Cerca nel Franti
Il Pescatore

Backrooms

Siete mai stati in un retrobottega? Li trovate inquietanti, pericolosi, ostici, cattivi persino? Ma esattamente cosa pensate che sia un retrobottega? Io ci rifletterei prima di andare al cinema.

Lo sentite il brividino lungo la schiena? Quel senso di smarrimento misto a pauretta, sconcerto, quasi vertigine avrebbe commentato Hitch. I pelucchi come stanno? Si stanno rizzando, non tutti insieme, ci mancherebbe, pochini per volta, quasi un campo di grano sferzato da lievi ondate di brezza. Come è la vista? State guardando una stanza ma non riuscite a vederne bene i contorni, c’è troppo bianco, ma non tanta luce, gli angoli vi sfuggono, sentite anche qualche rumore, meglio, echi lontani e sommessi? Io direi che ci siamo. Se state così, non vi conviene andare oltre. O forse sì. Come dite? E’ il bello della diretta. Secondo me chi ha detto quest’ultima scemenza deve farsi vedere da uno bravo. Per tutti gli altri le stanze di dietro, meglio conosciute come retrobottega, sono pronte ad accogliervi. Basta un cinema, uno qualunque, in questi giorni dovreste trovarne di aperti e disponibili a farvi entrare nelle backrooms

Il fenomeno è massiccio. Strano. Giovanile quanto basta. Di moda oserei dire. Bisogna capire, ma anche no, se trattasi di passa parola dal basso, oppure robetta seria e costruita a tavolino dai fenomeni del marketing. Nel dubbio direi un cinquanta per uno e così non sbagliamo. I più attempati di voi ricorderanno un fenomeno costruito nello stesso modo, sebbene alquanto diverso nei contenuti che si chiamava Blair Witch Project.  Vado a memoria, potrei averlo anche scritto male, mi perdonerete. Lì eravamo all’inizio o poco dopo l’inizio dell’era digital, addirittura prima ancora del nuovo secolo, poco prima. Soliti giovini,- uno sparuto gruppetto – un robo tecnologico, – in questo caso una telecamera da pochi dollari, piccola e leggera – un bosco, – grande e oscuro perlopiù, – e un mistero – vero o finto non importa – da svelare. Il massacro è servito e il gioco è fatto, almeno per metà. Se poi ci aggiungete apparizioni, sparizioni, distruzioni, e fenomeni inspiegabili per giunta filmati con evidente – e artefatto – crudo realismo: siamo nel bosco della strega di Blair, se e come ne usciremo è tutto da vedere. (non a caso trattasi di film e di cinema)

Quella volta andò maluccio agli esploratori, molto meglio funzionò il botteghino, per non parlare del merchandising e tutto er cucuzzaro di seguito, in basso e in alto a destra e a sinistra persino al centro talvolta. Un’altra volta capitò con le cassette video – bei tempi – , magari japaniche o comunque estreme orientiche – non ci formalizziamo – e la voce/presenza che ti squinternava, per non dire di peggio, anche da dentro il telefono o la televisione o altri ammennicoli tecnologici. Come si chiamava quella volta? Ringu, o the ring per i non orientali all’ascolto. Siamo sempre dalle parti del 2000, forse qualche anno prima, e la tecnologia fa ancora parecchia paura, molta più di adesso. Mischiamo esoterismo, un poco di magia, aggiungiamo qualche effetto speciale anche splatter ma non troppo, e – soprattutto – filmiamo in soggettiva, quello funziona benissimo. Mettersi nei panni, letteralmente, fa impennare il tasso paurifero, puro quello adrenalinico per non aggiungere l’aumento della respirazione e della sudorazione. .  Non vorrei essermi spinto troppo in là e, soprattutto, non vorrei dare l’impressione di voler dileggiare coloro i quali si sono impauriti ancora e ancora, con questi oggettini cinematografici. Non era mia intenzione. Il fatto è che ogni qual volta scatta una nuova mania più o meno collettiva – usually marketing addicted – sorge spontanea in me la voglia di capire. E qui, ovviamente casca l’asino e fa pure un bel botto. 

Ora il fenomeno montante, today e non prima, dei retrobottega è indubbiamente un bel cavallo, e di razza per giunta. La campagna di marketing – orchestrata o “spontanea” che sia – gira a manetta, per dirla con la crusca, e il fenomeno sale. Anche perchè a voler guardare con attenzione i molti utili componenti e tutti di prim’ordine ci sono tutti. In primis, e non lo ripeto, il regista esordiente giovanissimo è nato pure  youtuber. Una sorta di santo, o meglio, laico patrono dei retrobottega. Uno studioso dei punti ciechi, dei glitch nel frame, del clippare fuori sincro per andarsi a trovare in posti “aldilà e non aldiquà”. Posti fuori dove non si sa, e per questo se ne parla e se ne filma. Per dirla col Bronco – un vecchio amico batterista rock –  fuori, in questo caso, è più sinonimo di  difuorismo  – non credo servano spiegazioni ulteriori – che di posti esterni e  non dentro, anche se. Non mi dilungherei oltre anche perchè di danni credo di averne già fatti parecchi. Concluderei rientrando nello specifico dell’oggetto. Vi leggo e scrivo la definizione originale e non contraffatta  del o della o dellum backroom, anche plurali e quindi dotate di esse finale. Avvolgetevi e avvincetevi in essa e buona fortuna. 

“se non fai attenzione e esci dalla realtà nei punti sbagliati, finirai nelle stanze sul retro, dove non c’è nient’altro che il puzzo del vecchio tappeto umido, la follia del mono-giallo e l’infinito rumore di sottofondo dei neon” 

(attenzione spoiler: i neon sono stati dichiarati non conformi e quindi  fuorilegge da alcuni anni in Europa con apposita delibera della Commissione Europea)


Scopri di più da Franti Magazine

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.