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Due album sperimentali, sette giorni di distanza, due filosofie della ricerca musicale inconciliabili. Gli Angine de Poitrine portano il 24-TET in pista da ballo con teste di cartone; Squarepusher incide da solo un intero ensemble da camera per dimostrare che l’organo a canne batte l’intelligenza artificiale. Il Franti analizza chi apre un varco e chi lo documenta con precisione.
Quando due lavori così radicalmente diversi atterrano nella stessa settimana — il 3 e il 10 aprile 2026 — la tentazione è quella di scegliere un vincitore secondo la legge del tifo. Ma il dubbio metodico, che è l’unico lusso che ci possiamo ancora permettere in quest’epoca di classifiche aggregate e fanbase motivatissime, impone un’analisi più scomoda: non «quale disco suona meglio», ma «quale ricerca musicale è più coerente con le proprie premesse, più onesta nei confronti del proprio oggetto d’indagine, e più capace di apri re un varco nel reale invece di decorarlo».
Confronto critico tra due ricerche musicali: la ferocia aliena di Chicoutimi e la solennità cibernetica di Chelmsford
Gli Angine de Poitrine, duo strumentale anonimo originario di Chicoutimi nella regione del Saguenay, arrivano a Vol. II dopo una traiettoria che è già, di per sé, un atto di ricerca involontaria sulla fragilità dell’attenzione collettiva: Vol. I nel 2024 fu accolto come «eccessivamente noioso», poi la sessione KEXP del 2025 trasformò quella noia in culto, dimostrando che la viralità non riguarda la musica ma il momento in cui la musica incontra la giusta superficie di rimbalzo. Tom Jenkinson, alias Squarepusher, arriva invece a Kammerkonzert dopo trent’anni di carriera, un infortunio al polso in Norvegia nel 2018, la pandemia, e la frustrazione verso ensemble orchestrali che definisce «tokenistici» — incapaci di quel «funk» viscerale che le sue partiture richiedono. Due punti di partenza opposti: la giovinezza anonima che diventa fenomeno e il veterano che si ritira nella solitudine per costruire qualcosa di inattuabile con altri.
La natura della ricerca è il primo punto di divergenza.

Gli Angine de Poitrine conducono una ricerca che si potrebbe chiamare etnomusicologia del futuro: prendono il sistema a 24 toni equamente temperati (24-TET) — una grammatica che «non esiste» nella scala occidentale standard — e la testano non in laboratorio ma davanti a un pubblico vasto, con maschere di cartapesta, tute a pois e un naso di Klek che ondeggia durante i drum solo. La domanda implicita della loro ricerca è: fino a dove può spingersi la complessità prima che il corpo smetta di danzare? La risposta di Vol. II è che il limite è molto più lontano di quanto i teorici dell’accessibilità commerciale abbiano mai concesso. Brani come «Mata Zyklek» — tecnicamente in 4/4 ma eseguito con il feeling di un 2/4 — dimostrano che la dissonanza cognitiva tra struttura scritta e struttura percepita può generare un effetto di «prestigio musicale» (una sorta di illusione ottica sonora) che risulta fisicamente coinvolgente prima ancora di essere intellettualmente compreso. La loro chitarra ibrida Stratocaster con tasti intagliati a mano in oltre 150 ore di liuteria artigianale non è uno strumento di ricerca nel senso accademico del termine: è piuttosto una protesi della curiosità, un oggetto fatto per andare dove gli strumenti commerciali non possono.
Squarepusher, al contrario, conduce una ricerca che è esplicitamente una fenomenologia della percezione sonora. Kammerkonzert, strutturato in 14 movimenti identificati dal prefisso «K» in omaggio ai cataloghi classici (Köchel, Kirkpatrick), pone una domanda filosoficamente più ambiziosa ma anche più circoscritta: cosa rimane del gesto umano quando si tenta di eseguire da soli ciò che richiederebbe un ensemble? E cosa cambia nell’ascolto quando l’errore è non solo possibile ma ontologicamente necessario? Jenkinson rifiuta i sequencer automatizzati non per nostalgia artigianale ma per una ragione quasi epistemologica: l’intelligenza artificiale, che definisce «mediocrità militante», non può navigare la complessità atmosferica e melodica del jazz perché priva di quella vulnerabilità che è il prerequisito dell’autenticità. Il rischio di «suonare male» — «sounding shit», nelle sue parole — diventa una categoria estetica, quasi un sacramento laico.
Il confronto sui moventi rivela la seconda differenza strutturale.
I moventi degli Angine de Poitrine sono essenzialmente edonistici nel senso più nobile del termine: la musica deve graffiare un neurone sconosciuto, come dicono loro stessi («gratte un neurone inconnu»), ma deve anche far muovere il corpo, sorprendere senza alienare, essere aliena senza essere ostile. Il loro Dadaismo Pitagorico-Cubista non è una postura ideologica ma una descrizione fedele di come funziona effettivamente la loro musica: caotica nella superficie, rigorosamente geometrica nella struttura, ludica nell’intenzione. C’è qualcosa di profondamente democratico in questa proposta — non nel senso di «musica per tutti» ma nel senso di «musica che non chiede il diploma per essere vissuta».
Jenkinson è mosso da un movente opposto e complementare: la necessità di affermare la supremazia della percezione soggettiva in un’epoca che la sta sistematicamente delegando all’algoritmo. Kammerkonzert è un manifesto prima ancora di essere un disco, e come tutti i manifesti porta con sé il rischio del didatticismo. Il fatto che ogni singola parte — archi, percussioni, basso fretless, organo a canne — sia stata eseguita e registrata da lui solo non è solo una scelta estetica ma una dichiarazione politica: «il corpo umano sa cose che la macchina non può sapere». L’organo a canne, che descrive come dotato di energia «ultraterrena», diventa il simbolo di questa posizione — uno strumento pre-elettronico che possiede ancora il potere di sorprendere, un’«antenato del sintetizzatore» che sfida il sintetizzatore sul suo stesso terreno.
Sul piano della qualità della ricerca — che è il cuore della domanda — il verdetto è più sfumato di quanto sembrerebbe.

Kammerkonzert è un lavoro più rigoroso nel senso convenzionale del termine: la struttura è più coerente, il percorso intellettuale è più dichiarato, la metodologia è verificabile traccia per traccia. La nomenclatura «K» impone una fruizione analitica che trasforma l’ascolto in un esperimento di laboratorio. Ma proprio qui si annida il suo limite: una ricerca che dichiara troppo esplicitamente i propri obiettivi rischia di diventare la prova di ciò che già sa. Jenkinson sa già, prima di registrare, che l’organo a canne è «ultraterreno» e che il rischio umano è superiore alla perfezione algoritmica. Kammerkonzert conferma magnificamente questa tesi, ma non la mette abbastanza in pericolo.
Vol. II degli Angine de Poitrine, invece, conduce una ricerca che non sa dove sta andando — o almeno, non lo dà a vedere, che è la stessa cosa sul piano degli effetti. Il fatto che Khn e Klek abbiano costruito uno strumento di 150 ore per suonare note che «non esistono» e poi abbiano deciso di indossare teste di cartone alte due metri mentre lo fanno introduce una variabile irriducibile: il ridicolo come metodo. Il ridicolo non è un ornamento dell’opera ma una parte integrante del suo sistema epistemologico. Come dimostra la sincronia con Blutch — il fumettista francese che nell’aprile 2026 ha pubblicato il proprio Vol. II sottotitolato Ordonnance contre l’ennui demolendo la narrativa sequenziale — c’è qualcosa nell’aria del 2026 che chiede alla sperimentazione di essere anche comica, e non nel senso di «non seria» ma nel senso greco: il comico come capovolgimento dell’ordine, come il punto in cui la regola mostra i propri limiti.
Sul target di destinatari, la differenza è significativa e illuminante.
Kammerkonzert si rivolge esplicitamente a un pubblico già iniziato: gli audiofili che ordinano vinili numerati a mano in edizione limitata di 1000 copie per il mercato giapponese, i fan IDM che discutono su Reddit dell’intonazione dei tamburi distinguendo tra percussioni a intonazione indeterminata e tabla sinfoniche, i critici che leggono l’album attraverso la lente della hauntology di Mark Fisher. È un disco per chi sa già dove guardare. Questo non è un difetto — la specializzazione è una forma di rispetto verso l’ascolto — ma delimita il raggio d’azione della ricerca.
Vol. II degli Angine de Poitrine ha la caratteristica rara di essere genuinamente transgenerazionale non per calcolo di marketing ma per struttura interna: i teorici della musica trovano il 24-TET, i casual listener trovano il groove, Sean Ono Lennon trova il «WTF» ammirato, Dave Grohl trova la «band per musicisti», e i teenager su Reddit trovano il meme delle teste di cartone. La ricerca riesce a essere simultaneamente esoterica ed esotericamente accessibile — il che è, forse, la definizione più precisa di innovazione reale.
La conclusione, dunque, è necessariamente paradossale.
Il lavoro di ricerca più rigoroso, coerente e filosoficamente articolato della settimana è Kammerkonzert. Il lavoro di ricerca più innovativo, nel senso di «che apre un varco dove non c’era», è Vol. II degli Angine de Poitrine. Squarepusher sa esattamente cosa sta cercando e lo trova con precisione millimetrica: è una ricerca che conferma un’ipotesi già formulata, con tutta la bellezza e il limite che questo comporta. Khn e Klek non sanno bene cosa cercano — o se lo sanno, lo nascondono sotto due metri di cartapesta — e trovano qualcosa che non si aspettavano neanche loro: la prova che la complessità matematica e la danza di massa non sono categorie opposte ma facce dello stesso quarterono microtonale.
In un panorama in cui la maggior parte della musica sperimentale si rifugia nell’inaccessibilità come prova di serietà, e la maggior parte della musica accessibile si rifugia nella semplicità come prova di onestà, il disco più sovversivo della settimana è quello che rifiuta questa falsa dicotomia. Ed è quello con le teste di cartone.
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Slug: angine-de-poitrine-squarepusher-confronto-ricerca-musicale-2026
Meta title: Angine de Poitrine vs Squarepusher: chi ha vinto la settimana | Il Franti
Meta description: Vol. II e Kammerkonzert escono a sette giorni di distanza. Un confronto tra due ricerche musicali opposte: microtonalità Dada da Chicoutimi e concerto da camera cibernetico da Chelmsford.
Excerpt esteso:
Tag: FREQUENZE, CODICI, SCHERMI, METAMORFOSI
Categoria: Musica / Critica culturale
Concept immagine di copertina: Composizione split-screen o dipttico: a sinistra, testa cilindrica di cartapesta su sfondo geometrico a pois in tonalità acide (verde/arancio/bianco); a destra, organo a canne in chiave chiaroscurale, luce laterale, dominante grigio-pietra e oro antico. Al centro, una linea sottile rossa che funge da divisore e da collegamento.
Midjourney: Two contrasting musical worlds split-screen: left side features two gigantic papier-mâché cylindrical heads with polka-dot suits, alien and ludic, vivid acid colors green orange white, geometric background –ar 16:9 –style raw –v 6
DALL-E 3: “A diptych image: on the left, two abstract humanoid figures with enormous cylindrical papier-mâché heads in polka-dot suits performing on a stage bathed in green and orange light; on the right, a solitary figure at a vintage pipe organ in a dark studio, lit by a single side light, cinematic chiaroscuro. A thin red vertical line divides and connects the two worlds.”
Gemini Imagen: “Split composition: left panel — two anonymous performers with oversized cylindrical paper-mache heads, polka-dot costumes, vivid geometric background in acid green, white and orange; right panel — a lone musician at a cathedral pipe organ in dramatic low-key lighting, warm amber tones. Divided by a single red line.”
Telegram: Due album escono a 7 giorni di distanza e la domanda è una sola: quale ricerca musicale apre davvero un varco? Angine de Poitrine con le teste di cartone o Squarepusher con il manifesto anti-IA? 👇
Instagram: Il disco più sovversivo di aprile 2026 non è quello con il manifesto filosofico più rigoroso. È quello con le maschere di cartapesta. Leggi il confronto su ilfranti.it — link in bio. #MusicaEsperimentale #MathRock #Squarepusher #AngineDePotrine #FREQUENZE
TikTok: Quando un duo in tute a pois che suona note che “non esistono” batte (forse) il veterano con 30 anni di ricerca e un manifesto contro l’IA. Spiego il perché. 🎵
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