Un percorso nelle fonti dirette di Rudolf Steiner: l’autobiografia, le massime antroposofiche, le lettere ai soci. Un metodo semplice guida questo percorso, prima scoprire, conoscere, poi sperimentare e nel caso poi discutere. Questi appunti si fermano al primo passo, scoprire.
Ci capita di sentirsi rivolgere una domanda che ha l’aria di essere semplice per la sua brevità, ma che cos’è l’antroposofia? Riflettendoci ogni possibile risposta diretta ed immediata nasce già compromessa in quanto o semplifica, o scivola nel sentimentale, o si piega a chi la pone, ma anche alla posizione di chi risponde. Da tempo, davanti a quella domanda, scegliamo di non cominciare da una definizione, ma dalla persona di Rudolf Steiner. La sua fu una vita di conoscenza a tappe diverse fra loro, e ogni tappa è parte del viaggio, non è il viaggio, e fermarsi ad una solo di quei passaggi, il goethiano, il teosofo, il massone, il fondatore di Dornach, il rosacruciano, lo scienziato dello spirito, significa scambiare una fotografia per la figura intera.
Cercare di conoscere Rudolf Steiner non significa risolverne la figura in una definizione né mitizzarne la biografia. Significa distinguere le sue fonti, le sue idee e gli effetti storici di un movimento che, pur restando minoritario in molti ambiti, continua a incidere su educazione, agricoltura, arti e medicina.
Nessuno, del resto, conoscerà mai quella vita nei particolari, nemmeno chi andrà a leggere le lettere fra lui e Marie Steiner. E i particolari non sono il punto. Ciò che la sua attività ha prodotto è davanti agli occhi di tutti se alziamo lo sguardo, i libri, gli articoli, le conferenze, testi come le lettere ai soci o le massime antroposofiche.

Un’opera nata allora e ancora presente nelle varie figlie dell’antroposofia, una visione artistica e spirituale espressa nella pedagogia, nella medicina, nell’euritmia, nell’arte della parola, nella pittura, nella scultura, nell’agricoltura biodinamica e in altro ancora. È un’opera ancor oggi vivente, anziché essere cristallizzata in un passato che l’avrebbe ridotta da cent’anni a una semplice sopravvivenza archivistica. Lo stesso vale per l’antroposofia, è un divenire, non un approdo.
Ma che cos’è, dunque, l’antroposofia?
Ed è proprio da un Rudolf Steiner nei suoi ultimi anni di vita che iniziamo, con le parole che lui scelse, nella prima delle sue massime antroposofiche «L’antroposofia è una via della conoscenza che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nell’universo. Sorge nell’uomo come una necessità del cuore, della vita del sentimento, e può essere pienamente giustificata se soddisfa questo bisogno interiore».
È la definizione più autorevole disponibile, ed è proprio la sua essenzialità a farne un punto di partenza più che una risposta rapida, e ognuna di queste parole apre uno scenario che nessuna breve risposta può contenere per intero.
La definizione non si commenta, la si percorre, ed ecco perché potrebbe essere d’aiuto il percorso della vita di Rudolf Steiner che la tracciò. E per far ciò in questi appunti ci atteniamo a poche fonti, quali la sua autobiografia incompiuta “La mia vita”, e i materiali dell’archivio digitale rsarchive.org, le pagine del Goetheanum di Dornach e, per il contesto culturale si è scelto il libro di Louis Pauwels e Jacques Bergier Il mattino dei maghi (Le Matin des magiciens, 1960).
La scelta è deliberata, perché prima di ogni interpretazione, delle polemiche e delle letture postume, viene l’incontro con la voce dell’autore. Questi appunti non intendono offrire una biografia definitiva né una storia critica dell’antroposofia, ma propongono un primo percorso nelle fonti dirette, nei testi in cui Steiner raccontò il proprio cammino e formulò il proprio pensiero, e nei documenti che accompagnano la nascita della sua opera.
Tre piani perciò si intrecciano, il racconto che Steiner fece di sé, i materiali d’archivio e una lettura postuma, quella di due giornalisti francesi che, trentacinque anni dopo la sua morte, lo collocarono dentro un affresco del “realismo fantastico” europeo.
L’autobiografia come fonte
Conviene anzitutto ricordare che cosa è “La mia vita”. È un’opera incompiuta, la narrazione arriva al 1907, al quarantaseiesimo anno di Steiner, e la morte, il 30 marzo 1925 a Dornach, ne impedì il completamento, ma fu poi raccolta in volume con una conclusione di Marie Steiner. Steiner dichiara nella prima pagina di averla scritta per rettificare i giudizi che circolavano sul suo conto. È una fonte primaria indispensabile per comprendere come Steiner interpretò la propria vicenda.
Gli anni che l’autobiografia non racconta
Fra il 1907 e il 1925 corrono diciotto anni che “La mia vita” non copre, il Goetheanum, la guerra, la scuola Waldorf, la questione sociale, sue opere fondamentali, conferenze e la rifondazione della società Antroposofica. Per l’ultimo tratto di quel periodo esiste però una fonte diretta, ed è ciò che Steiner scriveva negli stessi giorni in cui componeva i capitoli autobiografici.
Come il convegno di Natale del 1923/24, ove Steiner rifondò la Società Antroposofica Universale, ed istituì al Goetheanum la Libera Università di Scienza dello Spirito (Freie Hochschule für Geisteswissenschaft), di cui ne assunse la direzione e cominciò a strutturarla in una Prima Classe e in sezioni specialistiche (pedagogia, medicina, agricoltura, scienze naturali, matematica e astronomia, arti e altre), poste al centro della Società rifondata.
Dopo il convegno Steiner tenne aperti due cantieri settimanali paralleli. Sul settimanale “Das Goetheanum” uscivano le puntate dell’autobiografia; sul bollettino per i soci, “Che cosa avviene nella Società Antroposofica” (Was in der Anthroposophischen Gesellschaft vorgeht), uscivano le lettere ai membri e le massime antroposofiche, centottantacinque in tutto, iniziate nei primi mesi del 1924.
Le due serie corsero insieme fino al marzo del 1925, le ultime lettere furono scritte durante la malattia finale, e la pubblicazione si interruppe con la morte. L’ultima porta il titolo “Dalla natura alla sotto-natura” ed è datata Goetheanum, marzo 1925 e le massime che la accompagnano apparvero postume, in aprile. Vi si legge«Nell’età delle scienze naturali, che comincia intorno alla metà del diciannovesimo secolo, l’attività culturale degli uomini scivola gradualmente non solo nelle regioni più basse della natura, ma al di sotto della natura. La tecnica diventa sotto-natura».
Nelle stesse settimane, la stessa mano raccontava l’infanzia austriaca e condensava in poche righe alla volta alcuni nuclei essenziali del suo pensiero.
La definizione citata in apertura, l’antroposofia come via della conoscenza, è la prima di quelle massime, non un manifesto giovanile, ma il lascito di un uomo all’ultimo anno di vita.
Gli anni che il racconto autobiografico non raggiunge hanno così la loro voce, non un ricordo ricostruito, ma una scrittura del presente.
(fine prima parte) Rudolf Steiner: una vita alle origini dell’antroposofia (2 di 3) Rudolf Steiner: una vita alle origini dell’antroposofia (3 di 3)
PUNTATA I — Fonti citate
Le opere di Rudolf Steiner citate in questi appunti, a partire da “La mia vita” e dalle “Massime antroposofiche”, sono disponibili in traduzione italiana presso l’Editrice Antroposofica di Milano. Di seguito fonti on-line consultabili.
Rudolf Steiner, “La mia vita” (The Story of My Life, GA 28), edizione inglese 1928, Rudolf Steiner Archive: indice generale e capitoli, con nota sull’arresto della narrazione al 1907 e sulla morte del 30 marzo 1925. https://rsarchive.org/Books/GA028/English/APC1928/
Rudolf Steiner, GA 26, “Massime antroposofiche” (Anthroposophische Leitsätze, 1924-1925; in inglese Anthroposophical Leading Thoughts), prima massima, da cui la citazione in apertura. L’edizione d’archivio documenta le centottantacinque massime e le lettere “Ai membri”, pubblicate settimanalmente sul bollettino dei soci “Was in der Anthroposophischen Gesellschaft vorgeht” dopo il convegno di Natale 1923/24; l’introduzione all’edizione del 1973 registra che la pubblicazione proseguì per il 1924 e i primi mesi del 1925 e si interruppe con la morte di Steiner. L’ultima lettera, “Dalla natura alla sotto-natura” (Goetheanum, marzo 1925, con le massime 183-185 apparse il 12 aprile 1925), è la fonte della citazione nella sezione sulle due serie parallele. https://rsarchive.org/Books/GA026/ e https://rsarchive.org/Books/GA026/English/RSP1973/GA026_intro.html e https://rsarchive.org/Books/GA026/English/APC1956/GA026_c29.html
Goetheanum, statuto di fondazione della Società Antroposofica del 1923 (Convegno di Natale, Dornach: la School of Spiritual Science come centro dell’attività della Società, articolata in tre Classi, con l’organizzazione affidata a Rudolf Steiner; artt. 4, 5, 7 e 9). https://www.goetheanum.org/en/members/foundation-statute-of-1923 Sezione Generale del Goetheanum, pagina sulla Prima Classe (l’annuncio della Scuola al convegno di Natale 1923/24 e l’avvio della sua costruzione sotto la direzione di Steiner): https://allgemeine-sektion.goetheanum.ch/en/first-class Per la denominazione italiana istituzionale, Società Antroposofica in Italia, “Le Sezioni della Libera Università di Scienza dello Spirito”: https://www.societaantroposofica.it/le-sezioni-della-libera-universita-di-scienza-dello-spirito/
Goetheanum, Dornach, pagina “Storia” (rifondazione della società fra il 1923 e il 1925; morte di Steiner il 30 marzo 1925). https://goetheanum.ch/en/history
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