“IL BAMBINO VUOTO” VIII: Testamento autobiografico di Jiddu Krishnamurti
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Ciò che altri hanno visto
A volte, dopo i discorsi, chiedevo a chi mi era vicino: “Avete visto il volto?”
Non era vanità. Era genuina curiosità. Perché durante certi momenti — durante i discorsi, durante il processo, durante la meditazione — qualcosa accadeva al mio volto che io stesso non potevo vedere.
Scott Forbes, che lavorò con me per anni, lo descrisse così: “Senza che la forma cambiasse realmente, aveva semplicemente una maggiore profondità. La forma cambiava leggermente, nel senso che sembrava assolutamente senza età — non aveva età. Aveva tutte le età… mentre era il volto di Krishnaji, era anche non il volto di Krishnaji.”
Mary Zimbalist vide qualcosa di simile negli ultimi giorni, in ospedale: “Quando era in ospedale morendo… ha girato il viso e ha guardato le colline ed era il volto di un giovane, non un ragazzo, ma un uomo molto, molto giovane.”
Non so cosa vedessero. Non so se fosse un fenomeno fisico, un’illusione della loro percezione, o qualcosa che sfugge a entrambe le categorie. So solo che lo vedevano, molti di loro, indipendentemente l’uno dall’altro.
Forse in quei momenti il corpo diventava trasparente a qualcos’altro. Forse l’alterità si manifestava non solo internamente ma anche esternamente. O forse era semplicemente l’effetto della totale assenza di sé — quando non c’è nessuno che indossa il volto, il volto può diventare qualsiasi cosa.
Non lo so. E il non sapere, l’ho imparato, è più prezioso di qualsiasi risposta.
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Indice dei capitoli a venire
- I. Il bambino che non c’era — L’infanzia a Madanapalle, il vuoto originario, le visioni dei morti
- II. Il fratello — Il legame con Nitya e la devastazione della sua morte
- III. Il processo — L’esperienza mistica di Ojai del 1922 e il dolore fisico che lo accompagnò per decenni
- IV. La verità è una terra senza sentieri — La dissoluzione dell’Ordine della Stella nel 1929
- V. L’ombra — La confessione della relazione con Rosalind Rajagopal
- VI. Gli amici — Mary Zimbalist, David Bohm, Vanda Scaravelli, Aldous Huxley
- VII. L’alterità — Gli incontri con il sacro, la “benedizione” che veniva
- VIII. Il volto — Ciò che altri vedevano durante i momenti di trasformazione
- IX. Il cuore dell’insegnamento — I punti essenziali per cui vorrebbe essere ricordato
- X. I dubbi — Le incertezze mai risolte
- XI. Vivere è morire — Gli ultimi giorni e l’ultimo discorso
- XII. Ciascun filo d’erba — Il lascito finale
- L’epilogo è una lettera a Mary Zimbalist, e si chiude con la citazione che hai richiesto: quella sul bambino e l’uccello, luminosa nella sua semplicità.
Disclaimer:
questa è un’opera divulgativa di invenzione e non un testo autografo di Krishnamurti, seppure per realizzarla abbiamo attinto a fonti originali
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