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Tribe - Gruppi umani e generazionali

IL PAESE DELLE TRIBÙ 9 — PERCHÉ CRESCONO SOLO LE TRIBÙ DELLA MEMORIA

E allora torniamo alla panchina, che è il luogo dove questo dossier è cominciato senza saperlo. Quattro anziani seduti davanti a un cantiere che commentano i lavori: nessuna tessera, nessuno statuto, nessun censimento, nessuna copertura mediatica.

Vespe, partigiani, bande di paese: la mappa di ciò che sale e di ciò che scende, e una conclusione dalla panchina

Chiudiamo il dossier con l’esercizio più utile: separare le tribù italiane in crescita da quelle in calo, e vedere se hanno qualcosa in comune. Ce l’hanno, e la cosa è più interessante dei singoli numeri.
Cominciamo dalle salite. Il Vespa Club d’Italia, fondato nel 1949, ha una curva che sembra un errore di trascrizione: 58.000 iscritti a fine 2018, 67.006 nel 2019, 69.375 nel 2020, 77.148 nel 2021, 84.464 nel 2022, fino a superare i 90.000 nel 2023 in 615 club. Per capire l’anomalia, va ricordato che il record storico dell’epoca d’oro — 67.167 soci nel 1963, quando la Vespa era un mezzo di trasporto e non un oggetto di culto — sembrava per decenni imbattibile. È stato superato di un quarto da un’associazione dedicata a un veicolo che quasi nessuno usa più per andare al lavoro.


Seconda salita, di segno opposto: l’ANPI. Nata a Roma nel 1944 e aperta da tempo a chiunque condivida i valori della Resistenza, contava 160.404 iscritti nel 2024, con una crescita del 4,59% nell’anno precedente. Le donne sono il 42,6%; i giovani fino a trentacinque anni circa l’8%; un terzo sono impiegati, il 14% insegnanti, il 6% studenti. Un’associazione di ex combattenti che non ha praticamente più ex combattenti e continua a crescere: è, in senso stretto, un’eredità senza eredi diretti.
Ora le discese, e sono altrettanto eloquenti. Gli Alpini calano per estinzione anagrafica della leva. Le bande musicali di paese e i cori faticano a rimpiazzare gli organici. I cacciatori sono passati in pochi decenni da oltre un milione e mezzo di licenze a poco più di mezzo milione. I gruppi ultras storici, come nota chi ha studiato il movimento, sono in gran parte scomparsi, sostituiti da sigle uniche di curva più adatte alla gestione moderna.
Il criterio che separa le due liste non è l’età media, non è la politica e non è il territorio. È questo: crescono le tribù che chiedono un’adesione simbolica, calano le tribù che chiedono un’esperienza fisica. Iscriversi all’ANPI richiede quindici euro e una convinzione; iscriversi agli Alpini richiedeva un anno di caserma. Comprare una Vespa restaurata richiede denaro e passione domenicale; suonare nella banda del paese richiede due prove a settimana per vent’anni. La memoria si può trasmettere; il corpo no.
Ne consegue una diagnosi che vale come tesi conclusiva di tutto questo dossier. L’Italia sta sostituendo l’appartenenza vissuta con l’appartenenza ricordata. Le nostre tribù in salute sono quelle che custodiscono la memoria di un’esperienza che non facciamo più: la Resistenza che nessuno degli iscritti ha combattuto, la Vespa che nessuno usa per andare in fabbrica, la naja che non esiste più, il calcio di quando si andava allo stadio invece che allo schermo. Siamo un popolo che si organizza benissimo attorno a ciò che ha smesso di fare.
Questo spiega anche l’ossessione per i maranza, e chiude il cerchio aperto nella terza puntata. Ciò che disturba, in quei ragazzi, non è la violenza — i numeri della quarta puntata dicono che è reale ma contenuta. È che loro fanno una cosa che noi abbiamo smesso di fare: stanno in strada, in gruppo, senza uno scopo produttivo, occupando fisicamente lo spazio pubblico. Cioè esattamente quello che facevano i paninari, i sanbabilini, i freak e, prima ancora, i nostri nonni davanti alla chiesa la domenica. La tribù giovanile ci irrita perché è l’ultima tribù del corpo rimasta in un paese di tribù della memoria.


E allora torniamo alla panchina, che è il luogo dove questo dossier è cominciato senza saperlo. Quattro anziani seduti davanti a un cantiere che commentano i lavori: nessuna tessera, nessuno statuto, nessun censimento, nessuna copertura mediatica. È il più antico consiglio di amministrazione italiano e l’ultima tribù perfetta: territorio, orario fisso, gerarchia interna, competenza rigorosamente inutile, e nessuna quota da versare.
Il giovane italiano cambia tribù ogni sei mesi e si sente unico. Il vecchio italiano sta nella stessa tribù da cinquant’anni e si sente parte. La domanda con cui vi lasciamo — e alla quale il Franti non ha, per una volta, una risposta ironica — è quale dei due sia più libero.


APPENDICE

I NUMERI DEL TRIBALISMO ITALIANO

TribùNumeriAnno di fondazioneFonte del dato
Videogiocatori14,2 milioni (29% della popolazione)—Rapporto Ipsos per IIDEA, dati 2025
Sindacati pensionati (SPI-Cgil, FNP-Cisl)milioni di iscritti1949 e segg.dati sindacali
Alpini (ANA)314.999 (224.092 soci + 90.907 aggregati), 80 sezioni, 4.243 gruppi8 luglio 1919ANA, al 31/12/2025
Auser~295.000 soci, ~47.000 volontari, ~1.558 sedi1989dati associativi
Inter Club (esempio di tifo organizzato non ultras)200.638 soci, 1.046 club in 78 paesi—comunicazione societaria, aprile 2024
AGESCI182.000 soci, 33.454 capi, 1.885 gruppi4 maggio 1974AGESCI, dati 2024
ANPI160.404 iscritti (42,6% donne, 8% under 35)1944bilancio sociale ANPI, dato 2024
Unitre~100.000 iscritti, ~370 sediTorino, 1975rete Unitre
Vespa Club d’Italiaoltre 90.000 iscritti, 615 club1949Vespa Club d’Italia, 2023
Ultras~40.000 persone, 386-455 gruppi1967-68 (Milano)censimenti Viminale; Osservatorio manifestazioni sportive 2022
Scouts d’Europa (FSE)20.132 membri, 183 gruppi1976dati associativi 2024
CNGEI12.927 soci1912dati associativi
Baby gang (presi in carico USSM)da 107 a 186 ragazzi—dati 2019-2021, servizi minorili
Lucca Comics & Games280.000 biglietti, 750.000 presenze in 5 giorni1966organizzazione, edizione 2025

SULLE FONTI

I dati riportati provengono da censimenti ministeriali (Viminale, Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive), da studi di ricerca (Transcrime con la Direzione centrale della polizia criminale; Eurispes, Rapporto Italia; Ipsos per IIDEA), da bilanci sociali e comunicazioni ufficiali delle associazioni citate, e da fonti lessicografiche (Accademia della Crusca) per la ricostruzione dei termini gergali.
Tre avvertenze che il lettore ha diritto di conoscere.
La prima: i dati associativi sono autodichiarati. Un’associazione conta i tesserati, non i partecipanti attivi, e la differenza può essere ampia in entrambe le direzioni. Dove abbiamo potuto distinguere soci ordinari e aggregati lo abbiamo fatto.
La seconda: le tribù senza tessera non si contano. Balere, bocciofile, gruppi di quartiere, comunità musicali, estetiche digitali e la maggior parte dei fenomeni giovanili spontanei non hanno alcun rilevatore. Ogni cifra circolante su di essi è una stima, spesso di parte. Quando non avevamo un numero affidabile abbiamo preferito dirlo piuttosto che riempire il vuoto.
La terza: i censimenti sugli ultras e sulle gang giovanili sono stati compilati da forze di polizia, con la prospettiva e le finalità che ciò comporta. Sono le migliori fonti disponibili, e vanno lette sapendo da dove guardano.


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Ennio Martignago