Le picche sono delle armi, rudimentali, usate anticamente, anche molto anticamente, ma sempre armi, e cioè oggetti inutili e dannosi perlopiù. Non so se ci avete mai fatto caso, da quando abbiamo le armi le cose sono degenerate. Bella scoperta, direte voi. Certo, direi io. Ma per proseguire in questo inutile ragionamento aggiungerei che quando da bambino mia madre mi percuoteva il “culetto” – chissà che cosa mai avevo fatto – lo scambio – perchè di scambio si trattava – ancorchè doloroso per il sottoscritto si concludeva molto presto perché l’uso delle mani e non di aggeggi differenti, – battipanni, cinture, quindi armi – causava dolore alla genitrice percuotente. E non solo al cuore, ma proprio alle mani che percuotevano. Fateci caso, la violenza armata è diventata inversamente proporzionale alla potenza delle armi usate. Meno si è coinvolti – fisicamente – nell’azione armata e più è pesante l’esito dell’azione, fino alla distruzione finale del botto nucleare. Un pulsante, una bomba, milioni di vittime. Tornando alle picche si potrebbero azzardare anche ragionamenti sui semi delle carte e sul loro significato, ma ve li risparmio, almeno oggi, poi chissà. Delle picche e delle carte è però all’uopo necessario parlare se vogliamo prendere in esame questo personaggio dei fumetti, appositamente nomato accussì e considerato da molti, ma non da tutti, il primo super italico e, già.

Primo super, no, come ho già pazientemente spiegato proprio qui, ma primo mascherato – o mascarato per non far torto al cavaliere – italico e sponde, probabilmente sì, e lo accendiamo. Del resto trattasi di primo super e forse anche primo lavoro stabile e continuativo dell’asso del fumetto italiano che risponde al nome di Hugo e al cognome di Pratt. Il maestro delle nuvole parlanti divenuto immortale con Corto Maltese era già ben noto nel mondo del fumetto italiano nonostante la sua giovane età e l’incertezza del periodo – il dopoguerra – per essere stato il co-fondatore di una rivista a fumetti a Venezia, assieme ad un manipolo di talenti come lui medesimo, fra cui Mario Faustinelli, col quale ideò e realizzò il proto super mascarato di cui sopra. La prima uscita delle avventure di Asso di picche avvenne proprio sulla rivista Prattiana che si chiamava Albo Uragano e che per il successo del personaggio mascherato mutò il suo nome in Asso di Picche comics. Correva l’anno 1945, Albo Uragano, 22 lire. Le vicende del super e della rivista a fumetti si incroceranno molto presto con altre vicende super e fumettistiche, quelle di Paul Campani e del suo super con poteri Misterix, lo sfondo dell’intreccio sarà ancora una volta l’Argentina.
L’eroe ha il volto mascherato, quindi un’identità segreta, un costume attillato, come i colleghi già al lavoro negli States, un cinturone con un paio di tonanti pistolone, come un mascherato già assai famoso, – anzi il mascherato per anto e nomasia – che di nome proprio da super faceva Phantom, ma da noi era solo L’uomo mascherato – sulle traduzioni abbiamo sempre avuto un punto debole qui e qua’ senza quo – detto anche l’ombra che cammina. L’alter ego del mascherato in giallo all’italiana era tale Gary Peters, – toccava andare verso l’America si era nel dopo guerra e dovevamo scrollarci di dosso l’autarchia fascistica – un giornalista, – tanto per cambiare – con tanto di autista, maestro d’armi, collega al seguito – come andava di moda allora nelle saghe super eroistiche – il principe Wang, e una fidanzata d’ordinanza – altro luogo e pure comune, assai comune e meno luogo lì e non là – anglica puro issa, chiamata Deanna Farrell. Molto importante è la presenza batmanica, va proprio detto, di un robin nostrano, accanto all’Asso, lo si vede chiaramente in una copertina che ho postato, o che posterò qui e ora. Sembra proprio robin e al posto della r ha un assetto di picchette suo personale, e nella vita reale – del fumetto – si chiama James – Jimmy – ed è il giovane spasimante/fidanzato della sorellina di Deanna – fidanzata di Asso – Shirley.

Come da manuale l’Asso con e senza picche, ha pure alcuni nemici assai cattivi, e una organizzazione criminale internazionale, ramificata nonché potentissima, molto ben distribuita a destra e a manca, e pure ben fornita di diavolerie, soldi e tecnologie varie. Tale gruppo criminale, parato alla bisogna, rincorre e combatte continuativamente contro il nostro e si chiama Le Pantere. La trama principale è quella, nel mezzo, le avventure dell’asso si avvitano su altre trame più brevi, e autoconclusive per lo più. Alla sceneggiatura c’è un altro grande autore del fumetto di ogni tempo che risponde al nome di Alberto Ongaro. Le avventure del super mascherato italiano hanno successo ma durano poco, da noi, mentre, come già accaduto a Misterix di Campani, vengono notate in Argentina, dai soliti editori della Abril, siamo nel 1949. A differenza però di Campani che rimase in Italia e disegnò il suo personaggio per corrispondenza, Pratt e alcuni altri artisti e scrittori, come Ongaro, si trasferirono nel paese sudamericano, armi e bagagli, per continuare a realizzare le storie avventurose dell’eroe nostrano. Le pubblicazioni di Asso di Picche continueranno fino al 1951, anno della sua ultima avventura inedita. Seguiranno nuove edizioni nel tempo, ristampe e revisioni del fumetto, più e più volte, ma nessuna nuova avventura vedrà la luce. In Argentina l’eroe sarà ribattezzato As de espadas, a proposito di picche, armi e semi delle carte. Saludos amigos – ps ci sarà pure una dama di picche fumetta – io ve l’ho detto, poi fate voi.

Scopri di più da Franti Magazine
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.