Quando ero un bimbetto i soldatinierano il mio gioco preferito. Pacifista all’impronta – genetica – anche quando non avevo la capacità di scegliere cosa essere, giocavo con quelle figure in tre d di plastica armate di tutto puntoa calcio.Nessuna battaglia, che noia, molto meglio giocare lunghe partite di calcio sul tavolino di casa con una pallina di carta per palla. A schiccheresi diceva dalle mie parti, all’epoca diverse da quelle odierne. Invece di muovere la pallina tirando con le dita, la facevo calciare agli ometti in divisa. O almeno fingevo fosse così, in realtà erano proprio schiccherecol pollice e l’indice. I miei calciatori in uniforme erano anche di natura e foggia differente gli uni dagli altri; più grossi e più piccoli, di plastica e anche di metallo, tutti di un pezzo o semovibili e smontabili.Un’armata Brancaleonedi bambino e da bambino, figlio unico, ricco di creatività e fantasia. Le partite erano lunghe e sempre avvincenti, ma di guerra non c’era nessun accenno, mai. Ebbene cari amici amiche amicum e chiunque passi da qui e si soffermi brevemente,i soldatinisono una passione incredibile e complessa, assai assai, per quelli che invece la guerra la studiano o la rivivono o semplicemente la riallestiscono in proprio su tabelloni e pannelli di compensato o altri materiali. Anche fra i miei amici c’è una persona che allestisce per passione veri e propri campi di battaglia in scala grazie all’ausilio degli appositi ometti di plastica e metallo. Come si chiamano esse rievocazioni? I plastici. Modellini in scala di perfette rievocazioni di campi di battaglia. Segue foto all’uopo o in umido, per me pari son.

Ma non di plastici e di battaglie siamo qui a narrare, bensì come spesso accade da queste parti, dei molteplici significati, impieghi, declinazioni che i soldatinihanno avuto negli anni e nei diversi agoni in cui ci si dibatte o si sguazza qui a bottega come carpe nello stagno. E la battuta non arriva a caso ma proprio a fagiolo visto che il primo soldatinofuori dalla caserma che andiamo a incontrare è proprio lui, quello di stagno:
In quel mentre uno dei bambini più piccoli prese il soldatino e lo gettò nella stufa, e proprio senza alcun motivo, sicuramente era colpa del troll della tabacchiera.
Il soldatino vide una gran luce e sentì un gran calore, era insopportabile, ma lui non sapeva se era proprio la fiamma del fuoco o quella dell’amore. I suoi colori erano ormai sbiaditi, ma chi poteva dire se fosse per il viaggio o per la pena d’amore?
Il soldatino guardò la fanciulla e lei guardò lui, e lui si sentì sciogliere, ma ancora teneva ben stretto il fucile sulla spalla. Intanto una porta si spalancò e il vento afferrò la ballerina che volò come una silfide proprio nella stufa vicino al soldatino. Sparì con una sola fiammata, e anche il soldatino si sciolse completamente.
Quando il giorno dopo la domestica tolse la cenere, del soldatino trovò solo il cuoricino di stagno, della ballerina il lustrino tutto bruciacchiato e annerito.

E una scoppola, neanche troppo trattenuta, a tutti coloro che pensano e vanno in giro a dire che le favole sono roba innocua e da bimbetti. Sadici e diabolici essi scrittori fiabati e fiabeschi, erano, altrochè. Ricordo perfettamente lo sgomento che mi prese e non mi lasciò per mesi, per non dire anni, quando lessi questa fiaba del mefistofelico Hans Christiane pure Andersen. Per non parlare dei primi disney a cartoni e delle addormentate, i dumbi e le biancanevi con tanto di cacciatori e matrigne. Una sfilata di orrori che non hanno nulla da invidiare ai più moderni film slasher e horror e gothic ancorchè cruditè e truculenza. Ma non perdiamoci in ciance, e rimanendo in zona fiabesca, andando molto indietro nel tempo, roba di più di 500anni, andiamo a sbattere – non forte ma vigorosamente – in una leggenda, la prima di una serie tutte quelle dedicate all’origine di un particolare soldatino, lo schiaccianoci. Esso milite perlopiù ignoto ma di legno, possiede mascelle prominenti e fortiche gli permettono di proporsi come utile arnese per spezzare con facilità i gusci delle noci e farci avere accesso ai gustosi gherigli. Musica
Per arrivare alla fiaba dell’800poi adattata dal Dumaspadre per il celeberrimo balletto di Čajkovskijdi fine ottocento, dobbiamo risalire proprio indietro, ad un periodo del cinquecentesco, e a una leggenda che vuole che a creare la figurina di legno – anche utile arnese spacca gusci – fossero stati gli abitanti di un villaggio tedesco, per protestare contro la somma e ingiustificata avidità delle autorità locali. Gli abitanti oppressi dalla esosità delle tasse richieste loro dall’esercito, produssero essa figurina soldatesca e schiaccianoci come oggetto simbolico “resistente”all’oppressione. Oggi tali soldatinischiaccianoci in legno, e anche soldatini semplici, sono simboli del Natale a nord, e vanno direttamente a finire sull’albero come fossero palline decorative. Fra le altre leggende sull’origine dello schiaccianoci; ce n’è un’altra proveniente dai confini della Sassoniae dal seicento inteso come cento anni dopo l’altra storia; in cui lo schiaccianoci è un soldatino di legno creato da un contadino creativo e ingegnoso come regalo di buon cuore per un dispotico ricco signore, il quale, vinto e convinto da tanto altruismo si converte alla bontà e dona tutto ai poveri. Anticipando, non di poco, lo Scroogedidickensiana provenienza,e altri buoni dell’ultima ora o dell’ultimo tuffo. Blip.

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