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La Lente Marxiana per il Presente

  1. Introduzione:
    Le categorie analitiche di Karl Marx nel 2026 non sono reperti da biblioteca, ma bisturi necessari per descrivere un’amputazione in corso. La tecnologia non è mai un’entità neutra o una forza soprannaturale discesa dal cielo digitale; è il prodotto cristallizzato di rapporti di forza. Il presupposto fondamentale per comprendere la nostra epoca è che la coscienza umana non è un vapore astratto che fluttua sopra le nostre teste, ma un derivato dell’attività pratica. Come l’ominide di trentamila anni fa ha sviluppato il pensiero non prima, ma attraverso il gesto del pollice opponibile che modificava la pietra, così la nostra mente oggi viene plasmata dagli strumenti che stringiamo.
    «L’uomo non pensa e poi produce. Produce e nel produrre pensa.»

La coscienza emerge dal lavoro e porta su di sé i segni fisici e neurologici dell’attività che svolge. Se oggi ci sentiamo smarriti, è perché la natura del nostro “fare” è stata sequestrata. Per decodificare questo mutamento, dobbiamo analizzare la figura che ha sostituito l’operaio di Manchester nel cuore della valorizzazione del capitale: l’utente.

  1. La Metamorfosi della Merce e del Lavoratore
    Nel capitalismo digitale, l’essere umano è stato trasformato nella “Merce Inconsapevole”. Il sistema opera attraverso un raffinato “trucco linguistico”: ci definisce “Utenti”. Questa parola è una maschera ideologica: l’utente crede di “usare” un servizio, di “consumare” gratuitamente, di essere “servito” da un’intelligenza benevola. In realtà, l’utente è un lavoratore che produce valore ininterrottamente, poiché ogni click, ogni pausa davanti a un post e persino ogni parola cancellata viene registrata e venduta.
    La differenza tra il proletario industriale e l’utente digitale risiede nella distruzione della percezione fisica dello sfruttamento:
    Categoria Proletario (1867) Utente (2026)
    Percezione dello Sfruttamento Fisica e “nel corpo”: il tempo ceduto era misurato dall’orario e dal salario. Assente: il sistema è progettato per eliminare la coscienza di stare lavorando.
    Consapevolezza del Contratto Visibile: esisteva un accordo (seppur alienante) tra forza lavoro e capitale. Invisibile: mascherato da termini di servizio accettati passivamente.
    Tempo di Lavoro Delimitato: la giornata di 8 ore era una conquista di civiltà che separava lavoro e vita. Totale: il confine è distrutto; si produce valore mentre si dorme, si ama o si riposa.

La “Trappola della Gratuità” è la forma più raffinata di oscuramento del valore mai prodotta: ci convince che non stiamo pagando nulla perché non usiamo denaro, nascondendo il fatto che la merce estratta siamo noi stessi, la nostra attenzione e i nostri modelli predittivi. Se l’utente non sa di lavorare, è perché il capitale ha recintato i commons del pensiero.

  1. L’Accumulazione Primitiva 2.0: Il Sequestro del Sapere
    Proprio come il capitalismo delle origini recintò le terre comuni per trasformarle in pascoli privati, il capitalismo del 2026 sta compiendo un'”Accumulazione Primitiva del Pensiero”. L’Intelligenza Artificiale non ha nulla di “artificiale”: questo aggettivo è un inganno che serve a far apparire il pensiero umano come una materia prima neutra, simile al ferro o al cotone. In realtà, l’IA è “General Intellect privatizzato”: il sequestro del sapere collettivo accumulato dall’umanità.
    Le “cinque corporation” dominanti hanno recintato il pensiero comune, trasformandolo in proprietà privata. Per addestrare i propri modelli, l’IA ha “ingerito e digerito”:
    • Biblioteche intere e trattati filosofici millenari.
    • Conversazioni quotidiane, barzellette e dimostrazioni matematiche.
    • Dichiarazioni d’amore e insulti, catturando l’essenza stessa dell’emotività umana.
    • Poesie e lettere private, trasformate in dati per l’ottimizzazione del profitto.

Il “Capitalismo dell’Attenzione” distrugge la distinzione tra tempo di lavoro e tempo di vita, rendendo la produzione una funzione biologica costante. Il sapere ci viene poi restituito sotto forma di algoritmi “magici” che ci chiedono di “dargli del tu”, mentre rimangono invisibili come strumenti di dominio. Persino la mia opera, il Capitale, è oggi nel training data: il sistema incorpora la propria critica per generare ulteriore profitto.

  1. Il Velo dell’Algoritmo: Feticismo e Atrofia Il “Feticismo dell’Algoritmo” è l’evoluzione del feticismo della merce. Tendiamo a temere le “macchine che pensano” come entità soprannaturali, ma questo è un errore di prospettiva: la macchina non ha intenzioni, ha solo ottimizzazioni. Il vero problema non è la ribellione delle macchine, ma la “Delega Cognitiva” che conduce all’ “Atrofia del Pensiero”. Il processo di atrofia è una vera amputazione cognitiva:
    1. Comodità della Delega: Il sistema rende conveniente non dover decidere cosa guardare, chi frequentare o cosa pensare.
    2. Atrofia Neurologica: Come la divisione del lavoro rendeva l’operaio “stupido e ignorante”, la delega digitale atrofizza le capacità di giudizio non esercitate.Perdita di Intenzionalità: Si smette di proiettare piani nel futuro, accettando output generati da parametri altrui.
    3. Assoggettamento Politico: Una classe che non pensa non può riconoscere i propri interessi e quindi non può organizzarsi.
    4. Per squarciare questo velo feticistico, occorre porre tre domande strutturali:
      • Di chi è lo strumento?
      • Nell’interesse di chi funziona?
      • Chi paga il prezzo del suo funzionamento?

La Riconquista: Coscienza e Pensiero Ribelle

Dobbiamo tornare a “guadagnarsi le proprie conclusioni”. La disoccupazione tecnica è un problema distributivo che i governi possono gestire, ma la delega del pensiero è un problema esistenziale. Se cediamo il lavoro della mente, perdiamo l’unica arma per comprendere lo sfruttamento. La “Riconquista” non è un ritorno al passato, ma un atto di sabotaggio della passività.
I passi per la Riconquista:
• ➔ Interrompere la delega: Rifiutare la comodità dell’algoritmo e tornare allo sforzo attivo del giudizio.
• ➔ Porsi domande strutturali: Smascherare i rapporti di forza dietro l’interfaccia amichevole che ci “serve”.
• ➔ Riconoscere i propri interessi: Smettere di essere “utenti” atomizzati e tornare a essere una classe consapevole.
La differenza tra l’uomo e la macchina è la differenza tra l'”ottimizzazione” (una funzione per il profitto altrui) e l'”intenzionalità” (la capacità di proiettare nel futuro una forma che ancora non esiste). Trentamila anni fa abbiamo iniziato a pensare perché abbiamo agito sulla pietra; oggi smetteremo di pensare se lasceremo che la pietra digitale agisca su di noi. Non vi chiedo di condividere le mie conclusioni, ma di guadagnarvi le vostre: questa differenza è tutto ciò che resta quando si smette di delegare.


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Ennio Martignago