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RadioVideo: Tutte le ragioni del lettore e quelle dei lettori

Un lettore contesta la scelta di dare risalto ai media creati con l’IA. La redazione non emette sentenze: apre il dibattito e chiede a voi cosa pensate.

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Le lettere al redattore

Lettere al redattore
sintesi

Arriva una lettera che colpisce dritto al nervo scoperto di ogni rivista: perché un sito nato per ospitare articoli scritti accoglie il visitatore, in prima posizione, con una pagina di audio, video e presentazioni create dall’intelligenza artificiale? Il lettore la trova «poco seria» e rivendica per la parola scritta il posto d’onore. La redazione di Il Franti non si difende e non emette sentenze: comincia col riconoscere che il lettore ha delle ragioni, e che sono buone. Da lì scioglie gli equivoci. Quella pagina non sostituisce gli articoli, li traduce: ogni file nasce da un testo e mai al posto suo, pensato per un pubblico che va dal boomer in auto al gen z in metropolitana. Sull’intelligenza artificiale la posizione è netta e paradossale: una rivista che ne smonta la retorica non può fingere che lo strumento non esista, come un critico che si vanta di non entrare mai in sala. L’IA va usata alla luce del sole, firmata, dichiarata e soprattutto corretta da una mano umana, perché una macchina non si autocorregge. Ma il punto vero è un altro: Il Franti non ha un lettore solo. Accanto a chi rivendica il trono della parola scritta c’è chi è arrivato proprio dal podcast, e che in quella vetrina trova la porta giusta per entrare. Stabilire chi dei due abbia ragione significherebbe scegliere un lettore e licenziarne un altro. Per questo la redazione rinuncia alla sentenza e gira la domanda alla comunità: cosa vorreste trovare per primo, aprendo Il Franti? La parola scritta sul trono, o la finestra spalancata sul laboratorio? Non si cerca la risposta giusta. Si cercano le vostre.

Apriamo questa rubrica con una lettera che merita lo spazio d’onore più dei video che la infastidiscono. La riportiamo qui, ripulita per esigenze di pubblicazione ma fedele nel contenuto e nel tono.


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«Seguo Il Franti da qualche tempo e l’ho sempre considerato un luogo di articoli scritti, di pensiero disteso sulla pagina. Per questo mi ha sorpreso trovare, da qualche giorno, nello spazio “in evidenza” — la prima posizione, quella che cattura subito l’occhio — non l’ultimo pezzo pubblicato, ma una pagina che raccoglie video, audio e qualche presentazione realizzata con l’intelligenza artificiale. Mi pare una scelta poco seria per una rivista come la vostra. Al posto d’onore dovrebbero stare gli articoli più recenti, frutto di lavoro e di scrittura, non una vetrina di filmati confezionati da una macchina. Resto un lettore affezionato, ma volevo dirvelo.» (lettera firmata)

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Cominciamo da ciò che ci preme di più: il nostro lettore ha delle ragioni, e sono buone. Non è una concessione di cortesia. Il suo fastidio è la materia prima di cui Il Franti vive: una rivista che predica il dubbio metodico e poi pretendesse lettori docili, pronti a ingoiare ogni scelta redazionale come fosse vangelo, sarebbe la più ipocrita delle prediche. Lei ha guardato la home page, ha storto il naso, ha preso carta e penna. È il gesto più franti che si potesse compiere, e gliene siamo grati.

Detto questo, ci sono un paio di equivoci da sciogliere — non per darle torto, ma perché capisca da dove nasce la scelta. Quella pagina non sostituisce gli articoli. Gli articoli ci sono, sono scritti, restano la spina dorsale di tutto: ogni audio e ogni video nascono da un testo, mai al posto suo. La pagina radio-video non è un’alternativa alla lettura, è una sua traduzione. Esiste perché Il Franti non ha un lettore solo: ne ha tanti, e diversi. C’è il boomer che ascolta in auto, il gen z che guarda in metropolitana, e chi semplicemente oggi non ha la testa per tremila parole ma ha venti minuti di orecchie libere. Tenere tutto sotto la stessa insegna, in più formati, ci pare un modo di lasciare aperte più porte invece di decidere a tavolino chi ha diritto di entrare. E soprattutto un modo per sottrarre spettatori ai podcast e tube di triste qualità che attirano così tanti navigatori alla deriva. Se ci sembra spesso ottima la resa degli interpreti digitali, rimane in tutto e per tutto nostra la scelta di argomenti (spesso ignorati dal resto del web) che riteniamo valgano la pena di essere ascoltati proposti con delle angolature critiche che immodestamente riteniamo niente affatto scontate, anzi — per usare una parola che ci contraddistingue da numerosi anni — del tutto “divergenti”.

Poi però arriva anche il “convitato di pietra”: l’intelligenza artificiale. Il sospetto lo capiamo, lo coltiviamo anche noi. Ma si rifletta su un piccolo paradosso. Una rivista che dedica dossier interi a smontare la retorica della Silicon Valley, che indaga i profeti del monopolio tecnologico e diffida tanto degli evangelisti quanto dei nostalgici — questa rivista dovrebbe fingere che lo strumento non esista? Sarebbe come un critico che si vanta di non entrare mai in sala. Noi l’IA la usiamo alla luce del sole, la firmiamo, la dichiariamo, e soprattutto la indirizziamo con autorità draconiana e la correggiamo con severità spietata: perché una macchina non si dà da sola una direzione che non sia stocastica: o viene corretta da una mano umana che mette il proprio nome accanto al risultato, oppure biascica luoghi comuni. Nasconderla sarebbe disonesto; esibirla con orgoglio tecnofilo, ridicolo. Mostrarla per quello che è — un’ancella loquace e fallibile, occhiale prezioso per lo sguardo redazionale — ci pare l’unica posizione seria disponibile.

E qui arriviamo al nodo, che non scioglieremo. Lei rivendica per la parola scritta il posto d’onore, e lo fa con argomenti che condividiamo. Ma immaginiamo, accanto a lei, l’altro lettore: quello che a Il Franti è arrivato proprio dal podcast o da TikTok, che la pagina scritta la frequenta meno e che in quella vetrina di audio e video trova la porta giusta per entrare. Anche lui avrebbe le sue ragioni, e sarebbero altrettanto buone. Stabilire chi dei due ha ragione significherebbe scegliere un lettore e licenziarne un altro. Non ci interessa emettere quella sentenza. Ci interessa, semmai, capire come la pensa la nostra comunità: la prima posizione spetta sempre e comunque all’ultimo articolo scritto, o c’è valore nel mostrare ogni tanto l’officina — i trucioli per terra, la metamorfosi in atto — coerentemente con un’insegna che recita Tracce della metamorfosi?

Una continuità transgenerazionale naturale e senza attriti

Quindi giriamo la domanda dove deve stare: a voi che leggete, ascoltate, guardate. Scriveteci, oppure ditelo ad alta voce nel gruppo Telegram @frantichat. Cosa vorreste trovare per primo, aprendo Il Franti? La parola scritta sul trono, o la finestra spalancata sul laboratorio? Non cerchiamo la risposta giusta. Cerchiamo le vostre.

La Redazione


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Ennio Martignago