Oltre il Basso Elettrico
Il 27 marzo 2026 segna uno spartiacque nella storiografia musicale contemporanea: Michael Balzary, noto universalmente come Flea, pubblica Honora, il suo primo vero album solista sulla lunga distanza dopo oltre quarant’anni come spina dorsale dei Red Hot Chili Peppers. Non si tratta di una semplice deviazione estetica, ma di una complessa operazione di decostruzione dell’icona rock per approdare a una dimensione più intima e meditativa: un ritorno viscerale alla tromba, la sua “prima lingua musicale”, abbandonando temporaneamente l’approccio ipercinetico al basso che lo ha reso un pilastro della cultura pop.
Questa transizione non è frutto di un capriccio senile. Per due anni, durante i massicci tour mondiali dei Chili Peppers (2022–2024), Flea si è imposto un regime di studio quotidiano di almeno due ore, trasformando backstage e stanze d’albergo in aule di conservatorio. Ha studiato sotto la guida di Rickey Washington — padre di Kamasi e colonna della scena di Los Angeles — per ritrovare imboccatura e tecnica. Come scriveva nella sua autobiografia Acid for the Children:
“Un essere umano appoggia la tromba sulle labbra e ci soffia dentro l’amore, essa diventa viva e infuocata, un sentiero verso Dio e un portavoce della divinità.”
La Honora Band: Un Organismo di Visionari

Per garantire la credibilità musicologica dell’opera, Flea ha attinto alla linfa vitale della scena avant-garde di Los Angeles e della scuderia International Anthem, assemblando un ensemble che rappresenta l’élite del jazz moderno. Nonostante la sua fama globale, ha affrontato le sessioni con la vulnerabilità di un debuttante, confessando il timore di essere percepito come un “ciarlatano del rock” di fronte a simili calibri. L’accoglienza calorosa dei musicisti lo ha poi spinto verso un’estasi creativa che lui stesso definisce “simile all’effetto di droghe”.
| Collaboratore | Ruolo e Impatto |
|---|---|
| Josh Johnson | Produttore e sassofonista; agisce come “bussola creativa”, ancorando le improvvisazioni di Flea a un rigore formale moderno |
| Jeff Parker | Chitarrista (Tortoise); pilastro della scena International Anthem, conferisce texture calde e aperture post-rock |
| Anna Butterss | Contrabbassista; la sua precisione libera Flea dal ruolo di pilastro ritmico, permettendogli di fluttuare tra tromba e basso |
| Deantoni Parks | Batterista; poliritmie quasi robotiche ma profondamente soulful |
| Thom Yorke | Voce e synth in Traffic Lights; “jazzy anxiety” e sensibilità eterea |
| Nick Cave | Voce in Wichita Lineman; baritono monumentale in una riconciliazione cosmica |
| John Frusciante | Trattamenti elettronici e mixaggio in Frailed e Willow Weep for Me |
| Mauro Refosco | Percussioni; densità orchestrale extra-quartetto |
| Nate Walcott | Tastiere; ulteriore spessore armonico |
Il risultato è un suono cangiante dove la tromba di Flea non cerca l’assolo pirotecnico, ma l’atmosfera, il calore, il “presente infinito”.
Struttura dell’Album: Originali e Reinterpretazioni
Honora è costruito su una struttura binaria: sei brani originali che definiscono la nuova voce autoriale di Flea e quattro reinterpretazioni che decostruiscono i suoi miti personali, proiettandoli in una dimensione jazzistica moderna.
| Composizioni Originali | Reinterpretazioni |
|---|---|
| Golden Wingship | Maggot Brain (Funkadelic / George Clinton & Eddie Hazel) |
| A Plea | Wichita Lineman (Jimmy Webb / Glen Campbell) |
| Traffic Lights | Thinkin Bout You (Frank Ocean & Shea Taylor) |
| Frailed | Willow Weep for Me (Ann Ronell) |
| Morning Cry | |
| Free As I Want to Be |
Analisi delle Tracce Chiave
Golden Wingship apre l’album con una breve finestra psichedelica, subito seguita dalla giocosa frenesia be-bop di Morning Cry. Ma i momenti cruciali sono altrove.
A Plea è il cuore pulsante del disco: quasi otto minuti che si muovono tra jazz spirituale e spoken word, con il profumo di Sun Ra e Gil Scott-Heron. Flea lancia un appello disperato e vitalissimo, superando qualsiasi logica di schieramento politico per approdare a una visione trascendente. “Non mi interessa la vostra fottuta politica”, urla, prima di invitare a vedere la divinità in ogni essere umano, a scegliere il coraggio della pace contro la “vigliaccheria” dell’odio. È il Flea più politico, proprio perché sceglie di essere totalmente impolitico.
Frailed è l’apice della sperimentazione: undici minuti costruiti su un minimalist dub groove, dove la tromba duella con onde di delay e glitch elettronici curati da John Frusciante. L’inserimento del flauto contralto di Rickey Washington aggiunge una dimensione mistica e ancestrale.
Thinkin Bout You trasforma il classico R&B di Frank Ocean in uno standard jazz cinematografico. Flea usa il flumpet — ibrido tra tromba e flicorno dalla timbrica vellutata e pastosa — per tracciare la melodia su un letto di archi elegiaci, creando una sensazione di dolce resa.
Traffic Lights, scritta a quattro mani con Thom Yorke, richiama le atmosfere degli Atoms for Peace: la voce eterea di Yorke fluttua su un groove elastico punteggiato dagli interventi graffianti della tromba.
Wichita Lineman è il momento più catartico. La voce è quella di Nick Cave, e qui si chiude un cerchio quasi poetico: decenni fa Cave aveva liquidato i Red Hot Chili Peppers come “spazzatura”. Pentito di quel livore giovanile, ha trasformato questa sessione in un atto di riconciliazione, e il dialogo tra il suo baritono monumentale e il flumpet di Flea produce una preghiera crepuscolare di rara bellezza.
Il Verdetto della Critica: Un Consenso Globale
L’accoglienza internazionale ha registrato una rara sospensione di incredulità tra i puristi del jazz, colpiti dall’assenza di dilettantismo.
∙ Clash Magazine (8/10): focus sull’onestà brutale del lavoro, definito come la rivelazione della vera essenza di Michael Balzary
∙ The Guardian: celebra questa “soulful jazz odyssey” come un’opera sincera che evita ogni tentazione commerciale
∙ Rolling Stone Italia: lo descrive come l’autoritratto di un 63enne che costruisce ponti, un disco “post-jazz disordinato ma vivo”
∙ Metacritic / AnyDecentMusic?: punteggi aggregati di 74/100 e 7.5/10 confermano il varco riuscito tra i generi
Il successo dal vivo ha trovato palchi prestigiosi e intimi: il Paradiso di Amsterdam, il Koko di Londra, il Webster Hall di New York e il Fonda Theatre di Los Angeles.
L’Eredità: L’“Altramerica” di Flea

Honora non è solo un album jazz; è un atto di libertà assoluta che incarna il concetto di “Altramerica”: una sintesi di controcultura, post-jazz e spiritualità laica. Simbolo di questa visione è la copertina — una foto di Shahin Badiyan nell’Iran degli anni ‘60 con un piccione sulla spalla — suggerita dalla moglie di Flea, Melody Ehsani, per sottolineare il contesto iraniano e trasformare il disco in una preghiera contro i sistemi che dividono l’umanità.
Honora non è il disco che i fan dei Peppers si aspettavano, ed è proprio questo il punto. È una dichiarazione di indipendenza estetica di un 63enne che ha avuto l’umiltà di tornare studente per ritrovare la propria voce più autentica. L’evoluzione non è un tradimento del passato: è un atto di coraggio verso il futuro, in un mondo che ci vuole incasellati in un unico ruolo.
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