I tempi sono critici si sa, le persone stanno a capo basso, in attesa, tutto può precipitare da un momento all’altro, e anche se si volesse tenere un profilo basso e instillare pensieri positivi, non si riesce a causa dell’ascesa incessante dei prezzi e del precipitare inarrestabile del lavoro. Allora che fare? Niente paura ci siamo qui noi ad anestetizzarvi, un pescatore al giorno rende il franti meno scivoloso e la lettura più gioiosa. Come avete appena visto, siete in buone mani, di fata avrebbe detto quello là e chissà cosa voleva significarci: un film di Celentano o un settimanale all’uncinetto. Vade retro bottega e andiamo a esplorare la sacca delle meraviglie detta anche vaso di pandoro per via dello zucchero a velo. Oggi ci occupiamo di giri giri tondi come avete già intravisto nel titolo. Introduciamo un tema caldo e carico, meglio del tè, sufficiente a sostituire il caffè. I girotondi, le conte, le filastrocche bambine ma più che mai adulte, segue dimostrazione.
giro giro tondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra
Il testo, scopriamo, è molto più lungo e articolato, porta ad angeli e ad altri lidi e mosse e mossette, ma non ci importa un gran che, quello che invece ci attrae è la provenienza di tale canzoncina. Leggende diverse portano a origini diverse, la più agghiacciante accomuna la filastrocca alla peste nera del diciassettesimo secolo. La caduta sarebbe il nostro andare incontro alla signora con la falce, e siccome ella non distingue, gli autori della canzone precisano con dovizia e promizia: tutti giù per terra, non solo alcuni. Il testo originale sarebbe in inglese e spiegherebbe di bubboni e di cattivi odori coperti dal profumo di fiori. Altre origini più recenti nel tempo, circa un secolo dopo vorrebbero invece che la canzone fosse un incentivo a ballare in gruppo e in cerchio per contrastare le vietazioni o vietitudini per non dire i divieti imposti dai ministri del culto – un culto qualunque – ai fedeli proprio verso l’uso e il consumo di detti balli di cerchio o gruppi rotondi ballonzolanti, per non dire danze di gruppo
L’uccellin che vien dal mare
quante penne può portare
può portarne trentatre
un due e tre
Essa tombola, frombola e fila della strocca così e consà, ci porta verso un altro genere di canzoncine popolari per bimbi. Quelle che se non stai attento diventano canzoncine licenziose da adulti, così in un battibaleno e senza che tu te ne accorga. Come ci spiegano in modo semplici ma approfondito Cochi e Renato
Che magari non sarà proprio la stessa canti e lena, ma poco ci manca, fateci caso. Esso canto ha radici antiche e profonde nella cultura tradizionale della Lombardia e dei lombardi in particolare i contadini lombardi. Secondo le solite leggende pop, la filastrocca era già in voga presso i soldati lombardo-piemontesi – l’Italia era ancora un’espressione geografica per dirla con quello là – impegnati dal 1855 nella guerra di Crimea – agli ordini del generale Lamarmora – inviati da Cavour per conto del regno di Sardegna e a sostegno della Francia e della Gran Bretagna impegnate in primis contro la Russia. Guerra sanguinosa e disastrosa – come tutte le guerre – che la Russia perse e che a noi – Regno di Sardegna ricordo – portò attenzione e onore e in qualche modo dette il via o la rincorsa al risor e poi gimento e a tutto quello che ne conseguì.

Ponte ponente ponteppì
tappetapperugia
ponte ponente pontepì
tappe tapperì
La celeberrima – una delle – filastrocca e/o conta, del nonsense. Ce ne sono molte. Ma questa se in italiano appare senza senso, in francese di significato è pregna. La spiegazione arriva dai dotti, addirittura i filologi che sono arrivati a comprendere l’origine della canzone popolare detta anche conta. In transalpinia, il ponte starente per pomme che come tutti ben sappiamo, o forse no, signisifica mele. Le altre parole della canzoncina, nella lingua originale, definiscono razze di mele per non dire varietà. Trattasi di inno alla vendita – strumento di marketing insomma – per venditrici o tori di mele, però francoises. Da noi non si evince una beneamata, ma le strofe suonano uguali. Come spesso accade con la tradizione orale. Il suono rimane tale di bocca in bocca, ma il significato del messaggio si perde o viene stravolto. E poi dicono che la scrittura, e poi dopo la stampa, sono state un disastro per l’Umanità. Mah, diciamo noi. Mah rimarchiamo sempre noi. Mah e grazie.

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