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Cover Stories - Temi di riflessione

AI: lasciamo attendere il paradiso #3

Dal paper al terreno. Sotto i grafici si muove una realtà concreta: quasi 700 miliardi di capex, capitale che gira in cerchio tra otto soggetti, un trilione di litri d’acqua, comunità che bloccano i data center e il ritorno a gas e nucleare. E dalla Lombardia un primo tentativo di fissare regole a monte. La fotografia del terreno, contro quella del paper.

La via si percorre

Dove ci eravamo fermati

Nelle prime puntata abbiamo aperto il paper BCG The Widening AI Value Gap (L’ampliamento del divario di valore dell’IA), pubblicato il 30 settembre 2025, come si apre un documento di otto mesi fa, ovvero per vedere come stava andando la storia che raccontava, e per capire come è fatto un testo di quel genere. 

Perché documenti come quello ne arrivano uno al giorno sulle scrivanie di chi si occupa di tecnologia, lavoro, investimenti, sono forme pubblicitarie evolute, prodotte da società che vivono della domanda che i loro stessi paper creano, e che non hanno bisogno di essere verificate perché vengono sostituite da altri paper prima che il tempo della verifica arrivi. Avevamo visto che il 5% di aziende “future-built” (quelle che il paper celebra come “costruite per il futuro”) coincide, cifra su cifra, con il 95% di fallimento documentato dallo studio MIT Project NANDA pubblicato nel luglio 2025, circa due mesi prima.

La fotografia è la stessa, cambia il titolo della didascalia. E avevamo visto come un lettore attento, ma immerso nel vocabolario del paper, finisce per confermarne il frame proprio perché il frame è diventato lingua franca.

Ora passiamo dal paper al terreno, al fisico, alla terra, all’ambiente.

Sotto i grafici e le previsioni percentuali si muove una realtà molto concreta, capitali, infrastrutture, acqua, energia, comunità che accettano o si oppongono. Quella realtà è tracciabile, è nei SEC filing (i documenti depositati presso la Securities and Exchange Commission, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari statunitensi), nei report ambientali, nelle inchieste di Reuters, nelle delibere dei consigli comunali che hanno bloccato data center multi-miliardari negli ultimi mesi. Guardiamola.


La grande scommessa infrastrutturale: dove va il capitale?

Mentre i report parlano di maturità e di playbook (manuale operativo), il capitale si muove.

La spesa in conto capitale combinata, il capex (capital expenditure, la spesa in infrastrutture fisiche), dei cinque principali hyperscaler (i grandi operatori di infrastruttura cloud: Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta, Oracle) è passata da 256 miliardi di dollari nel 2024 a circa 443 miliardi nel 2025 (+73%), con proiezioni per il 2026 tra 602 e 690 miliardi (CreditSights, Futurum, Bank of America, Bloomberg).

Amazon pianifica 200 miliardi per il solo 2026; Alphabet 175-185 miliardi; Meta 115-135 miliardi, Microsoft 110-120 miliardi, Oracle circa 50 miliardi.

Ogni singola big tech supera ora individualmente i 100 miliardi di capex annuo (tranne Oracle che è in rapida crescita). L’intensità di capitale, la quota di fatturato reinvestita in infrastrutture, ha raggiunto il 45-57% del fatturato, livelli storicamente da utility(società dei servizi essenziali, come elettricità o gas) o da industria pesante, mai visti nel settore tecnologico.

Il debito cresce altrettanto velocemente. Nel 2025 i soli cinque hyperscaler hanno emesso circa 121 miliardi di dollari in obbligazioni investment-grade (di emittenti ad alto merito creditizio). Morgan Stanley e JP Morgan proiettano 1,5 trilioni di nuovo debito tech nei prossimi anni. I CDS (credit default swap, le coperture assicurative contro il rischio di insolvenza) a cinque anni di Oracle e Microsoft sono quasi raddoppiati da settembre 2025. Il free cash flow (la liquidità che resta dopo gli investimenti, disponibile per dividendi o riacquisti di azioni) di Alphabet è proiettato in calo del 90% — da 73,3 miliardi a 8,2 miliardi nel 2026 secondo le stime Pivotal Research riportate da CNBC. Amazon potrebbe registrare free cash flow negativo per 17-28 miliardi (stime Morgan Stanley/Bank of America).

E il ritorno macroeconomico?

Jan Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, ha dichiarato in un’intervista all’Atlantic Council tenutosi l’8 gennaio 2026 che gli investimenti in AI hanno contribuito “basically zero” , sostanzialmente zero, alla crescita del PIL statunitense nel 2025. La ragione è strutturale, ed è meccanica: il PIL statunitense misura la produzione domestica e sottrae le importazioni, e la maggior parte dell’hardware AI (chip, server, GPU) è importata da Taiwan e Corea del Sud. La spesa per investimenti finisce così in larga parte come PIL taiwanese e coreano, non statunitense. Joseph Politano della newsletter Apricitas Economics ha stimato indipendentemente che l’AI ha contribuito circa lo 0,2% del 2,2% di crescita del PIL USA nel 2025, una frazione marginale.

Oracle è diventato il caso di scuola della circolarità finanziaria che caratterizza questa fase.

Nel marzo 2026, con il rilascio dei risultati del terzo trimestre fiscale 2026, ha comunicato che le sue remaining performance obligations(RPO), ricavi contrattualizzati non ancora riconosciuti, erano salite a 553 miliardi di dollari, un aumento del 325% anno su anno, trainate da contratti pluriennali con i grandi attori AI (OpenAI in primo luogo, con un contratto da oltre 300 miliardi nell’ambito del progetto Stargate, ma anche Meta, NVIDIA, xAI, AMD).

Il problema è che OpenAI brucia denaro e dipende per il proprio finanziamento da Microsoft, NVIDIA e Oracle stessa. Oracle ha quindi commesso 156 miliardi a infrastrutture AI per onorare un contratto con un cliente che non ha ancora i ricavi per pagarlo, finanziando la costruzione con debito.

Nel gennaio 2026 ha annunciato di voler raccogliere altri 50 miliardi in debt ed equity (debito ed emissione di nuove azioni). Il capitale non circola verso i consumatori o verso nuovi mercati , gira tra gli stessi otto soggetti, con ciascuno che finanzia il capex (la capital expenditure, cioè la spesa in conto capitale per infrastrutture) dell’altro e ne diventa contemporaneamente cliente e creditore. È una struttura che gli storici della finanza riconosceranno senza difficoltà.

DeepSeek ha squarciato il velo nel gennaio 2025, dimostrando che modelli competitivi con GPT-4 e o1 possono essere addestrati per 5,6 milioni di dollari anziché centinaia di milioni.

Il 27 gennaio 2025, Nvidia ha perso 589 miliardi di capitalizzazione in un solo giorno, la più grande perdita giornaliera nella storia del mercato azionario americano. L’assunto fondamentale, che la leadership (la posizione di vantaggio competitivo) AI richieda spesa illimitata, è stato messo in discussione. Ma il paradosso di Jevons (la legge economica per cui un aumento di efficienza nell’uso di una risorsa porta paradossalmente a un aumento del consumo totale, e non a una diminuzione) ha prevalso perchè gli hyperscaler hanno aumentato la spesa, argomentando che modelli più efficienti significano più domanda, non meno. La questione non è più se il denaro viene speso, ma se verrà mai recuperato e, se non lo sarà, chi sosterrà la perdita. Ma si recupera ciò che si è perso?


La dimensione materiale: acqua, energia, comunità

Una dimensione del discorso AI che i report di consulenza raramente affrontano è quella materiale. I data center non sono astrazioni: consumano acqua, energia, terra. Nel 2025, i data center nord-americani hanno consumato circa 1,08 trilioni di litri d’acqua secondo Mordor Intelligence, una quantità equivalente al fabbisogno annuo della città di New York. Il consumo idrico di Meta per i soli siti posseduti è salito del 51% tra il 2020 e il 2024, da 3.726 a 5.637 megalitri (un megalitro è un milione di litri), acqua sufficiente per rifornire oltre 13.000 case per un anno. Amazon, Microsoft e Google riportano i totali aggregati ma non disaggregano per sito.

Qualcosa ha iniziato a rompersi. Amazon, Microsoft e Alphabet hanno ciascuno recentemente abbandonato la costruzione di data center multi-miliardari a causa dell’opposizione delle comunità locali (Reuters, 6 aprile 2026). Bloomberg ha riferito il 1° aprile 2026, riprendendo dati di Sightline Climate, che tra il 30% e il 50% dei data center pianificati per il 2026 negli Stati Uniti sono stati ritardati o cancellati: principalmente per la scarsità di componenti elettrici critici (trasformatori, switchgear — cioè quadri di manovra elettrica , batterie) e per difficoltà di approvvigionamento energetico, con le contestazioni locali come fattore aggiuntivo in crescita. Su circa 12-16 gigawatt(un gigawatt è un miliardo di watt — la potenza di una grande centrale elettrica) di capacità annunciata, solo 5 sono effettivamente in costruzione. Oltre una dozzina di investitori istituzionali, guidati da Trillium Asset Management, società di Boston con circa 1 miliardo di dollari di AUM (assets under management, cioè patrimonio gestito) secondo le disclousure ufficiali al 31 marzo 2026, hanno depositato risoluzioni agli shareholder meeting (le assemblee degli azionisti) di primavera, chiedendo ad Alphabet, Amazon e Microsoft dati disaggregati sul consumo idrico ed energetico sito per sito. Trillium ha rilevato che Alphabet aveva promesso nel 2020 di dimezzare le emissioni entro il 2030 e passare a energia carbon-free (a zero emissioni di carbonio), ma le emissioni sono invece salite del 51%.

La risposta delle aziende è informativa. Meta ha firmato una partnership con Entergy per finanziare sette nuove centrali a gas naturale in Louisiana, che aggiungono circa 5,2 gigawatt e portano a oltre 7 GW, su dieci impianti complessivi, tre dei quali già approvati in precedenza, la potenza a gas destinata ai propri data center AI.

SoftBank ha pianificato un data center da 10 gigawatt in Ohio, potenzialmente il più grande al mondo. Microsoft ha stipulato contratti ventennali di energia nucleare. Mentre il discorso ufficiale parla di sostenibilità, l’infrastruttura reale torna al gas fossile e al nucleare in scala mai vista da decenni. Il “valore” che i report misurano in punti percentuali di EBIT (earnings before interest and taxes, l’utile prima di interessi e tasse) viene estratto, a monte, da risorse materiali concrete che appartengono a popolazioni che non hanno partecipato alla decisione. Quando quelle popolazioni si oppongono, come accade con frequenza crescente dal New Jersey all’Indiana all’Oregon, il progetto viene trasferito altrove, in contee che ne hanno bisogno economico. È il meccanismo che Zachary Loeb ha descritto come megatechnic blackmail (ricatto megatecnico), applicando Lewis Mumford all’era digitale, accetta o perdi l’infrastruttura.

Qualcosa, sul fronte delle regole, comincia a muoversi, e stavolta non solo dopo.

Mentre negli Stati Uniti le comunità si oppongono a progetti già decisi, la Lombardia è diventata la prima regione italiana a darsi una legge sull’insediamento dei centri dati: approvata dal Consiglio regionale nel maggio 2026 (su proposta della Giunta nel novembre 2025), prova a fissare i vincoli a monte. Sull’acqua è netto: il raffreddamento non potrà attingere all’acquedotto pubblico, alle falde potabili, alle acque a uso irriguo né a fiumi e laghi tutelati, ma dovrà privilegiare il riciclo delle acque grigie interne. Sull’energia, priorità alle fonti a impatto carbonico neutrale e al riuso del calore di scarto (teleriscaldamento, comunità energetiche); sul suolo, priorità d’insediamento alle aree dismesse, con un sovrapprezzo fino al 75% del contributo di costruzione per chi consuma terra agricola o aree protette. E soprattutto: gli impianti sopra i 10 MW di potenza di connessione diventano “di rilevanza sovracomunale” e passano per una conferenza di concertazione, un tavolo che pesa esternalità e impatti territoriali, ambientali, infrastrutturali e sociali e impone misure compensative, convocata dalla Regione oltre i 50 MW. Resta da vedere come verrà applicata; ma è il tipo di intervento che prova a porre a monte le domande che il paper salta, a quale scala, con quali tutele, con chi seduto al tavolo.

Nel saggio di Amodei che avevamo letto nella puntata zero di questa serie, The Adolescence of Technology , il genio della lampada era già comparso sotto forma di “paese di geni in un datacenter”. Amodei lo raccontava come una prospettiva da uno o due anni. Il fatto che intanto, nel presente, quei datacenter stiano già drenando le falde locali del Midwest, ritornando al gas fossile in Louisiana, e venendo bloccati dai consigli comunali perché le comunità non ne possono più, è parte del quadro che il paper non mostra. Non perché lo nasconda, perché non è la sua funzione mostrarlo.

(continua)


Fin qui il capitale e la materia: dove vanno i soldi, cosa consumano, chi paga il conto a monte. Nella seconda parte scendiamo di un piano, dentro le organizzazioni, là dove l’AI viene davvero messa al lavoro o dove fallisce. Gli agenti che il paper proietta al 29% del valore nel 2028 e che intanto vengono cancellati nel 40% dei casi per un vincolo che non si supera con più budget; e la shadow AI che cresce nei perimetri aziendali più in fretta di quanto chiunque riesca a tracciarla.

Articoli precedenti : AI: lasciamo attendere il paradiso. Prologo AI: lasciamo attendere il paradiso #1
AI: lasciamo attendere il paradiso #2


Fonti e approfondimenti (Parte I)

Sul capex degli hyperscaler e sulla circolarità finanziaria

CreditSights, Technology: Hyperscaler Capex 2026 Estimates, novembre 2025: know.creditsights.com/insights/technology-hyperscaler-capex-2026-estimates/. Fonte primaria delle stime aggregate 256 → 443 → 602 miliardi e dell’intensità di capitale 45-57%.

Futurum Group, AI Capex 2026: The $690B Infrastructure Sprint, 12 febbraio 2026: futurumgroup.com/insights/ai-capex-2026-the-690b-infrastructure-sprint/. Dettaglio del breakdown 2026 per singolo hyperscaler (Amazon 200, Alphabet 175-185, Meta 115-135, Microsoft 110-120, Oracle ~50).

Jordan Novet, Tech AI spending approaches $700 billion in 2026, cash taking big hit, CNBC, 6 febbraio 2026: cnbc.com/2026/02/06/google-microsoft-meta-amazon-ai-cash.html. Fonte delle proiezioni di Pivotal Research sul free cash flow di Alphabet (-90%, da 73,3 a 8,2 miliardi), Morgan Stanley su Amazon (-17 miliardi) e Bank of America (-28 miliardi).

Oracle Corporation, Oracle Announces Fiscal Year 2026 Third Quarter Financial Results, comunicato ufficiale del 10 marzo 2026: oracle.com/news/announcement/q3fy26-earnings-release-2026-03-10/. Fonte primaria delle remaining performance obligations a 553 miliardi (+325% anno su anno) e del riferimento ai contratti AI di larga scala.

Ben Goodman, How Will OpenAI Pay For Their $300 Billion Oracle Contract?, Medium, settembre 2025. Fonte sul contratto OpenAI-Oracle nell’ambito del progetto Stargate (4,5 GW di capacità data center).

Liz Reid Markman, Oracle’s Massive 30,000 Layoff as AI Spending Surges, Forbes, 6 aprile 2026 — e copertura aggregata The Next Web, IBTimes UK, KORE1, Global Publicist 24. Fonte del calcolo TD Cowen ($8-10 miliardi di cash flow liberati per finanziare i $156 miliardi di impegni AI) e dei dati Q3 FY2026 di Oracle.

David Cahn, AI’s $600B Question, Sequoia Capital, settembre 2024 (aggiornato 2025): sequoiacap.com/article/ais-600b-question/. La domanda originale su quanti ricavi servano alle aziende AI per giustificare i costi infrastrutturali.

Bruce Gil, AI Added ‘Basically Zero’ to US Economic Growth Last Year, Goldman Sachs Says, Gizmodo, 23 febbraio 2026: gizmodo.com/ai-added-basically-zero-to-us-economic-growth-last-year-goldman-sachs-says-2000725380. Fonte della dichiarazione integrale di Jan Hatzius all’Atlantic Council.

Joseph Politano, Apricitas Economics, newsletter Substack: apricitas.io. Stima indipendente del contributo dell’AI al PIL USA (0,2% del 2,2% di crescita 2025).

Sulla dimensione materiale: acqua, energia, comunità

Mordor Intelligence, North America Data Center Water Consumption Market Report, dicembre 2025: mordorintelligence.com/industry-reports/north-america-data-center-water-consumption-market. Fonte primaria del dato 1,08 trilioni di litri d’acqua consumati nel 2025 dai data center nordamericani.

Meta Platforms, Environmental Sustainability Report 2025sustainability.atmeta.com/2025-sustainability-report/. Dati sul consumo idrico dei soli siti posseduti, salito del 51% tra il 2020 e il 2024 (da 3.726 a 5.637 megalitri).

Simon Jessop, Valerie Volcovici, Supantha Mukherjee, Investors press Amazon, Microsoft and Google on water, power use in US data centers, Reuters, 6 aprile 2026: bnnbloomberg.ca/business/2026/04/06/investors-press-amazon-microsoft-and-google-on-water-power-use-in-us-data-centres/. Fonte della notizia sulle risoluzioni depositate da Trillium Asset Management (4 miliardi di AUM, presso Alphabet nel dicembre 2025) e dagli altri investitori istituzionali, e sull’abbandono dei progetti di data center multi-miliardari a causa dell’opposizione delle comunità locali. Andrea Ranger, director of shareholder advocacy di Trillium, è la fonte intervistata. Il dato del +51% di emissioni di Alphabet (contro la promessa del 2020 di dimezzarle) è ricavato dalla risoluzione Trillium citata nello stesso articolo.

Bloomberg, US Data Center Boom Relies on Hard-to-Find Electrical Equipment, 1° aprile 2026: bloomberg.com/news/newsletters/2026-04-01/us-data-center-boom-relies-on-hard-to-find-electrical-equipment. Fonte dei dati Sightline Climate sul 30-50% dei data center previsti per il 2026 ritardati o cancellati, con il dettaglio dei 12-16 GW annunciati contro i circa 5 GW effettivamente in costruzione.

Sightline Climate, 2026 Data Center Outlook, aprile 2026: sightline.energy. Rapporto primario sulle 140 progetti per 16 GW pianificati per il 2026.

Anton Shilov, Meta to fund seven new natural gas power plants to fuel AI data centers, Tom’s Hardware, gennaio 2026. Sulla partnership con Entergy in Louisiana (7 GW). Sulla pianificazione SoftBank Ohio 10 GW: copertura settoriale gennaio-febbraio 2026.

Zachary Loeb, From Megatechnic Bribe to Megatechnic Blackmail: Mumford’s “Megamachine” After the Digital Turnboundary 2, 2018: boundary2.org. La locuzione megatechnic blackmail usata nel testo è già nel titolo di questo saggio del 2018, che ne è la fonte primaria.

Regione Lombardia, Progetto di legge n. 150 «Disposizioni in materia di insediamento di centri dati» (abbinato al PDL n. 123), approvato dal Consiglio regionale nel maggio 2026 (proposto dalla Giunta nel novembre 2025) — prima legge regionale italiana sull’insediamento dei centri dati. Testo PDF: pubblicazioniweb.consiglio.regione.lombardia.it. Comunicazione ufficiale dell’approvazione (26 maggio 2026): lombardianotizie.online/data-center-nuova-legge. Fonte dei vincoli sull’acqua di raffreddamento (art. 2, comma 1, lett. d), delle priorità energetico-ambientali e insediative (art. 2), del regime premiale per le aree dismesse e del sovrapprezzo per il consumo di suolo (artt. 3 e 5), e della conferenza di concertazione per gli impianti di rilevanza sovracomunale sopra i 10 MW (art. 5, comma 7).


Le altre fonti , agenti AI, casi Klarna / Replit / McDonald’s, shadow AI, contesto normativo, sono nella seconda parte.


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Massimo V.A. Manzari
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Massimo V.A. Manzari
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Massimo V.A. Manzari

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