Unfilmche non è solo un film bensìil manifestodi un’epoca, lo spaccato di unagenerazione, la messa in scena di una stagione incredibile e difficilmente ripetibile per la comicità nostrana, nello specificomeneghina.Qui ci metterei un rullo di tamburi e anche uno squillo di trombe. La foto iniziale ancorchè non attinente almeno in apparenza, nella realtà è ella stessa medesimalei proprio issa, manifesto-immagine-panorama-icona-(ma non iconica)-simbolo di tutto quello che ho detto sopra, ma senza specificarlo bene perchè tanto lo faccio ora in questo post o psot o ptos che è meglio.
In questa pellicola, la prima in cuiRenato Pozzettosi accinge e poi crea e allora dirige, che tradotto potrebbe voler dire che passa anche dietro alla macchina da presa e dirige, o fail regista. Preciserei che la primogenitura registica pozzettiana avviene in parallelo e nello stesso anno con un altro prodotto cinematografico di cui egli lui isso è anche uno degli autori in quanto sceneggiatore, come peraltro accadrà anche inSaxofone. Si tratta diIo tigro, tu tigri, egli tigra. Ma va anche detto che esso film è pellicola collettiva e film a episodi, e in esso oltre alla sceneggiaturaPozzettodirige un episodio, il primo. Tornando dunque a noi, va detto che in questa lungometraggia –Saxofone– non accade solo il miracolo della regia pozzettica. ma si concentrano tutti i fautori, o quasi, del miracolo di copertina che in estrema sintesi di chiamaDerby, anzi alla inizia inizia, proprio nella sua genesi – ne prima e ne dopo – si chiamava esattamente:Gi Go, ma ancora era solo unristoe ancherante, e po si chiametteIntra’s, col sassone e il genitivo, Derby Clube infine soloDerby. Del resto siamo vicini all’ippodromo. Siamo all’inizio inizio nei‘60– ruggenti del‘900– e poi saremo poco dopo sempre lì – fra il prima e il dopo, al massimo nel‘62– quando tutto cambia in quel posto, e inizia l’epoca aurea dello spettacolo milanese. Un periodo che ci portiamo ancora appresso – chi più e chi meno, ma sono più i più – ancora oggi e davero davero.
Bene, una buona parte di quelmiracolo a Milano– senza scomodareDe Sicama ricordandolo sempre con grande stima e affetto – lo ritroviamo nel primo lungometraggio da regista diRenato Pozzetto. La scacchiera è affollata, talmente tanto da farci auspicare un secondo piano di bianchi e di neri accanto al primo, perchè i pezzi da‘90sono davvero troppi. Cominceremo col dire che il soggetto del film arriva diretto diretto dalla mente prodigiosa diEnzo Jannacciche poi partecipa alla sceneggiatura assieme aCochi e Renatoe aBeppe Viola.
“All’inizio avevo pensato a una storia d’amore fra un uomo e un cavallo, – aveva confessato l’attore-regista alla stampa durante la lavorazione del film – poi Jannacci mi ha prospettato questo soggetto, mi è piaciuto, e l’abbiamo sviluppato”.
Il cast èil Derby. In lungo e in largo e anche davanti e dietro. Li metto lì alla rinfusa ma con molta attenzione:Cochi e Renato, Teo Teocoli, Felice Adreasi, Massimo Boldi, Diego Abatantuono, Giorgio Porcaro, Guido Nicheli(che nel film è doppiato così come accade a Porcaro, e non si capisce perchè, se qualcuno lo sapesse ce lo disse per favosse),Rodolfo Magnaghi, Ernst Thole. Gli attori, e non solo loro, appartengono in linea di massima a due gruppi cabarettisitici specifici entrambiderby addicterd. Si tratta deil gruppo motore– cui ascriverei Pozzetto, Jannacci e altri che non sto li a precisare, ma fra di essi e anche loro ci sarebbe ancheBruno Lauziche nel film non c’era; e ilGruppo Repellente– nel quale indichereiAbatantuono e Boldicome componenti maggiori, tutti esibentesi alDerby.
Un discorso a parte merita la protagonista del filmMariangela Melato, attrice luminosa e dalla carriera incredibile, a cui dedicheremo molto presto un post se medesimo e se dedicato. Chiuderei con un estratto o forse due dal film stesso e lui proprio:robe che noi umani non ci immaginiamo e però qualcuno ce lo ha già detto e per fortuna.
“E quando piove, che il tram è tutto sudato, come le vetrine di natale quando sono piene di gente, perchè il tram è come noi, suda”.
La confessione con Cochi Ponzoni nei panni del prelato: “Hai peccati che ti masturbano la coscienza?” – chiede il prete – “Non ho la televisione, e certe volte mi viene voglia di andare a vivere in campagna” – risponde il sassofonista Renato – “Sei mai stato a Parigi” – chiede Cochi uomo di chiesa e poi insiste – “Quante volte?” – “Tre volte” risponde Renato.
E surreal surrealmente vi saluto cordialmente. Blip

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