Dove vivere è un terno alla lotteria, Dove un miracolo è un pane in più, Un giorno in più che strappi tu
Raffineria è casa mia
Poi lo ascolteremoRenato, lui non cantava delleraffinerie, ma qui oggi, di loro vorremmo ragionare a mente aperta e bocce ferme.Perchè lo sapete, oramainei bar di tutta Italia non si parla d’altro.La crisi del prezzo della benzina, non è colpa delle guerre, non è colpa del blocco delle petroliere nel golfo, non è colpa della speculazione politica perpetrata da quattro miliardari e alcuni politici conniventi, ma, – e dico ma con i puntini di sospensione anche se non li scrivo che poi le persone si irritano – delle raffinerie. Ci informa la stampamainstream, che da voce a fiur fiur di esperti di ogni dove e come, che il problema del petrolio non è un problema nostro – anche se poi a comprare i prodotti petroliferi siamo noi medesimi – bensì trattasi di scelte colpevoli della politica precedente, perlopiùbolscevichi e ambientalisti biechi, che hanno deciso di far chiudere quel tripudio di industrie di grande lignaggio, ardore e specializzazione, che erano e sono, le raffinerie. Fiore all’occhiello del BelPaese, che, si sa, non ha materie prime, ma eccelle, nelle industrie di trasformazione. Lo abbiamo imparato a scuola sin dalle elementari.Watson. NellaRuhrhanno i minerali. Gli sceicchi hannoil petrolio. Gli africani non hanno neanche gli occhi per piangere però, gli olandesi, e i belgi posseggono le loro miniere, e, ad esempio, ci fanno un sacco di pietre preziose – grezze – che poi trasformano indiamanti, rubini e smeraldi. Per citare a mente i più famosi. Pietri preziosi.
Qui non sappiamo nulla delle raffinerie, ci limiteremo a dire che inItaliace ne sono parecchie, almeno10per non dire12. E chi ce lo fa dire che sono abbastanza? I numeri dei consumi rispetto al fabbisogno e ai prodotti prodotti .-hihihi– siamo sotto del20e passa per cento rispetto al fabbisogno nazionale, quindi ci avanzano. Poi ovviamente non è tutto nero e nemmeno tutto bianco,vedi Kusturica e il suo bellissimo film sui gatti.Però l’idea dell’ennesimoscaricabarile– in questo casole raffinerie– serve a chi vuole confondere le persone e ammorbare le acque per non dire imputridirle. Ma qui non si fanno processi, tantomeno si danno risposte e ancora più difficilmente si trovano soluzioni. Ci mancherebbe. Quisi sdrumma, che non so cosa voglia dire ma funziona. Intanto definiamoraffineria, quattro parole in croce solo per sapere di cosa stiamo parlando:
Stabilimento dove si separa il petrolio greggio (che è una miscela di idrocarburi di diverso peso molecolare, soprattutto idrocarburi paraffinici e naftenici) nei suoi componenti (detti “tagli”), e dove questi ultimi vengono trattati in una serie di processi successivi fino all’ottenimento dei prodotti commerciali:GPL, benzina, cherosene, gasolio.
Fra i prodotti delle raffinerie c’è anche la virgin-nafta, che è la principale materia prima per l’industria petrolchimica in particolare per la produzione di materie plastiche e gomme sintetiche.
E questo per capire dove andare a parare, o a far gol, non è importante. Una curiosità ci sta e ci piace aggiungerla, anche perchè credo sia necessario non dare mai troppa importanza alle cose che si dicono o che si scrivono o peggio ancora al soggetto di quelle stesse cose dette o scritte. Ora qui si chiacchiera del più e del meno e del prezzo dei carburanti alle pompe, per cui sapere quanto erano importanti tali carburanti nei tempi precedenti ai nostri, potrebbe essere utile:
In origine l’unico prodotto utilizzabile dalla raffinazione era il cherosene, per le lampade; di conseguenza benzina (troppo pericolosa a causa dell’infiammabilità) e gasolio (difficilmente accendibile) venivano scaricati nella rete fognaria. A risolvere tale inquinamento intervenne la diffusione del motore endotermico, che rese utili anche quelli che fino a quel momento erano considerati scarti.
Va anche aggiunto che la prima raffineria della storia del mondo la crearono i cinesi – proprio loro – qualche anno fa, nel 500, senza l’uno davanti, avete visto bene. Mentre il primo impianto industriale di raffinazione del greggio sorse, per non dire sorgette o s’appicciò, in Romania, correva l’anno 1850 e spiccioli. Circa.

Alla domanda: servono dunque nuove raffinerie?Gli esperti rispondono No. E aggiungono: bisogna preservare e modernizzare e garantire scorte attraverso la capacità esistente. Passo e chiudo e rendo la“luisona”agli amici del mainstream. Sia benedetto ogni or e per sempreStefano Benniovunque e dovunque. (scusate una cosa mia).
Allora adesso devo obbligatoriamente porre un’altra domanda, perchè il prezzo dei carburanti inItaliaè il più alto di sempre mentre così non è per la materia prima da cui si ottiene tale prodotto, ovvero il greggio, detto anchepetrolio?
Spiego, anzi illustro. Prezzo del greggio oggi:100 dollarial barile, minuto più cucchiaio meno. Prezzo più alto del petrolio negli ultimi vent’anni2008mese diluglio, greggio147,5dollari al barile. Benzina alla pompa1, 38euro o euri. Oggi, prezzo del petrolio90dollari al barile, pressappoco, benzina alla pompa – a parte i petrolieri filo governativi che hanno deciso di fissare il prezzo per un pò a1,99al litro – attorno ai2,10-2,20al litro.
Chiedo ulteriori spiegazioni a destra e a manca. Ottengo delucidazioni varie che concordano complessivamente su una serie di fattori comuni. Il prezzo del carburante non ricalca pedissequamente quello della materia prima, anche se non se ne discosta in modo clamoroso. Va precisato che in Italia il prezzo finale alla pompa è composto da alcune voci:
- componente industriale
- accisa
- iva
Ovvero, traducendo dal burocratese al linguaggio corrente: il costo della produzione/raffinazione/vendita/distribuzione più due tipi di tasse: l’accisa – quella specifica sui carburanti – e l’iva, che non vi sto neanche a spiegare, tanto la conoscete. Tornando al2008, tali componenti erano così suddivisi: industria0,68centesimi, accisa0,44centesimi, IVA0,25centesimi, per un totale alla pompa, benzina nell’anno domini2008 di euro/i 1,38.
La mem chose nel2026con il brent del baril del petrol a meno di100dollaroni ci riassume dei costi al dettaglio della benzina alla pompa che assommano a: industria1,13, accisa 0,67, IVA 0,39, pari a un totale di 2,20.

Insomma, sono aumentate un pochetto le tasse, ma in quasi vent’anni non bastano manco a pareggiare l’inflazione – ovvero il costo del denaro – mentre a schizzare in modo deciso verso l’alto, siamo quasi al raddoppio dei costi – è il prezzo della lavorazione industriale. Tale prezzo che dal2008passa da0,68 a 1,13, ed è a sua volta composto da: quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, premi di raffinazione, costi logistici e di distribuzione, margini dei gestori. L’esplosione dei costi industriali di produzione del carburante – alcuni la chiamano speculazione, ma forse chissà – è dovuta in modo pesante alla crescita dei“cosiddetti”margini di raffinazione, schizzati, letteralmente, in modo assurdo verso l’alto – non so se il termine sia abbastanza tecnico ma secondo me lo apprezzerete – negli ultimi mesi, diciamo entro l’anno, fra il2025 e il 2026. Facciamo un esempio: il diesel costava46dollari al barile di raffinazione nel2025e ora costa90-100dollari al barile. Invece la benzina pure. E anche il carburante per gli aerei idem. Poverini, aggiungerei. Ma ci metterei anche unnoiassieme, sennò non si capisce a chi stanno facendo la“festa”, essi raffinatori. Sulla pompa – niente pornografia ci riferiamo ai distributori – tali aumenti si riperquotonoidem e con patatineper dirla tecnicamente. Da4centesimi al litro per la benzina a23, che tradotto in percentuale fa, aiutatemi che non sono bravo, direi un tot volte per cento, tipo unseicento per cento. Mentre il gasolio, sempre alla pompa, passa da10centesimi a35. Il gasolio cresce meno in percentuale checchè se ne pensi e se ne dica, sebbene il prezzo finale sia più alto. Pausa. Vi ricordate vero che le nostre raffinerie non sono in crisi e anzi lavorano il 20 per cento in meno del proprio potenziale?Perchè questo conta e ci va pure largo per comprendere i reali meccanismi in atto nel sistema che si è andato via via a creare. C’è chi lo chiama speculativo, chissà.
Riepilogando: abbiamo due guerre in corsoUcrainaeIranche vengono strettamente messe in correlazione con la crisi del petrolio e l’impennata nei prezzi dei carburanti e, addirittura, la crescita del costo di tutte le componenti di produzione energetica (anche il gas ad esempio), ma di questa visione più ampia ci occuperemo, forse, un’altra volta. Ora la crisi Ucraina e quella Iraniana marciano assieme sul fronte dei costi di trasformazione del petrolio –raffinerie prese di mira nei conflitti– e sul fronte della distribuzione del petrolio –blocco dello strettoe delle navi in esso contenute – per questo motivo, anche – e dico anche – accettando che le due guerre siano“motivate”, – eovviamente non lo sono, così come nessun conflitto mai e poi mai– dal punto di vista strettamente finanziario assistiamo a due esiti“oggettivi”:
- gli utili delle compagnie petrolifere sono in forte crescita (qualcuno dice boom epocale)
- margini di raffinazione e trading sono ai massimi storici (ariboom boom boom)
Quindi senza scandalizzarsi, fare facili dietrologie o gridare inutilmente al lupo al lupo, si può dire con certezza che:le crisi reali sono state sfruttate in modo molto aggressivo e in alcuni casi illegittimo da coloro i quali controllano la raffinazione e le vendite del petrolio.
Chiuderei con una mia fantasia geopolitica. Qui lo dico e non lo nego. Una situazione come questa in cui il prezzo dei carburanti schizza alle stelle e lì rimane, chi potrebbe guadagnarci nel medio lungo periodo ma anche nel breve? Mi faccio la domanda e mi do la risposta con buona pace del maestro Marzullo.
Le industrie automobilistiche. Le quali per uscire dalla crisi mondiale in cui versano, stanno incentivando in ogni modo possibile l’abbandono del segmento benzina, gasolio, a beneficio delle auto a motore ibrido o elettrico puro.
- Tabello risparmi:
- Benzina auto 6,5 litro per 100 km a 2,20 euro litro (mediamente) e vale per tutti
Gasolio auto 5,5 litro per 100 km a 2,50 euro litro
Elettrica auto 17 chilowattora per 100 km con ricarica domestica 0,30 al kwh
Elettrica auto 17 chilowattora per 100 km con ricarica colonnina 0,65 al kwh

Già così la riduzione dei costi è palpabile se poi ci aggiungiamo la quasi nulla manutenzione nelle elettriche, – un pochino di più per le ibride ma sempre molto meno delle altre, – il gioco è fatto e i cocci sono miei. E, udite udite, nei primi otto mesi del2026l’effetto crisi carburanti si è fatto ben sentire a colpi di massicce nuove immatricolazioni delle ibride e delle elettriche.Più 70 per centocon una quota nazionale più consistente per le ibride e poco meno per le elettriche che, però, stanno guadagnando terreno in fretta.
Concludendo, ma sono tutte paranoie mie, tengo o tendo a precisare. Un prezzo molto alto dei carburanti funziona, di fatto, come un forte incentivo indiretto alla mobilità elettrica. Non serve vietare le auto termiche: è il costo d’esercizio a rendere più conveniente cambiare tecnologia. Blip
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