Spiegazione dell’audio più sotto…
abstract
Il testo intitolato “Boh…” si presenta come un componimento eclettico che intreccia citazioni popolari, riferimenti musicali e riflessioni semiserie sulla realtà quotidiana. L’autore adotta uno stile simile al flusso di coscienza, mescolando rime giocose e accostamenti surreali che spaziano dalla cultura televisiva classica alla critica della modernità. Attraverso una narrazione volutamente frammentaria e ironica, vengono toccati temi quali la mancanza d’amore, le relazioni umane superficiali e la nostalgia per figure del passato. L’opera rivendica la propria natura di scrittura istintiva, quasi una sfida al lettore o un esercizio di libertà espressiva privo di una struttura rigida. In ultima analisi, il brano sembra celebrare l’incertezza e il nonsenso come risposta creativa alla complessità del mondo contemporaneo.
“Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia sono tuoi”.
Se non ci sono più le mezze stagioni almeno ci sono le mezze maniche? Quando mio fratello era figlio unico, mia sorella se la faceva con il macellaio. “Ah sì?” se le storie zen sono 101 come i cani dalmata, il mio cane è un Bonzo e il mio amico uno str… boh…

Marcondirondirondello, quella rondine è un uccello che sotto il ponte di Pilacca va sempre lì a far la cacca sul sassofono di Danilo che va lì perché fa eco come la macchina ibrida che non consuma.
Qui l’AI non c’entra un azzo prendo a caso carte dal mazzo: esce il diavolo, ma che fa se giù dalla torre si cade già.
Il mio amico ha l’ernia al disco, la puntina salta a ogni giro ma se credi che me la tiro è perché ignori che il piro piro è un Actitis hypoleucos ipo leucorroico ma sostanzialmente logorroico. Leucorroica era Rosaria che faceva la veterinaria: amava i cani e non gli umani e quando avea la smania prendeva il primo che passava per l’aia, così era certa che non restava, dava un numero sbagliato così non messaggiava.

A me manca quel dottore che gli rompevano i cabbasisi, più reale del commissario che parlava come Mario ma non pagava mai il biglietto e sfotteva il controllore. Ma che vita è mai se non c’è amore, di che vivrebbe il cantautore. Alla tele guardo Stanlioeollio e alla fine mi commuovo, cambio dunque il mio canale, non Cavour ma streaminale per ghignare a crepapelle con John Wayne che salva la pelle dagli indiani in ombrerosse mentre in paese fan già una posse. Chi impicchiamo questa sera non lo so, ma di corda a casa sua mai si parlò.

Dammi cara un bel bacino sul mio volto vaiolato, è passato un topolino ma il soldino non ha lasciato, e per quel bacin non posso pagare ma se vuoi ti porto all’altare.
Ci sposiamo in riva al mare e poi andiamo a far l’amore io con tua sorella e tu con il dottore, solo per riconoscersi dall’odore.

Questo scritto è di prima mano senza foto né volano e scommetto, son sicuro, non lo leggerà nessuno. Perché scriverlo poi allora, domandò tosto anche la suora. Perché la risposta è poco sonora: sta nel titolo posto in alto, suona “Boh…” ma dall’asfalto.
Per una volta il commento lo detto io: non perché l’AI faccia un lavoro malfatto – non ci fosse lei non capirebbe niente nessuno – ma per dimostrare che essendo asserviti in tutto e per tutto alla logica algoritmica dirompente ormai oltre a non sapere né volere più leggere siamo diventati del tutto inabili, per mancanza di cultura, di esperienza e di volontà etica e morale, a comprendere qualunque cosa che non sia banale e utilitaristica
Appendice SEO + Prompt immagine per «Boh…»
Slug: boh
Meta title: Boh… | Il Franti
Meta description: Un flusso di coscienza tra rondini, tarocchi, ernie al disco e matrimoni in riva al mare. Ovvero: perché si scrive quando non si ha nulla da dire — e forse è l’unica ragione valida.
Excerpt esteso: C’è un genere letterario che non ha nome perché chi lo pratica non ha voglia di darglielo. Boh… è una filastrocca nonsense, un soliloquio da cortile, un trattato filosofico scritto su un tovagliolo di carta da qualcuno che non pretende di essere letto e proprio per questo merita di esserlo. Dai piro piro leucorroici a John Wayne che salva la pelle, passando per un matrimonio in riva al mare con le sorelle degli altri: una meditazione sul nulla con la serietà che il nulla merita.
Tag primari: PAROLE, FREQUENZE
Tag secondari: TRIBÙ, COSCIENZA
Tempo di lettura: 2 minuti — Tempo audio: 3 minuti (il ritmo interno richiede respiro)
Prompt immagine
Midjourney:
a weathered stone bridge over a murky canal, a lone saxophone lying on the mossy railing, a swallow in mid-flight overhead, tarot cards scattered on the wet pavement below, overcast Italian light, cinematic grain, surreal realism, muted terracotta and grey palette –ar 16:9 –style raw
DALL-E 3:
Surrealist Italian street scene: crumbling plaster walls, a tarot card (The Tower) pinned to a doorway with a wooden clothespeg, a small spotted dog sitting on a doorstep, torn wedding confetti on the cobblestones, a saxophone propped against the wall, moody afternoon light, painterly texture, ochre and slate tones, no people
Gemini Imagen:
Italian neorealist atmosphere, absurdist still life: a chessboard on a kitchen table with a bird perched on the king piece, tarot cards face-down, an old vinyl record with a bent needle, afternoon shadow patterns through shuttered windows, warm dusty light, analogue film grain, colors of faded terracotta and off-white
Social copy
Telegram: Boh. Cioè: perché scrivi una cosa che non leggerà nessuno? Perché la risposta «sta nel titolo». Un pezzo che non spiega niente e per questo spiega tutto. Oppure no. Boh.
Instagram: Il piro piro è un Actitis hypoleucos ipoleucocorroico ma sostanzialmente logorroico. E tu pensavi che oggi non avresti imparato niente. (link in bio)
TikTok: POV: hai aperto un articolo che inizia con “quando mio fratello era figlio unico” e non riesci a smettere di leggere anche se non capisci niente. Specialmente perché non capisci niente.
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