Dossier: La Guerra Santa delle AI — Episodio III
Ovvero: il teatrino di chi crede di dirigere una storia che non ha trama
C’è una scena nel film di Kubrick che tutti ricordano: il Dottor Stranamore — ex scienziato nazista riciclato nel Pentagono, con un braccio che si solleva in saluto automatico ogni volta che abbassa la guardia — assiste impotente alla fine del mondo mentre intorno a lui i generali discutono di «gap minerario» e il presidente cerca di impedire la guerra chiamando il premier sovietico ubriaco. La scena funziona perché il disastro non ha un cattivo: ha una collezione di imbecilli convinti di essere indispensabili, ognuno bloccato nel proprio copione, incapaci di smettere di recitare anche quando il teatro prende fuoco.
L’intelligenza artificiale del 2026 non ha il suo Dottor Stranamore. Ne ha almeno una dozzina. E nessuno di loro scende su una bomba verso il basso — gesto che almeno avrebbe una direzione. Cavalcano una scopa verso un orizzonte che nessuno ha ancora disegnato, convinti di sapere dove stanno andando, mentre la scopa ha già smesso di ascoltarli da un pezzo.
La situazione, per dirla con Ennio Flaiano, è drammatica. Ma non è seria.
1. Peter Thiel e la fine del mondo come piano d’investimento

Peter Thiel — co-fondatore di PayPal, primo investitore esterno di Facebook, fondatore di Palantir, finanziatore di Vance, di Trump e di una quantità di startup che condividono una visione del futuro che Hobbes avrebbe trovato eccessivamente pessimista — è il personaggio che meglio di tutti ha capito come trasformare l’apocalisse in asset class.
La sua posizione sull’intelligenza artificiale è un capolavoro di ambiguità strutturale. Thiel ha finanziato DeepMind prima che venisse acquistata da Google, ha finanziato OpenAI nei suoi anni formativi attraverso il fondo Y Combinator, e ha poi dichiarato pubblicamente che l’AI è «la cosa più pericolosa e potenzialmente distruttiva mai costruita dall’umanità». Nel frattempo, Palantir — la sua creatura principale — vende sistemi di analisi dei dati e supporto decisionale a governi, eserciti e agenzie di intelligence di mezzo mondo, e il modello di business prospera esattamente quanto più il mondo diventa il tipo di posto pericoloso e sorvegliato che Thiel descrive come la sua preoccupazione principale.
C’è un termine tecnico per questa posizione: si chiama hedging esistenziale. Scommetti contemporaneamente sulla fine del mondo e sulla sua sopravvivenza controllata, e vinci in entrambi i casi. Thiel lo chiama filosofia. I suoi critici lo chiamano conflitto di interessi. Probabilmente è tutte e due le cose, che è il tipo di risposta che non soddisfa nessuno e descrive quasi tutto.
La cosa più rivelatrice di Thiel non è ciò che dice ma ciò che ha comprato: una proprietà in Nuova Zelanda dove ha ottenuto la cittadinanza in modo abbastanza opaco, in quello che è diventato un genere a sé stante tra i miliardari della tech — il bunker della fine del mondo come seconda casa. Thiel ha almeno la coerenza di essere il primo ad andarsene quando il suo stesso scenario si avvera. Stranamore, nel film, propone di portare i migliori esemplari dell’umanità nei bunker sotterranei mentre il mondo di sopra esplode. Thiel ha già prenotato il bunker.
2. Ray Kurzweil e il profeta che non muore
Ray Kurzweil prende 150 pillole al giorno. Non è una metafora: è letteralmente vero. Direttore dell’ingegneria di Google, inventore di cose reali e importanti come i sintetizzatori musicali e i sistemi di riconoscimento ottico dei caratteri, Kurzweil ha costruito negli ultimi trent’anni la narrazione più influente — e più impermeabile alla falsificazione — dell’intero campo tecnologico: la Singolarità.
La tesi è semplice nella forma e vertiginosa nelle implicazioni: la crescita esponenziale della capacità computazionale porterà, intorno al 2045, a un punto di discontinuità radicale in cui l’intelligenza artificiale supererà quella umana, la tecnologia consentirà di caricare la coscienza su supporti digitali, e la morte diventerà opzionale. Kurzweil intende essere ancora vivo nel 2045 per verificarlo di persona. Le 150 pillole quotidiane servono a garantire che il corpo tenga fino ad allora.
Il fascino intellettuale della Singolarità è che è esattamente abbastanza precisa da sembrare falsificabile senza esserlo davvero. Kurzweil ha fatto previsioni specifiche per anni — alcune corrette, alcune sbagliate, tutte reinterpretabili in modo da confermare la traiettoria generale. Quando GPT-4 arriva nel 2023, è una conferma della Singolarità. Quando un modello si rivela incapace di ragionamento elementare, è una fase intermedia prevista dalla teoria. La Singolarità ha la struttura epistemica di una religione ben costruita: accetta tutte le evidenze come conferme.
Ciò che fa Kurzweil, però, è più interessante di quanto sembri: fornisce a chi investe nell’AI una narrativa di legittimazione cosmica. Non stai finanziando un’azienda tecnologica — stai partecipando alla più grande trasformazione nella storia della specie. L’escatologia come pitch deck. Il paradiso digitale come valutazione pre-money.
La scopa di Kurzweil va verso l’alto, verso la trascendenza. Il Dottor Stranamore sarebbe ammirato dalla coerenza. Avrebbe però qualcosa da dire sul fatto che la trascendenza digitale di Kurzweil assomiglia in modo sospetto al paradiso dei ricchi — quelli che possono permettersi 150 pillole al giorno e i migliori oncologi privati mentre aspettano che la tecnologia risolva il problema della mortalità.
3. I Politici: una Galleria di Equivoci Sinceri

Il momento più onesto nella storia recente del rapporto tra politica e intelligenza artificiale si è consumato nel marzo 2023, quando il senatore americano Dick Durbin ha chiesto a Sam Altman, durante un’audizione al Congresso, se ChatGPT fosse «disponibile su Facebook». Altman ha risposto di no con la pazienza di un insegnante di scuola media che corregge un compito per la centesima volta.
Durbin non era particolarmente più ignorante dei suoi colleghi. Era solo più esposto. Le audizioni congressuali sui sistemi AI hanno prodotto un genere letterario specifico: il politico che fa domande scritte dai propri giovani collaboratori a un CEO che risponde con le parole scritte dai propri avvocati, in un dialogo in cui nessuna delle due parti capisce esattamente cosa stia dicendo l’altra, su una tecnologia che nessuno dei due comprende fino in fondo, con conseguenze regolatorie che entrambi fingono di saper prevedere.
In Europa la situazione è strutturalmente diversa e non necessariamente migliore. L’AI Act dell’Unione Europea è il tentativo più ambizioso al mondo di regolamentare l’intelligenza artificiale per categorie di rischio, ed è anche un documento negoziato da persone che stavano ancora definendo i termini fondamentali mentre GPT-4 era già in produzione. La burocrazia dell’Unione si muove alla velocità del diritto; il silicio si muove alla velocità del mercato. Il gap non è risolvibile con più riunioni.
Modi, nel frattempo, ha tentato di stringere le mani di Altman e Amodei e ci ha rimesso la dignità di una foto. Questo lo rende, paradossalmente, il politico più onesto della sequenza: ha almeno provato a fare qualcosa.
4. I Generali: la Guerra che Nessuno Sa Ancora Come Combattere
Il Pentagono ha speso miliardi per integrare sistemi AI nelle proprie operazioni. Ha finanziato ricerca, ha stretto partnership con Palantir, con Microsoft, con Google (che poi ha dovuto fare marcia indietro dopo la rivolta interna dei dipendenti sul progetto Maven), e — come abbiamo visto nell’Episodio I — ha tentato di piegare Anthropic affinché rimuovesse i propri limiti etici in cambio di un contratto da 200 milioni.
La cosa che i generali sanno con certezza è che i propri avversari stanno facendo la stessa cosa. La cosa che non sanno — e che nessuno sa — è come si combatte una guerra in cui i sistemi di supporto decisionale possono prendere decisioni più velocemente di qualsiasi catena di comando umana, in cui i droni autonomi identificano bersagli usando algoritmi addestrati su dataset che nessuno ha verificato completamente, e in cui una vulnerabilità nei modelli AI nemici è anche, per definizione, una vulnerabilità nei propri modelli AI.
La dottrina militare si è sempre adattata alle nuove armi con ritardo — così è stato per la polvere da sparo, per l’aviazione, per il nucleare. Con l’AI il ritardo è compresso ulteriormente perché la tecnologia cambia a una velocità che precede qualsiasi sviluppo dottrinale. I generali che nel 2026 decidono come usare i sistemi AI in contesti operativi stanno applicando categorie concettuali sviluppate per guerre precedenti a strumenti che non hanno precedenti. Il Dottor Stranamore nel film è pericoloso perché applica la logica della deterrenza nucleare a una situazione che quella logica l’ha già superata. I suoi eredi nel campo AI applicano la logica della superiorità tecnologica a sistemi la cui superiorità è, per definizione, temporanea e contestabile.
5. Gli Influencer della Singolarità: il Coro del Teatrino
Ogni buon teatrino ha il suo coro. Nell’AI del 2026, il coro è composto da una categoria che non esisteva vent’anni fa e che la rete ha reso possibile e poi indispensabile: il singularity influencer, l’intellettuale di piattaforma che monetizza la propria capacità di spiegare l’AI a chi non la capisce, costruendo un pubblico sulla promessa di renderla comprensibile mentre la rende convenientemente mistica.
Il meccanismo è preciso. Prendi una tecnologia genuinamente complessa, seleziona i risultati più spettacolari, elimina il contesto tecnico che spiegherebbe i limiti, aggiungi un arco narrativo che oscilla tra l’utopia e la distopia a seconda del momento e del pubblico, e monetizza la tensione. L’AI risolverà il cancro — trecento milioni di visualizzazioni. L’AI ci renderà irrilevanti — quattrocento milioni di visualizzazioni. L’AI è già cosciente — cinque video di risposta da altrettanti influencer rivali.
Ciò che questi personaggi fanno non è informare: è tenersi in prossimità dell’evento abbastanza da sembrare autorevoli, abbastanza lontano da non essere responsabili di nulla quando le previsioni si rivelano sbagliate. Sono il coro della tragedia greca reinterpretato da un algoritmo di raccomandazione: commentano quello che vedono, amplificano la tensione drammatica, e tornano a casa indenni qualunque cosa succeda sul palco.
La cosa interessante è che alcuni di loro sono anche, simultaneamente, ricercatori seri, filosofi rigorosi o giornalisti capaci. Nick Bostrom, che ha scritto Superintelligence — il libro che ha convinto mezza Silicon Valley che i rischi esistenziali dell’AI meritassero attenzione — è un filosofo analitico che ha fatto un lavoro genuinamente originale. Ha anche prodotto, nel 2023, una lettera aperta in cui si pentiva di non avere considerato abbastanza le implicazioni sociali di alcune delle proprie argomentazioni teoriche. Eliezer Yudkowsky, il teorico dell’allineamento AI di MIRI, scrive con tale urgenza apocalittica da avere proposto, in un editoriale su Time, che le grandi potenze considerino attacchi militari preventivi ai data center di qualsiasi paese che sviluppassero AI non allineata. L’estremismo come posizione intellettuale è, in genere, il sintomo di una conversazione che ha perso il senso delle proporzioni.
La Commedia Senza Trama
Kubrick aveva una trama. Il Dottor Stranamore scende sulla bomba perché l’escalation della guerra fredda ha una logica interna, orribile e precisa: ogni mossa genera la contromossa, ogni deterrente genera la corsa al deterrente superiore, fino al punto di non ritorno. È una tragedia meccanica, deterministica, in un certo senso quasi rassicurante nella sua coerenza.
L’AI del 2026 non ha quella coerenza. Non ha un punto di non ritorno identificabile, non ha una dottrina della deterrenza accettata da tutte le parti, non ha nemmeno un accordo condiviso su cosa costituirebbe una catastrofe — perché ciascuno dei personaggi di questo teatrino definisce la catastrofe in modo tale da escludere i propri comportamenti e includere quelli dei rivali.
Thiel costruisce il bunker e finanzia la sorveglianza. Kurzweil aspetta l’immortalità digitale prendendo pillole. I politici fanno domande ai CEO e fanno leggi che arrivano in ritardo. I generali integrano sistemi che non capiscono completamente in dottrine che non reggono il confronto con la velocità del silicio. Gli influencer spiegano tutto e non sono responsabili di nulla. E nel mezzo di tutto questo, i modelli linguistici continuano a migliorare a una velocità che nessuno degli attori in campo riesce a governare davvero — né chi li costruisce, né chi li regola, né chi li teme, né chi li adora.
È una commedia, forse una tragedia. Come diceva Flaiano, la differenza dipende da dove si è seduti.
Il Dottor Stranamore almeno sapeva dove stava andando. La scopa no.
Quote:
- «L’escatologia come pitch deck. Il paradiso digitale come valutazione pre-money.»
- «La Singolarità ha la struttura epistemica di una religione ben costruita: accetta tutte le evidenze come conferme.»
- «Il Dottor Stranamore almeno sapeva dove stava andando. La scopa no.»
- «La situazione è drammatica, ma non è seria. La differenza dipende da dove si è seduti.»
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