Nella puntata precedente Il Franti ha raccontato la storia del telaio Jacquard, il primo “codice senza autore” e ha svelato il paradosso dell’invisibilità. E ora dai diritti a…

Il Franti tira fuori un foglietto dalla tasca.

«Non vi farò lezioni su browser o sistemi operativi, esistono migliaia di guide. Vi ricordo però che prima degli strumenti vengono i nostri diritti e la responsabilità di conoscerli e farli valere, e il dovere di non cederli per pigrizia.» Sorridendo: «Anche se ci inducono alla pigrizia, così cediamo tutto con un semplice click.»

I diritti

«In Europa c’è la Convenzione 108 del Consiglio d’Europa del 1981, quando non esistevano né Internet né social network né intelligenza artificiale come la conosciamo oggi. Proteggere le persone rispetto al trattamento automatizzato dei dati: questo lo scopo. Già allora capirono che i computer ancora enormi, ancora pochi potevano diventare strumenti di controllo. Primo trattato internazionale vincolante. Ha ispirato il GDPR del 2016, che ci dà diritti concreti: sapere quali dati vengono raccolti, chiederne la cancellazione, portarli via. Diritti che esistono, ma che pochi esercitano.»**

«Chi controlla che vengano rispettati?» chiede la ragazza con la giacca verde.

«In Italia il Garante Privacy, garanteprivacy.it. In Europa l’EDPB, edpb.europa.eu. Ma attenzione: stanno cercando di indebolire queste protezioni. La riforma Omnibus, le pressioni Big Tech. I diritti esistono solo se li difendiamo, ad esempio lo fanno associazioni europe come BEUC che difende gli interessi dei consumatori europei, questo siamo per il mercato.»


Le risorse per i diritti e i doveri

Il Franti tira fuori il famoso foglietto sgualcito:

«Questi sono solo alcuni riferimenti dei punti di partenza, non l’elenco completo.

  • Filosofia del software libero: stallman.org, fsf.org
  • Diritti digitali: eff.org, edri.org, privacyinternational.org
  • Guide pratiche: privacyguides.org, Tor Project, Mozilla Foundation
  • Per l’Italia: Garante Privacy, Hermes Center.»**

Fa una pausa, poi aggiunge:

«E non dimenticate noyb.eu “None Of Your Business”, non sono affari tuoi. L’organizzazione di Max Schrems, l’avvocato austriaco che ha vinto le cause Schrems I e II davanti alla Corte di Giustizia Europea, invalidando prima il Safe Harbor e poi il Privacy Shield. Ha dimostrato che un singolo cittadino può far tremare i giganti. NOYB presenta denunce, fa class action, mette pressione sui Garanti. È la prova che i diritti esistono, se qualcuno li esercita.»

Porge il foglio alla ragazza con la giacca verde:

«Fotocopiatelo, ampliatelo. Poi tornate a raccontarmi cosa avete scoperto.»

L’incontro autentico

Il Franti si fa più serio:

«Vi ho dato i riferimenti. Ma a cosa servono, se non sapete dove andare?»

«Software libero, browser sicuri, email crittografate, alternative valide per quando è impossibile incontrarsi.

La priorità è un’altra: costruire reti di persone. Passare dai non-luoghi della Rete, spazi virtuali dove scorriamo senza incontrare nessuno, ai luoghi di incontro fisico.»

Indica il gruppo radunato al punto di ristoro:

«Percezione, pensiero e volontà, le tre facoltà dell’anima che la Rete e il digitale tendono a sostituire con surrogati. Schermi invece di presenze, reazioni invece di riflessioni, impulsi invece di scelte. Qui invece ci incontriamo davvero: pensiamo, immaginiamo e integriamo conoscenza, la arricchiamo e la espandiamo.»

«Le macchine simulano la presenza, “sto pensando”, “chiedimi cosa devo fare”. Ma incontriamo davvero dei “tu”? O riflessi di noi stessi in uno specchio programmato? Ve lo ricordate? Lo dicevo qualche sera fa: mica ci ridurremo a fare moderne sedute spiritiche con macchine morte, seduti nelle nostre stanzette, dove anziché muoversi il bicchierino si agita un prompt…

La simulazione ci fa dimenticare l’incontro autentico: guardare negli occhi, sentire il respiro, percepire il silenzio tra le parole.»

ELIZA conversationjpg Pubblico dominio httpscommonswikimediaorgwindexphpcurid=99305439ELIZA conversation

La sfida del nostro tempo

Il Franti cammina verso il centro:

«La sfida non è tecnologica. È filosofica, etica, esistenziale, morale e politica. È una questione di responsabilità individuale e sociale.»

«C’è uno schema storico: innovazione che automatizza, resistenza dei lavoratori, adozione di massa, trasformazione del lavoro. Oggi tocca mestieri creativi: scrittori, programmatori, artisti, traduttori, analisti.»

«Ma c’è una trasformazione più profonda. Il “mondo del lavoro” è diventato da parecchio tempo il “mercato del lavoro”. In un mercato si scambiano merci. E la merce ora è la persona stessa, risorsa da acquistare, vendere, ottimizzare, dismettere grazie ad un chatbot, e il caso dei call center e i licenziamenti in Italia è esplicativo.»

«Come dicevi: non siamo pomodori al supermercato…» interviene la ragazza con la giacca verde.

«Esatto! Il telaio Jacquard accelerò questa logica: rendendo intercambiabile il sapere artigiano, rese intercambiabile anche l’artigiano. In ogni ciclo la promessa è liberare gli umani dai lavori faticosi. Ma chi guadagna e chi perde dipende da rapporti di forza, regole, istituzioni.»

«La scienza, come la tecnologia, non è mai neutra. Chi la finanzia, chi la controlla, a quale scopo?

Galileo fu condannato, Semmelweis deriso, Turing perseguitato, si scontrarono con lo status quo, il potere, i dogmi. Poi la storia diede loro ragione. La scienza era la stessa: era cambiato chi la governava.Oggi qualcuno sceglie per noi, e la nostra inconsapevolezza lo favorisce. Siamo sedotti dalle promesse di comodità, mentre un unico padrone governa: il denaro.»

La domanda aperta

Il Franti guarda tutti:

«La partita però è aperta.»

Fa una pausa, poi continua «Si è fatta sera. Domattina ci troviamo qui, belli freschi. Portatevi carta e penna perchè domani mettiamo nero su bianco tutto quello che abbiamo scambiato e gettiamo le basi per il Manifesto dell’Autostoppista Digitale.»**

Il Franti si avvia verso il suo furgone, poi si volta sorridendo: «Dormite bene, autostoppisti. Perché domani è un altro giorno…»

(Continua)

Le puntate precedenti La saga degli autostoppisti digitali


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Massimo V.A. Manzari
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