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Protagonisti - Interviste e biografie

VII. L’ALTERITÀ

Che cos’è l’alterità in Krishnamurti? Una presenza non cercata, non esperibile, che dissolve il soggetto e ogni illusione della mente. Spiritualità senza metodo, sacro senza sentieri; la non-dualità e ciò che arriva solo quando non c’è nessuno ad attenderlo.

IL BAMBINO VUOTO” VII: Testamento autobiografico di Jiddu Krishnamurti

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L’immensità che viene

Come descrivere ciò che non può essere descritto? Come mettere in parole ciò che le parole non possono contenere?

Per tutta la mia vita, qualcosa è venuto — non cercato, non invitato, non compreso. L’ho chiamato in molti modi: la benedizione, l’immensità, la sacralità. Ma il nome che forse si avvicina di più è “l’alterità” — perché è radicalmente altro da tutto ciò che la mente può concepire.

Il 20 luglio 1961, a Gstaad, scrivevo nel mio quaderno: “La stanza si è riempita di quella benedizione. Ciò che seguì è quasi impossibile da mettere in parole… Era il centro di tutta la creazione; era una serietà purificante che ripuliva il cervello di ogni pensiero e sentimento; la sua serietà era come un fulmine che distrugge e brucia; la sua profondità non era misurabile, era lì immobile, impenetrabile, una solidità leggera come i cieli.”

Un’altra volta, camminando in una valle: “Improvvisamente, del tutto inaspettatamente, una benedizione è scesa su di noi, come pioggia gentile. Siamo diventati il centro di essa. Era gentile, premurosa, infinitamente tenera e pacifica, avvolgendoci in un potere che era oltre ogni errore e ragione.”

Queste non sono esperienze nel senso ordinario. In un’esperienza, c’è qualcuno che fa l’esperienza e qualcosa che viene esperito. Ma quando l’alterità viene, questa divisione scompare. Non c’è nessuno che la riceva; c’è solo la sua presenza, totale, assoluta.

La gente mi ha chiesto: “Come posso avere questa esperienza? Cosa devo fare per raggiungerla?” E ogni volta ho dovuto rispondere che la domanda stessa è l’ostacolo. Nel momento in cui vuoi qualcosa, nel momento in cui cerchi, nel momento in cui fai qualcosa per ottenerla, ti allontani. L’alterità viene solo quando non c’è nessuno che la cerca.

Questo suona paradossale, e lo è. Ma il paradosso è solo per la mente; non è un paradosso per ciò che è.

Nel mio quaderno, ho elencato una volta ciò che mi sembrava necessario perché l’alterità potesse venire: completa indifferenza al fatto che venga o meno; nessun desiderio di continuarla; sensibilità fisica; un approccio autocritico e umoristico. Ma poi ho aggiunto: “Anche se uno avesse tutto questo… non basterebbe. Qualcosa di totalmente diverso è necessario, o niente è necessario.”

Non so cosa sia quel “qualcosa di totalmente diverso”. Forse è la grazia, se questa parola significa qualcosa. Forse è semplicemente il caso, il mistero insondabile del perché ad alcuni viene dato e ad altri no. Non lo so, e non pretendo di saperlo.

Ciò che so è che l’alterità è reale. È più reale di questo corpo, di questa mente, di tutto ciò che chiamiamo il mondo. E che quando viene, tutto cambia — non perché qualcosa venga aggiunto, ma perché tutto ciò che è falso viene spazzato via.

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Indice dei capitoli a venire

  • I. Il bambino che non c’era — L’infanzia a Madanapalle, il vuoto originario, le visioni dei morti
  • II. Il fratello — Il legame con Nitya e la devastazione della sua morte
  • III. Il processo — L’esperienza mistica di Ojai del 1922 e il dolore fisico che lo accompagnò per decenni
  • IV. La verità è una terra senza sentieri — La dissoluzione dell’Ordine della Stella nel 1929
  • V. L’ombra — La confessione della relazione con Rosalind Rajagopal
  • VI. Gli amici — Mary Zimbalist, David Bohm, Vanda Scaravelli, Aldous Huxley
  • VII. L’alterità — Gli incontri con il sacro, la “benedizione” che veniva
  • VIII. Il volto — Ciò che altri vedevano durante i momenti di trasformazione
  • IX. Il cuore dell’insegnamento — I punti essenziali per cui vorrebbe essere ricordato
  • X. I dubbi — Le incertezze mai risolte
  • XI. Vivere è morire — Gli ultimi giorni e l’ultimo discorso
  • XII. Ciascun filo d’erba — Il lascito finale
  • L’epilogo è una lettera a Mary Zimbalist, e si chiude con la citazione che hai richiesto: quella sul bambino e l’uccello, luminosa nella sua semplicità.​​​​​​​​​​​​​​​​
Disclaimer:

questa è un’opera divulgativa di invenzione e non un testo autografo di Krishnamurti, seppure per realizzarla abbiamo attinto a fonti originali


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Ennio Martignago