“Ucci, ucci, sento odor di cristianucci. Che sia grande oppur piccino io mi faccio un bel panino”. Lo so in genere parto con un’introduzione, magari poco consona o addirittura fuori posto, ma sempre introducente. Oggi no, siamo già dentro la U di ucci ucci – la lettera U alfa e pure betica, se non fosse chiaro – e la favola di Giacomo o Giacomino – pensaci e pentiti orsù – e il fagiolo magico meglio nota nel mondo con il nome anglofono di Jack and the Beanstalk. Ma anche e soprattutto la favola di Pollicino di Charles Perrault, che anche lei, o forse lei prima di tutte le altre riporta – nella traduzione italiana badate bene – questa frase divenuta poi celebre per non dire berrima, per non dire oltremodo e anche più che famosa. Ebbene amici e compatrioti, vicini e lontani, non di essa frase trattasi e non di esse fiabe. E, soprattutto non di Ucci e Ucci. Bensì, reggetevi, di Mucci e Mucci. Ora le origini qualcuno le ha cercate e il link se vi interessa ivi a isso, lei, lum o loro vi porterà, noi ci limitiamo a dire che nella tenzone sono coinvolti poeti e scrittori davvero importanti fra persino l’Italo e il Calvino che da sempre ammiriamo, leggiamo e stimiamo in ordine sparso e forse differente ma sempre con grande ardore.

Il cinema d’agosto si sa va in ferie perlopiù. Aprono le arene estive, per stare al fresco mentre si cinemeggia, e chiudono le sale al chiuso sebbene con l’air conditioning non si starebbe poi così male. Ma soprattutto vanno in ferie le pellicole nuove e quindi nei cinema aperti o chiusi – nel senso di all’aperto o altro – si rivedono, o talvolta vedono per la prima volta, pellicole già in distribuzione precedentemente e viste o riviste. Tutto questo discorso avrebbe avuto senso qualche anno fa. Non ora e non oggi con lo streaming, le piattaforme, e l’idea oramai affermatasi che i film nuovi debbano e possano uscire anche d’estate e pure a ferragosto. Tutto questo per aggiungere una tacca alla nostra U odierna attraverso la clip di un film senza tempo ma con molti attori e un gran regista. Un film Uato nel titolo per ben due volte: Uccellaci e Uccellini
E siccome ho evocato il Luigi e il Pirandello e il suo Giacomino mi corre l’obbligo di svoltare verso una U in prosa ma anche in lettura che lo stesso premio nobel siciliano ebbe a scrivere nella sua ricca e variegata produzione letteraria: Uno – ed ecco a U – nessuno e centomila. Romanzo e non novella, romanzo e non commedia, romanzo e non tragedia, Uno nessuno e centomila – cento anni proprio oggi o forse ieri, comunque quest’anno – racconta le gesta dei Moscarda, il sig. Vitangelo e della di lui moglie Dida, più quelle del marito a dir la verità. Gesta estreme si direbbe. Ma non voglio rubarvi l’occasione di accostarvi a esso testo, e se lo conosceste già, non penso di essere in grado di aggiungere nulla al vostro dire fare e baciare e pure sapere di esso, tanto meno all’idea che vi siete fatti del romanzo. Del resto siamo o non siamo tutti e nessuno eppure molti, anzi parecchi?
“Ma il guajo è che voi, caro mio, non saprete mai come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io, nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci; non ci siamo intesi affatto”.
Ufo robot, ufo robot, ufo robot: si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole tra le stelle spinta e va. ma un cuore umano ha Mangia libri di cibernetica Insalate di matematica E a giocar su Marte va Lui respira dell’aria cosmica È un miracolo di elettronica
Ma un cuore umano ha Ma chi è? Ma chi è? Ufo Robot, Ufo Robot
Qui la U c’è ma non si vede, o meglio, si vede e si sente ma il personaggio ha almeno tre nomi per non dire otto o diciotto. Si tratta del robottone jap per antonomasia – il mobilsuite direbbero i meglio informati – che scorrazzava in tv – su quelle a colori appena arrivate – nei canali rai anch’elli da poco colorarati, in cartone e pure animato. Lui era anche Actarus e poi pure Goldrake. Tutti insieme all’Ufo robot che poi era sempre lui. La musica era ed è davvero spaziale – in tutti i significati che preferite – di musica e di spaziale – non a caso alla produzione c’era un gruppo di persone di livello eccelso fra cui ricorderei Luigi Albertelli – autore e anche cantante – Vince Tempera, Ares Tavolazzi e Massimo Luca. Non spiego, ma lascio ai poster la sentenza, credo altresì che alcuni nomi suscitino, – di certo e non a caso – ma me lo tengo per me. Del robottone non dirò, oggi vi volevo parlare e far ascoltare la sigla
Anche perchè per concludere intendo proprio avvalermi della facoltà di musica e musicare per non dire musicanti. Quindi rubo e concludo con un brano assai assai di un grande anzi di due anzi di una band e di un singolo ma assieme tutti collaborativi. L’anno è il 1981, gli artisti sono molteplici in quanto complesso rock già molto in auge per non dire famoso che risponde al nome di Queen, e cantautore rock ma anche attore e ballerino e molte altre cose di nome David Robert Jones ma di cognome David Bowie. Tutti loro cantano e pure ballano “sotto una grande e forte pressione”, e non dico altro. Anzi dirovvi che essa pressione è ia seconda miglior collaborazione di sempre nella storia del rock secondo Rolling Stones – la prestigiosa rivista musicale – e che i Queen da quando è uscita, l’hanno sempre suonata dal vivo in tutti i loro concerti, fino alla fine del capitolo primo della loro storia rock, avvenuto nel 1986. Bye
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