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“Trying Times”, il nuovo capolavoro di James Blake

“Trying Times” (2026), non è solo una collezione di canzoni, ma una risposta viscerale all’angoscia collettiva di un mondo frammentato. È il disco in cui l’ex pioniere del post-dubstep smette di decostruire il ritmo per iniziare a ricostruire l’anima, offrendo una bussola di vulnerabilità radicale in un mare di cinismo digitale.

1. Il ritorno del “consulente emotivo”

Negli ultimi quindici anni, James Blake ha ricoperto un ruolo singolare nell’architettura del pop globale: quello di “consulente emotivo” per le megastar. Da Beyoncé a Kendrick Lamar, chiunque abbia cercato una gravità sonora fatta di armonie livide e silenzi pesanti ha bussato alla sua porta. Eppure, dopo la parentesi cinetica e orientata ai club di Playing Robots Into Heaven (2023), Blake sembra aver avvertito l’urgenza di una ritirata strategica verso l’interno. Il suo nuovo album, “Trying Times” (2026), non è solo una collezione di canzoni, ma una risposta viscerale all’angoscia collettiva di un mondo frammentato. È il disco in cui l’ex pioniere del post-dubstep smette di decostruire il ritmo per iniziare a ricostruire l’anima, offrendo una bussola di vulnerabilità radicale in un mare di cinismo digitale.

2. L’atto di ribellione più grande: l’indipendenza totale

La prima lezione di questo settimo lavoro in studio non riguarda la melodia, ma la struttura del potere. Blake ha scelto la strada dell’indipendenza totale fondando la propria etichetta, la Good Boy Records (sotto l’ombrello del gruppo CMYK). Questo divorzio dal sistema delle major ha un impatto plastico sul suono: non ci sono filtri commerciali, solo “confessione pura”.

Significativo è il cambio di scenario fisico: Blake ha abbandonato le “stanze senza finestre” tipiche della produzione elettronica per rifugiarsi nella luce bucolica dei Real World Studios di Peter Gabriel. Questo passaggio dal buio claustrofobico dei club alla trasparenza della campagna inglese si riflette in una produzione che respira, ampia e ariosa, dove l’indipendenza diventa sinonimo di onestà senza sconti. È il manifesto di un artista che ha smesso di voler impressionare per iniziare, semplicemente, a esistere.

3. “Make Something Up”: Quando la musica rompe il vocabolario del dolore

Il cuore nevralgico dell’album è rappresentato da Make Something Up, un brano che affronta la salute mentale con una precisione chirurgica che quasi spaventa. Blake descrive quella contraddizione mentale paralizzante—la pulsione verso l’autodistruzione che coesiste con la volontà di vivere—definendola un vero e proprio “fallimento del linguaggio”. Quando le parole mancano, resta solo l’improvisazione dell’emergenza.

“And when I’m stood up on that bridge / And the voices compel me / Even though I don’t want to die / What’s the word for that?”

In questo passaggio, Blake non si limita all’estetica del “sad boy” (etichetta che ha sempre rigettato con forza); egli nomina l’innominabile. La sua capacità di descrivere il baratro senza ricorrere a metafore poetiche stucchevoli rende questo brano un punto di non ritorno per la musica confessionale contemporanea.

4. Il campionamento come ponte tra sacro e profano

Per un critico attento, l’uso dei campionamenti in Trying Times rivela una stratificazione spirituale profonda. In Death of Love, Blake utilizza un “master sample” di Leonard Cohen (You Want It Darker), evocando la parola ebraica “Hineni”—”eccomi”—una dichiarazione di presenza assoluta davanti al divino o al destino. Questa spiritualità oscura viene bilanciata in Days Go By dall’energia cruda del grime, grazie a un inserto di Dizzee Rascal (I Luv U).

Ma è forse in Rest of Your Life che il contrasto raggiunge l’apice: qui, un campionamento “hauntologico” di Dusty Springfield si trasforma improvvisamente in un’euforia da dancefloor. Questi innesti non sono decorativi; servono a riflettere sulla perdita di empatia moderna. Blake cuce insieme Cohen, Springfield e Rascal per ricordarci che, tra il sacro della preghiera e il profano del caos globale, la musica rimane l’unico luogo di sintesi possibile.

5. L’understatement britannico dietro il titolo “Trying Times”

Il titolo dell’album è un capolavoro di sarcasmo inglese. Blake lo definisce il “massimo understatement possibile” per descrivere il caos attuale. C’è una tensione costante tra la sfera privata—l’amore per la compagna Jameela Jamil (qui anche co-autrice)—e l’esperienza collettiva di un mondo che “va a fuoco”. In Just a Little Higher, Blake ci avverte con un piglio quasi profetico: “Adjust your sights just a little higher, ‘cause they’re playing us from a great height”.

A voler essere severi, si potrebbe concordare con chi, come il Guardian, nota che Blake talvolta scivola in platitudes politiche un po’ banali o pretestuose. Tuttavia, questa “predicazione” è il prezzo che paghiamo per una vulnerabilità così totale.

Per i nuovi ascoltatori, ecco i 3 brani fondamentali per navigare il disco:

  • Trying Times: Una space-rock love song che funge da ancora nel caos.
  • Make Something Up: Un’indagine brutale e necessaria sulla salute mentale.
  • Doesn’t Just Happen: Una riflessione morale complessa sull’impegno e la salvezza.

6. Il fattore Dave e Monica Martin: quando la collaborazione diventa peso morale

L’evoluzione di Blake in “pop auteur” si compie attraverso i suoi ospiti. La collaborazione con il rapper britannico Davein Doesn’t Just Happen non è un semplice “feat” commerciale. I due avevano già mostrato una chimica straordinaria nel progetto “The Boy Who Played The Harp”, e qui Dave porta quello che Blake chiama “weather” (atmosfera): un verso carico di conseguenze morali che trasforma l’impegno romantico in una questione di salvezza spirituale.

Accanto a questa gravità, troviamo la splendida voce di Monica Martin in Didn’t Come To Argue. Il brano inizia come una ballata del Great American Songbook per poi mutare, con l’ingresso della Martin, in una sinfonia psych-pop degna di Sufjan Stevens. Blake dimostra qui la sua dote più rara: la capacità di “cedere le chiavi” delle proprie canzoni a collaboratori che ne espandono i confini, trasformando il dolore privato in una conversazione universale.

7. Una bussola per l’oscurità

Trying Times è un’opera che non cerca il consenso dell’algoritmo, ma la sopravvivenza dell’individuo. Segna la transizione definitiva di James Blake da decostruzionista elettronico a autore pop indipendente, capace di abitare il silenzio con la stessa autorità con cui un tempo governava i bassi profondi di Londra.

Nonostante qualche momento didascalico, il disco brilla per la sua onestà radicale. In un mondo dominato da “algoritmi di rabbia”, la vulnerabilità di un artista può essere l’unica forma rimasta di resistenza? Blake sembra convinto di sì. Trying Times è un faro di speranza in tempi altrimenti difficili, una mano tesa nel buio che ci invita a non smettere di cercare la bellezza tra le macerie.


James Blake: L’Evoluzione Artistica e l’Era di “Trying Times”

James Blake Litherland (nato nel 1988) è un cantautore e produttore discografico inglese, figura centrale nell’evoluzione della musica elettronica e dell’R&B contemporaneo. Dopo aver iniziato come pioniere del “post-dubstep” alla fine degli anni 2000, Blake ha consolidato la sua fama internazionale attraverso una serie di album acclamati dalla critica e collaborazioni con artisti del calibro di Beyoncé e Kendrick Lamar.

Il 2026 segna un punto di svolta fondamentale nella sua carriera con l’uscita di “Trying Times”, il suo settimo album in studio e il primo come artista completamente indipendente sotto la sua etichetta, Good Boy Records (parte del CMYK Group). Il documento analizza la transizione di Blake verso l’indipendenza artistica, i temi centrali del suo nuovo lavoro — descritto come “amore in un tempo di caos” — e l’impatto della sua produzione sulla scena musicale globale.


Profilo dell’Artista e Percorso Formativo

Blake ha mostrato fin da giovane una spiccata attitudine musicale, ricevendo una formazione classica in pianoforte.

  • Formazione: Laureato in Musica Popolare presso la Goldsmiths, University of London. Durante il periodo universitario, ha co-organizzato le serate “Bass Society”, promuovendo la scena UK bass.
  • Stile Vocale: È un baritono noto per l’uso espressivo del falsetto e di una voce di testa leggera e soul.
  • Evoluzione Stilistica:
    • Esordi (2009–2010): Produzioni sperimentali ed elettroniche (The Bells SketchCMYKKlavierwerke) caratterizzate da ritmi sparsi e voci processate.
    • Consolidamento (2011–2023): Passaggio verso strutture canoniche più vicine al gospel e al soul, pur mantenendo una base elettronica.
    • Ritorno alle Radici (2023–2024): L’album Playing Robots Into Heaven ha segnato un parziale ritorno alle sonorità dance ed elettroniche dei club.

L’Album “Trying Times” (2026)

Rilasciato il 13 marzo 2026, Trying Times rappresenta il manifesto della nuova indipendenza di Blake. L’album è stato registrato prevalentemente presso i Real World Studios di Peter Gabriel, un ambiente che ha permesso all’artista di “lasciare entrare la luce” nella sua musica.

Temi Centrali

  • Amore e Caos: Blake descrive l’album come il tentativo di conciliare l’esperienza personale (amore, depressione, passioni) con l’angoscia collettiva globale.
  • Critica Sociale: Il titolo stesso è un “understatement” tipicamente inglese per descrivere la gravità del presente. Blake affronta il declino dell’empatia, esacerbato dagli algoritmi dei social media che incentivano la rabbia.
  • Vulnerabilità: Il disco esplora la tensione tra l’intimità domestica e l’instabilità del mondo esterno.

Analisi dei Brani Chiave

BranoCaratteristiche e SignificatoCollaborazioni / Note
“Death of Love”Singolo principale costruito su un campione di “You Want It Darker” di Leonard Cohen. Esplora la malafede nelle interazioni online.Campionamento di Leonard Cohen
“Make Something Up”Un brano descritto come un “emergency improvisation”, affronta pensieri intrusivi e la difficoltà di dare un nome a certe sofferenze mentali.Chitarra acustica e wash innico di voci
“Doesn’t Just Happen”Un pezzo glitch-pop che riflette sulla necessità di lavorare costantemente sulle relazioni e sulla salvezza spirituale.Guest verse del rapper Dave
“Didn’t Come to Argue”Una ballata che mette in scena l’incomunicabilità tra due persone in una relazione.Voce di Monica Martin
“Just a Little Higher”Ballata pianistica che chiude l’album con un crescendo orchestrale; un monito a non farsi manipolare e a puntare più in alto.Arrangiamento per archi

Indipendenza e il Modello CMYK Group

Nel 2024, Blake ha lasciato la Polydor Records per formare la propria casa di produzione e label, il CMYK Group.

  • Filosofia: Blake ha espresso la necessità per gli artisti di trovare nuovi modi per prosperare al di fuori delle major, concentrandosi sulla qualità e sul contatto diretto con il pubblico.
  • Produzioni Indipendenti: Oltre a Trying Times, Blake ha recentemente rilasciato l’album collaborativo Bad Cameocon Lil Yachty e l’EP CMYK 002.
  • Distribuzione Fisica: L’album Trying Times è stato distribuito anche in formati speciali, come il doppio vinile bianco “Indie Exclusive”.

Collaborazioni e Crediti di Produzione

James Blake è diventato uno dei collaboratori più ricercati nell’industria musicale, spesso fungendo da “consulente emotivo” per le megastar.

  • Collaborazioni Storiche: Ha lavorato con Beyoncé (Lemonade), Kendrick Lamar (ELEMENT.King’s Dead), Jay-Z, Frank Ocean, Kanye West e Rosalía.
  • Sinergie Ricorrenti: Collabora frequentemente con Dominic Maker, Justin Vernon (Bon Iver) e la sua partner Jameela Jamil.
  • Successi in Hit-Hop: Ha vinto un Grammy per la “Best Rap Performance” con “King’s Dead” e ha contribuito in modo significativo all’album DAMN. di Kendrick Lamar.

Accoglienza Critica e Premi

L’opera di Blake è stata costantemente premiata per la sua natura inventiva e poetica.

  • Mercury Prize: Ha vinto nel 2013 con l’album Overgrown. I giudici lo hanno definito “musica notturna per l’era digitale”.
  • Grammy Awards: Ha ricevuto 9 nomination, vincendo premi per la miglior performance rap e come autore per la miglior canzone rap (“Scientists & Engineers” nel 2024).
  • Ricezione di “Trying Times”: L’album ha debuttato con un punteggio di 82 su Metacritic, indicando un “acclamazione universale”. Mentre The Guardian ha criticato alcune riflessioni socio-politiche definendole “banali”, la maggior parte dei critici ha lodato l’onestà brutale e la precisione del songwriting, definendo il disco un ritorno alle sue parti migliori.

Discografia Solo (Album in Studio)

  1. James Blake (2011)
  2. Overgrown (2013)
  3. The Colour in Anything (2016)
  4. Assume Form (2019)
  5. Friends That Break Your Heart (2021)
  6. Playing Robots into Heaven (2023)
  7. Trying Times (2026)


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Ennio Martignago