Se penso alla macchina da dune, non posso non avere precisa nella testa la rossa bolida, anche al maschile, con cappottina gialla, tanto cara aDon Matteo,che ancora si chiamavaTerence Hille faceva coppia conBud Spencer. L’anno è il1974, il film èAltrimenti ci arrabbiamoe la canzone della buggy spopola, così come i due interpreti e la vetturetta da spiaggia a essa esso e essum accorpata per non dire associata e abbarbicata. L’automobile è il pomo della discordia per non dire il bandolo della matassa ma anche la vergine contesa al centro della vicenda del film diMarcello Fondato. Gli amici/nemici .Kid e Ben – Mario Girotti e Carlo Pedersolinell’ordine camionista e meccanico – vincono pari merito il primo premio diuna gara di rallycrossin cui sono arrivati primi entrambi – il prestigioso oggetto in palio altri non è che la favolosadune buggy rossa con cappottina gialla. Mal gliene incolse. Da quel momento la gara“interna”fra loro essi entrambi i due per spartirsi la macchina, si trasforma in una scazzottata gigante contro gli scagnozzi e un pericoloso killer professionista, al soldo di un capo mafia boss cattivissimo che vuole“rilevare”una serie di terreni – fra cui quello dove sorge l’officina diBen-Bud– per mettere a segno l’ennesima macro speculazione edilizia.
Ma a noi non interessa tanto il film, quanto la macchina della sabbia in tutto e per toto. Va detto che essa vetturetta – anticonformista e sbarazzina da sempre – nasce all’inizio del secolo scorso1900ne più e ne meno e fa il paio con l’inizio della produzione di auto in serie, quelle industriali da catena di montaggio. Quelle là americane delsignor Ford– da cui il fordismo e l’automazione industriale o giù di lì – che si inventò, letteralmente, la prima auto per tutti, di tutti e con tutti, che si chiamavaFord modello T. E cosa c’entra essa cosa con la buggy, mi chiederete voi? C’entra perchè, secondo gli esperti del settore mecca-automobil-sabbios, le prima macchine da duna nacquettero come assemblaggi liberi di auto-costruttori perlopiù auto e didatti, ma anche non professionali ma assai appassionati, di pezzi avanzati e recuperati da sfascia e carrozze di Ford modello T e altri pezzi vari, persino non di metallo ne di gomma, che permettevano a loro appassionati, di mettere assieme unaproto-dune-buggycon cui veleggiare sulle spiagge a motore.

Ma il salto in lungo e largo e soprattutto in alto verso il modello di buggy che tutti abbiamo in mente, arrivò con due variabili che si sommarono portando al risultato conosciuto urbi et orbi. Il primo variabile, detto anche la prima, fu l’arrivo in America – States Unidos – del maggiolino del popolo detto anche Wolkswagen, auto robusta, potente ed economica, che improvvisamente, e con buona pace dei puristi e dei cultori, si trovò a essere la base e anche l’altezza delle modernedune buggy. Nel senso che il telaio e il motore di dette vetture parvero alla maggior parte degli appassionati, e non solo a loro essi e costoro, la perfetta sintesi dell’archetipo e anche del marchingegno – non fateci caso butto lì a caso – insomma il telaio delmaggiolonespogliato dalla carrozzeria, si rivelò la culla perfetta per l’auto delle dune. Il secondo accidente che unito al primo ci portò per non dire condusse alla modernità del modello attuale, fu l’interesse per l’auto da sabbia manifestato da taleMeyersdi nomeBruce– disegnatore e progettista nonché realizzatore di barche con la strepitosa e moderna – allora – vetroresina – che si appassionò all’auto da spiaggia e usando il telaio wolkswag produssela manx, anno1964, che come la foto racconta, ci porta vicino per non dire d’appresso al modello, noto famoso e celebre, dibuggy.

Com’è come non è, labuggyha vinto e convinto, da quel momento, primai vento nei capellisti amaricanti, meglio dei cambusi e cambusti – non fateci caso gigioneggio su pubblicità anni‘70-’80– arrivando a essere venduta in fino svariate decine di migliaia di esemplari prodotti e venduti di spiaggia in spiaggia. Poi col ritardo tipicodell’Europae di quegli anni, arrivette pure nel vecchio continente conquistando anco a qui, fra i blasonati e gli spiaggisti, vendite, spazi, notorietà, e molte copertine, e poi film, mode e modi. A noi è venuto in mente il classico scazzottisticoSpencer&Hillper primo, ma la macchina da spiaggia è stata vista e strausata in una caterva di pellicole. Ne cito un pò così per passare il tempo e metto i due punti del caso:L’ultima neve di primavera, strappalacrime italiano di un anno precedente al classico dei mitici scazzottatori,Maschi contro Femmine, commedia italica del2010in cui appare e compare nelle stesse vesti e precise fattezze di quella rossa con cappottina gialla, e poi una caterva di“interpretazioni”in film post apocalittici – modelloMad Maxper interndersi – in cui le auto coi ruotoni il roll bar e la scocca in vetroresina sono usatissime in quanto assemblaggi di pezzi di auto in disuso dopo la guerra termonucleare globale, o altri accidenti totali, che hanno annichilitol’Umanitàe azzerato il progresso, quasi del tutto. Per chiudere citerei un film del1968, Il casoThomas Crown, poi remekato in epoche moderne, dove appariva labuggyoriginale diMeyers, la Manx, guidata nientepopodimenochè daSteve McQueen, e chi non sa di chi parlo ha perso tanto, ma tanto assai. Però può sempre rimettersi in pari. Blip
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