Diva per diva per 3,14 o anche 6,28 e multipli, ecco a noi, l’acerrima nemica, o forse meno amica, di Bette, anche Davis, ma non per questo meno diva. Talchè – applauso per favore – pure a lei il cupido del rock ha scoccato una freccia di sound e parole, detta anche canzone.
I drogati di Brooklyn stanno impazzendo, ridono proprio come cani affamati per strada
I poliziotti si nascondono dietro le gonne delle ragazzine i loro occhi hanno cambiato il colore della carne congelata
nonononononono, Joan Crawford è risorta dalla tomba, Joan Crawford è risorta dalla tomba
Le ragazze delle scuole cattoliche hanno buttato via il mascara, si incatenano ai camion di Big Mack
il cielo è pieno di branchi di angeli tremanti, la signora grassa ride: signori avviate i camion
nonononononono, Joan Crawford è risorta dalla tomba, Joan Crawford è risorta dalla tomba
Cristina nononono Vieni dalla mamma nononono Cristina
Joan Crawford è risorta dalla tomba, Joan Crawford è risorta dalla tomba Joan Crawford è risorta
Il culto dell’ostrica blu – alieni in procinto di invadere la terra secondo un poema scritto dallo stesso produttore della band – detti anche Blue Oyster Cult, – ovvero quelli della umlaut nel nome – sono gli autori e gli esecutori del pezzo dedicato alla grande diva. La canzone è uscita nel 1981 nell’album Fire of unknown origin a cui ha collaborato anche Patti e dico Patti Smith che ha avuto per alcuni anni una liason con Allan Lanier uno dei membri fondatori della band. Sembra anche che i BOC avessero già avuto una frequentazione con la grande diva, – artistica e a distanza, che avete capito? – addirittura nel loro singolo più famoso di sempre, che si intitola Don’t fear the reaper. Controllate per credere. Riguardo il significato del brano a lei dedicato, titolo compreso, oltre al chiaro riferimento alla follia e durezza del mondo, in particolare quello dello spettacolo, e sulla ancora maggiore rigidità per non dire crudelta della Crawford stessa, in particolare coi suoi figli. Questione sulla quale sono usciti libri, anche uno scritto proprio da due di loro, che poi ella ha provveduto a diseredare. Tanto per non smentirsi. Il senso profondo del pezzo, spiegato da alcuni componenti della band in diverse interviste, sarebbe molto più tera-tera. Tipo Houston abbiamo un problema. La Crawford tornata dalla morte sarebbe l’incazzatissima moglie di uno dei rocker. La donna che non sopportava il volume del suono delle canzoni improvvisate da alcuni membri della band nel salotto di casa sua, fece una sfuriata tremenda. E il commento dei musicisti fu : “Deh, Joan Crawford è risorta dalla tomba”. (lo sapevate che i Blue Oyster Cult avevano origini livornesi?)
Joan Crawford in realtà si chiamava tutto in un altro modo – Lucille Fay LeSueur– roba da pazzi, al giorno d’oggi farebbero carte false per un avere un nome d’arte così. Invece agli inizi del ‘900 ci volle un concorso pubblico lanciato dalla casa di produzione cinematografica della ancora non famosa e ancora non diva, (ma quasi), per trovare un nome come il suo. Crawford e poi Joan, che poi, e nonostante il concorso, la bella Lucille che già ci aveva un caratterino da diva, voleva essere chiamata JoAnne e non Joan. Del resto, pare che, pure la sua non sia stata un’infanzia proprio leggera e felice. Alcuni biografi narrano di violenze – anche sessuali – del patrigno nei suoi confronti. Mah. Divismi pure qui o verità sconcertanti? Vedrete che nella vita delle divine ci sono sempre – a onor del vero o del divo, chissà – un sacco di lati oscuri. Ballerina anche di fila e anche di cabaret, e anche poi nei suoi primi film, la nostra decide di fare sul serio con la recitazione dopo aver affiancato sullo schermo un pezzo da 100 come Lon Chaney – vedasi biografia apposita, ma non qui, grazie – che le fece capire che recitare poteva essere un’arte, persino al cinema.

Fra i suoi film maggiori, ne ha girati più di ottanta in carriera, va ricordato sen’altro Grand Hotel, prima pellicola in cui sfila accanto a tanti, issimi, altri attoroni, stra-famosi, allora come oggi, Greta Garbo su tutti. Fra l’inizio del ‘30 e la metà del ‘40, del 1900, la nostra vive i suoi maggiori successi ma anche il decollo della sua stagione divica. Alla fine succede che la divicità diventa talmente forte da far finire l’attrice col nome francese che non le piaceva, fra le cento star che guadagnano troppo e non fanno incassare abbastanza ai propri film. Veleno al botteghino. Divi veri. Gente come lei e la Garbo e Fred Astaire e pure Dolores Del Rio per non far nomi. Divaggiamenti furono certamente quelli che ebbe con Clark – via col vento – Gable, suo partner in otto e dico otto films, col quale, dopo un probabile amorazzo mai confermato negli anni e film precedenti, ruppe i rapporti sul set del loro ultimo film insieme:l’isola del diavolo. I due erano tesi ma così tesi, che per farli addivenire a più miti consigli dovette intervenire addirittura il capo supremo della Metro e poi Goldwyn e ancora Mayer, il gran ufficial lup mann cavalier Louis Burt Mayer. La contesa riguardava la precedenza di uscita del nome del divo. La salomonica scelta del boss di MGM fu Gable sui cartelloni e Crawford nei titoli di testa.

Altri segni di divaggio certi sono l’ Oscar con il romanzo di Mildred nel 1945 e i 4 figli adottati e i 4 mariti posseduti. Molto diva fu, certamente, anche nel gestire la strana storia di marketing, che le capitò con l’ultimo marito, capo della Pepsi anche cola. Alla morte di lui la compagnia, che nel frattempo aveva usato la Crawford per fini promozionali, la scaricò, lei denunciò il tentativo di mobbing subito alla celebre cronista Louella Parsons, costringendo la ditta di bibite a riassumerla dandole non solo il ruolo di testimonial della nera bevanda, ma anche un posto nel consiglio di amministrazione dell’azienda. Fra i suoi film di successo va messo certamente anche Johnny Guitar anni ‘50, di cui la Crawford fu anche co-realizzatrice avendo comprato di tasca sua i diritti del romanzo da cui. Da cui, che altro aggiungere. Che fine ha fatto baby Jane rappresenta il ruolo della vita per lei, così come, lo fu, per l’amica/nemica Bette. Qui, – ovvero sul set di cui – successe di tutto. Verità o leggenda, chissà. Anche l’alcool di cui è stata per molto tempo dipendente fa parecchio diva. Per avere informazioni sul divismo e le botte da orbi che si sarebbero scambiate, lei e l’amata/odiata Bette, consiglio la visione di Feud una serie tv recente – 2017 – in cui vengono raccontati proprio i rapporti Crawford/Davis durante le riprese del film galeotto.
A proposito della potente rivalità fra le due, chiudiamo in bellezza. Questa battuta gira in giro – come al solito nessuna certezza – ma diverte, ristora e non fa alcun male, perciò. Chi di diva ferisce di diva perisce (non è questa, continuate a leggere, please) :
“Non si dovrebbero mai dire cose cattive dei morti, si dovrebbero dire solo cose belle… Joan Crawford è morta. Bene.” (Bette Davis)
ps. anche i Sonic Youth hanno brevemente amoreggiato con la nostra diva di oggi: buon ascolto
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