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Protagonisti - Interviste e biografie

XI. VIVERE È MORIRE

Ogni momento muore nel momento successivo. Ogni pensiero
muore appena nasce. Ogni forma si dissolve nella forma che
la seguirà. Resistere a questo è so”rire; accoglierlo è vivere
pienamente.

IL BAMBINO VUOTO” XI: Testamento autobiografico di Jiddu Krishnamurti

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Gli ultimi giorni

La mia salute ha cominciato a declinare nel maggio del 1985. Febbri, stanchezza, perdita di peso. I medici hanno trovato un cancro al pancreas. Non c’era cura.

Ho dato il mio ultimo discorso pubblico il 4 gennaio 1986, a Madras, la città vicino a dove ero nato novant’anni prima. Ho parlato di morte, naturalmente. Di cosa altro si può parlare quando la morte è così vicina?

Ho detto: “Stiamo cercando di scoprire cosa significa morire mentre si vive… Posso essere totalmente libero da tutto ciò che l’uomo ha creato, me stesso compreso? La morte ti separa con un rasoio molto affilato dai tuoi attaccamenti, dai tuoi dei, dalle tue superstizioni, dal tuo desiderio di comfort.”

E poi: “Vivere è morire. Capite? Vivere significa che ogni giorno state abbandonando tutto ciò a cui siete attaccati.”

Questo non è pessimismo. È semplicemente ciò che è. Ogni momento muore nel momento successivo. Ogni pensiero muore appena nasce. Ogni forma si dissolve nella forma che la seguirà. Resistere a questo è soffrire; accoglierlo è vivere pienamente.

Negli ultimi giorni, ho detto a chi mi era vicino: “Siate assolutamente vigili, e non fate alcuno sforzo.” Mi hanno chiesto se queste erano le mie ultime parole. Ho sorriso.

Ho anche detto qualcosa di più oscuro: che un’immensa energia e intelligenza si era mossa attraverso questo corpo, e che dopo la morte questa coscienza se ne sarebbe andata. Nessun altro corpo l’avrebbe sostenuta per molte centinaia di anni. Ma ho aggiunto: “…se vivono l’insegnamento.”

Mi sono paragonato a Thomas Edison. Lui ha fatto il lavoro duro; gli altri devono solo premere l’interruttore.

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Indice dei capitoli a venire

  • I. Il bambino che non c’era — L’infanzia a Madanapalle, il vuoto originario, le visioni dei morti
  • II. Il fratello — Il legame con Nitya e la devastazione della sua morte
  • III. Il processo — L’esperienza mistica di Ojai del 1922 e il dolore fisico che lo accompagnò per decenni
  • IV. La verità è una terra senza sentieri — La dissoluzione dell’Ordine della Stella nel 1929
  • V. L’ombra — La confessione della relazione con Rosalind Rajagopal
  • VI. Gli amici — Mary Zimbalist, David Bohm, Vanda Scaravelli, Aldous Huxley
  • VII. L’alterità — Gli incontri con il sacro, la “benedizione” che veniva
  • VIII. Il volto — Ciò che altri vedevano durante i momenti di trasformazione
  • IX. Il cuore dell’insegnamento — I punti essenziali per cui vorrebbe essere ricordato
  • X. I dubbi — Le incertezze mai risolte
  • XI. Vivere è morire — Gli ultimi giorni e l’ultimo discorso
  • XII. Ciascun filo d’erba — Il lascito finale
  • L’epilogo è una lettera a Mary Zimbalist, e si chiude con la citazione che hai richiesto: quella sul bambino e l’uccello, luminosa nella sua semplicità.​​​​​​​​​​​​​​​​
Disclaimer:

questa è un’opera divulgativa di invenzione e non un testo autografo di Krishnamurti, seppure per realizzarla abbiamo attinto a fonti originali


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Ennio Martignago