Cerca nel Franti
Cover Stories - Temi di riflessione

Spoiler: I mercati della salute

Questo articolo è uno spoiler, un’apertura di campo. Parte da una parola, agnotologia, che tornerà nella prima puntata e anticipa una serie di riflessioni dedicate alla salute come spazio in cui sapere, potere, mercato e silenzi istituzionali si intrecciano.

LA NOSTRA SALUTE Il silenzio dei colpevoli — l'ignoranza come prodotto

L’agnotologia spiega come l’ignoranza possa essere prodotta, organizzata e resa utile. Anche nel campo della salute.Questo articolo è uno spoiler, un’apertura di campo. Parte da una parola, agnotologia, che tornerà nella prima puntata di una serie di riflessioni dedicate alla salute come spazio in cui sapere, potere, mercato e silenzi istituzionali si intrecciano.

Non tutta l’ignoranza nasce dal fatto che non sappiamo abbastanza. A volte nasce dal modo in cui il sapere viene selezionato, protetto, pubblicato, finanziato o reso invisibile.

È questa l’idea centrale dell’agnotologia, lo studio dell’ignoranza prodotta socialmente. Il nome del campo si deve a Iain Boal, storico sociale della scienza e della tecnica, che coniò il termine nel dialogo con Robert N. Proctor. Un concetto apparentemente astratto, ma molto concreto quando lo applichiamo alla salute. Perché nel campo medico non conta solo sapere se un farmaco funziona. Conta anche sapere quali dati sono stati pubblicati, chi ha finanziato gli studi, quali alternative sono state confrontate, che cosa viene chiamato innovazione e che cosa resta fuori dal discorso.

La domanda, allora, non è se la medicina sia buona o cattiva. La domanda è più difficile, che cosa succede quando la salute diventa un mercato?

L’ignoranza non è sempre un vuoto

Siamo abituati a pensare l’ignoranza come assenza. Non sappiamo una cosa perché nessuno l’ha scoperta, perché è troppo complessa, perché manca ricerca o perchè non la consociamo e nessuno l’ha spiegata a noi.

Ma l’agnotologia propone un’altra possibilità, alcune forme di ignoranza sono costruite.

Robert N. Proctor e Londa Schiebinger hanno definito l’agnotologia come lo studio della produzione culturale dell’ignoranza, mostrando che il non-sapere può nascere da conflitti economici, politici e scientifici. Janet Kourany e Martin Carrier hanno poi esteso questa prospettiva ai casi in cui la ricerca scientifica viene rallentata, deviata o resa parziale da interessi e istituzioni.

L’esempio più noto è l’industria del tabacco. Per molto tempo non fu necessario dimostrare che fumare fosse sicuro. Bastava rendere meno chiaro che fosse pericoloso. La formula “Doubt is our product” è diventata il simbolo di questa strategia: produrre dubbio, ritardare consenso, spostare l’onere della prova, rendere una conoscenza scomoda abbastanza incerta da non produrre conseguenze immediate.

Questo non significa che ogni incertezza sia manipolata. La scienza vive di incertezza, revisione, discussione. Ma c’è una differenza decisiva tra l’incertezza che nasce dalla ricerca e l’incertezza che viene coltivata perché conviene.

Prima dell’agnotologia: Illich e Maccacaro

La parola “agnotologia” è relativamente recente, ma alcune delle sue domande sono più antiche. Prima che esistesse un lessico specifico per parlare di produzione sociale dell’ignoranza, altri autori avevano già intuito che il problema non era solo ciò che la medicina sapeva, ma anche ciò che il suo modo di guardare rendeva invisibile.

Ivan Illich, in “Nemesi medica”, scriveva già nel 1976 dell’espropriazione della salute da parte dell’istituzione medica, non solo cure, ma anche dipendenza crescente da apparati esperti, linguaggi tecnici e definizioni professionali di ciò che significa stare bene o stare male. Negli stessi anni, in Italia, Giulio Alfredo Maccacaro costruiva una critica della medicina come sapere, istituzione e potere sociale, legando salute, lavoro, ambiente, epidemiologia e partecipazione democratica.

Questo passaggio è importante perché evita un equivoco. Qui si parla di medicina, farmaci e salute, ma l’agnotologia non riguarda solo la medicina. Riguarda tutti i campi in cui sapere e potere si incontrano, siano essi ambiente, lavoro, alimentazione, tecnologia, intelligenza artificiale, cambiamento climatico, sicurezza, educazione, finanza. Ogni volta che alcune informazioni vengono rese centrali e altre marginali, ogni volta che l’incertezza viene usata per ritardare una decisione, ogni volta che un mercato ha interesse a definire che cosa conta come conoscenza, siamo già dentro una domanda agnotologica.

Per questo Illich e Maccacaro sono un ponte. Illich mostra come un’istituzione possa sottrarre alle persone la capacità di pensare la propria salute. Maccacaro mostra che la medicina non può essere separata dalle condizioni sociali che producono malattia. Garattini porta questa linea dentro il cuore della farmacologia contemporanea, brevetti, valore terapeutico aggiunto, prevenzione, indipendenza della ricerca.

Dal tabacco ai farmaci: la stessa domanda

Nel campo farmaceutico il meccanismo non è identico a quello del tabacco. Qui non si tratta, nella maggior parte dei casi, di negare che un prodotto faccia male. Si tratta piuttosto di capire come si costruisce l’ambiente informativo nel quale medici, pazienti, regolatori e sistemi sanitari prendono decisioni.

Alcuni risultati diventano visibili. Altri restano meno accessibili. Alcuni studi vengono pubblicati. Altri no. Alcune domande diventano centrali: il farmaco è sicuro? è efficace? ha un rapporto beneficio-rischio accettabile? Altre domande, invece, possono restare più deboli: è davvero migliore delle alternative esistenti? produce un vantaggio clinico rilevante? vale il prezzo richiesto? riduce davvero il bisogno di cura?

Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha mostrato bene il problema. Confrontando i dati sugli antidepressivi presentati alla FDA con quelli pubblicati nella letteratura scientifica, gli autori hanno rilevato che gli studi favorevoli avevano maggiori probabilità di essere pubblicati, mentre quelli negativi o ambigui erano meno visibili o presentati in modo più positivo.

Il punto non è che i dati non esistano. Il punto è che ciò che diventa conoscenza pubblica può essere diverso da ciò che è disponibile negli archivi regolatori. L’ignoranza, in questo caso, non è assenza di ricerca. È asimmetria di accesso.

Quando la scienza parla con una voce non del tutto sua

Un secondo problema riguarda la scrittura scientifica. La letteratura sul ghostwriting biomedico ha documentato pratiche in cui articoli preparati da scrittori professionisti o da soggetti legati all’industria vengono poi firmati da accademici di riconosciuto prestigio. È un tema oggi reso ancora più rilevante dal ricorso anche ad agenti conversazionali di intelligenza artificiale per redigere paper destinati alle riviste scientifiche. Si apre così un nuovo fronte, legato all’uso non dichiarato di questi strumenti, e in diversi casi le verifiche hanno portato alla luce set di dati fabbricati o immagini manipolate.

Per chi legge, l’articolo appare come un normale contributo scientifico. Ma la sua storia produttiva può essere più complessa: chi ha scelto i dati? chi ha impostato l’argomento? chi ha deciso il tono? chi ha finanziato il lavoro? chi ne trae vantaggio?

L’agnotologia è utile proprio qui. Non studia solo la menzogna. Studia anche l’informazione vera ma incompleta, l’informazione corretta ma decontestualizzata, l’informazione scientifica che circola senza rendere visibili le condizioni della propria produzione.

In medicina, sapere non significa solo leggere il risultato finale. Significa poter ricostruire il percorso che lo ha prodotto.

Il farmaco nuovo è davvero migliore?

Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ha posto una domanda tanto semplice quanto scomoda: un nuovo farmaco aggiunge davvero qualcosa alla cura?

L’Istituto Mario Negri dichiara di non brevettare le proprie scoperte da oltre cinquant’anni, motivando questa scelta con l’indipendenza della ricerca, l’evitamento dei conflitti d’interesse e la possibilità di valutare farmaci e politiche sanitarie senza benefici economici diretti. È una posizione rara, perché tocca un nodo centrale, il brevetto non è solo uno strumento giuridico. È anche un modo di organizzare la conoscenza, orientare gli incentivi e proteggere rendite.

Garattini parla spesso di “valore terapeutico aggiunto”. Non basta chiedere se un farmaco sia efficace e sicuro. Bisogna chiedere se sia migliore di ciò che esiste già. In un’intervista del 2018, ha osservato che la normativa europea richiede qualità, efficacia e sicurezza, ma non impone sempre di dimostrare la superiorità rispetto alle alternative disponibili.

Le agenzie regolatorie come EMA e FDA svolgono un compito essenziale: valutano qualità, sicurezza, efficacia e rapporto beneficio-rischio dei medicinali. Ma questa funzione non coincide sempre con una valutazione piena dell’innovazione terapeutica comparativa.

È qui che nasce una zona d’ombra. Un farmaco può essere nuovo, approvato e protetto da diritti di proprietà, ma non necessariamente rappresentare un passo avanti significativo per il paziente. Se questa distinzione non è chiara, la novità commerciale rischia di essere scambiata per progresso medico.

La malattia come mercato

Il secondo grande nodo è la medicalizzazione. Con questo termine si indica il processo attraverso cui aspetti della vita vengono trasformati in problemi medici. Ivan Illich aveva già denunciato il rischio che la medicina moderna producesse dipendenza dalle istituzioni esperte e riducesse l’autonomia delle persone nel rapporto con dolore, fragilità e morte. Peter Conrad ha definito la medicalizzazione come il processo attraverso cui problemi non medici vengono definiti e trattati come problemi medici.

Il disease mongering (“commercio della malattia“) è una forma commerciale di questo processo. Significa allargare i confini della malattia per allargare anche il mercato dei trattamenti. Moynihan, Heath e Henry lo hanno descritto come un meccanismo attraverso cui aziende farmaceutiche possono contribuire a definire e promuovere nuove aree di malattia presso medici e consumatori.

Non si tratta sempre di inventare malattie dal nulla. Più spesso si ridefiniscono condizioni reali, si abbassano soglie diagnostiche, si trasformano rischi in quasi-malattie, si presentano disagi lievi come segnali di patologie più ampie, si rende urgente ciò che prima era considerato variabilità della vita.

Il risultato è che il cittadino diventa paziente prima ancora di sentirsi malato. E il paziente diventa consumatore di test, controlli, farmaci, integratori, monitoraggi, prestazioni.

Il sapere che manca è spesso il sapere sulle alternative

La medicalizzazione ha bisogno di un certo tipo di ignoranza. Non ignoranza totale, ma ignoranza delle alternative.

Se l’unica risposta visibile è il farmaco, spariscono altre domande. Quali sono le cause sociali della malattia? Quali condizioni di lavoro la favoriscono? Quale ruolo hanno alimentazione, ambiente, solitudine, psiche, felicità, paura, povertà, urbanistica, istruzione? quali interventi ridurrebbero il bisogno di cura invece di aumentare il numero di cure?

È qui che la prevenzione diventa un tema politico, non solo sanitario. In “Prevenzione è rivoluzione”, Garattini insiste sull’idea che un sistema orientato alla salute dovrebbe misurare il proprio successo anche dalla quantità di malattia che riesce a evitare. In una presentazione del libro, ha sostenuto che più del 50% delle malattie croniche e il 70% dei tumori sarebbero evitabili attraverso corretti stili di vita.

Questa affermazione non va letta come colpevolizzazione individuale. Gli stili di vita dipendono anche da reddito, lavoro, ambiente, istruzione, tempo disponibile, qualità urbana e accesso ai servizi. Proprio per questo la prevenzione è scomoda, perchè sposta l’attenzione dal consumo di cura alle condizioni sociali che producono salute o malattia e sopratutto ad una presa di coscienza sociale ed individuale.

Per il mercato, la prevenzione ha un problema, ovvero produce spesso eventi che non accadono. Meno diagnosi. Meno ricoveri. Meno farmaci necessari. Meno complicazioni. Ma ciò che non accade è difficile da vendere, da misurare, da premiare e da raccontare.

L’ignoranza ha un’architettura

La tesi più importante è questa: l’ignoranza non è una nebbia indistinta. È spesso un’architettura. Ha muri, porte, corridoi e zone riservate.

Nel campo della salute, questi muri possono essere i brevetti, la riservatezza commerciale, la pubblicazione selettiva, la difficoltà di accedere ai dati, la formazione sponsorizzata, il linguaggio tecnico, l’opacità dei prezzi. E a volte anche la complicità inconsapevole del medico con il suo linguaggio che distanzia la persona che ha di fronte, con il risultato che oggi la persona per colmare il divario di conoscenza di qualcosa che a lui riguarda, oggi si dice al medico ” l’ha detto ChatGPT” come per avvisare che “guardi ne capisco anche io”.

La data exclusivity europea, per esempio, garantisce al titolare di un’autorizzazione otto anni di uso esclusivo dei risultati di test preclinici e studi clinici presentati per ottenere l’autorizzazione. Non è un brevetto, ma produce comunque una barriera, dati fondamentali per conoscere un farmaco entrano dentro un regime di protezione commerciale.

Anche i prezzi fanno parte dell’architettura. La giustificazione dei prezzi farmaceutici viene spesso collegata ai costi di ricerca e sviluppo, ma la letteratura segnala carenza di dati trasparenti, metodologie eterogenee e difficoltà di verifica indipendente delle stime basate su informazioni proprietarie.

Quando i dati non sono pienamente accessibili, quando i costi non sono verificabili, quando l’autorevolezza scientifica non è sempre separabile dagli interessi commerciali, il problema non è solo economico. È democratico.

Trasparenza e conoscenza

Applicare l’agnotologia alla salute non significa dire “non fidatevi della medicina”. Significa chiedere condizioni migliori per fidarsi.

Significa distinguere la scienza come metodo dalla scienza come mercato, come proprietà intellettuale, come comunicazione, come strategia commerciale. Significa chiedere che i dati siano accessibili, che i confronti siano seri, che il valore terapeutico aggiunto sia dimostrato, non presunto, che la formazione sia indipendente, che la prevenzione non resti un capitolo retorico.

Non è una distinzione astratta.

Già nel 2008 Gianni Bonadonna, l’oncologo che aveva introdotto in Italia i trial clinici controllati, denunciava la figura del protocol doctor, il medico che applica schemi terapeutici di cui sa poco o nulla, solo perché dosi e tempi sono definiti con precisione in un protocollo, e che davanti all’imprevisto clinico si smarrisce. Il protocollo, osservava, rischia di diventare un cuscinetto emotivo, una barriera che solleva dal rischio della decisione individuale. La sua non era una requisitoria contro i protocolli, strumenti nati per dare rigore alla ricerca, ma contro la loro degenerazione in surrogato del pensiero medico: “più cultura e competenza, meno schemi rigidi”. Veniva, oltretutto, da chi quel sistema lo aveva costruito, e che da paziente ne aveva poi toccato con mano i limiti.

Ed è proprio qui che, come si suol dire, casca l’asino: come rendere scientifico e replicabile ciò che in larga parte sappiamo non esserlo? Non perché i farmaci producano effetti diversi da persona a persona, questa variabilità è essa stessa un fatto scientifico, e anzi un campo di studio, ma perché troppe evidenze su cui si fonda la pratica clinica sono fragili: studi mai replicati, esiti misurati su medie di popolazione che dicono poco sul singolo, endpoint surrogati presentati come benefici reali.

Una medicina davvero scientifica non è quella che promette lo stesso risultato per tutti, ma quella che sa misurare con onestà quanto e per chi un trattamento funziona, e che ammette i limiti di ciò che non sa.

La medicina ha bisogno di innovazione. Ma non ogni novità è innovazione. La salute ha bisogno di cura. Ma non ogni cura aumenta salute. I pazienti hanno bisogno di informazioni. Ma non ogni informazione produce autonomia.

La domanda finale, allora, non è se il mercato della salute sia sempre contro la salute. Sarebbe una conclusione troppo semplice. La domanda è più scomoda, quale tipo di sapere produce un sistema che cresce quando cresce anche il bisogno di diagnosi, trattamenti, controlli e farmaci?

Letti insieme, Illich, Maccacaro, Bonadonna e Garattini disegnano una genealogia italiana ed europea della critica alla salute come mercato. Illich mostra il rischio dell’espropriazione della salute da parte dell’istituzione medica. Maccacaro riporta la medicina dentro i rapporti sociali, il lavoro e l’ambiente. Bonadonna ci allerta, Garattini porta la domanda dentro il cuore della farmacologia contemporanea, brevetti, valore terapeutico aggiunto, prevenzione, indipendenza della ricerca.

Se l’ignoranza può essere costruita, anche la trasparenza deve essere costruita. E se la malattia è diventata uno dei grandi mercati della modernità, la questione non riguarda soltanto quali farmaci useremo, ma quale conoscenza vogliamo mettere tra noi e la nostra idea di salute.

La prima puntata della serie che sarà pubblicata a breve ripartirà da qui, dall’agnotologia.

Perché, quando si parla di salute, il problema non è solo ciò che non sappiamo. È ciò che qualcuno ha interesse che non venga visto.

****

Salute e medicina sono temi che su Il Franti sono assai presenti, qui un elenco di articoli scelti tra i molti.

Il giardino della salute: lezioni dal Medioevo La critica radicale alla medicina istituzionale
Medici umani, pazienti guerrieri: la lezione di Bonadonna I nostri figli stanno pagando il prezzo più alto.
Le morti che non si contano: psiche, isolamento, farmaci e iatrogenesi

Fonti e letture disponibili

Questa sezione raccoglie le fonti citate e alcune letture per approfondire il quadro teorico, storico e documentale dell’articolo, ma anche per procedere in ricerche ed approfondimenti. Ovvio che il panorama è ben più esteso di quanto elencato, ma lo scopo è di dare dei punti di partenza nel caso di interesse ad approfondire visto che materia di studio o di interesse.

Agnotologia e produzione dell’ignoranza

  • Iain Boal, profilo biografico presso l’Arts Research Center, University of California, Berkeley. La scheda lo presenta come storico sociale della scienza e della tecnica e come coniatore del termine “agnotology”: Iain Boal, UC Berkeley Arts Research Center.
  • Wordsmith.org, A.Word.A.Day — agnotology. La scheda lessicografica attribuisce la coniazione del termine a Iain Boal su richiesta dello storico Robert N. Proctor: Wordsmith.org.
  • Robert N. Proctor, Londa Schiebinger, a cura di, Agnotology: The Making and Unmaking of Ignorance, Stanford University Press, 2008. Scheda Stanford: Agnotology: The Making and Unmaking of Ignorance.
  • Janet A. Kourany, Martin Carrier, a cura di, Science and the Production of Ignorance: When the Quest for Knowledge Is Thwarted, MIT Press, 2020. Scheda disponibile: Google Books.

Il dubbio costruito e incertezza strategica

  • David Michaels, Celeste Monforton, Manufacturing Uncertainty: Contested Science and the Protection of the Public’s Health and Environment, American Journal of Public Health, 2005. Scheda PubMed: Manufacturing Uncertainty.
  • Naomi Oreskes, Erik M. Conway, Merchants of Doubt, Bloomsbury Press, 2010. Sito del libro: Merchants of Doubt.

Regolazione farmaceutica, trasparenza e accesso ai dati

Valore terapeutico aggiunto, brevetti e Mario Negri

  • Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Perché non brevettiamo le nostre scoperte. Pagina istituzionale: Istituto Mario Negri.
  • Silvio Garattini, intervista su Il valore terapeutico aggiunto potrà fare la differenza nei nuovi farmaci, IRPCDS, 2018. Testo: IRPCDS.
  • Luca Pani et al., Added therapeutic value of medicines approved in Europe: evidence from multiple sclerosis drugs, Frontiers in Pharmacology, 2023. Articolo: Frontiers in Pharmacology.

Medicalizzazione e allarmismo sanitario

  • Ivan Illich, Medical Nemesis: The Expropriation of Health, 1976. Versione online consultabile: Medical Nemesis.
  • Peter Conrad, The Medicalization of Society: On the Transformation of Human Conditions into Treatable Disorders, Johns Hopkins University Press, 2007. Scheda disponibile: Google Books.
  • Peter Conrad, Meredith Bergey, Medicalization: Sociological and Anthropological Perspectives, in International Encyclopedia of the Social & Behavioral Sciences, 2015. Scheda: Brandeis ScholarWorks.
  • Ray Moynihan, Iona Heath, David Henry, Selling sickness: the pharmaceutical industry and disease mongering, BMJ, 2002. Testo disponibile: PubMed Central; scheda bibliografica: PubMed.
  • Ray Moynihan, Alan Cassels, Selling Sickness: How the World’s Biggest Pharmaceutical Companies Are Turning Us All into Patients, Nation Books, 2005. Scheda informativa Health Action International: Health Action International.

Giulio A. Maccacaro, Medicina Democratica e critica del sapere medico

  • Chiara Giorgi, Maccacaro, sapere per cambiare, Scienza in rete, 2025. Il testo ricostruisce Maccacaro come medico, biometrista, epidemiologo, studioso militante, animatore di “Sapere” ed “Epidemiologia e Prevenzione”, promotore di Medicina Democratica e della collana “Medicina e potere”: Scienza in rete.
  • Epidemiologia & Prevenzione, Attualità di Giulio A. Maccacaro: per ripensare medicina, sanità e società, 2026. La pagina segnala Maccacaro come primo titolare in Italia di una cattedra di Statistica Medica, fondatore dell’Istituto di Statistica Medica e Biometria dell’Università di Milano e figura utile a ripensare il rapporto tra conoscenza scientifica, tecnologia e responsabilità sociale: Epidemiologia & Prevenzione.
  • Roberta Passione, Rinnovare la medicina: la questione del metodo in Giulio Alfredo Maccacaro, Rivista Sperimentale di Freniatria, 2013. L’articolo interpreta Maccacaro come figura della ridefinizione teorico-epistemologica, pratica e istituzionale della medicina italiana, dal paradigma internistico dominante a un modello sociale ed epidemiologico: FrancoAngeli.
  • Giulio Alfredo Maccacaro, Carta al presidente del Colegio Médico, ripubblicata in Salud Colectiva, 2014. La ripubblicazione colloca Maccacaro dentro un movimento collettivo che, con figure come Giovanni Berlinguer e Franco Basaglia, ripensò il ruolo della medicina coniugando pratica scientifica e impegno sociale: Salud Colectiva.
  • Giulio Alfredo Maccacaro, Per una medicina da rinnovare. Scritti 1966-1976, Pgreco, 2025. Raccolta disponibile in commercio: Feltrinelli.

Prevenzione, prezzi e costi della ricerca

  • Slow Medicine, recensione di Silvio Garattini, Prevenzione è rivoluzione. Per vivere meglio e più a lungo, Il Mulino, 2023. Testo: Slow Medicine.
  • Sanità Informazione, Prevenzione, Garattini: 50% malattie croniche e 70% tumori evitabili con corretti stili di vita, 2023. Articolo: Sanità Informazione.
  • Daniel Fabian, Claudia Wild, OD07 Disaggregation Of The Costs Of Pharmaceutical Research And Development, International Journal of Technology Assessment in Health Care, 2024/2025. Articolo: Cambridge Core.

Alcuni titoli sul mercato della salute

  • Marco Pizzuti, I mercanti della salute. Le scoperte mediche che ci tengono nascoste e che potrebbero migliorarci la vita, Sperling & Kupfer, 2012.
  • Paolo Vineis, Stefano Capri, La salute non è una merce. Efficacia della medicina e politiche sanitarie, Bollati Boringhieri.
  • Iona Heath, Contro il mercato della salute, Bollati Boringhieri, 2016.
  • Marcia Angell, The Truth About the Drug Companies, Random House, 2004/2005. Scheda editore: Penguin Random House.
  • Ben Goldacre, Bad Pharma: How Drug Companies Mislead Doctors and Harm Patients, Fourth Estate, 2012.
  • Joseph Dumit, Drugs for Life: How Pharmaceutical Companies Define Our Health, Duke University Press, 2012.
  • Luca De Fiore, Ricordo di Giovanni Berlinguer, Recenti Progressi in Medicina, 2015. Utile per il nesso tra salute, mercato, consumi farmaceutici e cittadinanza sanitaria: Recenti Progressi in Medicina.

Libri di Silvio Garattini citati

  • Silvio Garattini, Caterina Visco, Brevettare la salute? Una medicina senza mercato, Il Mulino, 2022.
  • Silvio Garattini, Il diritto alla salute. Le scelte coraggiose che chiedo alla politica, Solferino, 2022.
  • Silvio Garattini, Prevenzione è rivoluzione. Per vivere meglio e più a lungo, Il Mulino, 2023. Recensione e scheda di contesto: Slow Medicine.
  • Silvio Garattini, Farmaci. Luci e ombre, Il Mulino, 2025. Scheda disponibile: 



Scopri di più da Franti Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

avatar dell'autore
Massimo V.A. Manzari
Knowledge broker (mediatore conoscenza) e membro del team ideativo di Il Franti.
Massimo V.A. Manzari
Autore
Massimo V.A. Manzari

Knowledge broker e membro del team ideativo di Il Franti. — <a href="https://www.massimomanzari.it">Sito personale</a>