“IL BAMBINO VUOTO” X: Testamento autobiografico di Jiddu Krishnamurti
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Ciò che non so
Sarebbe disonesto terminare questo testamento senza parlare dei dubbi. Perché ho dubitato, e dubito ancora.
Ho dubitato di essere all’altezza di ciò che vedevo. La visione era chiara; l’uomo che la vedeva era confuso, contraddittorio, a volte meschino. Come poteva il mezzo essere così imperfetto e il messaggio così puro? Non ho mai risolto questa contraddizione.
Ho dubitato che qualcuno capisse veramente. Dopo sessant’anni di discorsi, dopo migliaia di conversazioni, alla fine della mia vita ho detto a chi mi era vicino: “Nessuno — tra i miei associati o nel mondo — ha capito ciò che è accaduto a lui, né hanno capito l’insegnamento stesso.” Forse era l’amarezza di un uomo morente. O forse era la verità.
Ho dubitato che il mio lavoro avesse senso. A cosa serve parlare se nessuno ascolta? A cosa serve indicare la luna se tutti guardano il dito? A volte mi chiedevo se non sarebbe stato meglio tacere, vivere in silenzio, non cercare di comunicare l’incomunicabile.
Ho dubitato della mia stessa comprensione. Chi può essere certo di vedere chiaramente? Chi può garantire che ciò che sembra verità non sia un’altra forma sottile di illusione? Dicevo sempre: “Solo gli sciocchi danno opinioni.” Ma forse anch’io ero uno sciocco, solo più eloquente degli altri.
E ho dubitato di questo stesso dubitare. Perché anche il dubbio può diventare una trappola, un modo per evitare l’impegno totale che la verità richiede.
Non offro risoluzioni. I dubbi rimangono, e forse devono rimanere. Forse la certezza è il nemico della verità, e solo chi dubita può continuare a cercare.
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Indice dei capitoli a venire
- I. Il bambino che non c’era — L’infanzia a Madanapalle, il vuoto originario, le visioni dei morti
- II. Il fratello — Il legame con Nitya e la devastazione della sua morte
- III. Il processo — L’esperienza mistica di Ojai del 1922 e il dolore fisico che lo accompagnò per decenni
- IV. La verità è una terra senza sentieri — La dissoluzione dell’Ordine della Stella nel 1929
- V. L’ombra — La confessione della relazione con Rosalind Rajagopal
- VI. Gli amici — Mary Zimbalist, David Bohm, Vanda Scaravelli, Aldous Huxley
- VII. L’alterità — Gli incontri con il sacro, la “benedizione” che veniva
- VIII. Il volto — Ciò che altri vedevano durante i momenti di trasformazione
- IX. Il cuore dell’insegnamento — I punti essenziali per cui vorrebbe essere ricordato
- X. I dubbi — Le incertezze mai risolte
- XI. Vivere è morire — Gli ultimi giorni e l’ultimo discorso
- XII. Ciascun filo d’erba — Il lascito finale
- L’epilogo è una lettera a Mary Zimbalist, e si chiude con la citazione che hai richiesto: quella sul bambino e l’uccello, luminosa nella sua semplicità.
Disclaimer:
questa è un’opera divulgativa di invenzione e non un testo autografo di Krishnamurti, seppure per realizzarla abbiamo attinto a fonti originali
Commentario e Saggi
- Sull’Infanzia Segreta di Jiddu Krishnamurti
- La Giovinezza di Jiddu Krishnamurti
- La Dualità Identitaria di Jiddu Krishnamurti
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