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Protagonisti - Interviste e biografie

V. L’OMBRA

“Ciò che posso dire è questo: quella relazione, con tutto il suo carico di sofferenza, mi insegnò qualcosa sull’amore che i discorsi non potevano insegnare. Mi insegnò che l’amore umano, per quanto imperfetto, per quanto mescolato con desiderio e paura e possesso, è comunque reale. E mi insegnò che la perfezione è un’altra gabbia, forse la più sottile di tutte”

IL BAMBINO VUOTO” V: Testamento autobiografico di Jiddu Krishnamurti

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Rosalind, 1932-1957

C’è qualcosa che devo dire, qualcosa che ho nascosto per troppo tempo. Non perché me ne vergogni — la vergogna è un’altra forma di egoismo — ma perché tocca persone che non possono più difendersi.

Nel 1932, iniziai una relazione con Rosalind Rajagopal. Era la moglie di Desikacharya Rajagopal, l’uomo che era diventato il mio segretario, il mio amministratore, il gestore di tutto ciò che riguardava il mio lavoro. Rosalind era stata vicina a noi fin dai tempi di Ojai, aveva assistito Nitya nella sua malattia, era stata presente durante il processo. Era bella, intelligente, piena di vita.

Non so come cominciò, o meglio, lo so ma le parole lo rendono banale. C’era attrazione, c’era solitudine, c’era bisogno umano. E c’era, devo ammetterlo, l’illusione che ciò che insegnavo potesse in qualche modo giustificare ciò che facevo. Non può. Non poteva allora, non può ora.

La relazione durò circa venticinque anni, nascosta, piena di bugie, di sotterfugi, di quella particolare forma di ipocrisia che consiste nel predicare la libertà dal sé mentre si protegge ferocemente il proprio segreto.

Non scrivo questo per confessarmi, perché la confessione è spesso solo un altro modo per sentirsi meglio con se stessi. Scrivo questo perché è vero, e perché questo testamento non avrebbe senso se non fosse completamente onesto.

Rajagopal lo scoprì. Sua figlia Radha lo seppe. Il tradimento — perché di questo si trattò, tradimento della fiducia, dell’amicizia, della verità che professavo — avvelenò tutto. Le relazioni si spezzarono. Seguirono cause legali, accuse, anni di amarezza.

Rajagopal disse una volta che c’erano “due Krishna”: quello che parlava con tale intuizione, e l’altro, l’ombra, che poteva ingannare e tradire. Aveva ragione. C’erano due Krishna, come ci sono due di ognuno di noi — la parte che vede chiaramente e la parte che si nasconde nella cecità.

Non offro giustificazioni. L’insegnamento non dipende dalla perfezione di chi insegna; se così fosse, nessuno potrebbe mai insegnare nulla. Ma la contraddizione rimane, e fa male guardarla.

Ciò che posso dire è questo: quella relazione, con tutto il suo carico di sofferenza, mi insegnò qualcosa sull’amore che i discorsi non potevano insegnare. Mi insegnò che l’amore umano, per quanto imperfetto, per quanto mescolato con desiderio e paura e possesso, è comunque reale. E mi insegnò che la perfezione è un’altra gabbia, forse la più sottile di tutte.

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Indice dei capitoli a venire

  • I. Il bambino che non c’era — L’infanzia a Madanapalle, il vuoto originario, le visioni dei morti
  • II. Il fratello — Il legame con Nitya e la devastazione della sua morte
  • III. Il processo — L’esperienza mistica di Ojai del 1922 e il dolore fisico che lo accompagnò per decenni
  • IV. La verità è una terra senza sentieri — La dissoluzione dell’Ordine della Stella nel 1929
  • V. L’ombra — La confessione della relazione con Rosalind Rajagopal
  • VI. Gli amici — Mary Zimbalist, David Bohm, Vanda Scaravelli, Aldous Huxley
  • VII. L’alterità — Gli incontri con il sacro, la “benedizione” che veniva
  • VIII. Il volto — Ciò che altri vedevano durante i momenti di trasformazione
  • IX. Il cuore dell’insegnamento — I punti essenziali per cui vorrebbe essere ricordato
  • X. I dubbi — Le incertezze mai risolte
  • XI. Vivere è morire — Gli ultimi giorni e l’ultimo discorso
  • XII. Ciascun filo d’erba — Il lascito finale
  • L’epilogo è una lettera a Mary Zimbalist, e si chiude con la citazione che hai richiesto: quella sul bambino e l’uccello, luminosa nella sua semplicità.​​​​​​​​​​​​​​​​
Disclaimer:

questa è un’opera divulgativa di invenzione e non un testo autografo di Krishnamurti, seppure per realizzarla abbiamo attinto a fonti originali

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Ennio Martignago