Oggi ci occupiamo di un film, una pellicola per l’eternità, così come ebbi a denominare, in epoca non sospetta, questa sotto categoria della sotto rubrica della sotto-sotto-sotto specialità del FrantiMagazine nostro/vostro. Un lungometraggio di quelli che andrebbero ascritti – tenetevi perchè quando ascrivo posso diventare pericoloso – alla storia della settima (arte, che pensavate?), ma anche alla storia dell’uomo tutto, in quanto veri e propri lavori egregi e a egregie cose ispirati, come disse e scrisse, un poeta o, forse, due. Esso film ha molte particolarità, intanto trattasi di opera prima – mai più e meglio ispirata fu – di personaggio multiplo, quelli bravi dicono eclettico – io mai lo farò – dello spettacolo tutto e anche della cultura. Margherita Vicario, oltre a nascere già di per sé in buonissima compagnia, cresce attrice e anche cantante e anche scrivente e poi dirigente – non nel senso che pensate voi – ma in quello registico che poi proprio qui e adesso di Gloria si ricoprì anche nel titolo. Vi agevolo una prima clip cantantica della Margherita di cui sopra, tanto per gradire
Ma molti di voi e pure di essi, non possono non aver presente e anche passato, un personaggio o anche due attorialmente ben portati sino a casa e oltre dalla nostra solita Margherita. Di quando in quando impegnata dentro questure romane presso scrivanie ma anche volanti e tornanti non del tutto bianche e bianchi. Di altro in poi ancora al lavoro nel bel mezzo di Roma e di storie di amori del buon Allen di nome Woody, per non parlare di Brizzi Fausti e di interpretazioni filmiche in o nel di lui pellicolamento valido nonchè pazzi/e/um di me ma anche di lui o altri. Segue nuova clip in posizione preminente addentro e non fuori alle asole delle indagini di polizia di cui ella è frequentatrice da almeno 36 puntante diverse e pure in serie.
Ma non perdiamoci di vista, però, e nemmeno trascuriamo, l’impegno e la profusione di contenuti di indubbia validità che la stessa Margherita ha seminato – per fortuna – nel mondo del cinema, sia come scrittrice e di conseguenza sceneggiatrice, ma anche poi come direttrice che poi verrebbe anche da dire: regista. E per questo, prima di passare al Gloria, – che bello – mi permetto di segnalare il corto da lei scritto e co-diretto – assieme a Michele Bertini Margarini – “Se riesco parto”. Di cui mi corre l’obbligo di segnalare che trattasi di corto-musical, che è stato realizzato in 48 ore per un festival di cinema, che prevede proprio che ogni opera sia originale e inedita, e soprattutto, realizzata in quel tempo preciso in ore e minuti e forse secondi. Quel festival si chiamava per l’appunto 48ore film project e si è svolto a Roma nel 2011. Indovinate un pochino chi potrebbe averla vinta quell’edizione del festival? Best Film. Migliore Attrice. Migliore Musica. Agevolo tutto il film nella prossima clip. Non perdetelo, io lo trovo delizioso.
Con questi preamboli e tutto il resto, che è mancia, ma conta, e, se conta. Non poteva che nascere qualcosa di ancora e di, di più. E così è stato. E non lo dico me, per dirla con Io. Lo dicono i festival e i numerosi premi e riconoscimenti che il film, ora siamo arrivati a parlare di Gloria, si è portato a casa. Indubbiamente l’unione musica e parole, intesa come colonna sonora e scrittura più regia, ha avuto un peso non indifferente nell’allestimento di detta opera. Molto ha contato anche l’aver attinto da una storia vera. Un passaggio importante del racconto del nostro Paese, perso nei secoli precedenti e pressoché sconosciuto ai più. La storia della trasformazione di orfane, trovatelle, vedove, rinchiuse in conventi, istituti, e orfanotrofi, in musiciste, compositrici, cantanti. Come successe in particolare a Venezia, dove a dirigere un’orchestra di donne, si trovò il grande compositore e musicista, Antonio Vivaldi. Grande intuizione e ottima scelta da parte delle sceneggiatrici del film, – la stessa Vicario e Anita Rivaroli – l’aver spiegato e fatto conoscere questa particolarissima esperienza di vita e aver dato un nome e un volto ad alcune di quelle ragazze, artiste e musiciste, per sempre sepolte nei gorghi del tempo e della storia. Racconti come questo andrebbero portati in giro per le città e i paesi del nostro territorio, per farli conoscere a tutti, in particolare ai ragazzi, agli studenti in cerca di radici, ispirazioni, segnali, concreti e non di fumo. Ma godetevi questo estratto e non mancate di cercare Gloria! sul grande schermo o sulla vostra piattaforma preferita. Bye.
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