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Guerrilla Skepticism: lo scetticismo come operazione

Chi coordina le voci Wikipedia su scienze di frontiera? GSoW, Susan Gerbic e il CSI: come uno scetticismo organizzato diventa il senso comune di Google. Ep. II.

L’Ultrascienza e i suoi Inquisitori — Ep. II

estratto

Wikipedia è il codice sorgente del senso comune contemporaneo: alimenta Google, Siri, le AI e le conversazioni a cena. Ma chi scrive quelle voci? Nel 2010 Susan Gerbic ha fondato Guerrilla Skepticism on Wikipedia, un’organizzazione con 140 editor in 17 lingue e un mandato dichiarato: presidiare i contenuti scientifici. Il paradosso è raffinato — non viola le regole, le usa meglio degli altri. Secondo episodio della mini-serie sull’ultrascienza e i suoi inquisitori digitali.

Seconda puntata di una mini-serie in tre episodi


Nel primo episodio abbiamo lasciato aperta una domanda: chi controlla i controllori che controllano i controllori? Adesso proviamo a rispondere, non con una teoria del complotto — strumento pigro e rassicurante che Franti non usa — ma con nomi, date, mandati dichiarati e una filiera di influenza documentabile che va da una pagina Facebook privata alla risposta che Siri ti dà quando le chiedi cos’è la risonanza morfica.

Cominciamo dalla fine della catena, perché è lì che si capisce la posta in gioco. Wikipedia compare stabilmente tra i primi tre risultati di Google per circa il 56% delle ricerche globali. Appare nei featured snippet — quelle risposte preconfezionate in cima alla pagina — dieci volte più di qualsiasi altro sito. I Knowledge Panel di Google, quei riquadri informativi che compaiono a destra quando cerchi una persona, un’organizzazione o un concetto, attingono sistematicamente a Wikipedia come fonte primaria. I bot vocali — Siri, Alexa, Google Assistant — usano Wikipedia per rispondere alle domande il 99% delle volte, secondo le stime disponibili. E da quando i modelli di linguaggio di grandi dimensioni hanno cominciato ad addestrare su corpus testuali pubblici, Wikipedia figura come seconda fonte per quantità di testo dopo i brevetti Google, il che significa che quello che c’è scritto lì dentro finisce, digerito e trasformato, nelle risposte che i sistemi di intelligenza artificiale generano per miliardi di utenti ogni giorno.

La catena è questa: qualcuno scrive una voce Wikipedia → Google la estrae nel Knowledge Panel → Siri la legge ad alta voce → l’AI la rimastica nella risposta → l’utente la riporta a cena come fatto acquisito. L’editing di Wikipedia non è una questione da nerd con troppo tempo libero: è il codice sorgente del senso comune contemporaneo.


L’organizzazione e il suo mandato

Nel 2010, una fotografa di ritratti di Salinas, California — Susan Gerbic, nata nel 1962 — fonda su Facebook un gruppo che chiama Guerrilla Skepticism on Wikipedia, abbreviato in GSoW. Il nome è un manifesto: non “miglioramento collaborativo dei contenuti enciclopedici” ma guerriglia, termine militare che implica tattica asimmetrica, velocità di movimento, conoscenza del terreno che il nemico non possiede. La missione dichiarata è altrettanto esplicita: “migliorare i contenuti scientifici e scettici su Wikipedia in tutte le lingue possibili.”

Gerbic non è una ricercatrice né un’accademica. È una fellow del Committee for Skeptical Inquiry — il CSI, che fino al 2006 si chiamava CSICOP, Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal — l’organizzazione fondata nel 1976 da Paul Kurtz alla State University di Buffalo con tra i membri fondatori Carl Sagan, Isaac Asimov, B.F. Skinner, Martin Gardner e James Randi. Un’organizzazione, cioè, con un’agenda filosofica precisa, sedimentata in cinquant’anni di attività, finanziata da donazioni e dalla vendita dello Skeptical Inquirer, la rivista che pubblica le analisi critiche dei fenomeni paranormali e delle scienze di frontiera. Nel 2017 Gerbic ha ricevuto il premio della James Randi Foundation. Nel 2019 il New York Times le ha dedicato un articolo per le operazioni di infiltrazione condotte contro i medium.

In undici anni di attività GSoW ha prodotto, secondo i propri dati, oltre 2.000 articoli su Wikipedia in diciassette lingue, raccolti collettivamente più di 100 milioni di visualizzazioni. Il gruppo conta circa 120-140 editor attivi, coordinati attraverso pagine Facebook private — chiuse, non pubbliche — e opera con una metodologia che Gerbic ha descritto pubblicamente come “addestramento dei nuovi membri” e “preparazione accurata del lancio degli articoli per evitare cancellazioni frustranti.” Il che, tradotto fuori dall’eufemismo, significa: impariamo le regole di Wikipedia abbastanza bene da usarle meglio di chiunque altro, così i nostri contenuti sopravvivono al processo di revisione.


Il paradosso del soldato che combatte per la neutralità

Qui emerge il paradosso che vale la pena di tenere ben fermo, senza risolverlo prematuramente in nessuna delle due direzioni. GSoW non viola tecnicamente le regole di Wikipedia. Cita fonti “affidabili” secondo i parametri WP:RS. Rispetta la gerarchia delle fonti. Impara il linguaggio burocratico degli editor con anzianità. Costruisce consenso nei canali ufficiali. Dal punto di vista procedurale è difficile trovare una falla formale — e questo è esattamente il punto.

Rebecca O’Neill, ricercatrice irlandese con dottorato sui processi di costruzione della conoscenza collaborativa, ha sollevato la questione strutturale in modo preciso: GSoW costruisce consenso editoriale in spazi privati, poi lo porta su Wikipedia come se fosse il risultato di un processo aperto. “I gruppi segreti sono problematici per Wikipedia”, ha scritto, “perché creano il proprio consenso indipendentemente dalla comunità più ampia di Wikipedia, il che può portare a preoccupazioni legittime riguardo ad agenda e bias nel contenuto.” Il punto non è che il contenuto sia falso — spesso non lo è. Il punto è che il processo di formazione del consenso che Wikipedia esibisce come garanzia di neutralità è, in questi casi, già avvenuto altrove, in un forum privato, tra persone che condividono la stessa posizione filosofica di partenza.

La posizione di GSoW di fronte a questa critica è, in qualche modo, più rivelatrice della critica stessa. La risposta standard è: “stiamo solo applicando le policy di Wikipedia meglio di quanto facciano i proponenti di pseudoscienza.” Il che è una risposta tecnicamente inattaccabile e filosoficamente circolare: stabilisce che il contenuto che loro producono è corretto perché segue le regole, e che le regole sono corrette perché producono il contenuto giusto. Il principio di falsificabilità che Popper riservava alle teorie scientifiche non sembra applicarsi, in questo schema, allo scetticismo organizzato stesso.


La genealogia del sospetto organizzato

Per capire GSoW non basta guardare al 2010: bisogna risalire alla genealogia dell’organizzazione madre. Il CSICOP nasce il 30 aprile 1976, a Buffalo, in un convegno intitolato “Le nuove irrazionalità: antiscienza e pseudoscienza.” Il contesto storico conta: siamo nell’America post-Watergate, post-Vietnam, in piena ondata di fascino per l’occulto, le sette, gli alieni, i guru — la stagione in cui Uri Geller piega i cucchiai in televisione e Erich von Däniken vende milioni di copie con gli astronauti degli dèi. In questo contesto, il progetto di Kurtz ha una legittimità innegabile: qualcuno doveva alzare la mano e dire che il cucchiaio non si piega per telecinesi.

Il problema, come spesso accade con le istituzioni, è che le organizzazioni nate per rispondere a una crisi tendono a perpetuarsi oltre la crisi stessa, e a fare del mantenimento della propria missione il fine principale. Il CSICOP — diventato CSI nel 2006, con un cambio di nome che sposta l’accento da “indagine scientifica delle affermazioni paranormali” a “indagine scettica” in senso più ampio — ha continuato a espandere il perimetro di ciò che considera degno di scetticismo organizzato. Dalla parapsicologia alle medicine tradizionali, dalla fusione fredda alle anomalie della cosmologia standard, dalla ricerca sui sogni lucidi agli studi sull’ipnosi: il fronte si è allargato fino a includere ricerche che non si trovano in nessun telegiornale del paranormale, ma su riviste peer-reviewed.

È in questo slittamento silenzioso — da “combattiamo i ciarlatani televisivi” a “presidiamo le voci Wikipedia di chiunque sfidi il paradigma” — che l’operazione GSoW rivela la sua natura più interessante. Non è difesa della scienza: è sorveglianza del perimetro epistemologico. Ed è sorveglianza esercitata su un’infrastruttura — Wikipedia — che il pubblico non legge come documento di parte ma come enciclopedia neutrale.


Come il virus entra nel senso comune

La filiera è elegante nella sua semplicità. Un utente cerca su Google il nome di Rupert Sheldrake — scienziato, Cambridge, ipotesi sulla risonanza morfica. Google restituisce il Knowledge Panel con la descrizione estratta da Wikipedia: “parapsychology researcher”, “widely criticized as pseudoscience.” L’utente non clicca sulla voce: ha già avuto la risposta nel riquadro a destra. Il giorno dopo, a cena, riferisce: “ho cercato Sheldrake, è uno pseudoscienziato.” Non ha letto nulla, non ha valutato nulla. Ha ricevuto un verdetto preconfezionato che porta l’autorità implicita di Google e di Wikipedia insieme, due marchi di credibilità che nessun lettore critico interroga sistematicamente.

La stessa dinamica funziona con Daryl Bem, il cui paper del 2011 su Journal of Personality and Social Psychology — una rivista peer-reviewed di prim’ordine — documentava effetti statisticamente significativi di percezione extrasensoriale in nove esperimenti replicati su oltre mille soggetti. Wikipedia lo presenta come caso di “ricerca controversa” con accento sulle repliche fallite e sulle critiche metodologiche, senza che il lettore medio abbia gli strumenti per valutare se il peso dato alle repliche fallite sia proporzionale al peso dato agli studi originali o rifletta invece una scelta editoriale. Russell Targ, fisico con curriculum regolare che ha lavorato negli anni Settanta per la Stanford Research Institute su programmi di ricerca finanziati dalla CIA — il programma Stargate, declassificato negli anni Novanta — viene presentato su Wikipedia con la categoria “parapsicologia” appiccicata addosso come un cartellino di prezzo che dice il valore prima della lettura.

Nessuna di queste voci mente in senso stretto. Tutte selezionano, pesano, incorniciano. E la selezione, il peso e la cornice sono il prodotto di un processo editoriale che non è neutrale per definizione, ma per performance.


La domanda che lo scetticismo non si pone

C’è una domanda che GSoW non si pone mai pubblicamente, e la sua assenza è più eloquente di qualsiasi risposta. Se lo scetticismo è un metodo — come le sue fedi più nobili dichiarano — dovrebbe applicarsi anche a se stesso. Chi verifica le verifiche? Chi esamina i verificatori? Chi sottopone a peer review il processo con cui si decide quali peer review siano attendibili?

La risposta implicita di GSoW è: la comunità scientifica mainstream, i cui criteri di affidabilità sono codificati nelle policy WP:RS di Wikipedia. Ma quella comunità è esattamente ciò che il primo episodio di questa serie ha mostrato essere una struttura con dinamiche di potere, bias di finanziamento, crisi di riproducibilità e meccanismi di gatekeeping non immuni dalla pressione istituzionale. Usarla come arbitro finale del vero è come risolvere la domanda “chi controlla la polizia?” nominando la polizia supervisore di se stessa.

Non è un argomento contro lo scetticismo: è un argomento per uno scetticismo più radicale di quello che GSoW pratica. Uno scetticismo che si applichi anche ai meccanismi attraverso cui lo scetticismo viene organizzato, finanziato, premiato e distribuito su un’infrastruttura che miliardi di persone usano come mappa del reale.

La guerriglia più efficace, in fondo, è quella che non si vede. Non perché sia segreta — i mandati di GSoW sono dichiarati, i premi ricevuti pubblici, gli articoli firmati, le conferenze aperte. Ma perché opera attraverso un’istituzione che ha il privilegio di essere considerata trasparente per costituzione, mentre la sua struttura di potere effettiva — quell’1% di editor che produce l’80% del contenuto, coordinati in parte da organizzazioni con agende esplicite — rimane invisibile a chi consulta la voce e legge il riquadro a destra su Google.

La prossima volta che qualcuno vi dice “l’ho letto su Wikipedia”, ricordate che Wikipedia non è dove finisce la ricerca. È dove inizia il condizionamento.


Il prossimo e ultimo episodio: Sheldrake, Bem, Targ — i tre casi come banco di prova dell’etichetta performativa. Non per riabilitarli acriticamente, ma per mostrare come “ultrascienza” funzioni da categoria aperta là dove “pseudoscienza” chiude la discussione prima di aprirla. E infine: serve scetticismo, ma chi controlla gli scettici?


Secondo episodio della mini-serie “L’Ultrascienza e i suoi Inquisitori”
Ep. I — La voce che decide cos’è scienza
Ep. II — Guerrilla Skepticism: lo scetticismo come operazione
Ep. III — I sospetti utili: Sheldrake, Bem, Targ e l’inquisizione metodologica


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Ennio Martignago