Scagli il primo badile colui il quale non prova passione, trasporto, alfine amore per le Frecce tricolori? Il simbolo nazionale a colori, e che colori – bianco rosso e verde – che sfreccia a velocità prossime al boom sonico nei cieli del BelPaese e non solo, in lungo e in largo. Loro sono un pò come quando viene in visita il Presidente – l’unico, col settennato, talvolta rinnovabile – altro simbolo Patrio, con la maiuscola su cui non si discute, e ci mancherebbe. Io come tutti non discuto e mi emoziono, vorrei quasi tornare bambino per poter avere una bandierina di plastica col tricolore e sventolarla al passaggio del nostro, o perdermi fra le nuvole col naso all’insù, mentre sfreccian sfrecciando gli aerei fumiganti bandiere e la loro supersonicità. E allora che voglio? Perchè mi sono impelagato in questo post? Niente di strano, ho solo fatto due conti in croce e ve li voglio raccontare brevemente. Stacco.

Il costo di un’esibizione standard dei nostri aerei acrobatici varia fra i 100 e i 160 mila euro, a seconda della durata del carosello, del numero dei velivoli coinvolti, e delle spese accessorie come carburante e logistica e durata delle prove. Sovente i costi sono coperti da enti locali o sponsor. Non tutti e non sempre. Ma spesso. Le ultime dichiarazioni pubbliche sui costi – tipo affermazioni ministriche – risalgono a qualche anno fa, fate conto il 2023, e fissano nell’ufficialità a 7000 cad il costo di un’ora di volo per ogni singolo velivolo. A voi e a essi i conti del caso e le moltiplicazioni necessarie. Le esibizioni servono anche come addestramento e attività di volo per la squadra – come ben sapete ogni pilota per poter avere garantito il suo brevetto deve “maturare” ogni anno un “tot” ore di volo. Un “monte ore” che varia a seconda del tipo di brevetto in esame, a maggior ragione i piloti militari hanno obblighi specifici in tal senso. Per questo motivo il MInistero, proprio lui medesimo, ha stabilito che le ore di volo della pattuglia acrobatica costano poco anzi pochissimo allo Stato, tanto più di metà di esse, butto lì, andrebbero comunque fatte. Alla fin fine, aggiungerei io ulteriormente, ma nessuno me lo ha chiesto. L’ultima dichiarazione sui costi della gestione complessiva per l’attività delle Frecce in un anno, risale al 2009 – quindi vale come l’asso di spade a briscola quando c’è in tavola bastoni – la trovate ovunque online, e fissa i termini 8 milioni di euri – plurali perchè ingenti – ma siamo a quasi vent’anni fa. Se volessimo star dietro, o anche davanti o di lato, alle stime più recenti, “stime e non valori reali”, ci ritroveremo come le star a bere del whisky al roxy bar , con un assegno in tasca di 15 milioni di euro. E beati noi, ma, per farlo, dovremmo essere dei bravi piloti acrobatici di aerei, altrimenti nisba.
La storia delle Frecce è lunga, variegata e composita. La trovate in ogni dove, letteralmente, da wikipedia, al sito ufficiale dell’aeronautica, ai vari editori che per un motivo o per l’altro hanno bazzicato l’ambiente. Lascio a voi la scelta. Il margine di scelta è vario e il campionario composito. C’è un luogo online, su uno di quei medium nativi di informazione dell’ultima generazione, quelli che vanno per la maggiore, almeno in Italia, anche e sopratutto fra i ggggiovani; che spiega, rispiega e suscita ma anche almanacca, pieno di botte e risposte del “pubblico”, nel mentre o proprio dentro i commenti degli astanti, o presunti tali, in cui si scopre, si specula, si va abbondantemente fuori tema, ci si scanna – quello sempre online – si parteggia, si tifa in modo plateale, e pure si apprendono particolari interessanti. Ad esempio sulla bacheca di esso medium qualcuno di simil-esperto, dice riguardanti i costi reali e attuali per volare su un caccia moderno. A sentire isso esperto, i 10 mila euro l’ora delle frecce, non basterebbero neanche per accendere il motore di un caccia moderno. Del resto quello fanno gli appassionati. Studiano e si appassionano. Si infervorano persino. Col massimo rispetto da parte di un fancazzista come il presente assente scrivente che con difficoltà estrema riesce e mantenersi serio per non dire lineare. Non aggiungo altro sul tema, la messe di storie è davvero ingente online ed è bene che la sfogliate voi da per voi, se vi interessa. Un aspetto intrigante sul tema è quello spettacolare, ovvero il rapporto fra evoluzioni aeree nei cieli blu e il cinema, ad esempio.
Ma bracando bracando, non è poi che si trovino moltitudini di film dedicati alla pattuglia acrobatica volante italiana. Un solo film – lungometraggio – di fiction risulta essere presente a tutt’oggi fra i prodotti di finzione dedicati alle Frecce. Poi c’è un documentario recente e poco altro. Per i più arditi e pignoli segnalo anche un video clip musicale di un cantautore romano famoso di quache anno fa – la clip, non il cantautore che è ancora parecchio famoso – fra un gorgheggio e l’altro ci sono le evoluzoni degli aerei militari tricolori. Tornando all’unica fiction dedicata ai piloti militari, avete appena visto un breve estratto dall’opera qui sopra. Si tratta di un film degli anni ’70 del secolo scorso, diretto da Duccio Tessari e intitolato Forza G. Un lungo, dedicato e totalmente ispirato alle gesta dei piloti italiani della pattuglia acrobatica, che si distingue per le convincenti e realistiche riprese delle acrobazie in volo e si perde un pochino per strada nella parte narrativa. In altre parole la storia fa acqua da tutte le parti, e non si tratta di un film dedicato alla marina, – hihihi- e a nulla o a poco servono le scene scanzonate di vita militare in tempo di pace – copio da una recensione dell’epoca – incluse donnine molto avare di abiti. Vi linko il pezzo integrale con le recensioni dell’epoca tratte dai quotidiani, vera chicca da leggere e studiare, per appassionati o sconclusionati come il sottoscritto. Nel cast di Forza G, a proposito di donnine molto avare di abiti, troviamo nell’ordine: Barbara Bouchet, Dori Ghezzi, Magda Konopka, Kitty Swan. Non mi dilungo, faccio solo notare che la Konopka, qualche anno prima, aveva già stupito pubblico, critica e appassionati fumettari, indossando gli abiti sinuosi e appariscenti, per non dire sensuali, della strega criminale con la K inventata da Magnus e Bunker che risponde al nome di Satanik. Agevolo per l’occasione e saluto cordialmente.
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