Cerca nel Franti
Hack - Istruzioni per l’uso

QUINDICI MILIARDI ALL’ANNO PER AFFITTARE IL CERVELLO DEL NEMICO

Quando il tuo fornitore di calcolo è anche il tuo concorrente, hai un problema strategico. Anthropic ha deciso di averlo a quindici miliardi all’anno. Nelle carte depositate per la più grande Ipo della storia, un piccolo paradosso industriale racconta dove sta andando davvero l’intelligenza artificiale.

IL PARADOSSO ANTHROPIC–SPACEX E LA FAME ELETTRICA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Nelle carte depositate da SpaceX in vista della più grande Ipo della storia si nasconde una cifra che farebbe arrossire anche un banchiere di Riad. E un cortocircuito industriale che racconta meglio di mille convegni dove sta andando davvero la corsa all’AI.


Esistono notizie che si leggono in fretta e poi si lasciano scorrere via, archiviate fra le tante esagerazioni della Silicon Valley. E poi esistono notizie che meritano di essere lette due volte, perché alla seconda lettura ci si accorge che dentro c’è una piccola lezione di filosofia industriale travestita da comunicato finanziario.

La notizia uscita questa settimana dai documenti depositati da SpaceX presso la Securities and Exchange Commission appartiene alla seconda categoria. Riassunta nella sua nudità contabile: Anthropic, l’azienda fondata dai fratelli Amodei per costruire un’intelligenza artificiale “più sicura” alternativa a quella di OpenAI e di Musk, pagherà a SpaceX un miliardo e duecentocinquanta milioni di dollari al mese, fino al maggio del 2029, per affittare la potenza di calcolo dei data center Colossus e Colossus II. Quindici miliardi di dollari all’anno. Fino a quarantacinque miliardi sull’intero contratto, se nessuna delle due parti decide di interromperlo con i novanta giorni di preavviso previsti.

Il numero, di per sé, è già sufficiente a chiudere la giornata e andare a fare due passi. Ma il vero punto è un altro.

IL FORNITORE DI CALCOLO È ANCHE IL PROPRIETARIO DEL RIVALE

Per capirlo bisogna ricostruire una piccola sequenza di fusioni che si è consumata negli ultimi mesi nel più totale rumore di fondo della cronaca tecnologica. Nel febbraio del 2026 SpaceX ha assorbito xAI, la società di Musk che sviluppa il chatbot Grok, in una fusione interamente azionaria che ha portato la valutazione complessiva del nuovo soggetto attorno ai 1.250 miliardi di dollari. Pochi mesi dopo, a maggio, xAI ha smesso di esistere come società autonoma: Grok e la piattaforma X sono ora una divisione interna di SpaceX, che per l’occasione si è ribattezzata SpaceXAI.

Tradotto in italiano corrente: Anthropic non sta pagando un fornitore neutro di servizi cloud. Sta pagando il proprietario diretto del laboratorio concorrente che sviluppa Grok, lo stesso laboratorio che Musk si vanta periodicamente di voler far diventare “la più grande intelligenza artificiale del pianeta”. E lo paga con cifre che, secondo il documento depositato alla Sec, da sole basterebbero a raddoppiare il fatturato annuale di SpaceX.

C’è qualcosa di splendidamente medievale in tutto questo. È come se Pisa avesse pagato Genova in oro sonante per affittare le sue galee, perché in fondo le galee genovesi erano ancorate al porto e non si voleva fossero usate da nessun altro. Funziona, finché funziona. Poi a un certo punto Genova decide che le servono di nuovo, dà il preavviso di novanta giorni, e Pisa scopre di non avere più una flotta.

LA FAME ELETTRICA COME NUOVO LIMITE DELLA MODERNITÀ

Dietro la cifra c’è però qualcosa di più interessante della semplice ironia industriale. C’è il fatto che, nel 2026, la principale limitazione fisica allo sviluppo dell’intelligenza artificiale non è il talento, non è il capitale, non è nemmeno la disponibilità di processori grafici di ultima generazione. È l’elettricità.

I Colossus e Colossus II, i due centri di calcolo che Anthropic ha affittato, si trovano fra il Tennessee e il Mississippi e bruciano insieme oltre un gigawatt di potenza. Per dare un’idea, è il consumo di una città italiana di medie dimensioni. Sono stati costruiti in tempi record da SpaceX per addestrare Grok, ma Musk a un certo punto ha dichiarato candidamente che gli serviva solo una parte di quella capacità, e così ha messo in affitto il resto al miglior offerente. Anthropic, che secondo il Wall Street Journal sta per superare i dieci miliardi di dollari di fatturato trimestrale grazie soprattutto ai suoi strumenti per la programmazione, ha alzato la mano per prima.

Il dettaglio illuminante è proprio nella sproporzione. Un’azienda di software che vende abbonamenti per scrivere codice si ritrova a destinare a un fornitore di elettricità organizzata in forma di silicio una somma che è circa una volta e mezzo il bilancio annuale del Comune di Roma. Non perché il software sia particolarmente caro da scrivere, ma perché le macchine che lo eseguono hanno fame. Una fame impressionante, costante, prevedibile, che non si placa.

Musk lo ha capito prima di tutti, e ha trasformato un problema in un modello di business. La sua duplice strategia, scrive il documento depositato alla Sec, “offre molteplici percorsi per generare ritorni sul capitale investito”. Traduzione: costruisco i data center per addestrare la mia AI, ma se mi avanza capacità la vendo ai miei concorrenti, così pago i costi di costruzione e ricavo pure un margine. È esattamente quello che facevano i baroni del carbone nell’Ottocento, con la differenza che oggi il combustibile è la potenza di calcolo e i clienti sono altre aziende dell’AI.

IL POTERE DI UN UOMO SOLO, SCRITTO NERO SU BIANCO

L’altra parte interessante del documento è quella che riguarda la struttura di governo della futura SpaceX quotata in Borsa. Le carte chiariscono senza giri di parole che l’unica persona autorizzata a licenziare Musk è Musk. Che il fondatore controllerà l’85,1% dei diritti di voto attraverso una struttura a doppia categoria di azioni in cui le Classe B valgono dieci voti ciascuna. Che la società userà una legge del Texas per respingere eventuali acquisizioni ostili e proteggere i dirigenti da rimozioni indesiderate. Che Musk sarà contemporaneamente amministratore delegato, direttore tecnico e presidente del consiglio di amministrazione.

Diversi fondi pensione americani, fra cui quelli che gestiscono i risparmi degli insegnanti della California e dei dipendenti pubblici di New York, hanno definito “estremi” questi piani. La parola è interessante, perché di solito i fondi pensione non usano aggettivi. Quando lo fanno, vuol dire che qualcosa li ha davvero spaventati.

Aggiungiamoci che SpaceX prevede di riservare ai piccoli investitori una quota insolitamente ampia delle azioni in vendita, attorno al trenta per cento, e che secondo alcuni osservatori questo potrebbe trasformarla in un titolo da social network finanziari, esposto a oscillazioni emotive più che industriali. Il quadro che emerge è quello di una società che chiede al mercato cifre da capogiro (la valutazione obiettivo è di 1.750 miliardi di dollari, la raccolta prevista è di 75 miliardi, sarebbe la più grande Ipo della storia) e in cambio offre la fiducia personale del suo fondatore. Prendere o lasciare.

COSA RESTA SUL TAVOLO, OLTRE AI MILIARDI

C’è una vecchia regola che chi ha lavorato in azienda conosce bene: quando il tuo principale fornitore è anche il tuo principale concorrente, hai un problema strategico, non un problema commerciale. I problemi commerciali si risolvono con un nuovo contratto. Quelli strategici si risolvono cambiando mestiere.

Anthropic per ora sembra accettare questa dipendenza come prezzo da pagare per restare nella partita. Tom Brown, il responsabile del calcolo dell’azienda, ha scritto che la capacità di Colossus servirà soprattutto per l’inferenza, cioè per far funzionare i modelli già addestrati. Significa che, nei fatti, ogni volta che qualcuno chiede qualcosa a Claude, una piccola frazione di centesimo va a sostenere i conti della società che possiede Grok. È un’eleganza commerciale che meriterebbe di essere studiata nelle scuole di economia.

Resta da capire se questo tipo di intreccio sopravviverà ai prossimi cicli politici, alle prossime tensioni regolamentari, alle prossime intemperanze dichiarative del padrone di entrambi i campi da gioco. Il contratto, ricordiamolo, è interrompibile con novanta giorni di preavviso da entrambe le parti. Tre mesi. Nel tempo dell’intelligenza artificiale, tre mesi sono un’era geologica.

Nel frattempo, mentre dai documenti depositati alla Sec trapelano anche notizie meno edificanti — il possibile bando di Grok in alcuni Paesi per le immagini sessualmente offensive che ha continuato a generare, i dubbi sulla sostenibilità tecnica dei data center spaziali che Musk vorrebbe lanciare in orbita per superare i limiti energetici terrestri, il debito complessivo del gruppo salito oltre i 23 miliardi di dollari — il mondo continua a scorrere, e Claude continua a rispondere, e Grok continua a sproloquiare, e tutti continuano a chiedersi se l’intelligenza artificiale stia davvero diventando intelligente o se stia soltanto diventando, come la civiltà che l’ha generata, più affamata.

Una cosa è certa: la corsa all’AI, nel maggio del 2026, non si gioca più nei laboratori. Si gioca nelle centrali elettriche. E chi controlla la corrente controlla il pensiero, almeno quello dei modelli che dovrebbero pensare al posto nostro.

Resta da capire chi controllerà il nostro.


Fonti: Wired Italia, TechCrunch, Reuters, Bloomberg, documento S-1 depositato da SpaceX presso la Securities and Exchange Commission.


Scopri di più da Franti Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

avatar dell'autore
Ennio Martignago