Cerca nel Franti
Protagonisti - Interviste e biografie

Il boia è diventato consulente

Uno studio su Nature lo dimostra: il sacrificio umano costruisce le gerarchie. Da Cusco agli NDA di Epstein, la liturgia non è sparita. Si è privatizzata.

Dal tzompantli all’accordo di riservatezza: breve storia del sacrificio come tecnologia del potere.Per quattromila anni gli uomini hanno detto di sacrificare esseri umani per gli dèi. Uno studio su Nature mostra che servivano a blindare le gerarchie. Gli dèi erano un dettaglio facoltativo — e quando sono spariti, il rito non è finito: ha cambiato ufficio.

L’Ombra dell’Occulto nel XX Secolo — Capitolo 27


C’è una domanda che accompagna ogni grande scandalo di predazione sui minori, e che viene sempre posta male. La domanda è:chi c’è dietro?E la risposta implicita, in rete, è sempre la stessa: una setta, un culto, un altare.

Poniamola diversamente. Nonchi, maa cosa serve. Perché se si smette di cercare l’adoratore del Maligno e si comincia a leggere l’antropologia comparata, si scopre una cosa molto peggiore: il sacrificio dei corpi altrui non è mai stato un’aberrazione delle élite. È stato, per millenni, uno dei lorostrumenti di governo più efficienti. E non lo diciamo noi.


I. Il dato che nessun complottista cita

Nel 2016Natureha pubblicato uno studio destinato a restare: Joseph Watts, Oliver Sheehan, Quentin Atkinson, Joseph Bulbulia e Russell Gray hanno applicato metodi filogenetici a novantatré culture austronesiane tradizionali per verificare una vecchia ipotesi darwiniana sociale mai testata seriamente. La domanda era: il sacrificio umano è un residuo della superstizione, oppure fa qualcosa?

Il risultato è netto.Il sacrificio umano ha promosso la transizione verso società rigidamente stratificate e ha reso quella stratificazione difficile da invertire.Non è un sottoprodotto della gerarchia: ne è un motore. Nelle società egualitarie non attecchisce. In quelle a stratificazione media compare. In quelle a stratificazione rigida si istituzionalizza, e le blinda.

Il meccanismo è di una limpidezza brutale. Chi ordina l’uccisione sta sempre in alto — capi, nobili, sacerdoti. Chi la subisce sta sempre in basso: schiavi, prigionieri, subordinati, gente senza parentado che possa vendicarla. E il rito compie l’operazione decisiva: trasforma un rapporto di pura forza in un rapportosacro. Dopo il rito, il potere del capo non è più un fatto contingente che qualcun altro potrebbe rovesciare domani. È un ordine cosmico. Il sangue non serve a placare un dio: serve a rendere la disuguaglianza non negoziabile.

Tenete questa frase, perché è l’intera tesi del capitolo:il sacrificio è una tecnologia di consolidamento della gerarchia, e funziona.


II. La regalia, ovvero: è sempre stata una transazione

L’altro pilastro lo mise Marcel Mauss nel 1925, con l’Essai sur le don. Il dono non è mai gratuito: è un debito che circola. E il sacrificio è la forma estrema del dono —do ut des, do perché tu dia. Un’offerta che pretende contropartita.

Contropartita in cosa? In potere, in raccolto, in vittoria, in legittimità. Cioè nelle stesse cose per cui oggi si firma un contratto.

Guardate lacapacochainca, e osservate quanto poco ha di mistico e quanto ha difiscale. Non venivano scelti bambini a caso. Venivano richiesti alle aristocrazie provinciali, portati a Cusco per la cerimonia centrale e poi ricondotti sulle vette dei loro territori d’origine. Era un sistema di tributo che legava le élite periferiche al centro imperiale attraverso i loro stessi figli — e che al tempo stesso sacralizzava il confine, piantando sulla montagna un pegno che nessuno avrebbe potuto dissotterrare. Le tre mummie ritrovate nel 1999 sul vulcano Llullaillaco, fra cui la ragazza di circa tredici anni oggi conservata a Salta, non sono i resti di un delitto: sono i resti di unatto amministrativo.

Lo stesso schema, con variazioni, ovunque. Nelle tombe reali di Ur scavate da Woolley negli anni Venti, decine di inservienti scendono nella fossa con il sovrano: il seguito come corredo. Nelle tombe della dinastia Shang ad Anyang, il sacrificio di prigionieri è una voce ordinaria della contabilità rituale per secoli. Sotto Città del Messico, ilhuei tzompantlidel Templo Mayor, scavato dall’INAH a partire dal 2015, ha restituito oltre seicento crani montati su una struttura circolare: la torre di teschi che i cronisti spagnoli descrivevano e che per quattro secoli si è preferito considerare esagerazione coloniale.

Una cautela doverosa, perché questa serie non baratta il rigore con l’effetto: sultophetdi Cartagine il dibattito accademico è tuttora aperto, e una parte consistente degli studiosi ritiene che si tratti di un cimitero infantile e non di un luogo di sacrificio. La differenza fra un fatto solido e una suggestione va segnalata anche — soprattutto — quando la suggestione ci farebbe comodo.

Ma il quadro generale regge, ed è questo:per gran parte della storia umana, le aristocrazie hanno consumato ritualmente corpi subalterni, tramite un ceto sacerdotale specializzato e i suoi esecutori, in cambio di potere.


III. La grande inversione

Ora arriva il punto che rovescia il senso comune complottista, e che è di gran lunga la cosa più inquietante di tutto il capitolo.

Il sacrificio antico eral’atto più pubblico dello Stato. Non si nascondeva: si esponeva. Il tzompantli stava in piazza, non in cantina. L’intera efficacia politica del rito dipendeva dalla sua visibilità — se nessuno vede, nessuno impara, e la gerarchia non si consolida. Il sacrificio segreto sarebbe stato, dal punto di vista funzionale, uno spreco.

Poi, fra Riforma, Illuminismo e codici penali moderni, l’Occidente perde la facoltà disacralizzarel’uccisione dell’innocente. Non perde l’appetito: perde la liturgia che lo rendeva dicibile. E questo produce l’inversione decisiva.

Ciò che non si può più consacrare, bisogna occultarlo.

Il sacerdozio non scompare. Siriprofessionalizza. La funzione resta identica — rendere non perseguibile ciò che il potere consuma — ma cambia il linguaggio in cui viene esercitata. Dove c’era il rito che trasformava il delitto in ordine cosmico, c’è ora la procedura che trasforma il delitto inmateria riservata. Il latino è diventato legalese. L’altare è diventato uno studio associato. E il boia — la figura che esegue materialmente ciò che l’aristocrazia ordina e il sacerdote giustifica — non è sparito: è diventato consulente.

Questa non è una metafora brillante. È una descrizione tecnica di come funziona oggi.


IV. Il nuovo sacerdozio

Osserviamo gli strumenti liturgici contemporanei, uno per uno.

L’accordo di non perseguimento.Nel 2007-2008, in Florida, il procuratore federale Alexander Acosta firma con i legali di Jeffrey Epstein unnon-prosecution agreementche chiude un’inchiesta federale su decine di minorenni con una condanna statale a tredici mesi, scontati in gran parte in regime di lavoro esterno. L’accordo estende l’immunità a «potenziali co-cospiratori» non nominati. Le vittime non vengono informate, in violazione delCrime Victims’ Rights Act, come stabilirà poi un giudice federale. Acosta diventerà Segretario al Lavoro degli Stati Uniti e si dimetterà nel luglio 2019.

Fermiamoci un istante: un’immunità estesa a personenon nominate. Questa è la struttura formale di un’assoluzione rituale.

La transazione civile con clausola di riservatezza.L’NDA è lo strumento perfetto perché non censura:compra. La vittima riceve denaro e in cambio cede la propria voce, volontariamente, con firma. Non c’è coercizione visibile, non c’è reato, non c’è nessuno da arrestare. Il silenzio diventa una prestazione contrattuale con un prezzo di mercato. È ildo ut desdi Mauss reso esigibile davanti a un tribunale civile.

Il caso che rende la genealogia letterale.Negli scandali di abuso nella Chiesa cattolica — Stati Uniti, Irlanda, Australia, Francia, Italia — un sacerdozio nel senso proprio del termine ha usato per decenni esattamente questi due strumenti: il trasferimento interno al posto della denuncia, la transazione riservata al posto del processo. Qui la continuità fra il vecchio ceto sacerdotale e il nuovo non è un’analogia: sono la stessa istituzione che ha semplicemente cambiato tecnica di occultamento.

E i numeri, che vanno detti esatti.Sui file Epstein circola la formula «il 99% è rimasto occultato». È falsa, e usarla significa consegnare l’intero argomento al primo avvocato che passa. Ecco invece il dato verificabile, che è più utile proprio perché più preciso: fra il dicembre 2025 e il marzo 2026, in applicazione dell’Epstein Files Transparency Actvotato dal Congresso nel novembre 2025, il Dipartimento di Giustizia ha rilasciato oltre tre milioni e mezzo di pagine, centottantamila immagini e duemila video. E ha dichiarato di averredatto o trattenuto circa duecentomila pagineinvocando privilegi vari. Il deputato Jamie Raskin, dopo aver consultato il materiale integrale nella sala di lettura del Dipartimento, ha sostenuto che oltre metà dei documenti non sia stata pubblicata. Ro Khanna e Thomas Massie — i due promotori della legge, un democratico e un repubblicano — denunciano la sovra-redazione dei verbali 302, cioè proprio dei riassunti degli interrogatori delle vittime. La NPR ha documentato la sottrazione di materiale relativo a un’accusa contro il Presidente in carica. La causa civile prosegue: un giudice federale ha ordinato la consegna di appunti manoscritti dell’FBI, il Dipartimento ha fatto appello, e la partita è aperta mentre scriviamo.

Duecentomila pagine sottratte, con un contenzioso in corso e due parlamentari di schieramenti opposti che parlano di violazione di legge: questo è un capo d’accusa. «Il 99%» è uno slogan che si smonta in dieci secondi e porta giù con sé tutto il resto.


V. Caso di studio: Belgio, 1996

E qui entra Marc Dutroux, non come tesi ma comedimostrazione del meccanismo— e anzi come la sua variante più istruttiva.

I fatti accertati sono noti e non hanno bisogno di nessun rito: sei ragazze rapite fra il 1995 e il 1996, quattro morte, due sopravvissute. Julie Lejeune e Mélissa Russo, otto anni, morte di fame in una cantina di Marcinelle mentre l’uomo che le aveva sequestrate era in carcere per altro. Un uomo già condannato nel 1989 a tredici anni per rapimento e stupro di cinque ragazze, e liberato nel 1992 dopo averne scontati poco più di tre. Ergastolo nel 2004.

Ma il dettaglio che ci interessa è un altro, ed è di una precisione antropologica che fa impressione. Nel chalet del complice Bernard Weinstein gli inquirenti trovano un foglio fotocopiato, piegato in otto, che dice:«Bernard, non dimenticare di ricordargli che la grande festa si avvicina e che aspettiamo il regalo per la grande sacerdotessa. Anubis.»

Il regalo.La regalia. Il lessico è quello esatto della transazione sacrificale, arrivato intatto dal fondo dei millenni fino a un chalet della provincia belga.

Solo che quel biglietto è, molto probabilmente, un falso. La procura di Neufchâteau abbandonò ogni procedimento contro l’istituto Abrasax, i cui responsabili sporsero querela per falso e uso di falso; il Comité P — la polizia delle polizie — interrogò a lungo due ex gendarmi di Charleroi sull’ipotesi che il foglio fosse stato fabbricato e depositato; fra Weinstein e Abrasax non fu mai stabilito alcun contatto.

Ed èquestoil punto, il più importante di tutto l’articolo.

Mentre un intero Paese inseguiva la grande sacerdotessa, nessuno leggeva il verbale del 13 dicembre 1995, quando due gendarmi perquisirono la casa di Marcinelle con Julie e Mélissa vive sotto i loro piedi, e uno di loro attribuì a bambini in strada le voci che sentiva. Nessuno guardava le videocassette sequestrate in quella stessa occasione, che restarono non visionate per mesi e in cui si vedeva Dutroux costruire la cella. Nessuno chiedeva conto di un sistema di liberazione condizionale che nel 1992 aveva firmato senza leggere.

La commissione parlamentare belga arriverà a conclusioni devastanti su guerra fra corpi di polizia, gelosie di competenza e negligenza, e nel 1998 gli accordiOctopusrifonderanno l’intera architettura poliziesca del Paese. Ma il costo di quei due anni di caccia al demonio è incalcolabile.

Il satanismo, nel caso Dutroux, non è stato il crimine.È stato lo schermo.L’ultima funzione utile rimasta al sacro in una società secolarizzata: non più legittimare il sacrificio, ma distrarre da chi non l’ha impedito.


VI. Il controllo obbligatorio

Una serie che sostiene questa tesi ha il dovere di raccontare anche il caso che la mette alla prova.

Nel 2014 la polizia britannica apre l’Operation Midland sulla base delle dichiarazioni di un testimone noto come «Nick»: una rete di abusi e omicidi ai danni di minori gestita da parlamentari, generali e capi dei servizi. Le accuse vengono definite pubblicamente «credibili e vere» da un alto ufficiale prima di qualsiasi verifica. Case perquisite, reputazioni distrutte, un ex parlamentare di ottantasette anni trattato da sospetto omicida.

Era tutto falso. «Nick» si chiamava Carl Beech, e nel 2019 è stato condannato a diciotto anni per aver deviato il corso della giustizia — oltre che, si scoprì, per reati di pedopornografia commessi in proprio.

Chi sostiene la tesi di questo capitolo deve tenere insieme entrambe le cose, e qui sta la difficoltà intellettuale vera:le reti di protezione dei potenti esistono, e le accuse fabbricate contro i potenti esistono.Non si escludono a vicenda. Anzi, ogni Beech rende più sicuro ogni Epstein, perché insegna all’opinione pubblica che l’accusa al vertice è per statuto inaffidabile. La falsificazione non è un’obiezione al sistema: ne è, funzionalmente, una componente.


VII. Il tariffario

Chiudiamo con l’unico luogo in cui la caccia aristocratica agli esseri umani si sia conservata in forma quasi integrale — e che è, per una volta, una storia italiana in corso.

Dall’estate del 2025 la Procura di Milano indaga, su esposto del giornalista Ezio Gavazzeni con l’ex magistrato Guido Salvini, sull’ipotesi che cittadini italiani abbiano pagato ingenti somme per raggiungere le postazioni serbo-bosniache attorno a Sarajevo fra il 1992 e il 1995 e sparare sui civili. L’accusa ipotizzata è omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti. Nel 2026 gli indagati sono più d’uno, sono state eseguite perquisizioni, e gli investigatori ricostruiscono una rete organizzata fra Milano e Trieste.

Due dettagli, e poi tacciamo.

Il primo è il lessico interno: i partecipanti erano gliarcieri, gli abitanti di Sarajevo icervi. La caccia. Esattamente il vocabolario del privilegio aristocratico europeo, la battuta di caccia come rito distintivo di ceto, applicato a esseri umani.

Il secondo è che esisteva untariffario, differenziato per età e sesso del bersaglio.

Ecco. Non c’è nessun altare. Nessuna grande sacerdotessa, nessun rituale, nessuna divinità. C’è un prezzo di listino, una logistica del fine settimana e uomini benestanti che rientravano in tempo per il lunedì in ufficio. Il sacrificio umano sopravvive nel cuore dell’Europa nella sua forma finalmente disincantata: senza dèi, senza liturgia,senza nemmeno la scusa della trascendenza. Resta soltanto quello che c’era sempre stato sotto — la conversione di un corpo subalterno in godimento e in status per un corpo dominante.

Per quattromila anni gli uomini hanno detto che lo facevano per gli dèi. Si è scoperto che gli dèi erano un dettaglio facoltativo.


VIII. Cosa cambia

Se il mostro è un demone, non possiamo farci nulla: si può solo denunciarlo online e aspettare la resa dei conti cosmica.

Se il mostro è unafunzione— il sacrificio come tecnologia di consolidamento della gerarchia, con il suo ceto sacerdotale, i suoi esecutori e la sua contabilità — allora le contromisure esistono, sono noiose e sono tutte tecniche: divieto delle clausole di riservatezza nelle transazioni per reati sessuali; illegittimità delle immunità estese a soggetti non nominati; obbligo di informare le vittime prima di ogni accordo; accesso parlamentare integrale agli atti; e verbali che qualcuno legga davvero, il giorno stesso in cui vengono redatti.

Nessuna di queste cose richiede di credere in Satana. Il che è probabilmente il motivo per cui non se ne parla mai.

Il diavolo non firma niente.Gli avvocati sì— ed è per questo che al diavolo viene sempre offerto il posto d’onore.


Fonti

  • J. Watts, O. Sheehan, Q. D. Atkinson, J. Bulbulia, R. D. Gray,Ritual human sacrifice promoted and sustained the evolution of stratified societies, «Nature» 532, 2016, pp. 228-231.
  • M. Mauss,Essai sur le don(1925).
  • Sullacapacocha: le pubblicazioni relative al ritrovamento diJ. Reinhardsul Llullaillaco (1999) e il Museo de Arqueología de Alta Montaña di Salta.
  • Sulhuei tzompantli: comunicati e rapporti di scavo dell’INAH, Templo Mayor, dal 2015.
  • Sul dibattito relativo altophet di Cartagine: la letteratura archeologica degli ultimi quindici anni, tuttora non conclusiva.
  • Sul caso belga:atti della commissione parlamentare d’inchiesta(1996-1998); archivi deLe Soire deLa Dernière Heure1996-2003 sul dossier Abrasax e sull’accertamento delComité P;A. Bulté, D. De Coninck, M.-J. Van Heeswyck,De X-dossiers(1999);D. De Coninck,Trente témoins morts(2004);S. Dardenne,J’avais douze ans…(2004).
  • Su Epstein: ilnon-prosecution agreementdel 2008 e le decisioni federali successive; l’Epstein Files Transparency Act(novembre 2025) e i rilasci DOJ dicembre 2025 – marzo 2026; cronaca parlamentare e giudiziaria statunitense 2026.
  • Su Operation Midland: ilrapporto Henriques(2016) e la sentenza Beech (2019).
  • Sul fascicolo di Milano:E. Gavazzeni,I cecchini del weekend; il documentarioSarajevo Safaridi Miran Zupanič (2022); cronaca giudiziaria 2025-2026.

Scopri di più da Franti Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.