La Domenica delFranti
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Supplemento indipendente
Supplemento Domenicale de “Il Franti”
Fenomeni culturali, sociali e umani — visti due volte
Redazione: ilfranti.it
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ANNO I — N. 25 LUGLIO 2026
IL FONDALE · Nato già sigillato
Anteprima di rubrica · tempo di lettura ~4 minuti · formato: rassegna breve
Il Fondale
Nato già sigillato
Il trait d’union della settimana, tra il sito e questo supplemento: chi decide i confini di un ruolo, e chi li attraversa comunque

C’è una frase, in una delle rubriche di questa settimana sul Franti, che vale come chiave di lettura per tutto il resto: il Macintosh, con la sua retorica di libertà creativa, nacque già sigillato — una scatola che l’utente non doveva aprire, tanto meno modificare. La stessa settimana, un’altra rubrica ha raccontato come il club di hobbisti che inventò il personal computer in un garage abbia finito per costruire, con le proprie mani, l’infrastruttura proprietaria che oggi chiamiamo Big Tech. Un terzo pezzo si chiedeva cosa succede quando decine di milioni di dollari e mille borse di formazione entrano nel terzo settore no-profit sotto forma di dipendenza tecnologica dichiarata gratuita.
Il filo è sempre lo stesso: qualcosa nasce con l’etichetta di «personale», «libero», «umano» — e si scopre, presto o tardi, sigillato da qualcun altro. È la stessa domanda sollevata da un pezzo di questa settimana sull’algoritmo che oggi svolge il lavoro un tempo affidato all’altoparlante di regime, o da quello sul chatbot che si ritrova, senza che nessuno gliel’abbia esplicitamente chiesto, a fare da autore e da giudice nello stesso momento.
Questo numero del supplemento racconta l’altra metà della stessa storia: quella di chi il sigillo lo rompe, spesso senza permesso. Una foca che considera la strada un’estensione della spiaggia. Un gruppo di adolescenti argentini che decide che l’etichetta «umano» è solo una delle opzioni disponibili. Un uomo mascherato che si prende, di notte, il compito che spettava al tribunale. Un totem che si prende, in tre minuti, il compito che spettava alla chiesa o al comune. Un cassetto di un museo che restituisce, dopo quarant’anni, un titanosauro che nessuno aveva chiesto di trovare.
Il sigillo e la sua rottura sono la stessa notizia, raccontata dai due lati opposti del bancone.
Da una parte chi progetta il confine — un’azienda, un algoritmo, un’istituzione — e scopre che tiene meno di quanto pensasse. Dall’altra chi il confine lo attraversa, e scopre, spesso con sorpresa anche propria, che dall’altra parte si può stare comodi. Restano da capire due cose, che forse non avranno mai risposta definitiva: chi decide, di volta in volta, quale dei due lati è quello giusto — e quanto ci mettiamo, noi lettori, ad accorgerci di essere anche noi dentro una scatola sigillata da qualcun altro.
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La realtà dietro l’angolo
Prima raccolta di notizie improbabili
I fatti che non ti aspetti, tra fine giugno e i primi giorni di luglio 2026
C’è una domanda che attraversa questa raccolta senza mai porsi apertamente: che cosa succede quando un compito che consideravamo esclusivamente umano o istituzionale — amare, punire, capire un animale, sorvegliare un confine — viene svolto invece da chi non doveva? Questa settimana rispondono una mucca austriaca, una foca che ignora i limiti di velocità, una giraffa evasa, un totem romano, un giustiziere mascherato e una donna innamorata delle banane disidratate. Nessuno di loro aveva intenzione di finire su un giornale. Tutti ci sono finiti comunque.
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Veronika, la mucca che ha smentito Gary Larson
Nel 1982 il fumettista Gary Larson disegnò una vignetta — Cow Tools — in cui una mucca si aggirava perplessa tra attrezzi assurdi e inutilizzabili. La battuta era proprio quella: una mucca non può usare utensili. Quarantatré anni dopo, Veronika, tredici anni, razza Bruna Alpina, residente a Nötsch, in Carinzia, ha smentito la vignetta con la pazienza di chi non sa di stare facendo storia. Da anni raccoglieva bastoni con la bocca per grattarsi; quando i ricercatori dell’Università di Medicina Veterinaria di Vienna le hanno messo davanti una scopa, lei ha subito imparato a usare l’estremità con le setole sul dorso, dove la pelle è più spessa, e il manico sulle zone più sensibili — settantasei volte, in sette sessioni, sempre con la stessa logica. Lo studio, pubblicato su Current Biology, è il primo caso documentato di uso flessibile di uno strumento in un bovino. Il dottor Antonio Osuna-Mascaró, che ha guidato la ricerca, ha osservato che nessuno aveva mai cercato questo comportamento nelle mucche semplicemente perché nessuno se lo aspettava.

Neil, la foca che non rispetta i limiti di velocità (né quelli di parcheggio)
Neil è una foca elefante di cinque anni, una tonnellata di peso, un seguito TikTok di 1,4 milioni di follower — più del doppio della popolazione umana della Tasmania, dove ogni anno torna a riva per la sua tappa stagionale. Alla dodicesima visita ha piegato dissuasori stradali, sfondato una recinzione, distrutto un cartello che avvertiva della sua stessa presenza e sfidato a muso duro alcune auto parcheggiate, per poi sdraiarsi in mezzo alla strada come se il traffico fosse un problema altrui. La biologa Sophia Volzke, dell’Università della Tasmania, spiega che si tratta di normali prove di dominanza di un giovane maschio senza coetanei con cui esercitarsi: gli oggetti umani fanno da sparring partner. Le autorità locali, però, temono l’esito opposto: che l’affetto del pubblico — ressa, selfie, incoraggiamenti — lo esponga a un rischio ben più concreto delle bollard che piega. Il paradosso di Neil è che più si comporta come un teppista, più viene amato come un eroe: forse perché è l’unico, in Tasmania, che può fermare il traffico e farla franca.

Gracie, la giraffa che ha scelto la libertà
Gracie, tre anni, è scappata dal recinto della Cedar Hollow Ranch, nella regione texana dell’Hill Country, arrampicandosi su una parete rocciosa che nessun’altra giraffa della proprietà aveva mai tentato. Per quasi due settimane ha eluso elicotteri, fototrappole e una taglia da 5.000 dollari, nutrendosi indisturbata di vegetazione in un’area di oltre 3.000 ettari. Quando l’hanno ritrovata, a circa sei chilometri e mezzo dal recinto, lo sceriffo della contea l’ha descritta semplicemente «in forma, che scodinzolava». Ci sono voluti veterinari, sedativi e un rimorchio su misura per riportarla a casa. Mentre Neil invade lo spazio umano e viene celebrato, Gracie lo ha eluso ed è uscita dall’avventura, a detta di tutti, migliorata: due modi opposti di mettere in crisi l’idea che il recinto — letterale o istituzionale — sia sempre la sistemazione più sensata.

Il «Batman» di Lagos de Moreno
A Lagos de Moreno, nello stato messicano di Jalisco, un vigilante mai identificato intercetta da metà giugno presunti ladri di motociclette, li immobilizza e li lascia legati con nastro adesivo industriale ai pali della luce, accanto al mezzo rubato e a un cartello che li accusa. Internet lo ha già ribattezzato «Batman mexicano». Almeno cinque episodi in venti giorni hanno diviso l’opinione pubblica tra chi applaude una risposta diretta all’insicurezza e chi — comprese le autorità di Jalisco, che hanno aperto un’indagine — ricorda che farsi giustizia da sé resta un reato, chiunque sia la vittima designata. Il fascino del personaggio sta tutto qui: più cresce la sfiducia nelle istituzioni, più un uomo con del nastro da imballaggio riesce a travestirsi da supereroe.
«Il crossover tra cronaca e fumetto funziona solo quando le istituzioni hanno lasciato un vuoto abbastanza grande da starci dentro un uomo mascherato.»
La bandita delle banane disidratate
A Vero Beach, Florida, una donna di 59 anni è stata arrestata al termine di settimane di furti sistematici di snack a base di banana e platano disidratati, per un valore complessivo di circa 300 dollari, sottratti da due punti vendita della catena Publix. Il dettaglio più involontariamente comico emerge dai verbali: il responsabile del reparto gastronomia, esasperato dagli ammanchi ricorrenti, aveva iniziato a razionare i sacchetti esposti sugli scaffali, innescando di fatto un’indagine interna per un bottino che in molte città non copre il conto di una cena. Non tutta la piccola criminalità ha bisogno di una grande causa.
La Wedding Machine di Ponte Milvio
Al Love Bar di via Flaminia, a Roma, a pochi passi dai lucchetti di Ponte Milvio, un totem rosa e bianco celebra «matrimoni» simbolici in tre minuti: si inseriscono i due nomi, si segue un avatar su schermo, si pagano 15 euro con carta o QR code, la macchina consegna due anelli regolabili e un certificato ricordo senza alcun valore legale. L’ha ideata Gaenette Raimo, 26 anni, dopo essersi resa conto — a un matrimonio vero, in coda per una foto — che il rito poteva essere reso veloce e condivisibile quanto uno scatto. In due settimane oltre mille persone si sono «sposate» davanti al totem: fidanzati che fanno le prove generali, turisti, amici che si giurano fedeltà platonica ridendo. Il paradosso è che la generazione descritta come diffidente verso il «per sempre» fa la fila per un sì che dura tre minuti — e sembra bastarle.

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Una mucca che usa gli attrezzi meglio di quanto ci aspettassimo, una foca che gode dell’impunità concessa alle celebrità, una giraffa che preferisce la macchia texana al recinto, un uomo mascherato che fa il lavoro che le istituzioni non fanno, una donna arrestata per delle banane, un totem che sposa mille coppie in due settimane: nessuno di questi fatti cambierà il mondo. Ma tutti quanti insieme raccontano qualcosa di preciso su cosa succede quando un compito — amare, punire, sorprendere, contenere — trova esecutori più economici, più veloci, più liberi o più disponibili di quelli previsti.
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Il Cannocchiale · I
La generazione che si sfila addosso l’umano
A Buenos Aires i «therian» si identificano con cani, volpi e gatti — e la politica ci ha visto subito un nemico
Aguara ha quindici anni e si sente un pastore belga Malinois. Ha calcolato la propria età in anni canini — due anni e due mesi — e coordina un «branco» di coetanei che si ritrova nelle piazze di Buenos Aires indossando maschere e code, muovendosi a quattro zampe, imitando versi e andature. Su TikTok l’hashtag #therian ha superato i due milioni di contenuti, con l’Argentina in testa a tutta l’America Latina per coinvolgimento. Il termine viene da theriotype: la specie non umana con cui una persona sceglie di identificarsi a livello psicologico o spirituale. Non è un travestimento per la festa: chi si definisce therian ne parla come di una componente stabile della propria identità.
Il fenomeno non è nuovo — nasce nei forum internet degli anni Novanta, tra letteratura sui lupi mannari e ricerca di comunità — ma i social lo hanno preso e amplificato fino a farlo apparire una minaccia nazionale, quando in realtà i gruppi organizzati contano poche centinaia di membri in tutto il paese. Deborah Pedace, psicologa e direttrice di un centro terapeutico di Buenos Aires, lo inquadra con cautela clinica: si tratta nella maggior parte dei casi di un’identificazione simbolica, che diventa motivo di allarme solo se si irrigidisce in una convinzione totalizzante capace di portare la persona a farsi male o a isolarsi. Fuori da quel perimetro, è ricerca d’identità e di appartenenza — esattamente ciò che l’adolescenza ha sempre fatto, solo con code posticce al posto degli anfibi o della chitarra elettrica.
Il vero paradosso non è nei ragazzi che corrono a quattro zampe nei parchi. È nella velocità con cui un fenomeno di nicchia è stato arruolato nel dibattito politico: alcuni commentatori conservatori argentini lo hanno definito l’esito estremo delle politiche progressiste sull’identità di genere, arrivando a paventare presunti «manuali di indottrinamento therian» nelle scuole — accuse che le associazioni coinvolte respingono e che non trovano riscontro nei fatti. Nel frattempo il movimento si è esteso a Messico e Spagna, dove un finto intervistato therian in diretta TV ha smascherato, ridendo, quanto fosse facile trasformare una sottocultura minuscola in un caso nazionale.
«Non facciamo male a nessuno», ha detto un ragazzo che si identifica in un barboncino francese. La frase più radicale del dibattito è anche la più ovvia.
Ogni generazione ha avuto la sua tribù travestita da minaccia sociale: i punk, gli emo, i gamer. I therian condividono con tutti loro il destino di essere discussi molto più di quanto siano, in proporzione, numerosi. Forse il vero fenomeno culturale non è che alcuni adolescenti si sentano cani. È che il mondo adulto, di fronte a un branco di quindicenni con le maschere, preferisca sempre la teoria del complotto alla domanda più semplice: cosa stiamo offrendo di così poco attraente da spingerli a scegliere la muta?
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Il Telescopio
Sei cose che la scienza ha guardato due volte questa settimana
Dalla grotta di Rising Star al bordo dell’universo osservabile — comprese quelle su cui gli scienziati non concordano affatto
Non tutte le notizie scientifiche hanno un angolo umano o culturale immediato. Alcune restano semplicemente notizie scientifiche: sorprendenti, talvolta contese, e meritano un posto a sé — sotto un telescopio, appunto, invece che sotto una lente d’ingrandimento.
Una grotta piena solo di donne
Nella grotta sudafricana di Rising Star, dove da oltre un decennio emergono i resti di Homo naledi, un’analisi delle proteine dentali pubblicata su Cell a fine giugno ha esaminato ventitré frammenti di smalto appartenenti ad almeno venti individui: nessuno mostra il marcatore associato al cromosoma Y. Tutti gli scheletri finora analizzabili sarebbero femminili — bambine, ragazze, donne adulte — in una specie già nota per il cervello minuscolo e comportamenti sorprendentemente complessi. Perché solo donne resta una domanda aperta: selezione di un gruppo sociale specifico, un evento raro, o un comportamento funerario che separava i sessi. Gli stessi autori invitano alla cautela: il marcatore può mancare, raramente, anche in alcuni maschi.
L’acqua che (forse) è due liquidi in uno
Da decenni si sospetta che l’acqua liquida oscilli tra due strutture molecolari distinte per spiegare alcune sue stranezze, come il fatto che il ghiaccio galleggi. Uno studio uscito su Nature Physics a giugno, basato su simulazioni di deep learning, sostiene di aver trovato la prima prova diretta a livello molecolare di queste due strutture. Ma la questione resta tutt’altro che chiusa: un altro gruppo di ricerca, in un preprint dello stesso periodo, sostiene che il fenomeno osservato sia in realtà una transizione vetrosa — non un vero passaggio tra due liquidi distinti. Anche l’acqua, a quanto pare, si rifiuta di darci una risposta definitiva.
Le balene del Mediterraneo hanno un accento
I capodogli del Mediterraneo orientale, intorno alla fossa Ellenica al largo della Grecia, hanno sviluppato negli ultimi vent’anni una variante più veloce del loro «coda» tradizionale — la sequenza di clic con cui si riconoscono come membri dello stesso clan — pur restando in grado di riprodurre anche la forma originale usata dai capodogli delle Baleari, a ovest. Gli autori dello studio, dell’Università di St Andrews, parlano apertamente di evoluzione culturale colta in tempo reale: un accento che si forma proprio mentre lo si registra.

Sei notizie, sei gradi diversi di certezza: da un fatto quasi acquisito a una domanda del tutto aperta, passando per una vera disputa tra fisici.
Le galassie che vivono in fretta e muoiono giovani
Osservazioni combinate di James Webb e ALMA su una galassia distante, fotografata com’era appena un miliardo di anni dopo il Big Bang, hanno rivelato un vento capace di espellere il gas necessario a formare nuove stelle — un possibile motivo per cui tante galassie massicce dell’universo primordiale smettono di crescere molto prima del previsto. Gli scienziati la paragonano a una città che, dopo un boom edilizio frenetico, si ritrova improvvisamente senza materiali da costruzione.
Una stella che nasce, quasi in diretta
Sempre James Webb ha restituito immagini a infrarossi di una delle nursery stellari più dense della nostra galassia, mostrando nubi di polvere illuminate dall’interno da stelle appena nate. Non è la prima volta che si osserva la formazione stellare, ma la nitidezza dei dettagli — resa possibile dalla capacità di Webb di vedere attraverso la polvere che di solito nasconde tutto — è quanto di più vicino esista a guardare una stella nascere dal vivo.

La Via Lattea come non si era mai vista
Il telescopio spaziale Euclid ha prodotto l’immagine più dettagliata mai realizzata della nostra galassia: oltre sessanta milioni di stelle e cinquanta sistemi esoplanetari conosciuti in un solo scatto. Una mappa di casa nostra, fatta apposta per far sembrare piccolo qualunque problema di lunedì.
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Sei notizie, sei gradi diversi di certezza: da un fatto quasi acquisito (le balene hanno accenti) a una domanda ancora del tutto aperta (perché solo donne?), passando per una vera e propria disputa tra fisici (l’acqua è una o due?). Il Telescopio esiste per questo: non solo per dare risposte già confezionate, ma anche il rumore di fondo — la scienza che discute con se stessa mentre la guardiamo.
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Oggetti smarriti
Due cose che aspettavano solo di essere riconosciute
Un archivio a Londra, un cassetto a Cambridge, e il tempo che ci mette il passato a farsi notare
I. Una Dichiarazione dimenticata. Il giorno di Natale del 1776 la nave corsara americana Dalton fu inseguita per sette ore e catturata al largo del Portogallo dalla fregata britannica HMS Raisonnable. Tra le carte sequestrate al capitano finì, archiviata semplicemente come «un altro foglio», una copia a stampa della Dichiarazione d’Indipendenza appena proclamata. È rimasta lì, dentro un fascicolo di corrispondenza di un ufficiale della Marina britannica, per due secoli e mezzo — fino a quando un volontario settantenne dei National Archives di Londra, catalogando pazientemente lettere del Settecento un giovedì mattina alla volta, ha srotolato il foglio e ha visto la parola «Declaration» stampata in alto. È una delle sole undici copie superstiti della cosiddetta stampa di Exeter, e l’unica mai trovata fuori dagli Stati Uniti: è stata presentata proprio in questi giorni, alla vigilia del 250° anniversario dell’indipendenza americana.

II. Un osso in un cassetto. Nel 1985, due geologi in spedizione sull’isola James Ross, in Antartide, raccolsero tra le rocce marine una vertebra di grandi dimensioni, la catalogarono come appartenente a un rettile marino e la misero via. È rimasta in un cassetto per quarant’anni, finché un paleontologo del British Antarctic Survey, riordinando l’archivio, ne ha notato la forma insolita e ha capito di avere in mano la coda di un titanosauro — il primo osso di dinosauro mai raccolto in Antartide, quando il continente era ancora ricoperto di foreste temperate. Uno dei due geologi che la dissotterrarono è morto nel 2020, senza sapere cosa avesse davvero portato a casa quel giorno.
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Non sono scoperte nel senso in cui usiamo di solito la parola: nessuno ha scavato una tomba nascosta o forzato un caveau. Qualcuno, semplicemente, ha guardato una seconda volta qualcosa che era già lì da decenni, catalogato, etichettato, dimenticato nella maniera più ordinaria possibile. Il passato non bussa per farsi notare: aspetta, in un cassetto o in un fascicolo, che qualcuno abbia il tempo — e la pazienza — di guardarlo due volte. È, in fondo, lo stesso mestiere di questo supplemento.
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I pettegolezzi di zia Camilla
Il mondo, spettegolato in cinque righe. Nessuna spiegazione: se la sono già data da soli.
— Un procione entra in un liquor store della Virginia, rompe qualche bottiglia, beve, si addormenta nel bagno: gli agenti aspettano pazientemente che smaltisca.
— In Australia sequestrati 100.000 scarafaggi vivi diretti al mercato clandestino dei collezionisti: qualcuno, da qualche parte, li desiderava davvero.
— Ondata di caldo su Parigi: i parigini si rifugiano nei corridoi climatizzati dell’IKEA e, una volta dentro, non hanno più troppa fretta di uscire.
— Una palestra cinese offre un piccolo incentivo a un cliente perché si alleni altrove: la costanza non era il problema.
— In India due bambini accompagnano il padre fino all’ufficio Amazon per un reso: il video commuove un intero paese, il corriere resta impassibile.
La settimana prossima, altri oggetti smarriti.
— fine —
La Domenica del Franti · Supplemento de Il Franti · ilfranti.it
Anno I — N. 2 · 5 Luglio 2026 · Tutti i diritti riservati
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