“IL BAMBINO VUOTO” IX: Testamento autobiografico di Jiddu Krishnamurti
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Ciò per cui vorrei essere ricordato
Se qualcosa di ciò che ho detto ha valore, non sono le migliaia di discorsi, non sono i libri, non sono le fondazioni e le scuole. Sono alcune verità semplici, che chiunque può vedere se guarda con attenzione.
Il pensiero è tempo. Tutto ciò che pensiamo appartiene al passato — è memoria, conoscenza accumulata, esperienza cristallizzata. Non c’è pensiero nuovo. E quando il pensiero si proietta nel futuro, crea solo un’immagine basata sul passato. Così viviamo prigionieri del tempo, oscillando tra memoria e aspettativa, senza mai toccare il presente.
L’osservatore è l’osservato. Quando guardiamo qualcosa — la nostra rabbia, la nostra paura, il nostro desiderio — creiamo una divisione tra chi osserva e ciò che viene osservato. Ma questa divisione è illusoria. L’osservatore è fatto della stessa sostanza dell’osservato; entrambi sono pensiero, entrambi sono passato. Quando questa divisione cessa, quando si vede che l’osservatore è l’osservato, c’è una liberazione di energia che trasforma tutto.
La verità è una terra senza sentieri. Non c’è metodo per raggiungerla, non c’è pratica che la garantisca, non c’è autorità che possa indicarla. Ogni sentiero porta solo a ciò che il sentiero presuppone. Per trovare ciò che è veramente nuovo, bisogna camminare senza sentiero, senza guida, senza mappa.
La meditazione non è tecnica. Non è concentrazione, non è contemplazione, non è ripetizione di mantra. È semplicemente il vedere — vedere ciò che è, senza giudizio, senza desiderio di cambiarlo. Quando la mente vede se stessa completamente, con tutte le sue illusioni, i suoi trucchi, i suoi inganni, quella stessa visione è meditazione.
L’amore non è attaccamento. L’attaccamento è paura della perdita, è bisogno dell’altro per sentirsi completi, è dipendenza mascherata da affetto. L’amore vero non chiede nulla, non si aspetta nulla, non possiede nulla. È come il profumo di un fiore: si offre a tutti, senza distinzione, senza riserva.
La libertà non è alla fine, ma all’inizio. Non si diventa liberi; si è liberi nel momento in cui si vede la prigione. La libertà non è il risultato di un processo; è la condizione stessa della comprensione.

Queste non sono teorie da credere o da discutere. Sono cose da vedere direttamente, da se stessi. Se le credete perché le ho dette io, non vi servono a nulla. Se le vedete da voi, non c’è bisogno che io le dica.
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Indice dei capitoli a venire
- I. Il bambino che non c’era — L’infanzia a Madanapalle, il vuoto originario, le visioni dei morti
- II. Il fratello — Il legame con Nitya e la devastazione della sua morte
- III. Il processo — L’esperienza mistica di Ojai del 1922 e il dolore fisico che lo accompagnò per decenni
- IV. La verità è una terra senza sentieri — La dissoluzione dell’Ordine della Stella nel 1929
- V. L’ombra — La confessione della relazione con Rosalind Rajagopal
- VI. Gli amici — Mary Zimbalist, David Bohm, Vanda Scaravelli, Aldous Huxley
- VII. L’alterità — Gli incontri con il sacro, la “benedizione” che veniva
- VIII. Il volto — Ciò che altri vedevano durante i momenti di trasformazione
- IX. Il cuore dell’insegnamento — I punti essenziali per cui vorrebbe essere ricordato
- X. I dubbi — Le incertezze mai risolte
- XI. Vivere è morire — Gli ultimi giorni e l’ultimo discorso
- XII. Ciascun filo d’erba — Il lascito finale
- L’epilogo è una lettera a Mary Zimbalist, e si chiude con la citazione che hai richiesto: quella sul bambino e l’uccello, luminosa nella sua semplicità.
Disclaimer:
questa è un’opera divulgativa di invenzione e non un testo autografo di Krishnamurti, seppure per realizzarla abbiamo attinto a fonti originali
Commentario e Saggi
- Sull’Infanzia Segreta di Jiddu Krishnamurti
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