora — attraverso il matematico Martin Nowak, direttore del Program for Evolutionary Dynamics — un ufficio con key card al PED, oltre 40 visite tra 2010 e 2018, e l’introduzione di ulteriori donatori (Black, Pritzker) per altri 9,5 milioni. Il Senate Finance Committee Report del gennaio 2023 ha documentato che Leon Black (Apollo) ha pagato personalmente $158 milioni a Epstein tra 2012 e 2017 per consulenza fiscale: una cifra che da sola sovverte la narrativa “Epstein viveva delle donazioni di Wexner”. JPMorgan ha pagato 290 milioni per chiudere la class action Doe v. JPMorgan più 75 milioni alle Virgin Islands; Deutsche Bank altri 75 milioni. Il giudice Jed Rakoff ha scritto che le vittime potenziali «well over 100 people».

È in questo contesto che va letto il ruolo di Epstein come aggregatore del cluster tech post-2008. Un’entry del calendario di Epstein datata 27 novembre 2017 registra «12:00pm LUNCH w/Peter Thiel» (Axios, 26 settembre 2025, da file rilasciati dai Democratici dell’Oversight). Il dinner del 2 agosto 2015 al Baume di Palo Alto — ospitato da Reid Hoffman con Epstein, Elon Musk, Mark Zuckerberg e Priscilla Chan, Joi Ito, Ed Boyden di MIT — è documentato da un’email interna in cui Epstein definisce la serata «wild» a Tom Pritzker. Un entry del calendario di Epstein del 6 dicembre 2014 recita «Reminder: Elon Musk to island Dec. 6 (is this still happening?)» — frase che suggerisce un viaggio pianificato ma non conferma che sia avvenuto. Bill Gates incontrò Epstein «in numerose occasioni» a partire dal 2011, inclusi «almeno tre incontri al townhouse di Manhattan», secondo il New York Times del 12 ottobre 2019; il Wall Street Journal ha poi collegato le preoccupazioni di Melinda Gates (consultazione avvocati divorzisti dall’ottobre 2019) a quel reportage. La documentazione DOJ del febbraio 2026 ha aggiunto il dinner del 30 novembre 2014 a 1 Brattle Square, Cambridge, con Ito, Reid Hoffman, Martin Nowak: il ponte materiale tra l’asse Harvard-MIT e Silicon Valley.

Dialog Foundation è emersa da un’email del 28 novembre 2012: Auren Hoffman (CEO di SafeGraph/LiveRamp, non fratello di Reid Hoffman) invita una partial attendee list al retreat 2014 al Sundance Resort, Utah; la fisica di Harvard Lisa Randall inoltra l’invito a Epstein chiedendo «Is this worthwhile?», risposta di Epstein: «sundance is nice,, go». L’invito stesso è il documento EFTA00949243 nei file DOJ. La rete che ne esce — 100 partecipanti off-the-record, no sito web, quote ~16.846$, Chatham House Rule assoluta — comprende Elon Musk, Eric Schmidt, Jared Kushner, Scott Bessent (oggi Segretario al Tesoro), Ted Cruz, Cory Booker, Tulsi Gabbard, Henry Kravis, Larry Summers, Chamath Palihapitiya, Rick Warren, Anne-Marie Slaughter, Richard Haass, Garry Kasparov, Kaja Kallas, Reema Al-Saud, Jonathan Haidt, Wes Moore, Jared Polis. È, come l’ha definita Axios nell’agosto 2025, «a tech-era Bilderberg». Il 7 agosto 2025 Axios ha rivelato l’acquisto di terreni nella Virginia del Nord per un campus permanente nei sobborghi di Washington: Dialog non è più solo una rete di retreat, sta costruendo la propria infrastruttura fisica.

Nessun italiano risulta documentato nelle liste Dialog ricostruite (2014 via file DOJ, 2022 leak Wikispooks, 2025 Axios). Il dato va preso per quello che è: ricerca negativa su fonti pubbliche. Non esclude presenze, ma impedisce di trasformare in fatto ciò che resta ipotesi. Anche l’ipotesi che l’isola di San Clemente a Venezia — ex monastero camaldolese, manicomio femminile centrale veneto dal 1873 al 1992 (non 1844 come a volte ripetuto; tra le ricoverate Ida Dalser, prima compagna di Mussolini), dal 2013 proprietà del gruppo turco Permak Investment, gestita Kempinski fino al 2025, poi Mandarin Oriental (contratto peraltro interrotto sette mesi dopo l’annuncio, settembre 2025, per dispute con la proprietà) — abbia ospitato retreat Dialog è confermata da Axios, Wikipedia, Semafor: San Clemente figura tra le tre sedi ricorrenti insieme al Ritz-Carlton Dove Mountain e al Bacara Resort. L’isola fisica — privata, ex-manicomio femminile, otto minuti di barca da San Marco — materializza perfettamente la simbologia di chiusura dell’élite Dialog.

Peter Thiel filosofo: Girard, Schmitt, il katechon e l’innovazione come liturgia

Il tratto che distingue Peter Thiel da un normale venture capitalist MAGA è che ha un pensiero. Uno spigoloso, eclettico, selettivamente onesto, ma un pensiero strutturato — e questo pensiero è la chiave per capire perché nel settembre 2025 un miliardario del Nasdaq si è messo a tenere lezioni sull’Anticristo al Commonwealth Club di San Francisco, al Palazzo Taverna di Roma a marzo 2026, e perché lo ha fatto proprio mentre disertava il Bilderberg.

La matrice è René Girard, che Thiel incontra come undergraduate a Stanford nel 1985. Tre strumenti restano nel suo vocabolario permanente: il desiderio mimetico (il desiderio umano è imitativo, non autonomo, quindi produce rivalità); il meccanismo del capro espiatorio (le società arcaiche canalizzano la violenza mimetica sacrificando una vittima innocente); la singolarità cristiana (la Passione smaschera il meccanismo vittimario, privando la modernità post-cristiana dei vecchi rituali sacrificali e generando crescente tensione apocalittica). Thiel ha applicato la teoria in tre direzioni: al business (in Zero to One, 2014, la tesi «competition is for losers» è trasposizione diretta di Girard — solo il monopolio sfugge alla rivalità mimetica distruttiva); alla critica della modernità liberale (nel saggio The Straussian Moment, 2007, l’11 settembre è letto come caduta del velo lockeano-hobbesiano); e al cuore della sua più recente mossa teologico-politica, il katechon. Il termine viene da 2 Tessalonicesi 2:6-7 — «ciò che impedisce» la piena manifestazione dell’iniquità — e nella teologia politica di Carl Schmitt è il principio che trattiene la storia dalla fine. Per Thiel il katechon coincide con l’innovazione tecnologica libertaria: ciò che impedisce la manifestazione dell’Anticristo è la possibilità stessa di un futuro aperto, plurale, non chiuso in un ordine totalitario globale. Tecno-libertarismo ed escatologia cattolica si saldano qui in una sintesi potentissima: ogni regolatore è un legionario dell’Anticristo, ogni impresa dirompente è un atto liturgico di resistenza.

Le Quattro Lezioni sull’Anticristo del settembre-ottobre 2025 (15, 22, 29 settembre e 6 ottobre al Commonwealth Club, Q&A di Peter Robinson della Hoover, organizzate dall’Acts 17 Collective di Michelle Stephens, moglie del partner Founders Fund e chairman Anduril Trae Stephens) hanno formalizzato la tesi. Grazie a registrazioni verificate dal Prof. Hany Farid di Berkeley e pubblicate da Nitasha Tiku sul Washington Post, sappiamo che Thiel ha affermato: «In the 21st century, the Antichrist is a Luddite who wants to stop all science»; «The slogan of the Antichrist is peace and safety»; «Legionnaires of the Antichrist» sarebbero Greta Thunberg, Eliezer Yudkowsky, Nick Bostrom — attivisti climatici e teorici dell’AI safety. Thiel ha espresso preoccupazione che J.D. Vance, convertito cattolico, possa diventare «too close to the pope». L’Anticristo, per Thiel, non è il tiranno tecnologico del cliché: è l’amministratore burocratico globale, l’ONU, l’UE, l’IPCC, un ipotetico trattato internazionale sull’AI, una governance mondiale che arriva al potere invocando «peace and safety» dopo aver terrorizzato l’opinione pubblica con minacce esistenziali. La ripresa romana del ciclo (15-18 marzo 2026, Palazzo Taverna/Associazione Culturale Vincenzo Gioberti + Cluny Institute, cellulari ai guardaroba, NDA con penali fino a 10.000 euro, circa 165 invitati selezionati tra cui il direttore de Il Tempo Daniele Capezzone e il romanziere-finanziere Guido Maria Brera) è stata coperta da Euronews, NYT, Reuters, Il Giornale (Nico Spuntoni), Avvenire che ha bollato Thiel come «agente del caos». P. Paolo Benanti ha definito l’esegesi thieliana «un sustained act of heresy»; p. Antonio Spadaro SJ «il Vangelo trasformato in strumento di analisi geopolitica». Né Papa Leone XIV né Giorgia Meloni hanno incontrato Thiel; il governo ha smentito formalmente. La distanza è politicamente significativa.

A Girard, Thiel ha aggiunto due iniettori. Leo Strauss gli fornisce l’esoterismo — la pratica di scrivere fra le righe per sottrarre verità destabilizzanti alla folla — e la necessità di un’élite filosofica capace di recuperare le questioni permanenti rimosse dalla modernità liberale. Carl Schmitt gli fornisce la distinzione amico/nemico, il decisionismo, lo stato di eccezione, la critica del parlamentarismo, e soprattutto il katechon come figura della teologia politica. Il vettore operativo che trasmette Schmitt dal mondo accademico alla politica pratica è Curtis Yarvin.

La Cattedrale, il Cesare Rosso e l’ideologia di corte

Yarvin — bambino prodigio ammesso a 12 anni nella Johns Hopkins, ex dottorando Berkeley, ingegnere software, blogger come Mencius Moldbug su Unqualified Reservations dal 2007, autore del Substack Gray Mirror dal 2020 — ha costruito tre concetti che oggi sono grammatica corrente dell’amministrazione Trump II. Il primo è la Cattedrale: la coalizione di università, media mainstream, fondazioni e burocrazia federale che produce il consenso progressista e svolge la funzione che un tempo fu della chiesa calvinista di New England. Il secondo è il neocameralismo: lo Stato come sovereign joint-stock corporation con un CEO-monarca responsabile verso azionisti, modellato su Deng Xiaoping, Singapore, Dubai. Il terzo è RAGE — Retire All Government Employees: hard reset del civil service, chiusura o neutralizzazione di Harvard e del New York Times. Yarvin si dichiara apertamente anti-democratico; difende la schiavitù come istituzione, equipara Breivik a Mandela, scrive di “razze” più adatte alla servitù, ma rifiuta l’etichetta di white nationalist. Joshua Tait (Key Thinkers of the Radical Right, Oxford UP 2019) lo definisce un «radical libertarian utopia with maximum freedom in all things except politics».

Il ponte fra Yarvin e Thiel è finanziario, sociale e intellettuale insieme. Founders Fund ha investito, con a16z, 1,1 milioni in Tlon, la società di Urbit di Yarvin; Thiel ha donato 100.000 dollari al co-fondatore John Burnham nel 2011. La biografia di Max Chafkin (The Contrarian, 2021) riporta che Yarvin disse privatamente a Milo Yiannopoulos nel 2016 di aver «coached Thiel» e di aver guardato la notte elettorale a casa sua. Fonte singola, non verificabile: ma il pattern è coerente. Il 18 gennaio 2025, alla vigilia dell’insediamento, Thiel ha ospitato nella propria casa di Woodley Park un party con Mark Zuckerberg, Sam Altman, i Winklevoss, Alexandr Wang, Miriam Adelson, lo Speaker Mike Johnson, Donald Trump Jr.; J.D. Vance è arrivato col corteo vicepresidenziale. Co-host: David Sacks. Il saggio-manifesto del ponte, tuttavia, è del 13 aprile 2009, quando Thiel pubblicò su Cato Unbound The Education of a Libertarian: «Most importantly, I no longer believe that freedom and democracy are compatible. Since 1920, the vast increase in welfare beneficiaries and the extension of the franchise to women […] have rendered the notion of ‘capitalist democracy’ into an oxymoron». La citazione, che gli avversari gli gettano addosso da quindici anni, non è un incidente giovanile: è la formalizzazione del programma.

L’ideologia di corte di Trump II si coagula nel triangolo Yarvin-Anton-Vance. Michael Anton — ex speechwriter di Giuliani, già Publius Decius Mus in The Flight 93 Election, dal gennaio 2025 Director of Policy Planning al Dipartimento di Stato — teorizza nel 2020 (The Stakes) la scelta fra «Blue Caesar» e «Red Caesar», una formula «halfway between monarchy and tyranny». Nel maggio 2021 Anton dialoga pubblicamente con Yarvin per oltre due ore sul podcast The Stakes del Claremont Institute: è il momento in cui il concetto di Cesare migra da Yarvin al mainstream della nuova destra. J.D. Vance, nell’aprile 2021, al podcast Jack Murphy Live, dice letteralmente: «There’s this guy, Curtis Yarvin, who has written about some of these things. […] I think that what Trump should do, if I was giving him one piece of advice: Fire every single midlevel bureaucrat, every civil servant in the administrative state, replace them with our people». È il RAGE tradotto in policy brief per un’amministrazione futura. Vance è stato formato in veicoli Thiel (Mithril, Narya Capital) e portato al Senato con 15 milioni di dollari di Thiel sul SuperPAC Protect Ohio Values, il più grande contributo mai dato a una singola corsa senatoriale. Il Thielverse esecutivo è visibile nella seconda amministrazione: Michael Kratsios (ex Chief of Staff Thiel Capital, Director OSTP), David Sacks (AI & Crypto Czar), Jim O’Neill (ex CEO Thiel Foundation, Deputy HHS), Trae Stephens (Founders Fund, chairman Anduril), Michael Obadal (Army Undersecretary), Ken Howery (ambasciatore). DOGE e Schedule F sono l’implementazione tecnica del RAGE. Yarvin stesso, il 27 dicembre 2025 su Gray Mirror, ha denunciato Trump II come «tragedy» per non aver portato a compimento la consolidazione: il paradosso classico dell’ideologo quando il linguaggio è adottato dai pratici — l’idea vince, l’autore perde.

Palantir come infrastruttura operativa del post-democratico

Finché si parla di lezioni all’Anticristo e di Substack yarviniani, resta della teoria. L’infrastruttura tecnica che rende il post-democratico operativo si chiama Palantir. L’ingranaggio è l’Executive Order 14243 firmato da Trump il 20 marzo 2025, Stopping Waste, Fraud, and Abuse by Eliminating Information Silos: obbliga le agenzie federali a condividere tra loro dati fiscali, sussidi, immigrazione, istruzione; non istituisce alcun organismo di supervisione. È il permesso giuridico per un’operazione che per cinquant’anni era stata considerata eversiva del Privacy Act del 1974. Il 30 maggio 2025 Sheera Frenkel e Aaron Krolik sul New York Times hanno documentato che personale Palantir è installato presso IRS per costruire una single, searchable database dei contribuenti; Foundry è attivo a DHS, HHS, e trattative sono in corso con SSA e Dipartimento Istruzione. Palantir ha risposto il 9 giugno negando di essere vendor di un master database — distinzione tecnicamente corretta ma politicamente evasiva: se l’Ontology permette query cross-agenzia in tempo reale, non serve un database unico.

I numeri. Nel 2025 i contract ceiling federali superano i 13,7 miliardi di dollari (Fed-Spend Research); ad agosto 2025 l’US Army firma un Enterprise Service Agreement decennale fino a 10 miliardi; a maggio il ceiling del Maven Smart System domestico è alzato a 1,3 miliardi. Il 25 marzo 2025 la NATO, in procurement sole-source di sei mesi (tra i più rapidi della sua storia), acquista il Maven Smart System NATO; il 17 aprile 2025 Caroline Haskins su Wired e Joseph Cox su 404 Media rivelano ImmigrationOS: contratto da 30 milioni per un prototipo ICE entro il 25 settembre 2025, con tracciamento near-real-time delle self-deportation, identificazione dei visa overstayers, integrazione con SSA, IRS, USCIS, HHS-Medicaid, liste elettorali statali, CLEAR di Thomson Reuters. Il 15 gennaio 2026 404 Media rivela la piattaforma ELITE — Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement: mappa digitale dei potential deportation targets con confidence score da 0 a 100, heat-map geospaziale dei “target-rich neighborhoods”. La logica è esplicita: il cittadino/residente non è titolare di diritti procedurali, è un target con un punteggio probabilistico. Il 30 gennaio la user guide completa è pubblicata; entro marzo 2026 404 Media documenta la dipendenza operativa dai dati CLEAR. Il 5 maggio 2025 NPR aveva pubblicato la lettera di 13 ex-dipendenti Palantir che denunciano violazione del codice interno: «Early Palantirians understood the ethical weight of building these technologies. These principles have now been violated».

In parallelo, Palantir consolida l’infrastruttura militare atlantica. In Ucraina, Karp dichiara: «siamo responsabili della maggior parte del targeting». A Gaza, Palantir è partner strategico dell’IDF dal gennaio 2024; Karp ha detto a una contestatrice pro-Palestina di essere «product of an evil force». Nel Regno Unito il Federated Data Platform dell’NHS da 330 milioni di sterline è in fase di adozione molto inferiore alle aspettative (meno di un terzo dei trust nel 2025, il governo valuta la clausola di recesso attivabile da febbraio 2027); ma a settembre 2025 il MoD britannico firma comunque un contratto quinquennale da 750 milioni di sterline. La sovrastruttura ideologica è il libro di Karp e Nicholas Zamiska The Technological Republic (Crown, febbraio 2025, NYT bestseller): la tesi è che Silicon Valley ha «lost its way», deve tornare a servire la potenza americana contro la Cina, e lo Stato deve importare la «engineering mindset». Il 5 giugno 2025 lo stesso Shyam Sankar, CTO Palantir, ha giurato come tenente colonnello nell’Detachment 201: Executive Innovation Corps, nuovo organo per reclutare tecnici di Silicon Valley con gradi da ufficiale. Thiel resta chairman, ma nel 2024-2025 ha venduto oltre un miliardo di dollari di azioni via piani 10b5-1 e a marzo 2026 ne ha liquidati altri 290 milioni — mantiene 68-70 milioni di azioni, e insieme a Karp e Cohen controlla il 49,99% dei diritti di voto via super-voting shares. La disintermediazione è tecnica: Palantir non è un vendor come gli altri, è un co-sovrano privato dello Stato amministrativo.

Dialog, Executive Branch, Dove Mountain: la topografia del ritiro

La strategia thieliana si manifesta anche come architettura sociale: una rete di club che duplica, e progressivamente sostituisce, il circuito atlantico Bilderberg-Davos-CFR. Dialog Foundation (fondata 2006 da Thiel con Auren Hoffman) è il Bilderberg della tech, 100 partecipanti, campus permanente in Virginia dal 2025. Hereticon (Founders Fund, regia di Mike Solana, prima edizione gennaio 2022 al Faena di Miami Beach, seconda ottobre 2024) è la conferenza «for thoughtcrime» dove transumanisti, natalisti, teorici UFO e neoreazionari si ritrovano. L’Executive Branch Club aperto il 26 aprile 2025 a Georgetown — seminterrato non segnalato dietro il Georgetown Park mall off Wisconsin Avenue, ex billiard bar Clubhouse — è la materializzazione topografica del passaggio. Proprietari: Donald Trump Jr., Omeed Malik e Chris Buskirk di 1789 Capital, Zach e Alex Witkoff (figli di Steve Witkoff, inviato speciale di Trump in Medio Oriente). Quota d’ammissione: 500.000 dollari, cap sotto i 200 membri, no media, no lobbyists, vetting per fedeltà a Trump. David Sacks è founding member ma non owner (ricopre cariche di governo); i Winklevoss, Chamath Palihapitiya, Jeff Miller figurano tra i founding members; Sergey Brin è rumored. Al launch del 26 aprile 2025: Marco Rubio, Tulsi Gabbard, Pam Bondi, Dan Bongino (vice-direttore FBI), Mehmet Oz, Karoline Leavitt, Paul Atkins (SEC), Andrew Ferguson (FTC), Brendan Carr (FCC). Décor ispirato all’Aman New York, circa 10 milioni di dollari in opere d’arte. Il senatore Adam Schiff lo ha definito «a place for insiders, for investors and billionaires to directly line the pockets of the first family»; Marcy Kaptur lo ha paragonato alla corte di Nerone; Eric Lipton sul NYT l’ha chiamato «effectively a Mar-a-Lago in D.C.».

È qui che l’interpretazione si fa politicamente più tagliente. Peter Thiel nel 2026 disertò il Bilderberg di Washington (9-12 aprile, Salamander Hotel) dopo quindici anni di presenza sistematica nello Steering Committee. Al Bilderberg 2026 sono andati Alex Karp, Brian Schimpf (Anduril), Michael Kratsios (OSTP), Eric Schmidt, Demis Hassabis — la sua rete, non lui. Non c’è una smoking gun ufficiale, ma la concomitanza con l’espansione di Dialog (acquisto terreni Virginia, Axios 7 agosto 2025), con il ciclo sull’Anticristo costruito esplicitamente contro la global peace and safety e con la frequentazione dei circuiti cattolico-reazionari euro-americani (Gioberti, Cluny Institute, Acts 17) suggerisce una transizione strategica: dalla piattaforma atlantica classica — che Thiel, nella cornice Anticristo = governance globale, classifica ambivalentemente — alla propria infrastruttura parallela. Dialog è la piattaforma ideologica, Hereticon la piattaforma culturale, Executive Branch la piattaforma transazionale politica, Founders Fund la piattaforma finanziaria, Palantir/Anduril l’infrastruttura tecnica. Il Thielverse ha costruito, negli ultimi cinque anni, un ecosistema che non ha bisogno di passare attraverso Harvard, il New York Times, il Cosmos Club o il Bilderberg — le istituzioni che Yarvin chiama la Cattedrale.

Il nodo italiano: tre canali paralleli, convergenza su Venezia

L’Italia entra in questa galassia attraverso tre canali paralleli, solo parzialmente sovrapposti, ciascuno con cronologia e attori distinti. Il canale infrastrutturale-securitario parte dal 2015, quando Teledife acquista il primo sistema Palantir per 1,32 milioni. Si consolida negli anni successivi: contratti 2021 alla filiale Palantir Italia Srl per 683mila euro complessivi; 600mila euro nel 2022-23; nel 2024 la procedura negoziata secretata per la licenza Palantir Gotham da un milione di euro che l’ufficio stampa della Difesa rifiuta di discutere — «controllato e verificato dalla Corte dei conti», si limita a dire. Nel 2023 Foundry arriva al Policlinico Gemelli tramite partnership con il centro Real World Data diretto da Vincenzo Valentini; referente italiano è Andrea Galvagni, Head of Italy. Nel 2025 Fedrigoni firma una partnership pluriennale attraverso Avatar Investments, il preferred partner italiano di Palantir — soggetto finora poco noto che merita un’inchiesta dedicata. Nel gennaio 2026 Il Messaggero riferisce di una trattativa riservata tra Palantir e la Polizia di Stato per un software antiterrorismo AI da 20 milioni in quattro anni, frenata dal Viminale e da Palazzo Chigi che vogliono una gara pubblica. Le opposizioni chiedono in Parlamento chiarimenti sul perimetro dei dati trattati e sulla sovranità digitale; il governo Meloni non risponde.

Il canale politico-culturale nasce al NatCon Roma del 3-4 febbraio 2020, God, Honor, Country, organizzato dall’Edmund Burke Foundation di Yoram Hazony con Nazione Futura di Francesco Giubilei come co-sponsor. Keynote di apertura: Giorgia Meloni, il discorso “Dio, Patria, Famiglia” che salda l’immagine reaganiana («Defense, Fiscal, Social») all’«italico Dio, Patria, Famiglia». Presenti Rod Dreher, Marion Maréchal, Balázs Orbán. Francesco Giubilei — editore di Historica Edizioni, presidente della Fondazione Tatarella, columnist de Il Giornale, docente Università Giustino Fortunato — è oggi il broker culturale che collega FdI, l’MCC orbanista, il Center for Fundamental Rights di Szánthó, il Centro Studi Machiavelli di Scalea, i circoli Hazony-Burke-Dreher. È la cinghia di trasmissione che ha anticipato l’asse politico Meloni-Trump-Vance.

Il canale imprenditoriale-satellitare è quello Musk-Stroppa, ed è quello che nel 2025 è collassato. Andrea Stroppa — ex hacker di Anonymous Italia diventato advisor esterno di SpaceX senza ruoli formali, gestore de facto dei rapporti italiani di Musk, già nell’orbita renziana con Marco Carrai — ha coordinato gli incontri: primo contatto giugno 2023, irruzione ad Atreju 16 dicembre 2023 (Musk con un figlio in braccio, 45 minuti di colloquio riservato con Meloni), Global Citizen Award dell’Atlantic Council il 23 settembre 2024 (Musk consegna il premio a Meloni, produttori italiani Marco Messa ex-Leonardo US e Stroppa), cena a Mar-a-Lago 4-5 gennaio 2025, Inauguration Day 20 gennaio 2025. La polemica Starlink esplode lo stesso gennaio 2025 con la rivelazione Bloomberg di un contratto governativo da 1,5 miliardi di euro per comunicazioni cifrate; Palazzo Chigi smentisce la firma ma non le trattative. La faida Trump-Musk dell’estate 2025 — accelerata dal farewell del 30 maggio nello Studio Ovale, dall’attacco di Musk al Big Beautiful Bill il 3 giugno («disgusting abomination»), dalle minacce reciproche (deportazione Musk, decommissioning Dragon), dal crollo di Tesla — ha fatto saltare tutto. Stroppa è indagato nell’inchiesta Sogei-Iorio-Masala per concorso in corruzione; l’ex DG Sogei Iorio ha patteggiato il 21 marzo 2025. Ad aprile 2026 nessun contratto governativo Starlink è stato firmato; opera solo il canale commerciale via Telespazio; Meloni si è allontanata pubblicamente da Musk e Atreju 2025 non ha ospitato né Trump né Musk né Vance — segnale di ricalibratura su un conservatorismo più “atlantico-israeliano”.

I tre canali convergono simbolicamente a Venezia, al San Clemente Palace del gruppo turco Permak, sede dei ritiri Dialog: ex manicomio femminile trasformato in luogo off-the-record per un’élite transnazionale. Roma per la legittimazione politico-religiosa (NatCon, Anticristo, Vaticano); Venezia per la riservatezza assoluta. Meloni è interlocutrice privilegiata di tutti e tre i livelli senza essere membro operativo di nessuno: nessun incontro pubblico documentato con Thiel; contatti con Vance (Inauguration Day, Washington 17 aprile 2025, Vance in Italia 18-20 aprile 2025, incontro con Parolin e Giuli); CPAC 2022 ma non successivi. La posizione è funzionale: esportatrice del vocabolario nazional-conservatore, beneficiaria politica del salto ideologico, ma senza vincolarsi al Thielverse nella fase di transizione Trump-Musk.

Cosa è documentato, cosa è plausibile, cosa resta speculazione

Chi scrive un dossier come questo ha una responsabilità epistemica precisa: tenere separati tre livelli. Documentati rigorosamente: la genealogia Rhodes→Milner→Round Table→CFR/Chatham House→Bilderberg→Trilaterale con le loro overlapping membership; i testi fondativi (Confession of Faith, Crisis of Democracy, Education of a Libertarian); la funzione di connettore di Epstein (donazioni MIT/Harvard, settlement JPMorgan/Deutsche Bank, Leon Black $158M, calendario e flight logs); la filosofia politica di Thiel (saggi disponibili, ciclo Anticristo con registrazioni verificate, dati Founders Fund, 15M$ a Vance); l’ideologia Yarvin (blog e libri pubblici, citazione Vance 2021, Red Caesar di Anton); l’infrastruttura Palantir (EO 14243, contratti ImmigrationOS e ELITE con documenti interni 404 Media, ceiling 13,7 miliardi); il nodo italiano Palantir (atti Teledife, partnership Gemelli, inchiesta Sogei su Stroppa, NatCon Roma 2020); l’Executive Branch Club (data, proprietari, quota, launch party). Plausibile ma circostanziale: la lettura del diserto Bilderberg 2026 come “uscita strategica” (assenza singola, ma coerente con l’espansione Dialog); il raffreddamento Thiel-Vance per la questione papale (fonti CNN con attribuzione); l’ipotesi che Sergey Brin sia membro dell’Executive Branch (rumored); l’entità esatta dell’influenza di Yarvin su Thiel (Yarvin stesso minimizza). Speculativo: la frase Acosta “Epstein belonged to intelligence” (hearsay di secondo grado via Vicky Ward, smentita sotto giuramento); la tesi Mossad-Maxwell-Epstein (fonte singola Ben-Menashe, testimone contestato; Ghislaine Maxwell lo nega al DOJ nell’agosto 2025); i nomi italiani “plausibili” di Dialog (ricerca negativa su fonti pubbliche — l’unico indizio tangenziale è Guido Maria Brera ai seminari Thiel di Roma, ambiente affine ma non sovrapposto a Dialog).

Non un piano, ma una direzione?

La tesi del dossier — che esista una strategia secolare verso il post-democratico — è sostenibile, ma non nella forma semplice. Non c’è un Direttorio che pianifica da Rhodes a Thiel; ci sono invece generazioni successive di élite transnazionali che hanno scoperto, ciascuna a modo suo, che la democrazia procedurale è incompatibile con i propri obiettivi strategici, e che hanno progressivamente costruito infrastrutture per aggirarla. Rhodes voleva una federazione anglosassone; il Cliveden Set voleva preservare l’Impero; Huntington voleva “a greater degree of moderation in democracy”; Thiel vuole un katechon tecnologico contro l’Anticristo burocratico globale; Yarvin vuole un CEO-monarca. Il fattore comune non è un obiettivo politico, è una ostilità epistemica verso la decisione popolare — e la capacità di costruire istituzioni, riviste, club, regole (la Chatham House Rule vive da cento anni) che la rendono progressivamente residuale.

Ciò che è davvero nuovo nel passaggio 2020-2026 non è l’esistenza di queste reti, ma la loro saldatura operativa con un’infrastruttura tecnica (Palantir, AIP, ImmigrationOS, ELITE) capace di implementare decisioni post-democratiche in tempo reale, a una scala che Quigley e Huntington non potevano immaginare. L’heat map dei target-rich neighborhoods, il confidence score da 0 a 100 applicato a un essere umano, il DOGE che licenzia il civil service in nome del RAGE, l’AI Czar alla Casa Bianca, l’Executive Order 14243 che fonde i silos: sono il RAGE yarviniano scritto in Python e firmato in Executive Order. Le lezioni sull’Anticristo a Roma non sono una bizzarria teologica; sono la sovrastruttura ideologica che legittima l’operazione presso un pubblico cattolico-reazionario che altrimenti resterebbe riottoso. Il paradosso finale è che lo stesso Yarvin, il 27 dicembre 2025, ha denunciato Trump II come tragedy e failure: il suo vocabolario vince, il suo autore perde. È il segnale, inquietante, che la direzione è ormai indipendente dagli ideologi singoli. La rete ha preso forma; ora opera.

Per una redazione italiana come ilfranti.it, tre piste restano urgenti: capire chi c’è dietro Avatar Investments, il partner Palantir per le partnership industriali italiane; ricostruire il perimetro effettivo dei dati condivisi via Foundry al Gemelli e al Ministero della Difesa; e seguire il filone Executive Branch, perché la prima volta che un club i cui proprietari includono il figlio del Presidente degli Stati Uniti vende membership a 500.000 dollari a pochi isolati dal Campidoglio, mentre i media non possono entrare per statuto, è il momento in cui il pay-to-play smette di essere metafora giornalistica e diventa infrastruttura istituzionale. Il dossier non si chiude con un allarme complottista. Si chiude con un’osservazione empirica: quando un’élite ti dice che il problema della democrazia è l’eccesso di democrazia, ti sta dicendo esattamente ciò che intende fare. Huntington lo disse nel 1975. Thiel lo ha ripetuto nel 2009, nel 2025, nel 2026. Il tempo della sorpresa è scaduto.

INDICE DEI FRAMMENTI A VENIRE

Per quanto possa risultare pesante questa indagine sulle reti occulte che stanno per palesarsi sono molti i passaggi su cui siamo scivolati velocemente. Saranno invece oggetto di otto episodi autonomi, ciascuno con un fuoco tematico preciso e sufficiente spessore argomentativo per stare in piedi da solo. Quelli che seguono sono i capitoli che seguiranno con i relativi contenuti.

Episodio I — Il filosofo del monopolio.

Ritratto intellettuale di Peter Thiel: da Stanford con Girard al Confession of Faith libertario del 2009, passando per la teoria mimetica come chiave del suo pensiero d’impresa. Come un undergraduate di filosofia ha costruito il programma del post-democratico vent’anni prima che diventasse linguaggio corrente della Casa Bianca.

Episodio II — La genealogia: dai Rhodes ai Rockefeller.

Due secoli di reti angloamericane in prosa narrativa: Round Table, Milner’s Kindergarten, Cliveden Set, Chatham House, CFR, Bilderberg, Trilaterale. Il filo conduttore non è il complotto ma la Chatham House Rule come software culturale condiviso da tutti i successori di Rhodes.

Episodio III — Epstein come switcher.

Non il pedofilo ma il connettore: come Epstein ha funzionato come intermediario di reputazione e fundraising tra Wall Street, MIT, Harvard e Silicon Valley, e come la sua caduta — attraverso i file DOJ — ha per paradosso rivelato Dialog. Il capitolo più vicino al noir, con tutti i caveat epistemici del caso.

Episodio IV — Dialog Foundation: il sancta sanctorum.

L’analisi approfondita del format, della liturgia, delle liste partecipanti documentate (2014, 2022, 2025), dell’architettura anti-forense, e del significato politico del campus permanente in Virginia. Con il dettaglio sulla sede veneziana del San Clemente.

Episodio V — Yarvin, Anton, Vance: l’ideologia di corte.

La mappa intellettuale del neoreazionismo americano: Mencius Moldbug, la Cattedrale, il Red Caesar, il RAGE, lo Schmittismo pop. Come una nicchia del blog-o-sfero del 2007 è diventata il framework operativo dell’amministrazione Trump II in meno di vent’anni.

Episodio VI — Palantir: lo Stato dentro lo Stato.

L’infrastruttura tecnica del post-democratico: EO 14243, ImmigrationOS, ELITE, i ceiling da 13,7 miliardi, il contratto NATO in sole-source, il confidence score applicato ai corpi umani. Con la lettera dei tredici ex-dipendenti e la risposta pubblica di Karp.
Episodio VII — Il nodo italiano. I tre canali paralleli (securitario, politico-culturale, Musk-Stroppa) analizzati separatamente: i contratti Teledife secretati, il NatCon Roma 2020 e la rete Giubilei, l’ascesa e la caduta dell’asse Meloni-Musk. Con la domanda aperta su Avatar Investments.

Episodio VIII — La topografia del ritiro.

La comparazione sistematica tra i club del potere — Bilderberg, Bohemian Grove, Skull and Bones, Dialog, Executive Branch — come strati evolutivi di una stessa funzione sociale: produrre coesione d’élite sottratta al controllo democratico. Con l’ipotesi che Thiel, nell’abbandonare Bilderberg 2026, stia segnalando qualcosa di strutturale sulla direzione del Thielverse.​​​​​​​​​​​​​​​​


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Ennio Martignago