Andiamo, piccola (Non temere il mietitore)
Piccola, dammi la mano (Non temere il mietitore)
Saremo in grado di volare (Non temere il mietitore)
Piccola, sono il tuo uomo
Don’t fear the reaper – “non temere il mietitore” è il capolavoro dei blue oyster cult, canzone del ‘76 del ‘900, inserita nell’album Agents of fortune, che, con alterne vicende – all’uscita del disco il testo della song venne ritenuto una sorta di istigazione al suicidio – ha tenuto verde la fama della band americana nel tempo. Reinterpretato da miriadi di altre band e singoli chansonnier l’inno del mietitore è entrato – a torto o a ragione, nell’immaginario collettivo – poichè in tanti “creativi” di vario tipo gusto dimensione e capacità l’hanno agganciato a loro creature nel corso del tempo. Di essa canzone abbiamo già parlato anche qui tempo addietro. Oggi la strada che vorremmo percorrere partendo da lei per arrivare a voi passando per qui e non di là, è un eroico tentativo semantico ma forse anche com-postico, nel senso di “comporre un post”, che abbia toni, e contenuti, un filo innovativi, per provare a ragionare di inediti, e non ci riferiamo alla canzone.
Questo potrebbe essere il senso. Con un esempio forse si capisce meglio. L’idea non è di parlare della canzone, ma di parlare delle citazioni a raffica che tale brano ha subito, o subito, – l’accento va dove volete – nel corso della sua esistenza, e quante altre ne subirà, aggiungo me e anche io, per quanto solo di sponda e non direttamente. La prima cit e azione arriva da un serial tv cult, ma tanto cult, che a distanza di anni è stato ripreso e riaggiornato recently per non dire da poco. Si tratta dei giovani e improvvidi medici al lavoro di Scrubs. Episodio 8 dell’ottava stagione. E non dico altro. Anzi qualcosa lo dico perchè la citazione a capella dei medici seriali e giovini e ridanciani della canzone vale davvero parecchio in senso meta-filmico-musical-seriale, non trovate? Un coretto del genere vale un episodio intero del serial o forse tutta la prima stagione? Sarà questo uno dei motivi per cui Scrubs è diventata un cult? In ogni caso, saltando di Scrubs in cubs o cults, questa è la traccia, per non dire la falsariga, a cui ci ispireremo in this post. Di citazione in citazione, quest’oggi vincoleremo “la paura del mietitore” alla tv e ai suoi serial. Come dire Edipo e il suo complesso, o altre amenità del genere. Ad esempio un’altra suonata catodica del famosissimo pezzo delle ostriche blu scoccò dentro la prima stagione di Supernatural, sapete no, i cacciatori di spiriti e altri demonici aggeggi.
Qui la canzone – già nota per le sue atmosfere pauriche per non dire terrorifiche – viene adattata o forse sarebbe meglio dire adottata, alla bisogna proprio per illuminare e commentare una scena, che, come avete visto, è paurosa di suo e non di nostro. Poi almanaccando e scartabellando di web in web nell’online si scopre che la scena medesima nelle “altre” versioni del serial tv: dvd, cofanetti, riprese su circuiti tv diversi dall’originale; perde o perda – decidete voi se giocarci il congiuntivo oppure no – la colonna sonora dei BOC e guadagni un nuovo commento musicale. Trattasi di death in the valley dei The death riders – come dire diversa – ma, se posso aggiungere un mio commento non richiesto, non male puro issa. Non male neanche la prossima citazione, andiamo subito a vederla e poi ragioniamoci sopra.
Inutile dire che il seriale di cui sopra è certamente uno dei miei preferiti, essendo marvel e tratto da fumetti supereroistici, e pregno lui medesimo di contributi super e pure eroici. Oltrettutto la serie andata in onda per sette stagioni fra il 13 e il 20 del duemila, era pure in “continuità” sia con l’universo filmico, sia con l’universo seriale della casa delle idee. Il che la rendeva ancora più godibile perchè era tutto un “chiama e rispondi” con altre trame che nel frattempo si andavano dipanavano sugli altri schermi grandi o piccoli che fossero. Non a caso in cabina di comando per la serie, Agents of shield, c’era un tale di nome Joss e di cognome Whedon che forse qualcuno conosce. Per chiarezza nelle comunicazioni vorrei solo puntualizzare col nome di un altro seriale piuttosto noto nel mondo della fanta e poi scienza: Buffy l’ammazzavampiri. Una storia di sicuro successo, quella dell’ammazzavampiri, eppure, e dico eppure, solo la potenza e la persistenza del Joss di cui sopra hanno potuto assicurarne la realizzazione, perchè, come forse molti di voi già sanno prima di diventare una serie tv: Buffy, fu un film e fu anche un flop per non dire un insuccesso clamoroso. Roba che avrebbe sconcertato e stramazzato i più, ma non lui, che dal cadavere del film – che aveva pure prodotto – tirò fuori un successo cult clamoroso composto da 7 stagioni e 144 episodi. Robe che voi umani non potreste e neanche loro Robot, peraltro. Ci salutiamo su un’altra citazione del mietitore dei Blue Oyster Cult tratto da un’altra serie televisiva cult dei tempi andati. Si tratta di six feet under, – delizioso anche il brano omonimo della Billie Eilish ma oggi non ne parleremo – che spero voi tutti abbiate visto in giovine età, o, se siete gioveni, che prendiate in considerazione di guarducchiare al più presto. Essa canzone all’episodio otto, – ancora una volta l’otto, singolare non trovate – della seconda stagione, fa anche da sigla finale alla puntata. Bye.
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