“IL BAMBINO VUOTO” XII: Testamento autobiografico di Jiddu Krishnamurti
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Il lascito
E ora, mentre scrivo queste ultime righe, cosa posso lasciare?
Non proprietà — le ho restituite tutte.
Non organizzazioni — le ho sciolte.
Non successori — non ce ne sono, né ci devono essere.
Non metodi — non ce ne sono.
Solo questo: la possibilità che qualcuno, leggendo queste parole o altre che ho detto, si fermi per un momento. Che smetta di cercare, di lottare, di volere essere qualcosa di diverso da ciò che è. Che guardi — semplicemente guardi — ciò che è qui, ora, in questo istante.
In quel momento di pura attenzione, senza l’osservatore che si separa dall’osservato, senza il pensiero che divide e giudica, c’è libertà. Non domani, non alla fine di un percorso, ma ora. Sempre e solo ora.
Il filo d’erba che ho visto quella mattina a Ojai nel 1922 — verde in modo sorprendente, contenente in sé tutto lo spettro del colore, così intenso, così abbagliante, e così piccola cosa, così facile da distruggere — quel filo d’erba era tutto. Era la mia stessa vita, era la vita di tutti, era la vita stessa.
Se riesco a trasmettere questo — non come idea, non come concetto, ma come fatto vivente — allora tutto ciò che ho detto e fatto ha avuto senso.
* * *
Indice dei capitoli a venire
- I. Il bambino che non c’era — L’infanzia a Madanapalle, il vuoto originario, le visioni dei morti
- II. Il fratello — Il legame con Nitya e la devastazione della sua morte
- III. Il processo — L’esperienza mistica di Ojai del 1922 e il dolore fisico che lo accompagnò per decenni
- IV. La verità è una terra senza sentieri — La dissoluzione dell’Ordine della Stella nel 1929
- V. L’ombra — La confessione della relazione con Rosalind Rajagopal
- VI. Gli amici — Mary Zimbalist, David Bohm, Vanda Scaravelli, Aldous Huxley
- VII. L’alterità — Gli incontri con il sacro, la “benedizione” che veniva
- VIII. Il volto — Ciò che altri vedevano durante i momenti di trasformazione
- IX. Il cuore dell’insegnamento — I punti essenziali per cui vorrebbe essere ricordato
- X. I dubbi — Le incertezze mai risolte
- XI. Vivere è morire — Gli ultimi giorni e l’ultimo discorso
- XII. Ciascun filo d’erba — Il lascito finale
- L’epilogo è una lettera a Mary Zimbalist, e si chiude con la citazione che hai richiesto: quella sul bambino e l’uccello, luminosa nella sua semplicità.
Disclaimer:
questa è un’opera divulgativa di invenzione e non un testo autografo di Krishnamurti, seppure per realizzarla abbiamo attinto a fonti originali
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