Dettaglio de “Il nemico vi ascolta. Due uomini conversano al tavolo di un bar mentre una spia li ascolta”. Autore: Gino Boccasile (1901–1952), attribuito.
Da ECHELON a PRISM, e l’inversione
Di che cosa parla questa serie. La sorveglianza non nasce oggi: cambiano gli strumenti, non la funzione. Ciò che un tempo facevano spie, delatori e confessori con altri mezzi, oggi lo fanno i nostri dispositivi; e accanto ai controllori istituzionali, gli Stati, si sono aggiunti quelli commerciali, le aziende. Nulla di nuovo, dunque, nella sostanza. Proprio per questo vale la pena averne coscienza e consapevolezza: riconoscere chi ci ascolta, e come, è il primo passo per ribaltare lo sguardo.
Nella puntata precedente, Genesi: la lunga storia della sorveglianza, da Uruk a oggi, e il 2013 di Snowden, con riforme reali ma circoscritte. Qui facciamo un passo indietro nel tempo, all’apparato che precede Snowden, e uno in avanti nella tecnica: il problema non è più raccogliere i dati, ma elaborarli.
Ci fu un passaggio di una soglia, passaggio inavvertito, ma utile da osservare per così afferrare ulteriori passaggi che sono accaduti e stanno accedendo con il tema AI.
Una memoria storica: da ECHELON a PRISM
Prima ancora di Snowden, e ben prima dell’intelligenza artificiale, l’infrastruttura della sorveglianza globale aveva già un nome: ECHELON.
Nata negli anni Sessanta nell’ambito del trattato segreto UKUSA del 1946, l’accordo che lega in materia di signals intelligence Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda (l’alleanza nota come Five Eyes), la rete fu progettata in origine per intercettare le comunicazioni satellitari del blocco sovietico.
Quando l’ex analista NSA Perry Fellwock ne parlò a Ramparts nel 1972, e poi quando il giornalista britannico Duncan Campbell la descrisse nell’articolo Somebody’s Listening sul New Statesman nel 1988, e infine nello studio STOA Interception Capabilities 2000 commissionato dal Parlamento europeo, si scoprì che la stessa rete intercettava ormai telefonate, fax e telex civili di interi continenti, attraverso una catena di stazioni di terra, Menwith Hill nel North Yorkshire, Morwenstow in Cornovaglia, Yakima nello Stato di Washington, Waihopai in Nuova Zelanda, e una flotta di satelliti SIGINT.
Nel 2000-2001 il Parlamento europeo, dopo un’inchiesta della Commissione temporanea presieduta da Carlos Coelho e con relatore Gerhard Schmid, pubblicò il Report on the existence of a global system for the interception of private and commercial communications (ECHELON interception system), ammettendo per la prima volta a livello istituzionale che il sistema esisteva, che era controllato dagli Stati Uniti, che il Regno Unito vi partecipava attivamente e che era stato usato anche per spionaggio industriale a danno di aziende europee. Due documenti interni NSA del 2011 e 2012, pubblicati nel 2015 da The Intercept nell’ambito dei materiali Snowden, hanno confermato per la prima volta dall’interno l’uso del nome in codice “ECHELON” e la sua collocazione nel programma-ombrello FROSTING, attivo dal 1966.
ECHELON è importante qui per due ragioni.
La prima, a sorveglianza di massa non è un’invenzione del XXI secolo, è una continuità che attraversa la guerra fredda e va ben oltre.
La seconda, ECHELON era solido nel senso che vi attribuirebbero Bauman e Lyon, fatto di antenne, paraboliche, edifici recintati, agenzie statali identificabili, alleanze geopolitiche dichiarate (con sufficiente segretezza intorno). Ciò che è cambiato non è la volontà di sorvegliare, ma lo stato fisico della sorveglianza: dalle paraboliche di Menwith Hill ai dataset commerciali, dalle stazioni di intercettazione alle API di Palantir.
L’inversione: dalla raccolta all’elaborazione
Lo stesso uomo che nel 2013 aveva reso visibile l’apparato torna qui come testimone della sua mutazione.
Nel giugno 2025, intervenendo al SuperAI Summit di Singapore con un talk intitolato Freedom in the Age of Intelligent Machines, Snowden ha descritto la trasformazione con la precisione di chi conosce il funzionamento interno dei sistemi.
All’epoca delle rivelazioni, ha spiegato, il problema era la raccolta: enormi quantità di dati, capacità di analisi limitata. Servivano analisti, tempo, potenza di calcolo. La sorveglianza era vasta ma, paradossalmente, ancora artigianale.
Oggi il rapporto si è invertito: “in un’ora di elaborazione si possono interpretare trenta ore di video”, ha detto Snowden a Singapore. Le telecamere di sicurezza, quelle che guardiamo senza pensarci, montate sui soffitti degli ascensori, negli androni, nei parcheggi, ora includono microfoni. Il costo è talmente basso da essere irrilevante.
I dati non vengono più analizzati da persone: vengono elaborati da sistemi progettati per segnalare deviazioni. Una faccia che attraversa una linea invisibile. Una targa che appare in una zona. Una frase pronunciata in un luogo che il parlante credeva privato.
Snowden ne ha tratto un’immagine che vale la pena considerare, man mano che questa capacità diventa merce a basso costo, la nozione stessa di “espressione pubblica” si dilata, fino a inghiottire ciò che diciamo sottovoce credendoci soli, persino un sussurro alla persona accanto in un ascensore, perché la telecamera ormai non si limita a vederci, ci ascolta.
Questa non è raccolta. È capacità operativa. E il passaggio è strutturale, non incrementale.
Prossima puntata: Il mercato dei nostri sussurri, Architettura. Palantir, numeri, contratti, dichiarazioni: da fornitore discreto della CIA ad architetto del sistema operativo della sorveglianza statale, 10 miliardi di dollari per l’esercito americano, ImmigrationOS per ICE, contratti con USDA, MoD britannico, Metropolitan Police. E la celebre pausa di Alex Karp: “No, we are not surveilling… uh, U.S. citizens.” (continua)
La serie «Il mercato dei nostri sussurri» si compone di un Prologo e sette puntate. Ogni puntata raccoglie in fondo le proprie fonti; la Puntata 7 contiene inoltre una bibliografia ragionata sulla serie nel suo insieme.
Nota su dati e fonti
I numeri, le date, le sentenze e le citazioni di questa serie sono verificati al momento della pubblicazione attraverso fonti primarie istituzionali, accademiche e giudiziarie. Se incontrate un’imprecisione, segnalatela nei commenti: le correzioni fattuali saranno apportate quanto prima e indicate in coda al testo con data della modifica. Le obiezioni interpretative sono altrettanto benvenute, e non vengono trattate come correzioni: l’angolo di lettura qui proposto è una scelta editoriale dichiarata, il cui scopo è aprire un ragionamento, non arruolare nessuno in uno schieramento.
Fonti e letture disponibili
Una memoria storica: da ECHELON a PRISM
- Parlamento europeo, Report on the existence of a global system for the interception of private and commercial communications (ECHELON interception system), relatore Gerhard Schmid, A5-0264/2001, 11 luglio 2001: testo ufficiale del rapporto.
- Parlamento europeo, Archivi storici, The ECHELON Affair: dossier istituzionale (PDF).
- Duncan Campbell, Somebody’s Listening, New Statesman, 12 agosto 1988: articolo originale (PDF).
- Duncan Campbell, Interception Capabilities 2000, STOA, Parlamento europeo, PE 168.184, 1999: testo dello studio.
L’inversione: dalla raccolta all’elaborazione
- Edward Snowden, Freedom in the Age of Intelligent Machines, talk al SuperAI Summit, Singapore, giugno 2025: pagina ufficiale della sessione.
- Resoconto e citazioni dal talk: MediaNama, Edward Snowden on AI, surveillance, privacy and freedom, 24 giugno 2025.
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