La prima puntata ha presentato le fonti e gli ultimi scritti, la seconda ha seguito la formazione viennese, il dottorato e gli anni di Weimar, il periodo berlinese, gli anni teosofici con le conferenze italiane, e infine Dornach con il Goetheanum, l’euritmia, la prima scuola Waldorf.
Quel cammino non si svolse in un vuoto. Intorno, un continente intero cercava qualcosa.
Lo spirito del Tempo
Nel 1960 Louis Pauwels, giornalista che era stato per oltre un anno frequentatore dei gruppi di Gurdjieff, prima di allontanarsene e di dedicargli un libro di testimonianze, e Jacques Bergier, ingegnere e chimico, pubblicarono “Le Matin des magiciens”, sottotitolato “Introduzione al realismo fantastico”.
È un libro che raccoglie, con metodo dichiaratamente non scientifico, un campionario di occultismo, alchimia, civiltà scomparse e fascinazioni esoteriche del primo Novecento.
Gli stessi autori avvertono, nell’apertura, di non offrire “un contributo scientifico” ma “il resoconto di una prima escursione” in territori poco esplorati della coscienza, in cui “leggenda e fatto, congettura e osservazione” si mescolano.
È esattamente il modo in cui lo trattiamo, come testimone di un clima culturale, non come storiografia affidabile.
Quel clima, che il libro respira e che l’Europa di Steiner aveva respirato prima, non era un’eccentricità di pochi.
Negli stessi decenni in cui la rivoluzione industriale toccava la sua massima espansione, e mentre la Grande Guerra apriva ferite che il dopoguerra non avrebbe chiuso, preparando la seconda, il continente cercava altrove ciò che la macchina non dava: René Guénon riscopriva le tradizioni d’Oriente, Gurdjieff raccoglieva allievi fra Mosca, Tiflis e Fontainebleau, Papus aveva portato l’occultismo nei salotti parigini di fine secolo, e lo stesso papa Leone XIII aveva dedicato alla rivoluzione industriale e ai suoi rischi, materiali e spirituali, una storica enciclica sulla condizione degli operai, la Rerum novarum del 1891.
Declinazioni diverse di un medesimo spirito del tempo: pur appartenendo a tradizioni e progetti molto diversi, questi fenomeni condivisero, in forme non sovrapponibili, una critica ai limiti di una visione esclusivamente materialistica del progresso.
Quel Novecento che la storiografia avrebbe chiamato il secolo breve fu un tempo di fermenti che generò molto di ciò che ancora viviamo: alcune tensioni di quel tempo restano riconoscibili nel presente. Più che giudicare i singoli fatti, conviene vedere questo paesaggio.
Steiner vi entra con un tratto specifico, una formazione tecnico-scientifica viennese e un tentativo costante di conciliare la conoscenza della natura con una concezione spirituale dell’essere umano e del cosmo.
Cento anni dopo
A quasi un secolo dalla sua morte, e secondo la rilevazione internazionale pubblicata nel 2020 dal movimento Waldorf, l’impulso pedagogico steineriano conservava una presenza transnazionale: 1.214 scuole Waldorf e Steiner in 67 paesi, accanto a 1.857 giardini d’infanzia; l’edizione del 2016 ne contava 1.080 in 64 paesi.
La prima scuola aprì a Stoccarda nel 1919; l’elenco mondiale è redatto dalla Sezione Pedagogica del Goetheanum insieme ai Freunde der Erziehungskunst (gli “Amici dell’arte dell’educazione”) di Berlino. Sono dati dichiarati dal movimento stesso, legati all’anno di rilevazione.
L’agricoltura biodinamica nacque da un corso sull’agricoltura che Steiner tenne a Koberwitz, presso Breslavia, nel giugno del 1924, davanti a centoundici uditori, pochi mesi prima di morire. Uno studio pubblicato nel 2020 stimava 251.842 ettari certificati biodinamici in 55 paesi, in gran parte su dati della certificazione Demeter, il marchio nato nel 1928 dal movimento stesso. Il medesimo studio precisa la proporzione: quelle superfici sono lo 0,35 per cento della terra coltivata a biologico nel mondo. I due numeri stanno insieme: una diffusione che tocca tutti i continenti e una scala che resta minoritaria, un impulso che non si è industrializzato e non si è estinto.
Che cosa spiega la persistenza, a un secolo di distanza, di un movimento che prese forma fra la Berlino teosofica, la cultura goethiana, il cristianesimo esoterico e il corso agricolo di Koberwitz?
Per avvicinare una risposta occorre risalire alle radici: alla formazione, agli incontri e alle scelte da cui tutto prese forma.
Una domanda aperta
La domanda “chi è Rudolf Steiner?” non ammette una risposta definitiva. Le fonti permettono però di distinguere almeno tre piani: l’uomo che si racconta, l’autore di un vasto corpus di opere e conferenze, e il fondatore di un movimento che ha generato istituzioni ancora attive.
Tenere insieme questi piani non significa sospendere il giudizio critico, significa esercitarlo senza ridurre una figura storica né alla leggenda né all’agiografia, cogliendo il suo divenire come esperienza e testimonianza.
Rudolf Steiner non possiamo più incontrarlo nella vita. Restano i suoi testi, le sue parole, le opere e le istituzioni nate dal suo impulso. Prima di definirlo dall’esterno, può essere giusto cominciare da qui, dalla voce che egli ha lasciato. È il primo passo, conoscere, per poi sperimentare e discutere, passi che appartengono a chi vorrà farli.
(Le puntate precedenti) Rudolf Steiner: una vita alle origini dell’antroposofia (1) Rudolf Steiner: una vita alle origini dell’antroposofia (2)
PUNTATA III — Fonti citate
Le opere di Rudolf Steiner citate in questi appunti, a partire da “La mia vita” e dalle “Massime antroposofiche”, sono disponibili in traduzione italiana presso l’Editrice Antroposofica di Milano. Di seguito fonti on-line consultabili.
Leone XIII, lettera enciclica “Rerum novarum” sulla condizione degli operai, 15 maggio 1891, testo ufficiale sul sito della Santa Sede. https://www.vatican.va/content/leo-xiii/it/encyclicals/documents/hf_l-xiii_enc_15051891_rerum-novarum.html
Louis Pauwels, “Monsieur Gurdjieff. Documents, témoignages, textes et commentaires sur une société initiatique contemporaine”, Éditions du Seuil, Parigi 1954 (la frequentazione dei gruppi di Gurdjieff da parte di Pauwels, dal 1948 e per quindici mesi, è registrata anche nelle notizie biografiche dell’autore).
Eric J. Hobsbawm, “Il secolo breve” (The Age of Extremes: The Short Twentieth Century, 1914-1991, 1994), per l’espressione entrata nella storiografia.
Louis Pauwels, Jacques Bergier, “Il mattino dei maghi” (Le Matin des magiciens, 1960; traduzione inglese The Morning of the Magicians): premessa metodologica sul “realismo fantastico”, da cui le citazioni sul metodo del libro.
International Forum for Steiner/Waldorf Education (Haager Kreis), “Waldorf World List”, edizione maggio 2020, a cura della Sezione Pedagogica del Goetheanum (Dornach) e dei Freunde der Erziehungskunst Rudolf Steiners (Berlino): 1.214 scuole Waldorf e Steiner in 67 paesi, 1.857 giardini d’infanzia; prima scuola Waldorf a Stoccarda, settembre 1919. Dato dichiarato dal movimento. https://www.waldorf-100.org/fileadmin/redakteure/bilder/News/Waldorf_World_List-2.pdfEdizione giugno 2016 per il confronto (1.080 scuole in 64 paesi): https://wlyceum.cz/soubory/waldorf-world-list-summer-2016.pdf
John Paull, Benjamin Hennig, “A World Map of Biodynamic Agriculture”, Agricultural and Biological Sciences Journal, 2020: 251.842 ettari certificati biodinamici in 55 paesi, in prevalenza su dati Demeter; superfici biodinamiche pari allo 0,35% della superficie agricola biologica mondiale; corso di Koberwitz, giugno 1924, 111 uditori. Testo integrale nell’archivio aperto HAL: https://hal.science/hal-02863815v1/file/PaullHennig2020.BDworld.ABSJ.pdf
Sektion für Landwirtschaft am Goetheanum, “Where biodynamics is taking root”, presentazione dello studio di Paull e Hennig con tabella per paese. https://www.sektion-landwirtschaft.org/en/news/where-biodynamics-is-taking-root
Goetheanum, Dornach, pagina “Storia” (circa 12.000 membri in quindici paesi al momento della rifondazione 1923-1925; divieto della società tedesca il 1° novembre 1935). https://goetheanum.ch/en/history
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