Chiariamo subito, sennò si va incontro a chissà quale malinteso, e poi dagli coi colpetti di gomito, le strizzate d’occhio, i sorrisini ebeti e le facce da furbetti del quartierino. Oltretutto chi potrebbe mai utilizzare questo nome comune di cosa che si fuma perlopiù, nell’anno domini corrente che di cognome fa2026? Solo un vecchiocatorcio, unmatusa, come venivano definiti i vecchi catorci in epoca remota dai giovani, che oramai non lo sono più, e quindi quando tutti quelli che stanno leggendo, e non hanno un’età da vecchiocatorcio, non c’erano. Costoro perciò, con cui mi scuso e mi genufletto, non possono capire e nemmeno sospettare di riuscire ad afferrare quello che sto provando a dire. Fatti i debiti preamboli, torniamo al soggetto del titolo del post e stabiliamo che si tratta di unliquoree non altro, e che è di quello che parleremo. Stacco.
La piantada cui nasce tutto è quella intravista in copertina. Arbusto da siepe, indistruttibile, cresce fino ai 3 – 4 metri se non potato e contenuto a furor di sforbiciate; l’olivello viene dal freddo, nel senso che è originario dei paesi europei e asiatici dell’occidente, scandinavia e baltici per non dire Russia, ma è diffuso anche da noi, sebbene poco conosciuto e solo recentemente valutato o meglio ri-valutato e apprezzato.Se andate a cercare onlineballonzolando quà e là di sito in sito, vedrete una copiosa letteratura per non dire pubblicistica, di dichiarazioni e studi relativi al vegetale e ai suoi frutti; ambiti, contesi, e apprezzati, da botanici, nutrizionisti e gastronomi, per non parlare di erboristi e chef.A noi interessa la genesi del liquoree quindinon ci curiam di lor ma guardiamo e passiamo, però val la pena di ricordare che le bacche/fruttidell’olivellosono commestibili, hanno la grandezza di un’oliva, da cui il nome, e per apprezzarle al meglio invece di sgranocchiarle appena colte, bisognerebbe prima congelarle ben bene. Una sorta di frollatura in cella frigorifera, per valorizzarne il gusto.

Quindi, fatte le debite proporzioni ed espresse le ovvie perplessità, in prima se non anche in seconda istanza – più in soggiorno che in salotto – , ci corre l’obbligo, a sto punto, di provare a spiegare“con parole nostre”il grazioso nettare. Trattasi di liquoreofficinale– urge una precisazione?si dice officinale di vegetali usati nelle officine farmaceutiche anche se non tutti con proprietà curative dirette; quando la pianta è inserita negli elenchi ufficiali (le farmacopee) ed è idonea alla lavorazione artigianale o industriale– che viene realizzato dalle e con le bacche di olivello spinoso. Il liquido ottenuto mediante la“solita”infusione, – e anche altro ma poi lo spiegheranno gli esperti – è di coloreambrato, quindi giallognolo ma, con riflessi – le pagliuzze qualcuno direbbe – rossastri. Il sapore del composto è potente e fortemente aromatico – tipoun mirtoma diverso per capirci – ha un buon profumo, qualcuno direbbe bouquet, ma noi no, noi no; e sa di spezie, più l’odore del sapore, che è invece dolcetto e puntuto, addirittura quasi acidulo, e arricchito di sapori misti di frutta perlopiù matura e non acerba.

Ora voi direte che cosa ha a che vedere il quadro di cui sopra con il liquore? Ebbene qualcosa c’è, ed è la provenienza geografica dei duespinelli. Entrambi toscani. Con una differenza sostanziale.L’aretino pittoreaffonda le sue origini nel lontano medioevo fra il ‘300 e il ‘400 dell’anno mille. Mentre il liquore, ricavato dalle bacche arancioni dell’olivello spinoso, è un giovin signore nostro contemporaneo, nato da poco più di venti anni, al massimo trenta, e chissà chi lo sa? E chi lo sa non lo dica per favore. Esso venne concepito, leggenda narra, per ardore, scienza e volontà, di un gruppo di amici toscani. Così si trova scritto a destra e a manca nell’online, per non dire l’internet. Ma senza esagerare e con ancora tante domande in testa e nel cuore, cederei la linea, la palla e il microfono, a un video, reperito nella televisione di google, che alcuni chiamanoil tuo tubo, dove alcuni toscani, e per l’appunto aretini, ci spiegano e lo spiegano – lo spinello liquoroso o liquorico – con tanto di gossipregaleper non diresovrano. Blip
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