La febbre come messaggio
Una mattina, durante la colazione, torna su un tema che evidentemente l’ossessiona.
«Mi dici di nuovo della febbre? Perché nei cartoni animati la febbre è sempre cattiva, il nemico. Ma tu dici che è una cosa intelligente.»
«La febbre — ricorda — è il corpo che alza la temperatura. Perché? Perché la temperatura alta uccide i batteri e i virus. Quindi il corpo sa che cosa sta facendo. Non è uno sbaglio. È una risposta.»
«Ma una risposta a che cosa?»
«Dipende. A volte il corpo risponde a un invasore — un virus, un batterio. Il caldo uccide l’invasore. A volte, il corpo risponde a un conflitto interno — qualcosa che non è “digerito”, qualcosa che non accetti. La febbre è il modo di dire: “Devo trasformare questa situazione, devo bruciarla, devo ricostruire.”»
«Mi racconti un esempio concreto?»
«Un bambino ha febbre dopo che gli è morto un nonno che amava molto. La medicina tradizionale non vede nulla di strano — il bambino ha un’infezione leggera, causa della febbre. Dà una medicina e la febbre scende. Bene. Ma il medico antroposofico si chiede: “Il corpo sta usando la febbre per processare il dolore? Per trasformare il lutto in un nuovo livello di comprensione?” Se è così, sopprimere la febbre significa sopprimere anche il processo di trasformazione. Il bambino rimane bloccato nel lutto.»
«Quindi dovremmo lasciar fare la febbre?»
«Dovremmo osservare. Se la febbre è moderata — 38-39 gradi — e il bambino non soffre in modo insopportabile, sì, lasciar fare. Metti il bambino a letto, dagli liquidi, stagli accanto, permettigli di dormire profondamente. La febbre brucia quello che serve. Se la febbre sale a 40, 41 gradi, allora intervieni. Ma non per sopprimerla — per moderarla, per sorvegliarla. Non sei il nemico del corpo, sei il suo alleato consapevole.»
————————
Scopri di più da Franti Magazine
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.