Perché la sensazione, dentro, è sempre la stessa: uno che corre. Il fiato c’è, la testa anche, la voglia di arrivare sul pallone pure. Solo che il pallone ha cambiato traiettoria mentre eravamo convinti di averlo letto. Il mondo non ci consuma: ci dribbla. Ci mette il corpo davanti, guarda a destra, va a sinistra, e noi restiamo con le gambe incrociate a chiederci in che momento esatto abbiamo abboccato.
Le finte le riconosci sempre dopo. Il negozio all’angolo che chiude e diventa un posto dove si ritirano pacchi. La parola che usavi con naturalezza e che ora, pronunciata, produce nell’interlocutore quella cortesia leggermente antropologica. Il collega che ti chiama “lei” senza ironia. La musica che ti sembrava un’infrazione e che adesso viene diffusa nei corridoi dei supermercati per farti comprare più detersivo. Nessuno ti ha detto niente. Semplicemente, a un certo punto, il campo si era già ribaltato.
Ed è qui il paradosso onesto: il contropiede non lo subisci perché sei lento. Lo subisci perché ti sei sbilanciato in avanti. Perché stavi attaccando. I fermi in difesa, quelli che non escono mai dalla loro area, non vengono mai infilati — e non segnano nemmeno mai. L’anagrafe, in fondo, è il conto di quante volte siamo andati avanti convinti.

Il che suggerisce una specie di igiene mentale minima. Primo: smettere di considerare l’accelerazione del mondo un’offesa personale. Non ce l’ha con noi, ha solo un altro allenatore. Secondo: distinguere le finte dai gol veri. Molte cose che sembrano superarci sono soltanto rumore di gambe; passano, e tra dieci anni saranno una moda imbarazzante nelle fotografie di qualcun altro. Terzo — e questo costa di più — accettare di non essere sempre quello che imposta l’azione. Ci sono momenti in cui il contributo migliore è il passaggio all’indietro, quello che nessuno applaude e che permette al gioco di ricominciare da capo.
Poi certo, ogni tanto ci si fa infilare lo stesso. Ma c’è una cosa che il mondo non può fare, nemmeno con la finta più bella: non può impedirci di rialzarci e di dire, guardandolo bene in faccia, bel numero, però la partita è lunga.
Scopri di più da Franti Magazine
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.