Pericoloso per chi invidioso è, per chi ne subisce le forze.
Un albero spoglio, arido, acido, crudo che non dà dolci frutti ad alcuno.
Esso ha molte facce: occhi gelidi e vuoti, viso duro, vestiti griffati, orpelli di nessun gusto, altezzosità per mascherare piccolezza, quella interiore, attaccamento al vil denaro, derisione verso gli umili che di fronte a lui tacciano. Ride in modo sguaiato.
Sa di essere così? non lo so, lo conosco poco, un po’ certo, capita d’esserlo. Dò per certo che non è felice, neppur contento. Amico in circoli di ricchi, borghesi, che tra loro si compiacciono, chissà di che?
Come difendersi da quei rami persino troppo cresciuti? Tacere.
Usare l’arma del: non ho capito nulla.
In me devo cacciare il disprezzo, pensando: “ci sarà un perché”, solo per lasciare andare via, lontano, lungi da me!
D’altro canto, come in altro universo: esistono foglioline e foglie che si nutrono di pura acqua, sali minerali e della troppa anidride carbonica, per liberare ossigeno. Certo è necessaria l’energia del sole. Giungeranno frutti, non importa se grandi, purché succosi e buoni.
Senza i fiori non ci sono i frutti.
I fiori, li sento in me, li osservo, mi pare da sempre.
Scatto, ormai l’essenziale.
E’ un gesto per me naturale parlare e scrivere di loro. L’ho già fatto, comunque spendo poche parole.
I fiori dei campi sono come anime o Persone, che stanno nel presente.
Tutti insieme non hanno desideri, vivono e basta.
A loro tutto il necessario, di nulla si devono preoccupare, ma questo non l’ho detto io, ci pensò un Uomo. Fu particolare, per chi crede sia vissuto ne conosce il nome e non solo.
Provate ad osservarli, un po’ da vicino coi loro variegati colori, con forme infinite, con profumi volteggianti.
Respirate lentamente e profondamente. Molto vi giungerà.
E’ un invito il mio.
“Il prezioso gusto del mistero”.

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