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Il Pescatore

Madama dorè, dorì, dorù

Ma quante belle figlie madama dorè, ma quante belle figlie. Però anche un vino, pizzerie, app per cellulare, asili nido, canzoni, giochi di carte, caramelle mou, pasticcerie e dolci dedicati, e chi più ne ha …

Ma quante belle figlie madama cara madama bella, ma non fermatevi alla fila e poi strocca detta anche canzoncina pop, e pensate che di madama e dorè attaccato o staccato, troviamo nel listato della prima pagina di un motore di ricerca a caso: quello con la g e le due oo assieme che finisce in gle, nell’ordine: un vino – come da foto introduttiva – una pasticceria, un bed and breakfast, un’osteria, un asilo infantile, un ristorante pizzeria, una comunità familiare – casa famiglia direbbero quelli – , e attenzione perchè i luoghi buoni e cari – ristoranti, pasticcerie e turismo vario – sono ripetuti in lungo e in largo per il Belpaese senza soluzione di continuità. Nel senso che ogni genere e tipo viene replicato in luoghi e posti diversi lì, quì, là, sopra e sotto. Quindi x pizzerie, y ristoranti, z alberghi, locande, osterie, bed and, etc etc. C’è pure un’app per mobile – per dirla col gergo ye ye della gen z per non dire, oramai, gen x – che si chiama proprio madama dorè. E poi anche un ciclo di spettacoli teatrali per i più piccoli, una rete solidale di mamme – qualunque cosa questo significhi – una linea di abbigliamento per bebè, per non dire dell’artigiana veneziana e del suo nome d’arte – indovinate – e anche uno street food bar. Ma a noi per il momento interessa il video che segue che nel 2016, anticipava il nuovo album di un musicista  che risponde al nome di Pop x , ecco il singolo Madamadorè tratto dall’lp lesbianity (qui lo dico e non lo nego ma in quanto ambasciator credo di aver diritto all’assoluzione in quanto non portante nel modo più assoluto alcuna pena).

Oh quante belle figlie, Madama Doré,
oh quante belle figlie.
Son belle e me le tengo, scudiero del re,
son belle e me le tengo.
Il re ne domanda una, Madama Doré,
il re ne domanda una.
Che cosa ne vuol fare, scudiero del re,
che cosa ne vuol fare?
La vuole maritare, Madama Doré,
la vuole maritare.

Ed eccoci finalmente all’acqua, come si direbbe dalle mie parti. Veniamo al dunque, insomma. Al conquibus per insistere a non dire nulla e occupare righe in attesa che mi venga un’idea sensata su come fare a proseguire. Nel contemplare detta canzoncina e strocca e gioco insieme non si devono mai dimenticare i protagonisti nonchè ricettori e consumatori di detti doni e grabesti vari. I bambini. La canzoncina della madama, che detta così sembra più un locale infimo  di periferia visitato spesso dalla polizia, è proprio un gioco per i piccoli. Che, riassunto a larghe falde, consiste in un cerchio o anche due  di bimbi e bimbe – soprattutto le seconde – con una bimba al centro e un bimbo fuori da esso che fa il cavaliere. E alla via così finchè tutti o tutte o tuttum, piano piano vanno via per essere instradati dal re o reggente del caso. Tutto questo accade con movimenti coreografici considerevoli e propiziatori, in modo che i piccoli siano già avvezzi a quello che succederà appena prenderanno parte, nel proseguo della loro esistenza, ai talent tv di questo e di quello, cui i genitori li iscriveranno as soon as possible. 

Attenzione attenzione, perchè si trovano versioni in altre lingue della filastrocca, ad esempio in albionico: Oh, so many beautiful daughters, Madam Golden, Oh, so many beautiful daughters!

Non so se filologicamente siamo nel giusto, in quanto madama dorata – in english – siamo certi che corrisponda all’italo francioso dorè?  La questione è complessa per non dire complicata e non credo di essere in grado di risolverla. Sulla madama dorè sa come la chiama De Andrè con Massimo Bubola  in Volta la cartadi cui sapete già tutto se siete stati attenti – abbiamo altre notizie e sono anche in questo caso musicali. Addirittura e dico e lo ridico, pare che la cantata, cantica, canzone e pure strocca e fila, affondi le sue radici nel medioevo, e mica frullati di pere. Proprio i cerchi e i loro movimenti quasi di danza, in cui e a cui e per cui i bimbi si muovono, darebbero corpo e anche senso a questa linea di pensiero per non dire origine storica. Non lo dico, però mi è scappato di scriverlo. Seppoi, tutta una parola, volessimo scomodare la sociologia – ma non vogliamo – allora vedremmo nella bimba fuori dal cerchio il simbolo del matrimonio e quindi del contratto – anticamente e nemmeno troppo – ma andando un poco indietro e in alcune culture, anche oggi, tale contratto corrispondeva ad una compravendita. Sposa data porta dote, sposa con dote si alloca per non dire accasa, con maggiore facilità. Come non ricordare poi il ratto delle sabine e loro conseguenze. Rimasto legge a casa nostra con matrimonio riparatore al seguito fino all’altro ieri. E poi ci sono stati periodi storici ancora più illustri e valenti, in cui la donna-madre-sposa era un vero e proprio peso sociale e allora solo la dote-dota-sghei-lillari-svanziche-danè la potevano, parzialmente, salvare da una vita miserimma, per non dire, errima. Tornando ai nostri canta e autori e le carte da voltare, l’accenno madama dore sa deandrediana prefigura con precisione e, scanso di equivoci per la medesima doressa, di cui sopra un mestiere più semplice e antico. Ella tiene, e quelle bimbe, soggiacciono per non dire sdraiano e attendono. Segue estratto: 

Madamadorè ha perso sei figlie
Tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa puzza di gatto
Volta la carta e paga il riscatto 

Dove si scopre in un solo istante che la dorè de andredica è normale e non doressa e che l’idea che mi ero fatto della tenutaria e del postribolo forse può anche non corrispondere alle intenzioni degli scriventi e poi cantanti. Stante al significato letterale pare proprio che sulla scorta della filastrocca antiqua la madama in questione abbia pensato di dare in spose ben sei delle sue numerose pulzelle e poi però, per motivi che non siamo riusciti ad appurare – pardon – ella lei medesima essa stessa vuole  o pensa di volerle riscattare – a proposito di dote e denari e spose – con un apposito emolumento sempre in danè o dobloni sonanti. Canta amico fragile canta e lasciami mesto qui a trattenere le lacrime a stento per non essere riuscito a svelare l’arcano. Sigh


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