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Dialog, la società segreta di Peter Thiel, e il giorno in cui i sorveglianti hanno dimenticato la porta aperta
L’Ombra dell’Occulto nel XX Secolo — Capitolo 24
C’è una giustizia poetica così esatta da sembrare sceneggiata. Palantir prende il nome dai palantíri di Tolkien: le pietre veggenti che permettono di guardare ovunque, a patto di non illudersi di controllare cosa ti guarda di rimando. Sauron possiede una di quelle pietre; e attraverso quella pietra, alla fine, viene visto. È la più antica delle morali esoteriche: chi fissa l’abisso prepara l’abisso a fissare lui.
Ora trasferiamola dalla Terra di Mezzo a un server. La rete privata fondata nel 2006 dal cofondatore di Palantir, l’azienda che vende sorveglianza ai governi come si vende acqua minerale, ha tenuto nascosti i propri membri per quasi vent’anni. Poi qualcuno ha guardato il codice sorgente del sito. Era lì, in chiaro: nomi, numeri di cellulare, indirizzi, date di nascita, contatti di emergenza. La loggia degli occhi onniscienti aveva lasciato la porta del tempio non solo socchiusa, ma trasparente. Una loggia di vetro.
Questa non è una notizia di cronaca. È un capitolo mancante della nostra serie. Perché la storia dell’occulto nel Novecento — l’abbiamo ripetuto da Whitechapel fino a Pasadena — non è la storia di riti improbabili in scantinati, ma la storia di una struttura: la convinzione che esista un’élite eletta, separata, legittimata da una conoscenza che gli altri non possono reggere. Dialog è quella struttura nella sua forma contemporanea, secolarizzata, ottimizzata. E per una settimana di giugno 2026 l’abbiamo vista in controluce.
Cosa è caduto dal codice

A far cadere il velo è stata un’hacktivista svizzera, nota per aver scoperto in passato una copia della no-fly list statunitense su un server non protetto e per leak ai danni di colossi industriali. Una segnalazione anonima l’ha condotta a una directory annidata nel codice del sito di Dialog. WIRED ha verificato e ampliato il materiale, ottenendo anche la lista di registrazione per il prossimo raduno.
I numeri, prima dei nomi. Il ritiro è previsto dal 12 al 16 agosto 2026 nei pressi di Dublino: 222 iscritti, di cui quasi novanta debuttanti. Ma la lista di Dublino è solo una finestra: l’organizzazione complessiva conta oltre mille membri paganti e più di duemilacinquecento partecipanti storici. Il biglietto di ingresso si aggira sui sedicimila dollari. Le edizioni precedenti si sono tenute in luoghi che un romanziere non oserebbe inventare: un resort nel deserto dell’Arizona, e — prendete fiato — un palazzo affacciato sulla laguna di Venezia. L’unico aggancio italiano dell’intera vicenda è un indirizzo immobiliare.
E qui arriva il dettaglio che trasforma la cronaca in teologia. Secondo i documenti, Dialog classifica i propri membri per ricchezza e fama, ne costruisce i profili con algoritmi e ne traccia gli orientamenti politici. Lasciate sedimentare la frase. L’azienda madre vende agli Stati strumenti per schedare le popolazioni; la confraternita figlia usa gli stessi strumenti per schedare i propri confratelli. Il panopticon non è un edificio che si costruisce per gli altri. È un’abitudine mentale che si rivolge, prima o poi, anche all’interno. La sola differenza è che gli schedati, qui, pagano per esserlo.

Il programma del raduno completa il quadro con un’ironia che ci risparmia il lavoro. Tra le sessioni: Riportiamo il Nucleare, Navigare la Terza Guerra Mondiale, Tecnologie da Campo di Battaglia, Democrazia Sotto Sorveglianza, Tre Previsioni sull’Iran. E poi, perché l’iniziato è pur sempre un mammifero: Com’è la Tua Vita Sessuale?, I Soldi (Forse?) Comprano la Felicità, e una sessione intitolata Costruisci-un-Culto, moderata — non stiamo scherzando — dal fondatore di una piattaforma di social networking cristiano. Crowley pretendeva il sangue. Questi pretendono la slide.
La loggia secolarizzata: dalle cerchie iniziatiche al cerchio del consiglio
Chi ha seguito la serie riconosce la forma. La loggia massonica e l’ordine iniziatico organizzavano i membri in gradi: livelli di accesso alla conoscenza, soglie da varcare con rituali, una geometria verticale dell’appartenenza. Dialog organizza i suoi membri in cerchie. La parola è cambiata; la funzione no. Si scopre, dalle carte, che il presidente della società condivide la propria cerchia con un Segretario al Tesoro e con il presidente della commissione del Senato che vigila sull’autorità per la privacy. Si scopre che il cofondatore di Palantir gravita nella stessa cerchia di un Segretario dell’Esercito e del membro di vertice della commissione d’intelligence che supervisiona i contratti di Palantir.
Nella loggia ottocentesca, a stabilire i gradi era il rituale interpretato dal hierofante. Nella loggia di vetro, a stabilire le cerchie è l’algoritmo. Questo è il passaggio che la nostra serie insegue dal primo capitolo: la secolarizzazione del sacro iniziatico. La gnosi che separava gli eletti dai profani non è scomparsa; ha cambiato supporto. Non più il libro proibito ma il dataset proprietario. Non più l’occhio che tutto vede dipinto sulla piramide, ma l’occhio che tutto vede compilato in JavaScript. Il sacerdote oscuro della tecno-teologia — ne abbiamo scritto — non ha bisogno di credere in nulla. Gli basta possedere l’infrastruttura della separazione.
E c’è la rima più crudele di tutte. La serie si apre, nel capitolo zero, con Eyes Wide Shut: la festa mascherata dell’élite, il rito in cui i potenti si riconoscono dietro una maschera e dietro un codice d’onore — nulla di quanto detto può essere attribuito a qualcuno. Dialog ha esattamente quella regola. Solo che la maschera, stavolta, non è caduta per una trasgressione iniziatica. È caduta per una svista di configurazione. Eyes Wide Shut è diventato Eyes Wide Open per errore tecnico. Kubrick immaginava che il segreto dei potenti fosse custodito da una violenza rituale. La realtà del 2026 è più banale e più inquietante: il segreto era custodito da niente. Da un permesso di lettura dimenticato.
Sei reti per leggere una lista

Una lista di nomi non significa nulla finché non si disegnano le linee tra i nomi. Ed è qui che il leak smette di essere gossip e diventa anatomia. Le categorie che la nostra civiltà tiene accuratamente separate — chi regola e chi è regolato, chi comanda gli eserciti e chi vende loro le armi, chi racconta il potere e chi lo esercita — in questa lista collassano l’una sull’altra. Proviamo a tracciare le reti.
1. Il cerchio dei sorveglianti sorvegliati. È la rete del conflitto d’interessi puro. Da un lato i venditori di sorveglianza: il cofondatore di Palantir, e il cofondatore della società di data-brokerage che ha dato i natali a Dialog. Dall’altro chi dovrebbe vigilare su di loro: un Segretario al Tesoro, il presidente della commissione del Senato che presidia la privacy, il membro anziano della commissione d’intelligence che approva i contratti dell’intelligence, un Segretario dell’Esercito. Regolatore e regolato non siedono ai due lati di un tavolo istituzionale. Siedono nella stessa cerchia di una società che si fa promettere riservatezza totale. La cattura regolatoria non è più un rischio da prevenire: è un format di networking.
2. Il nodo militare-transatlantico. Qui la lista buca i confini nazionali. Compare il comandante supremo della NATO in Europa — la massima carica militare alleata del continente — registrato come frequentatore dal 2021. Compaiono un ex generale americano celebre, un ambasciatore in carica, un’ambasciatrice saudita negli Stati Uniti. Il dettaglio decisivo è procedurale e mortale: nessuno ha usato un indirizzo email governativo. La frequentazione passava per caselle personali o aziendali, fuori dalla portata delle leggi sulla trasparenza degli atti pubblici. Una rete di sicurezza che si organizza esattamente nell’angolo cieco delle istituzioni che la pagano.
3. La spina dorsale genealogica. Ogni ordine iniziatico ha la sua linea di sangue. Questa si chiama PayPal Mafia: il nucleo di fondatori usciti dal primo grande successo di Thiel, sei dei quali presenti nella lista, più l’uomo più ricco del pianeta, più il presidente di un colosso dell’intelligenza artificiale. È la genealogia che nella nostra serie abbiamo chiamato “bloodline esoterica”, qui nella sua versione capitalistica: non discendenza di sangue, ma discendenza di exit. Il lignaggio si trasmette per quote azionarie.
4. Il nodo della longevità e della gnosi TESCREAL. È la rete che la serie ha già nominato: transumanesimo, estropianesimo, singolaritarismo. Compaiono un “biohacker” celebre per la sua ossessione di non invecchiare, dirigenti del fronte avanzato dell’IA, e l’agenda sul nucleare e sul “prossimo futuro”. È il cuore teologico della cosa: la convinzione che la morte sia un bug e che un’élite di iniziati possieda la gnosis per uscire dalla carne. Plotino lo aveva già detto agli Gnostici diciotto secoli fa: è hybris travestita da sapienza.
5. La cintura di legittimazione. Nessuna élite sopravvive senza i suoi intellettuali di servizio — e questa è la rete più scomoda, perché coinvolge chi dovrebbe vigilare con la penna. Nella lista compaiono un premio Nobel per l’economia, podcaster e saggisti di grande seguito, editorialisti di testate prestigiose, una corrispondente di sicurezza nazionale di un grande quotidiano, i vertici di fondazioni e think tank di peso. Sono i validatori. Forniscono alla cerchia ciò che il denaro non compra da solo: la rispettabilità, l’aura di conversazione civile, l’alibi della “discussione multidisciplinare”. Il giornalista che siede tra le fonti smette di poterle interrogare.
6. Il velo dell’intrattenimento. L’ultima rete è la più antica di tutte: lo spettacolo come camuffamento del potere. Attori, una star televisiva, un manager musicale di primissimo piano, un partner di una casa di produzione di culto, un paroliere premio Oscar. Servono a rendere la cosa glamour, fotografabile, desiderabile. È la funzione che Eyes Wide Shut metteva in scena: la festa dei potenti ha bisogno di bellezza in prestito per non somigliare a quello che è, una riunione di amministratori delegati.
Disegnate queste sei reti su un foglio e poi sovrapponetele. Scoprirete che non sono sei cerchi distinti: sono sei modi di guardare lo stesso unico grumo, in cui ogni nodo appartiene a più reti insieme. È questa sovrapposizione — non i singoli nomi — la vera rivelazione del leak. La separazione dei poteri è una bella architettura disegnata in superficie. Sotto l’epidermide, le vene comunicano.
L’appendice europea (e l’italiana che non c’è)
Per il lettore di questa sponda del Mediterraneo, la parte europea è insieme magra e istruttiva. Il nome che ha fatto sobbalzare le cancellerie è quello della responsabile della diplomazia dell’Unione: il suo nominativo figurava nella directory, ma Bruxelles ha smentito con fermezza ogni adesione e ogni intenzione di partecipare. Restano nella lista un deputato tedesco, un parlamentare britannico, e — figura magnifica nella sua paradossalità — un grande maestro di scacchi russo, dissidente dichiarato del proprio regime, che si ritrova schedato nel club di chi vorrebbe applicare al mondo la stessa logica da scacchiera. Compare anche un ex governatore della Federal Reserve oggi seduto in un comitato della Banca d’Inghilterra: il ponte finanziario angloamericano nella sua incarnazione più discreta.
Di italiani, nessuno. O meglio: nessun nome. C’è solo quella laguna, quel palazzo veneziano che ha ospitato una delle edizioni. L’Italia, in questa geografia del potere, non è un membro: è una location. Il che, a pensarci, è la posizione che ci compete da Bilderberg in poi — splendido fondale, comparsa di lusso, mai sceneggiatura.
E poi c’è la coreografia delle smentite, che merita un capitolo a sé per pura comicità antropologica. Appena la lista è circolata, è partita la gara a defilarsi: chi dichiara di aver partecipato a una sola conferenza un decennio fa, chi di non sapere perché il proprio nome sia finito sul sito, chi di non capire la propria inclusione. È il momento più rivelatore di tutti. Una società che per vent’anni ha venduto l’appartenenza come privilegio supremo, nel giro di un’ora vede i suoi eletti contendersi l’uscita di sicurezza. Il segreto era il prodotto. Tolto il segreto, resta solo l’imbarazzo.
La morale della pietra

Torniamo al palantír. La tentazione, leggendo questa storia, è la paranoia: ecco la prova, il complotto è reale, i padroni del mondo si riuniscono al buio. Ma la lettura davvero perturbante è l’opposta, ed è quella che il Franti propone.
Il leak non dimostra l’onnipotenza dell’élite. Dimostra la sua distrazione. Le persone che vendono ai governi la promessa di vedere tutto non sono state capaci di proteggere il proprio elenco soci da un permesso di lettura mal configurato. I custodi del panopticon non hanno saputo chiudere la propria finestra. La gnosi che pretende di vedere ogni cosa si è rivelata cieca verso se stessa — che è, da Plotino in poi, la definizione esatta della hybris: non l’eccesso di potere, ma l’incapacità di vedere il proprio limite proprio mentre si rivendica la visione totale.
Ecco perché parliamo di loggia di vetro. Non perché sia trasparente per virtù — lo è per incidente. Ma il vetro, una volta che ha mostrato cosa contiene, non torna opaco. E ciò che ha mostrato non è un demone. È qualcosa di molto più difficile da esorcizzare: un gruppo di persone enormemente potenti, convinte di essere eccezionali, che pagano sedicimila dollari per dirselo a vicenda in una stanza dove nessuno può citarle — e che hanno lasciato la porta aperta perché, in fondo, non immaginavano davvero che qualcuno di noi stesse guardando.

L’ombra dell’occulto nel ventunesimo secolo non si nasconde in una cripta. Sta in chiaro, nel codice sorgente, in attesa che qualcuno abbia la curiosità di leggere. La differenza tra il rito segreto e il file esposto è soltanto la nostra disattenzione. Hanno dimenticato di chiudere. Tocca a noi non dimenticare di guardare.
Fonti del materiale fattuale: inchiesta WIRED; ricostruzioni di EUobserver, Valigia Blu, Euronews, Radio Popolare, Futurism, San.com, Miami New Times. L’interpretazione, le sei reti e l’apparato concettuale sono del Franti.
- Lo Gnostico della Silicon Valley
- capitolo 03 La pietra veggente non vuole testimoni;
- capitolo 04 Peter Thiel e le reti del potere;
- capitolo 12 Il Sacerdote Oscuro della Tecno-Teologia;
- capitolo 13 Le Stanze Segrete della Silicon Valley;
- capitolo 08 L’Anima Nera del Potere da Jack a Epstein. Estensione
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