Ovvio che l’ultima ci stia mettendo tutti a dura prova, non nascondiamoci dietro a un chicco, una parentesi, alle varie ed eventuali, compreso il solito dito del detto più celebre. Carboidrati non so, ma proteine è la nuova parola d’ordine della spesa personale ma anche di gruppo. Andate mai a fare la spesa? Avrete notato anche voi che da un certo punto in poi – non stiamo a cincischiare sul giorno mese e anno, tantomeno sull’ora esatta – sugli scaffali della grande, piccola e media distribuzione, siano apparsi, come per magia, prodotti proteinici, che forse si direbbe proteici, ma così è parecchio meglio. Prima erano arrivati i senza lattosio, e ancora i senza glutine, ma non quelli dei celiaci – persone con malattia coi quali ci scusiamo doverosamente – ma tutti gli altri, che tanto il glutine fa male comunque. Affermazione su cui invito la signoria vostra a prendere doverose informazioni mediche specifiche e approfondite. Scoprirete cose interessanti. Il principio applicato improvvisamente in modo massiccio e su una pletora ininterrotta di merci, alcune delle quali naturalmente senza lattosio o glutine o catrame – quest’ultimo fa molto meno chic – e un principio da controllare, come suggerito poc’anzi, e, inoltre su questi specifici prodotti ce ne sono alcuni di naturalmente privi, ma, ugualmente e anche, inutilmente, pubblicizzati. Mica vi offendete vero? O meglio, pubblicizzati ad hoc ma senza che questa caratteristica urlata sulla confezione, sia effettivamente un valore aggiunto di qualche tipo anzi, o manzi, fate voi.

A che mi serve la prolusione? Allora, intanto va detto che una prolusione non ha mai ucciso nessuno, casomai, – vedi la pubblicità della nota marca di collegamenti telefonici col nostro Lopez per non dire Massimo – prolusioni e altri traccheggiamenti, talvolta, possono salvare vite e anche viti, ma qui ci si sposta in altri settori e con aggiunta di gradi alcoolici, sovente. Non meniamo il can per l’aia. La prolusione mi porta a postare ivi e quivi, proprio adesso e subito sotto queste righe, uno stralcio da un comunicato di un’azienda perlopiù francese. Anzi no, farò meglio, metto un’ansa. L’agenzia super partes, creata e pagata coi soldi di un manipolo di importanti quotidiani nazionali, mi ispira di più. Ogni tanto si dice anche nell’intercalare comune: L’ansa ha detto. O meglio l’ha detto l’ansa.
TotalEnergies ha annunciato ricavi netti in forte aumento, di circa il 50% nel primo trimestre 2026, a 5,8 miliardi di dollari, trainati dall’aumento dei prezzi del petrolio dovuto alla guerra in Medio Oriente. La crescita di produzione di gas e petrolio, si legge in una nota diffusa da TotalEnergies, ha permesso al colosso energetico di compensare le perdite nella regione del Golfo, equivalente al 15% della sua attività mondiale.
Allora, e ringraziando l’ansa del prestito, che dice la notizia? L’equivalente dell’arrivo massiccio dei prodotti proteici nei supermercati. Lì le persone, che mangiano meno carne, quindi meno proteine, – anche se – devono compensare. E allora cosa può esserci di meglio che invece di … mangiare a … o mangiare o ….come meglio vi aggrada, ve magnate roba rinforzata di proteine. Dove al posto della ciccia, mettiamo tutto il resto, l’importante è che sia “ad alto contenuto proteico”, proprio nell’etichetta. Cosa cambia se mangiamo boh, o anche, mah, o talvolta, nsomma dai. L’etichetta ci informa e conforta, per non dire conforma. Spiego meglio e concludo. I dati snocciolati dall’aigennarina di passaggio ci dicono che la penetrazione familiare – cara aigen potevi esprimerti anche meglio di così, credimi – è balzata dal 7 per cento del 2020 al 30 per cento del 2022. I fatturati continuano ad aumentare al ritmo del 20 per cento annuo, roba che manco all’età dell’oro, e i prodotti – la aigen le chiama referenze in gdo, ma, sono loro, credetemi – sugli scaffali sfiorano le 4000 presenze. Ora io non ho idea di quante siano le referenze complessive in un supermercato medio italiano, immagino molte e molte di più, però, la solita ai gen, mi spiega anche che quel circa 4000 corrisponde a più del 4% del totale dei prodotti, quindi più o meno un sacco, tanti e anzi parecchi.
Le robe del petrolio e poi gas e poi la guerra e le speculazioni in essa intrinseche, non appaiono essere così difformi. Nel senso che se non esiste una richiesta specifica allora bisogna far nascere il bisogno. Le proteine sono arrivate con gli sportivi e poi i social e gli influencer in essi operanti. La guera, con una g sola in quanto pessima e non sostenibile neanche così figuriamoci con due g; arriva lesta e precisa, come un coltellino svizzero, a promuovere esigenze specifiche. Cioè se i carburanti o meglio se le materie prime carburabili, non arrivano copiose come sempre, i prezzi si impennano e pantalone paga. Poi però come spiega l’ansa sulla base del comunicato stampa emesso dalla stessa medesima compagnia petrolifera francese, total, per gli amici,
La crescita del 50% ha permesso alla compagnia di compensare le perdite del 15%. E quindi con un 35% in più scattano dividendi record, che poi sono profitti clamorosi per la medesima compagnia.
Ora se leggete per bene il testo ansa derivato dal comunicato aziendale lì si dice che la crescita è sulla produzione di prodotto non sui ricavi alla pompa, ma, a noi lettori distratti non sembra ben detta. Se ti arriva meno petrolio, ci domandiano, come fai a produrre di più? E allora gli esperti ci spiegano che le scorte e le riserve della compagnia medesima – quindi la buona gestione della crisi – hanno permesso ai totalisti, non solo di tenere contenuto il prezzo del carburante alla pompa – cercando di scontentare meno i consumatori – ma anche – addirittura – di far aumentare la quantità di prodotti prodotta e commercializzata. Quindi invece di scarseggiare, e nonostante la crisi, i petrolici total sono aumentati nelle quantità prodotte. Boh, sarà. Ma allora spiegatemi come mai ogni giornale, telegiornale, radiogiornale, per non dire siti e social, raccontano che dallo stretto non passa nulla e il mondo è in crisi petrolica diffusa e consolidata quasi sul baratro, per non dire alla catastrofe.
Ricominciamo, ma è difficile vi avverto. Allora la total guadagna un sacco di più, nonostante le carenze sbandierate ovunque e da tutti per colpa della guerra e in particolare dello stretto bloccato. I ministri, anche quello italiano, vanno in parlamento e dicono che le scorte per gli aerei, ad esempio, basteranno per tutto maggio. Oggi quanti ne abbiamo? Il prezzo dei prodotti da banco o da pompa, per dirla meglio, dal giorno dello scoppio – e non del carro in piazza duomo a firenze – è aumentato di scatto e non è mai tornato indietro. Lo scoppio è del 28 febbraio. I prezzi erano 1,60 benzina e 1,65 gasolio. Il 15 marzo la benza era andata a 1,840 e il gasolio a più di 2. Oggi e non ieri ma forse domani – e poi considerate che il post che state leggendo chissà quanti giorni fa è stato scritto, magari la guerra è finita e castorino si è pure dimesso nel frattempo – la benzina, anche grazie all’intervento del governo, è ferma, si fa per dire, sui 1,80 e il gasolio è ancora più alto di prima 2,10 eurini al litro. Quindi, tornando a noi, la domanda finale che abbiamo fatto a gennarina è questa:
aumenti subito e per sempre, ma quando arriveranno a essere messi in vendita i prodotti comprati dopo l’inizio della guerra.
Ipse dixit:
i produttori inizieranno a vendere le scorte acquistate durante il conflitto da giugno 2026 in poi
Ora, io non sono un’aigen e nemmeno un esperto, però ho come l’impressione che per quella data la guerra potrebbe essere finita.
Inoltre, seppur non esperto di economia, mi viene da pensare, e il comunicato total sta lì a dimostrarlo, che non solo i francesi abbiano compiuto una enorme speculazione grazie a questo conflitto – avrei voluto aggiungere provvidenziale accanto a conflitto, ma non me la sono sentita per rispetto a tutti i morti sotto le bombe – e se cercate sull’internet vedrete che anche Eni, Shell, Chevron e/o ExxonMobil hanno guadagnato assai.
Mah, boh, chissà
ps. un’ultima cosa, sempre nella solita ansa, si legge pure questa notizia:
Il primo ministro francese Sebastien Lecornu ha invitato TotalEnergies a ‘redistribuire in un modo o nell’altro’ i suoi eventuali profitti ‘eccezionali’ legati all’impennata dei prezzi degli idrocarburi. ‘E’ necessario che TotalEnergies prenda posizione in un modo o nell’altro su una modalita’ di redistribuzione’, ha aggiunto annunciando che ‘ogni euro di gettito fiscale aggiuntivo’ generato alla pompa sarà’ ‘destinato ai meccanismi di aiuti diretti’ messi in atto dal governo

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