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estratto
Ecco l’attuale tendenza nostalgica che sta dominando l’industria discografica contemporanea. Assistiamo ad revival degli anni ’80, prendendo come esempio principale il nuovo album di Madonna, descritto come un’operazione commerciale malinconica ma capace di dialogare con le nuove generazioni. La rassegna prosegue con brevi recensioni di vari artisti, dai Deep Purple a Peter Gabriel, evidenziando come i veterani della musica sembrino offrire proposte più fresche rispetto ai moderni automatismi digitali. Vengono inoltre citati numerosi progetti italiani e internazionali che spaziano dal rock alla musica elettronica e neoclassica. Complessivamente, il testo esprime un certo scetticismo verso le novità del mercato, preferendo riscoprire sonorità
Ammetto di essere abbastanza stanco di cercare novità significative nel panorama musicale di questo periodo: quello che non puzza di stantio va alla deriva nel mare della stupidità e degli automatismi generativi,
Per questo, salvo una rapida eccezione, più che segnalare album e autori di rilievo vi proporrò dei brani da ascoltare nel caso possano fare al caso vostro.
Il ritorno della balera
È già un po’ che lo si sente girare nell’aria e le radio, soprattutto per risparmiare sui diritti dei brani nuovi, lo amplificano ormai come abitudine: è il ritorno degli anni ’80. Si sa che dopo un certo numero di anni è abitudine rispolverare il sentiment di un periodo storico antecedente. Così, dopo i ’50, i ’60 e i ’70, ora è giunto all’apice il revival degli stupidissimi anni ’80, ben celebrati da Raf quando si domandava “Cosa resterà di questi anni ’80?”. Sono un po’ di anni da che il ritorno sulle scene di protagonisti dell’epoca come Moroder o Nile Rodgers ci ha sensibilizzato al fenomeno, ma occorreva che venisse suggellato dalla regina dell’epoca perché il fenomeno avesse il clamore necessario. E chi poteva farlo meglio di quella che in quegli anni cantava di qualcosa che probabilmente non era mai stata neppure da neonata, “Like a virgin”?

La ormai quasi settantenne signora Ciccone dagli ascendenti abruzzesi come Rocco Siffredi, da sempre ormai più produttrice che artista ha annusato l’odore del business ’80 e se ne esce con un disco nostalgico degli anni della balera con le palle a specchio riflettente fasci di luce, più nobilmente denominato dancefloor o spianata da ballo. La sua impresa mediatica combina sonorità e composizioni più che ovvie con citazioni colte come qualche passaggio di Satie e ospiti illustri per un disco che si presenta già dal titolo la crosta di un falso nostalgico alla Sant’Agostino: Confession II a richiamare un vecchio titolo di vent’anni prima: Confessions on a Dance Floor.
Nello smielato alle “cinquanta tonalità di umidiccio” I Feel So Free, caratterizzata da un’atmosfera sospesa e rarefatta, la pista da ballo diventa uno spazio di temporanea emancipazione, contrapposto a una realtà in cui il volto più inquietante della tecnologia, da cui nonna Ciccone peraltro attinge a piene mani, assume i contorni di una gabbia. Anche One Step Away sviluppa l’idea della danza come strumento di trasformazione personale e ricerca interiore, sostenuta da ampie trame di archi che richiamano le sonorità di Ray of Light. In Danceteria, invece, la celebrazione della cultura dei club si intreccia con la nostalgia per l’omonimo locale newyorkese dove la carriera di Madonna prese slancio negli anni Ottanta. Nel complesso, questo quindicesimo album lascia emergere una malinconia diffusa, che instaura un dialogo costante con il proprio passato. La nostra Gossip Queen conferma la sua capacità di intercettare lo spirito del tempo coinvolgendo nel disco alcuni tra gli artisti più influenti della nuova generazione. In Read My Lips affianca Feid, protagonista della scena reggaeton, mentre in My Sins Are My Savior duetta con Stromae.
Compare anche Sabrina Carpenter in Bring Your Love, brano che riflette sul significato della notorietà. Un altro filo conduttore dell’album è l’ammmmuore inteso come forza capace di opporsi alle difficoltà e di favorire la guarigione interiore, tema sviluppato in Good For The Soul. Pur proseguendo il percorso di ricerca “spirituale” che caratterizza la sua produzione da quando si è rifatta una verginità tutta jet set, qui arricchito da sfumature nostalgiche e malinconiche, l’artista non rinuncia al piacere del gioco creativo né al dialogo con le nuove generazioni, come dimostra The Test, interpretata insieme alla figlia Lourdes Leon.
E ora il resto
- Raccontiamo ai più piccoli, non “Chi erano i Beatles” come cantavano gli Stadio, ma piuttosto chi erano Deep Purple perché potrebbero farsi delle domande a sentire il loro nuovo (accidenti!) album SPLAT!. Stavo storcendo il naso quando l’ho visto, ma quando l’ho messo a suonare ho cambiato idea: sembra di tornare a sentire Fireball ma più sobrio. Niente che faccia gridare al miracolo, ma di certo una buona soddisfazione per il nonno rocker nostalgico: “Finalmente un po’ di hard rock come una volta!”
- Sul fronte neoclassico consiglio l’ascolto delle 4 tracce di Up and Down The Hills del pianista, compositore, produttore e ingegnere del suono del panorama post-club berlinese Arnold Kasar che si muove elegantemente tra ambient, elettronica e musica classica contemporanea reinterpretando il tutto con una certa originalità, a dirla tutta, un po’ Windham-Hill.
- Sempre per la serie “sono i più anziani ad avere le idee nuove”, la collana in “luminoso e scuro” di Peter Gabriel si arricchisce di un nuovo brano I Belong to the Sky (Bright-Side Mix). Meno coinvolgenti sono poi Brian Eno che sponda Beatie Wolfe in Afterlife e Robert Fripp con 2006
- Jorja Smith propone un Alive in compagnia di Wizkid
- Ultimo ripesca una tradizione anni ’60-’70 della città di notte con Quando dorme la città
- E, mentre la città sta dormendo, siamo spiacenti per Fabri Fibra che frequentando Fra Quintale dice: “Non dormo più”
- Sempre rimanendo nell’Italia, questa volta napoletana, abbiamo LA NIÑA con RÅRECHE poi la taranta di FIMMINA da SICILIA BEDDA di Delia (che va detto, mi piace molto!) oltre alla resurrezione di Lazzaro della Nannini a braccetto di Marracash in AMERICA INC.
- Un’accoppiata improbabile è quella fra Joan as Police Woman e Iggy Pop per Save me
- Per il lato della club music possiamo citare i Rudimental che ripropongono altri campionamenti percossivi del solito ritmo in Love you More e Bonobo con Me and You, l’ennesima versione di I See You Baby dei Groove Armada senza idee ormai da decenni, salvo quella di riproporre il vecchio repertorio con dj nuovi (DJ BORING e Gramma Funk); anche i Deluxe hanno ormai abbandonato quello spirito retrò per l’elettronico con il remix Senbei di Michael
- Per la musica un po’ più colta abbiamo Ibrahim Maalouf e Gonzalo Rubalcaba con OUI, JE LE VEUX (non domandiamoci che cosa sia che vuole)
- Per la serie “A volte tornano” abbiamo una ricomparsa di Train con Pennsylvania Turnpike
- Decisamente curiosa la riscoperta delle sonorità musica leggera, samba, swing degli anni ’60 a cura di Elvio Monti e Franco Zauli per Electric Boom (Playful Sounds from the Italian ’63-’64 Era)
- Non dice proprio nulla, ma sono certo che a qualcuno piacerà la vocina suadente di questa londinese SIENNA SPIRO che ci ha appena “regalato” il suo Visitor (Deluxe)
Saluti
E con questo concludiamo sperando questa volta di non avervi annoiato troppo o almeno un po’ meno di quanto sia capitato a me frugando fra lo streaming di questo week end. Alla prossima (se ci sarà).
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