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Falliti per eccesso di AI

Falliti per 500 milioni di dollari di spesa in un solo mese usando Claude di Anthropic per aver distribuito licenze senza limiti ai dipendenti

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500 milioni di dollari di spesa in un solo mese usando Claude di Anthropic, semplicemente perché aveva distribuito le licenze ai dipendenti senza limiti di utilizzo né tetti di spesa. L’azienda non è stata nominata pubblicamente. Un consulente AI ha raccontato che migliaia di dipendenti hanno iniziato a usare Claude per qualsiasi cosa — dall’automazione di processi complessi fino a compiti banali — e il tassametro dei token ha continuato a girare come un taxi impazzito in una città senza semafori.  

Mezzo miliardo di dollari per parlare con una macchina

C’è qualcosa di quasi poetico nella notizia secondo cui una grande azienda avrebbe accumulato una fattura da circa 500 milioni di dollari in un solo mese usando Claude, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic. Non una cybertruffa. Non un sabotaggio. Non un attacco informatico. Una cosa molto più contemporanea: entusiasmo manageriale senza freni. (Tom’s Hardware)

Secondo quanto riportato da Axios attraverso la testimonianza di un consulente AI, l’azienda avrebbe distribuito l’accesso al sistema a migliaia di dipendenti senza impostare limiti di utilizzo o tetti di spesa. Il risultato è stato un gigantesco incendio invisibile di token, richieste, agenti automatici e processi computazionali che hanno continuato a lavorare giorno e notte. Il tassametro girava. Nessuno guardava il tassametro. (Axios)

La notizia è interessante non per la cifra — in un’economia che considera normali valutazioni da mille miliardi, i numeri hanno perso da tempo qualsiasi rapporto con l’esperienza umana — ma perché rivela una crepa nel racconto dominante dell’intelligenza artificiale.

Da due anni la narrazione ufficiale ripete che l’AI serve a ridurre i costi, aumentare la produttività, sostituire attività ripetitive. Poi scopriamo che alcune aziende spendono più in token di quanto spenderebbero assumendo persone reali. E il paradosso diventa quasi satirico: una tecnologia venduta come strumento di razionalizzazione economica rischia di trasformarsi in una macchina per produrre nuove forme di spreco. (Tom’s Hardware)

Il problema non è Claude. Non è Anthropic. Non è nemmeno l’intelligenza artificiale.

Il problema è la vecchia fede industriale travestita da innovazione: l’idea che qualsiasi tecnologia debba essere adottata immediatamente, ovunque e senza condizioni, perché il semplice fatto che esista viene confuso con la prova della sua utilità.

Per anni le aziende hanno misurato la produzione. Oggi molte sembrano misurare il consumo. Più token, più prompt, più automazioni, più agenti. Come se il volume dell’utilizzo fosse già una dimostrazione del valore generato.

È una logica che ricorda certi momenti della finanza speculativa. Quando nessuno riesce più a spiegare dove si trovi il profitto reale, si comincia a celebrare la crescita dei numeri in quanto tale.

Nel frattempo emergono racconti sempre più grotteschi: dipendenti che interrogano modelli avanzati per compiti banali, classifiche interne basate sul consumo di AI, manager che incentivano l’uso degli strumenti prima ancora di capire perché dovrebbero essere usati. Una specie di fitness digitale in cui il contapassi è stato sostituito dal contatoken. (Tom’s Hardware)

Forse il dato più significativo è che questa vicenda arriva mentre molte grandi aziende iniziano a chiedersi se la gigantesca corsa agli investimenti AI stia realmente producendo i risultati promessi. Dopo la fase dell’euforia arriva sempre quella della contabilità. Ed è la contabilità, storicamente, a possedere il senso dell’umorismo più crudele. (Axios)

Mezzo miliardo di dollari per parlare con una macchina non è soltanto una notizia tecnologica.

È una perfetta allegoria del nostro tempo: una civiltà che corre verso il futuro a velocità crescente, salvo accorgersi ogni tanto di aver dimenticato di guardare il contatore.

Fonti principali:  Axios,  Tom’s Hardware.


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Ennio Martignago