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Cover Stories - Temi di riflessione

Omeopatia al Senato: dieci milioni di persone, una domanda

Il 14 luglio 2026 il Senato ha ospitato una conferenza stampa sulla riforma della disciplina dell’omeopatia. Più informazione ai cittadini, foglietti illustrativi completi, allineamento alle regole europee dei farmaci. Richieste moderate, sostenute da un dato:, ovvero dieci milioni di utilizzatori in un anno. Ma entrare nel recinto dei farmaci è la vittoria dell’omeopatia, o il rischio di perdere la cura come arte medica?

Fiori di campo colorati dentro un'aiuola urbana delimitata da un muro

La conferenza a Palazzo Madama ha dato spazio istituzionale a ciò che milioni di italiani praticano e pochi nominano: omeopatia. Le richieste sono moderate, più informazione, regole come quelle dei farmaci. La domanda che resta è più grande, ovvero può una visione della salute stare tutta dentro un bugiardino?

Martedì 14 luglio 2026, dalle 10 alle 12, la Sala Caduti di Nassiriya del Senato ha ospitato una conferenza stampa promossa dal senatore Giovanni Satta dal titolo “La medicina omeopatica in Europa e in Italia. Quadro normativo, orientamenti e prospettive di riforma”.

Il formato era quello dell’incontro pubblico tra istituzioni, esperti e rappresentanti del settore omeopatico e la WebTV del Senato ha trasmesso e archiviato tutto, e chi vuole può ancora rivedere l’evento. Se avessimo contato le parole pronunciate, ne avremmo trovata una in cima a tutte, informazione. Più informazione per i cittadini, foglietti illustrativi più completi, più strumenti per medici e farmacisti. Ma è proprio quando tutti chiedono la stessa cosa che vale la pena farsi la domanda che ci accompagnerà per tutto l’articolo, ma quando invochiamo “più informazione”, chi la produce? Chi la paga? Chi la verifica?

La cronaca

Prima le voci, riportate con la completezza che meritano.

Satta ha aperto impostando l’evento come l’avvio di un confronto istituzionale non ideologico tra politica, comunità scientifica e operatori.

Il suo argomento: se milioni di cittadini ricorrono a questi medicinali, le istituzioni hanno il “dovere” di occuparsene su basi di ricerca, trasparenza e tutela del paziente.

Si è proposto come facilitatore di un percorso che dia al fenomeno regole più chiare, senza chiedere la rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale in quanto l’obiettivo dichiarato è chiarezza normativa e informativa.

Il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha portato la voce del Governo, citando il proseguire l’armonizzazione della normativa italiana con quella europea, offrire ai cittadini strumenti informativi più completi a partire dai foglietti illustrativi, e ha ricordato il tavolo di confronto istituito presso il Ministero della Salute, dedicato anche al comparto degli integratori, per migliorare monitoraggio e trasparenza. Una linea di regolazione razionale composta da evidenze, diritto all’informazione, omogeneità con il quadro europeo.

A moderare c’era Alessandro Pizzoccaro, presidente dell’azienda GUNA, che ha chiesto un dialogo fondato sulle evidenze scientifiche e sul diritto dei cittadini a ricevere informazioni corrette, con formazione e informazione qualificata per medici, farmacisti e operatori sanitari come passaggio chiave per accompagnare l’evoluzione del settore e responsabilizzare le scelte dei pazienti.

Silvia Nencioni, presidente di Omeoimprese, l’associazione delle aziende del settore, ha portato i numeri.

Il quadro economico del comparto e i risultati dell’indagine Eumetra 2026 commissionata dalla stessa Omeoimprese, secondo la quale, tra l’altro, otto italiani su dieci chiederebbero informazioni più chiare e trasparenti su questi medicinali. Il suo chiarimento più politico, il settore non chiede la rimborsabilità nel Servizio sanitario nazionale, ma la possibilità di fornire informazioni più complete a cittadini e professionisti. Da qui la critica all’attuale interpretazione del decreto legislativo 219 del 2006, ritenuta troppo limitante, e una richiesta di revisione in quattro punti, partendo da foglietti illustrativi più completi, sostegno alla ricerca, rafforzamento della formazione, e un tavolo stabile tra Ministero della Salute, AIFA e operatori.

Poi le due voci accademiche. Valter Santilli, Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa alla Sapienza di Roma, ha sostenuto che la diffusione dell’omeopatia e della low dose medicine (la “medicina a basso dosaggio”) tra milioni di cittadini europei e migliaia di medici meriti approfondimento con strumenti scientifici rigorosi, osservando che l’assenza di evidenze definitive non coincide necessariamente con la dimostrazione dell’inefficacia di un trattamento, e auspicando maggiore sostegno alla ricerca indipendente e metodologie adeguate per valutare approcci terapeutici innovativi, nell’interesse dei pazienti e del Servizio sanitario nazionale. Segniamo a margine quell’aggettivo, “indipendente”, ci servirà.

Sergio Bernasconi, Professore Emerito di Pediatria ed ex Presidente della Società Italiana di Pediatria, ha illustrato le evidenze disponibili sui medicinali preparati con tecnica farmaceutica omeopatica, esaminando la ricerca preclinica e clinica con particolare attenzione alla Low Dose Medicine basata sulle molecole segnale e al profilo di sicurezza. Le cronache qui divergono leggermente nella gradazione, e la divergenza è già un dato, infatti secondo alcune, Bernasconi ha sostenuto che in specifici contesti clinici la farmacologia omeopatica possa rappresentare una terapia complementare da integrare con la medicina convenzionale, mentre StampaParlamento riporta una versione più prudente, per cui i dati sugli effetti biologici delle molecole meriterebbero ulteriori approfondimenti.

In sala, secondo le fonti di settore, anche rappresentanti di società scientifiche omeopatiche e altri docenti universitari, collocati dalle cronache nel fronte favorevole alla revisione del quadro regolatorio, al rafforzamento della formazione e a un riconoscimento più chiaro del ruolo professionale e informativo dell’omeopatia. La presenza della SIMOH è attestata da post pubblici sui social, una conferma di presenza, non un resoconto delle posizioni.

La forma dei numeri

Usiamo ora una lente semplice, informare, alla lettera, significa dare forma.

Il numero che ha dato forma a quasi tutti i titoli è uno, ovvero oltre 10 milioni di italiani avrebbero utilizzato medicinali omeopatici nell’ultimo anno. È un numero che lavora, trasforma l’omeopatia da opinione in fenomeno sociale, e un fenomeno sociale reclama attenzione pubblica e politica.

Il dato viene dall’indagine demoscopica Eumetra 2026, presentata in conferenza da Nencioni che cita che il 97% degli italiani conosce i medicinali omeopatici, 22,5 milioni li avrebbero acquistati almeno una volta, 10,4 milioni li avrebbero utilizzati nell’ultimo anno. Quel “oltre 10 milioni” letto ovunque è l’arrotondamento giornalistico del 10,4. L’indagine è una rilevazione demoscopica professionale, non un numero inventato, ma è stata commissionata da Omeoimprese, cioè dall’associazione delle aziende che chiedono la riforma, e questionario, campione e metodologia non risultano pubblicati nelle fonti reperibili. I dati economici hanno una natura ancora diversa, ovvero sono autodichiarazioni. Il mercato italiano è indicato da Omeoimprese come il terzo in Europa, con circa 160 milioni di euro di valore, 25 aziende e circa 2.000 addetti, cifre dichiarate in conferenza, non rilevazioni di fonte terza, come almeno una testata segnala esplicitamente. E la formula “terzo mercato in Europa” circolava già nella comunicazione dell’associazione anni fa, associata allora a numeri di utilizzatori diversi, le formule restano, i numeri cambiano.

Tra le cronache della giornata, l’inquadramento più autonomo è quello di StampaParlamento, che colloca gli interventi dentro il contrasto con la posizione della comunità scientifica maggioritaria, ricordando che il mondo omeopatico contesta la lettura scientifica prevalente sostenendo che i modelli di ricerca sarebbero costruiti sulla farmacologia tradizionale e non terrebbero conto della personalizzazione delle cure, elemento peraltro non trascurabile.

Sul tema della personalizzazione delle cure è utile ricordare che fino al 1993 il campione femminile è stato di norma escluso dalle sperimentazioni cliniche, per il timore che le fluttuazioni ormonali alterassero i dati, solo in quell’anno la Food and Drug Administration prese posizione contro quella prassi. Il soggetto tipo della ricerca era, e in larga parte è rimasto, un maschio giovane di circa settanta chili, mentre le donne mostrano un rischio più elevato di reazioni avverse, con un quadro che gli studi leggono senza semplificazioni. Eppure il foglietto illustrativo, proprio quello di cui oggi si invoca la parità, riporta indicazioni differenziate per sesso solo in una minoranza di casi. E la medicina di genere è entrata nel Servizio sanitario nazionale soltanto con l’articolo 3 della Legge 3 del 2018, ovvero solo nel 2018, per metà della popolazione.

Il modello di ricerca, insomma, non è mai stato neutro nemmeno al proprio interno.

C’è poi un valore della giornata che sarebbe ingeneroso non riconoscere, ed è forse il più importante.

Dieci milioni di persone non sono una curiosità folkloristica, sono un fatto sociale, culturale e sanitario.

La cornice delle leggi

Al livello europeo, la disciplina dei medicinali omeopatici discende dalla direttiva 2001/83/CE sui medicinali per uso umano, che prevede procedure specifiche di registrazione e requisiti informativi armonizzati tra gli Stati membri. Più indietro resta la risoluzione del Parlamento europeo del 29 maggio 1997 sullo stato delle medicine non convenzionali, che già sollecitava gli Stati a riflettere su riconoscimento, formazione e regolazione di queste pratiche.

In Italia la norma vigente, vero bersaglio della giornata, è il decreto legislativo 219 del 2006, attuazione della direttiva europea, che contiene il regime speciale per la registrazione e le informazioni dei medicinali omeopatici. Il settore industriale e associativo lo ritiene oggi troppo restrittivo sul piano delle informazioni e delle indicazioni trasmissibili a cittadini, medici e farmacisti, e ne chiede un aggiornamento o una revisione interpretativa.

E poi ci sono i precedenti parlamentari, perché questa storia non comincia nel 2026. Le fonti giornalistiche non pubblicano un elenco ufficiale dei disegni di legge discussi in sala, ma i testi reperibili sui siti di Senato e Parlamento permettono di ricostruire almeno tre filoni, e alcune proposte prevedevano il riconoscimento del valore diagnostico-terapeutico dell’omeopatia, la disciplina dell’immissione in commercio dei farmaci omeopatici e, in alcune versioni, perfino l’istituzione di corsi di laurea dedicati. Il disegno di legge del Senato numero 429 della XVII legislatura conteneva disposizioni sul riconoscimento e l’immissione in commercio dei farmaci omeopatici, con l’intento di dare al settore una cornice specifica anziché lasciarlo alle sole norme generali sui medicinali, il numero 429 compare nei fascicoli di iter della legislatura, a conferma di un tracciato parlamentare strutturato. Il disegno di legge numero 260 richiamava espressamente, fin dall’incipit, la risoluzione europea del 1997 e proponeva criteri per l’esercizio professionale, la formazione e il riconoscimento delle metodiche, l’antecedente diretto dell’attuale richiesta di riallineamento con l’Europa. Altri testi di disciplina organica prevedevano di regolare l’esercizio della medicina omeopatica e delle metodiche correlate, con attenzione alla formazione professionale e al riconoscimento degli operatori, e documentano la persistenza del tema attraverso più legislature. In pratica, il tavolo politico richiama una “esigenza di riforma” della situazione creata dal decreto del 2006 e valuta di riaprire dossier simili a questi, aggiornandoli e allineandoli al diritto dell’Unione.

Quanto al versante industriale presente in sala, GUNA è il soggetto più chiaramente identificabile, attraverso il suo presidente nel ruolo di moderatore, Omeoimprese ha portato le richieste dell’associazione, la SIMOH risulta presente da fonti social e il comparto nel suo complesso conterebbe circa 25 aziende e circa 2.000 addetti, secondo dati, lo ricordiamo ancora, dichiarati da Omeoimprese in conferenza.

Prendere le parole sul serio

La ricerca indipendente auspicata dal professor Santilli è la strada maestra, e vale nella sua interezza, indipendente significa che il committente non coincide con il portatore di interesse, ed è proprio questa distanza a dare valore ai risultati, qualunque essi siano. Un foglietto illustrativo davvero completo informa in entrambe le direzioni, dice ciò che il prodotto contiene e anche ciò che lo stato delle evidenze permette e non permette di affermarne, ed è difficile immaginare un utilizzatore che non voglia saperlo. E un tavolo stabile tra Ministero, AIFA e operatori produrrà fiducia nella misura in cui sarà largo: più voci porta dentro, comprese quelle critiche, più le sue conclusioni peseranno fuori.

Nessuna di queste condizioni è contro qualcuno. Sono le richieste dei promotori, portate a compimento, e chi le realizzasse per primo si troverebbe in mano l’argomento più forte. È forse questo il criterio più utile che possiamo offrire al lettore per i mesi che verranno, quando un eventuale testo di riforma comincerà il suo cammino, non chiedersi “sono pro o contro l’omeopatia?”, che è la domanda in cui il dibattito vorrebbe rinchiuderci, ma chiedersi “questa riforma dà forma all’informazione a immagine di chi la produce, o costruisce le condizioni perché nessuna forma resti l’unica possibile e la persona possa scegliere?”.

fiori campo particolare

Può una visione della salute stare dentro ad un bugiardino?

Pensiamo che il punto più solido che la giornata lascia, allo stato delle fonti, non è un testo di riforma depositato, che ancora non esiste, ma l’esistenza di un fronte istituzionale e industriale che chiede di superare o reinterpretare i limiti del quadro attuale, soprattutto rispetto al decreto 219 del 2006 e alla sua matrice europea.

Il Parlamento apre la scena, il Governo riconosce l’esigenza di armonizzare, il settore presenta richieste per ora su più informazione. Sul piano sanitario, l’asse non è dimostrare l’efficacia clinica, ma governare un uso già diffuso dentro un contesto di informazione più completa, formazione dei professionisti, monitoraggio e coerenza con gli standard europei. E se proviamo a nominare il principio che tiene insieme tutte queste richieste, ne troviamo uno solo, parità di informazione rispetto ai farmaci tradizionali. Stesso foglietto, stessa dignità di scaffale, stesse regole del gioco. Comprensibile, forse perfino dovuto, specialmente per chi quei medicinali li usa e per chi lavora nel comparto: pari dignità.

Ma è proprio qui che la lente dell’informare ci chiede un ultimo sforzo.

Perché anche il foglietto illustrativo è una forma, e non una forma qualunque, è la forma che la medicina industrializzata ha dato al proprio modo di intendere la salute, un modo in cui la cura del sintomo ha storicamente prevalso sulla prevenzione, salvo riscoprire la prevenzione quando diventa un mercato, come ricorda, senza volerlo, lo stesso tavolo ministeriale sugli integratori evocato in conferenza.

Chi chiede di entrare in quello stampo ottiene la parità, ed è un risultato, ma prende anche la forma dello stampo. L’omeopatia si è sempre presentata come una visione della cura della persona, non come un prodotto da scaffale, può una visione della salute stare tutta dentro un bugiardino?

E ciò che non ci sta, dove va a finire?

Vincere sul dettaglio dell’etichetta e perdere la visione d’insieme sarebbe un paradosso, e quindi nasce una domanda che vale ovunque, non solo per l’omeopatia, e nasce ogni volta che una pratica nata fuori dal recinto chiede di entrarci alle condizioni del recinto.

Entrare nel recinto è quindi la vittoria dell’omeopatia, oppure la perdita della cura come arte medica e quindi del rapporto tra persona, salute, malattia, cura e medico, perché se ne accetta la standardizzazione? Oppure è tempo di cercare equilibri nuovi, costruiti sul presente e non sulle categorie che abbiamo ereditato?

Per approfondire: fonti e documenti

Tutti i documenti citati, con i collegamenti diretti alle fonti istituzionali, o fonti giornalistiche, sono elencati di seguito e sono stati verificati e sono funzionanti alla data di pubblicazione.Se trovate un’imprecisione, segnalatela nei commenti e sarà corretta con nota in coda. Anche le obiezioni di merito sono benvenute e utili per aprire un ragionamento o una conversazione sul tema trattato.

Il video ufficiale dell’evento è sulla WebTV del Senato; la scheda con data, orario e sede è su Take The Date, insieme alla scheda della Sala Caduti di Nassiriya.

Tra i resoconti giornalistici: AdnkronosIl Fatto QuotidianoTGCOM24 SaluteAgenSaluteSanità33StampaParlamentoIFarmaSalutextuttiPanoramaFarmacista33 e The Social Post; una ripresa segnala esplicitamente la natura associativa dei dati economici.

Per i testi normativi e parlamentari: il DDL S.429 (XVII legislatura) e il relativo fascicolo di iter, il DDL n. 260 in PDF, un ulteriore disegno di legge sull’esercizio della medicina omeopatica e un altro DDL del Senato sul tema.

Sui punti ciechi della sperimentazione clinica rispetto al sesso: l’approfondimento del Centro Regionale di Farmacovigilanza della Sardegna, l’articolo della Società Italiana di Farmacologia Uomini e donne visti dal farmaco, la scheda Sesso-genere e reazioni avverse da farmaci, la pagina di ISS-Epicentro sul Piano per la medicina di genere e il testo della Legge 11 gennaio 2018, n. 3 in Gazzetta Ufficiale.

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Massimo V.A. Manzari
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