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Cover Stories - Temi di riflessione

La Domenica del Franti n.4

Il pilota che scrive «I’m bored» in cielo, i cubisti di Arnhem, il Semaphore di San Jose decifrato dopo tre anni, l’Iliade nella mummia e il Falcon 9 sulla Luna: il numero 4 del supplemento domenicale de Il Franti.

Anno I · N. 4 · Domenica 19 Luglio 2026

Incipit

La settimana avara

Poche perle di assurdità di largo consumo. Il che, per noi, è quasi una notizia.

La settimana ha restituito poche perle di assurdità di largo consumo. Il caldo, la stanca ripetizione estiva, i feed occupati da incendi, sentenze e tensioni geopolitiche: la vena di nonsenso che di solito alimenta le cronache pareva prosciugata. In redazione, però, lo prendiamo per un buon segno. Quando le stranezze smettono di gridare, restano soltanto quelle che sanno sussurrare — e sono quasi sempre le migliori.

Così, invece di rincorrere il clamore, siamo andati a raccogliere ai margini due gesti europei e minimi: un pilota annoiato sopra il Galles e un enigma luminoso decifrato dopo tre anni. Ci abbiamo costruito attorno un numero. Perché il Franti, come sapete, guarda ogni cosa due volte — una per capire cos’è, una per capire perché ce la raccontano proprio così.

— La Redazione

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Il Fondale

Il lusso della scarsità

Sul sito, questa settimana, si è parlato di ciò che manca. Qui, di chi la mancanza se la sceglie.

C’è un filo che tiene insieme gli articoli usciti in settimana su ilfranti.it, e non è un filo allegro: parlano tutti, a modo loro, di scarsità travestita da abbondanza. L’episodio quinto della saga sull’internet delle origini ricorda che la rete nacque promettendo abbondanza infinita, salvo scoprirsi trent’anni dopo in un’economia in cui la RAM arriva a costare più del computer che dovrebbe animare. Un’altra inchiesta rifà i conti del cibo: quello che paghiamo poco allo scaffale e carissimo altrove. E persino la musica, in un pezzo, si dichiara «finita», mentre in un altro l’album e l’elettronica povera vengono rivendicati come atti di resistenza formale.

Il supplemento arriva dall’altra parte dello stesso ponte. Perché mentre il sito misura ciò che ci viene sottratto, la Domenica raccoglie storie di chi la scarsità se la impone da solo, per fabbricare senso: un pilota che trasforma due ore di noia in calligrafia aerea, mille cubisti che spendono la vita a limare la stessa manciata di mosse, un ingegnere che fissa per tre anni quattro dischi luminosi pur di recuperarne una singola rosa dipinta. Nell’epoca che ci aveva promesso tutto e subito, l’unica merce che ancora fa battere il cuore sembra il vincolo scelto: la regola in più, il tempo perso apposta, la difficoltà «probabilmente perfetta».

L’abbondanza produce; la scarsità, quando è scelta, conserva.

È, se ci si pensa, la stessa economia vista da due lati. Ciò che oggi è raro non è l’informazione — che sovrabbonda, levigata e impeccabile — ma l’attenzione ostinata di chi si ferma a controllare, decifrare, custodire. Non a caso, in questo numero, ciò che sopravvive è sempre qualcosa che qualcuno ha deciso di sorvegliare: un verso d’Omero piegato dentro una mummia, una rosa nascosta in un codice sul tetto di un grattacielo. Il resto scorre, e si dimentica.

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La realtà dietro l’angolo

Irruzioni

Quattro sconfinamenti della settimana — tre animali, uno burocratico. Nessun ferito, tranne qualche amor proprio.

Ogni tanto il mondo ci ricorda che le nostre vetrine, le nostre vette e i nostri archivi sono confini puramente amministrativi. La settimana ne ha offerto un piccolo campionario, con un tratto in comune: il lieto fine.

Un cervo tra le antichità · Dothan, Alabama

Martedì, alle 12:42 in punto, un cervo ha attraversato di slancio la vetrina di un negozio di antiquariato di Dothan, ha devastato uno stand di cimeli e se n’è andato da una porta che una dipendente ha avuto il sangue freddo di spalancargli davanti. Nessun ferito, né umano né animale; il negozio ha riaperto lo stesso pomeriggio, dirottando i clienti sul retro. La scena — vetro in frantumi, porcellane in volo, la bestia atterrita fra le cornici dorate — è di quelle che, un tempo, finivano dritte sulla copertina della Domenica del Corriere.

Un labrador «in altura» · Ben Nevis, Scozia

Sulla montagna più alta di Scozia una squadra di soccorso è stata mobilitata non per un escursionista, ma per un labrador che, avendo ingerito della marijuana lungo il sentiero, non reggeva più sulle zampe. Recuperato e riportato a valle sano e salvo. Per una volta la montagna ha soccorso il cane, e non il contrario.

Due gemelli spinosi · San Diego

Al Safari Park di San Diego sono schiusi due piccoli di echidna — «puggle» — dalle uova deposte dalla stessa madre nella stessa stagione: pare siano i primi «gemelli» del genere in una struttura zoologica nordamericana. Uno cresce con la madre in una tana sottoterra, l’altro è allevato a mano perché più minuto. Ricordiamo, per i distratti, che l’echidna è un mammifero che depone uova — dettaglio che da solo basterebbe a riaprire qualche manuale.

Una targa troppo eloquente · Florida

A una signora di 76 anni la motorizzazione ha recapitato una targa la cui sigla, letta ad alta voce, suonava tutt’altro che istituzionale. La signora è andata su tutte le furie; l’algoritmo che assegna le targhe, ignaro dei doppi sensi, non si è scomposto. È la burocrazia che genera piccole sguaiataggini senza volerlo — e poi si stupisce dell’effetto.

Il filo che le lega è consolante: in un’epoca capace di tracciare ogni nostro passo, restano larghe crepe da cui un cervo, un cane o una vocale di troppo possono ancora irrompere e mandare all’aria l’ordine costituito. Le vetrine, dopotutto, sono fatte per essere guardate: non è colpa loro se ogni tanto qualcuno le prende alla lettera.

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Il Cannocchiale · I

La calligrafia della noia

Un pilota annoiato e mille cubisti ossessivi: due modi di resistere, con precisione millimetrica, a un’epoca che ci sorveglia.

Sabato scorso, sopra la penisola del Wirral e il Galles del nord, un piccolo aereo ha disegnato in cielo una frase di sette lettere: I’m bored, sono annoiato. A tracciarla, in una ventina di minuti di anse strettissime sopra l’estuario del Dee, è stato un istruttore di volo poco più che ventenne, ai comandi di un Piper Tomahawk in volo di collaudo dopo la sostituzione di un cilindro. Il messaggio è comparso nitido su Flightradar24, l’applicazione che segue in tempo reale il traffico aereo. Il responsabile operativo della compagnia ha commentato con understatement britannico: un po’ annoiato lo era di certo, ma per scrivere quelle lettere gli è toccato concentrarsi parecchio.

Ed è qui il primo paradosso: Flightradar24 esiste per ragioni di sicurezza e di ottimizzazione — è, a tutti gli effetti, uno strumento di sorveglianza. Il pilota non ha violato nulla e non ha messo a rischio nessuno; ha semplicemente usato la visibilità obbligatoria per firmare il cielo con uno sfogo privato. La sorveglianza, capovolta, è diventata tela. Non è la prima volta: nel 2020, mentre il mondo si chiudeva in casa, un pilota austriaco tracciò sopra Vienna un «Stay Home» che pure finì sulla stessa applicazione. Quando ogni movimento è registrato, l’ultimo gesto di libertà è decidere cosa far leggere a chi ci osserva.

A poche centinaia di chilometri, ad Arnhem nei Paesi Bassi, la stessa settimana andava in scena l’altra faccia della medaglia. Dal 16 al 19 luglio oltre mille concorrenti da cinquantatré paesi si sono sfidati ai campionati europei di speedcubing: risoluzioni del cubo di Rubik alla cieca, con una sola mano, persino con i guanti da forno. Dietro le quinte, volontari mescolano ogni cubo e lo ripongono in una scatola numerata; bancarelle vendono lubrificanti per far scorrere gli spigoli più fluidi. Qui l’assurdo non sta nella battuta, ma nella serietà: vite intere spese a limare sequenze di mosse per un oggetto di plastica colorata.

In un’epoca che promette tutto e subito, qualcuno sceglie di perdere tempo con metodo.

Il pilota e i cubisti sembrano opposti — l’uno improvvisa, gli altri ripetono all’infinito — ma li unisce lo stesso istinto: ritagliarsi un vincolo, e dentro quel vincolo diventare bravissimi. Contro la fluidità senza attrito degli schermi, oppongono la resistenza volontaria di una regola. È la noia trasformata in calligrafia, l’ossessione elevata a disciplina quasi ascetica. Non producono nulla di utile: producono maestria. Che è, forse, l’ultima cosa che una macchina non potrà mai annoiarsi al posto nostro.

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Il Telescopio

Note dal margine dell’universo

Quattro curiosità scientifiche e una correzione dovuta. Segnaliamo, come sempre, il grado di certezza.

La settimana scientifica ha offerto materiale abbondante e, in qualche caso, da maneggiare con le molle. Riportiamo per prime le cose curiose, e per ultima quella su cui conviene diffidare.

Un bombo con l’umore

Un esperimento suggerisce che i bombi reagiscano a stimoli gustativi dolci e amari con comportamenti simili a stati emotivi: l’ennesimo colpo all’idea che l’emozione sia un privilegio dei vertebrati. Da prendere come indizio, non come verdetto — leggere «umore» nel gesto di un insetto resta un salto interpretativo generoso.

Una stella che ha divorato un pianeta

Un’anomala concentrazione di litio in una stella simile al Sole tradirebbe un pasto cosmico: materiale planetario finito dentro la stella che quel pianeta aveva contribuito a formare. Cannibalismo siderale con tanto di impronte chimiche. Il fenomeno è plausibile e già ipotizzato altrove; qui l’indizio è chimico, non una fotografia.

Le scimmie e i cristalli

Alcuni scimpanzé mostrerebbero attrazione per i cristalli, dettaglio che qualcuno collega alla lunghissima storia umana del collezionare pietre lucenti. Suggestivo; ma dal fascino di uno scimpanzé per un sasso brillante alla nostra vanità mineraria il tragitto è lungo, e conviene percorrerlo con prudenza.

Il fondo del mare che «spreme» il cibo

Uno studio descrive come l’enorme pressione degli abissi spremerebbe i detriti organici che affondano, liberando nutrienti subito utilizzabili dai microbi: un meccanismo finora invisibile che, se confermato, riscriverebbe un pezzo della catena alimentare oceanica. Studio singolo — affascinante, tutto da replicare.

E la doverosa correzione: il Falcon 9 sulla Luna

Circola la notizia di uno stadio di un razzo Falcon 9 che il 5 agosto finirà «volontariamente» sulla Luna, quasi fosse un esperimento programmato. Non è così. Si tratta di un vecchio stadio superiore alla deriva — lanciato nel gennaio 2025 per portare due lander lunari — che colpirà la superficie per pura evoluzione orbitale, vicino al cratere Einstein: spazzatura spaziale, non scienza deliberata. Piccola ironia storica: un impatto analogo del 2022 fu prima attribuito proprio a un Falcon 9, e solo dopo corretto in un residuo di razzo cinese. Le cose che cadono dal cielo, a quanto pare, sbagliano spesso indirizzo — anche nei comunicati.

Un promemoria di casa: le voci più ghiotte della settimana — il peperoncino accusato di favorire un tumore, i dolcificanti che interferirebbero con farmaci e caffeina, un noto farmaco che rallenterebbe l’invecchiamento — poggiano ciascuna su un singolo studio. Le teniamo in nota, non in vetrina. La scarsità, oggi, non è nelle notizie: è nella fatica di verificarle.

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Oggetti smarriti

Messaggi che riemergono

Due testi nascosti, riaffiorati la stessa settimana. Uno cifrato nella luce, l’altro piegato nella morte.

I. La rosa sul grattacielo. Per tre anni, quattro dischi luminosi hanno ruotato senza sosta sul tetto di un edificio Adobe a San Jose, in California, cambiando posizione ogni 7,2 secondi. Nessuno capiva cosa dicessero. Poi un ingegnere del software, Brian Vincent, li ha fissati abbastanza a lungo da accorgersi che stavano disegnando, un byte alla volta, una singola rosa dalla «Nascita di Venere» di Botticelli. I due enigmi precedenti, risolti nel 2007 e nel 2017, nascondevano un romanzo di Pynchon e la frase di Armstrong sulla Luna; questo custodiva un fiore rinascimentale. Vincent ha definito la difficoltà «probabilmente perfetta»: elementare nel principio, sfibrante nella pratica.

II. Omero nella mummia. A Oxyrhynchus, in Egitto, la missione archeologica dell’Università di Barcellona ha trovato, dentro una mummia di età romana vecchia milleseicento anni, un frammento di papiro con versi dell’Iliade: precisamente il «Catalogo delle navi», il celebre elenco delle forze greche salpate per Troia. È la prima volta che un testo letterario greco compare in un contesto funerario simile. La tentazione è leggerlo come un’ironia della Storia — la poesia più alta ridotta a carta da imballaggio per cadaveri. Ma gli studiosi frenano: il papiro era piegato, sigillato e posato con cura sull’addome, non gettato lì come riempitivo. Qualcuno, cioè, ha scelto di far scendere Omero nell’aldilà.

Due messaggi tornati a galla nella stessa settimana, a millenni di distanza. Li accomuna un dettaglio che è quasi una morale: sono sopravvissuti non perché fossero utili, ma perché qualcuno ha deciso di custodirli — sigillandoli in un codice o in una benda. Ciò che si dimentica, in fondo, è quel che nessuno si è preso la briga di nascondere per bene.

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I pettegolezzi di zia Camilla

Il mondo, spettegolato in cinque righe. Nessuna spiegazione: se la sono già data da soli.

— A Greenwich milioni di turisti fotografano il Meridiano Zero; peccato che quello vero, dicono i satelliti, passi un centinaio di metri più in là.

— In Brianza un’intera cittadina è rimasta giorni senza internet: colpa di una volpe caduta in un pozzetto, che ha rosicchiato la fibra. Altro che hacker.

— A Ipswich, in Australia, oltre seicento tromboni hanno suonato insieme «76 Trombones». Il numero, per la cronaca, non tornava.

— Un uomo accusato di fingersi cieco è stato assolto: possedere DVD per adulti, ha stabilito il giudice, non prova affatto che li si guardi.

— Due specie di mantide religiosa asiatica invadono l’Europa e prosperano più in città che nei boschi. La natura, pare, ha scoperto lo smart working.

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Il Dubbio della Domenica

Se l’unica cosa che ancora ci emoziona è il vincolo che ci imponiamo da soli — la noia decorata, il cubo cronometrato, il codice fissato per anni — resta una domanda per la settimana che viene: stiamo cercando la maestria, o soltanto un modo elegante per non annoiarci di noi stessi? E se un giorno le macchine imparassero anche la nostra ostinazione, che cosa ci resterebbe da perdere apposta?


La Domenica del Franti · Supplemento domenicale de Il Franti · ilfranti.it
Anno I — N. 4 · 19 luglio 2026 · Tutti i diritti riservati


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Ennio Martignago